Partito di Alternativa Comunista

Un’ondata di scioperi scuote il Regno Unito

Un’ondata di scioperi scuote il Regno Unito

Intervista a Martin Ralph*

 

 

 

a cura di Giorgio Viganò

 

Negli scorsi mesi, una vera e propria ondata di scioperi si è sviluppata nel Regno Unito, riconosciuta dagli stessi media borghesi come la più importante da quarant’anni a questa parte. Proprio in questo periodo in cui le cronache della famiglia reale paiono essere l’unica rappresentazione esportata all’estero del Paese, ci sembra significativo dare risonanza anche in Italia a questa storica esperienza della working class del Regno Unito e lo facciamo intervistando Martin Ralph, esponente della sezione nazionale della Lega Internazionale dei Lavoratori, l’International Socialist League.

 

La classe lavoratrice del Regno Unito sta conducendo una delle ondate di scioperi più impattanti al mondo: molte categorie (trasporto, istruzione, salute, poste) e centinaia di migliaia di categorie stanno scioperando in questi mesi. Perché la situazione sociale è tanto esplosiva?

ll capitalismo e i suoi governi, che governino Conservatori, Liberaldemocratici o laburisti, sono stati sull’offensiva per anni. Nell’Employment Act (l’equivalente dello Statuto dei lavoratori, ndr) del 1980, Margaret Thatcher rese illegale il secondary picketing (una pratica di lotta in cui i lavoratori di un’azienda fanno picchetto davanti al proprio posto di lavoro quando questo è partner commerciale di un’azienda in cui i lavoratori stanno scioperando, ndr). Questa è stata la prima di dieci leggi antisciopero e di molti cambiamenti nella legislazione. I governi laburisti non hanno mai cancellato nessuno degli attacchi contenuti in queste leggi.
Molte zone minerarie non si sono mai riprese dalla sconfitta dei minatori del North East e dello Yorkshire impartita dalla Thatcher. In tutte le aree del Paese, le comunità della classe operaia sono state colpite dal declino delle industrie più storiche, a partire dagli anni Ottanta. Più recentemente, nel 2010, dopo la crisi del 2008-2009 una nuova politica di austerity è stata intrapresa dal nuovo governo conservatore e implementata da tutte le amministrazioni, anche quelle appannaggio di laburisti e verdi, e prosegue tutt’ora, dopo tredici anni.
Un altro attacco frontale da parte di conservatori e laburisti è stato quello della privatizzazione: l’economia di mercato ha preso sempre più piede nell’istruzione, c’è stata la privatizzazione diretta di interi settori del sistema sanitario nazionale (pur mantenendo il logo del sistema sanitario nazionale) e delle poste.
L’austerity ha creato masse di senzatetto e una povertà diffusa, cosicché molta gente si è riversata a dormire per strada, molte famiglie hanno dovuto compiere una scelta tra «o riscaldo o mangio» oppure i genitori hanno dovuto togliersi il cibo di bocca per darlo ai figli.
La lotta contro l’austerity ha cominciato a crescere tra il 2010 e il 2015, ma quando Jeremy Corbyn è stato eletto molti attivisti sono entrati nel Labour Party. Mentre Jeremy Corbyn faceva discorsi anti-austerity molto applauditi, si alleava con l’ala destra del partito, che lo accettava e rafforzava in questo modo il suo potere, senza cambiare niente nella pratica di governo delle amministrazioni che guidava.
La classe lavoratrice ormai non ha più fiducia nella capacità dei Labour di gestire la crisi economica, è insofferente verso l’austerity e verso tutti gli attacchi che subisce - dalla gestione della pandemia alla corruzione che imperversa tra le fila dei conservatori - così come della politica che dà per scontato che esistano due sistemi legali, uno per i ricchi e l’altro per la classe lavoratrice. Gli infermieri, i pompieri, i lavoratori delle ambulanze e molti altri lavoratori erano eroi nel 2021-2022, e subito dopo sono diventati zero assoluti.
Questo dimostra che le politiche di austerity hanno fallito nel contrastare l’inflazione, e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha solo messo in evidenza i problemi già preesistenti nella catena di distribuzione.
Negli ultimi due anni 40 mila infermieri hanno lasciato gli ospedali e in molti settori pubblici gli stipendi sono inferiori a quelli nei supermercati. Gli attacchi contro i ferrovieri sono andati avanti per anni e quando hanno provato a togliere i controllori dai treni il sistema ferroviario è collassato, come dimostra il numero di corse in ritardo o cancellate.
Ai conducenti dei bus, ai ferrovieri, ai portuali, ai manifatturieri, agli operai petrolchimici è sempre stata detta la stessa cosa: non ci sono soldi. Ma tutti sanno che solo la leadership fallimentare di Liz Truss è costata 40 miliardi di sterline all’economia del Regno Unito.
Ma forse, soprattutto, tutta la classe lavoratrice avverte il peso dell’inflazione nel quotidiano, la preoccupazione per il lavoro sempre più precario, il fardello dei carichi di lavoro, la paura per le pensioni, la profondità della diseguaglianza, il sistema sanitario nazionale che da orgoglio della classe lavoratrice è destinato a cadere nelle mani delle multinazionali se la lotta non vince.
Il leader dell’Rmt (Unione sindacale nazionale dei Ferrovieri, dei Portuali e dei lavoratori dei Trasporti) Mark Lynch ha detto che se i conservatori promulgheranno nuove leggi antisciopero sarà necessario lo sciopero generale, e i conservatori questo stanno provando a produrre: leggi per impedire scioperi efficaci. La pressione per uno sciopero generale sta man mano crescendo.

 

E state già ottenendo qualche risultato?

Il 1 febbraio sarà una giornata di sciopero unitario, promossa dall’Rmt e dal Pcs (Sindacato dei lavoratori del Pubblico impiego e del Commercio). Cinque sindacati nazionali hanno vinto le loro votazioni interne per lo sciopero e hanno spinto il Tuc (Congresso dei Sindacati) a convocare lo sciopero il 1 febbraio contro la nuova proposta di legge antisciopero, ma si lotterà chiaramente anche per il salario, per le condizioni di lavoro e in alcuni casi anche per le pensioni: questi sindacati sono appunto l’Rmt (40 mila lavoratori), il Pcs (più di 100 mila), gli insegnanti del Neu (Sindacato dell’Istruzione Nazionale), la sezione universitaria dell’Ucu (Sindacato delle Università e dei College, 70 mila) e i ferrovieri dell’Aslef (Sindacato degli Ingegneri Locomotori e dei Pompieri, 21 mila). Lo sciopero dell’1 febbraio è il risultato degli attivisti e degli iscritti sindacali, anche se non tutti i sindacati si sono uniti al momento.
Ma è anche vero che molti scioperi hanno vinto nell’ultimo anno. I conducenti del bus hanno strappato aumenti salariali in molte città, in cinque regioni hanno guadagnato circa l’11% in più. Nel Merseyside hanno scioperato per 29 giorni contro aumenti che non tenevano conto del carovita, e ad agosto hanno ottenuto l’aumento che richiedevano. La solidarietà dei lavoratori del pubblico impiego è stata incredibile.
Molte battaglie unitarie sono state vinte su scala locale o regionale. Ad esempio, i portuali di Liverpool hanno celebrato una grande vittoria dopo i loro picchetti massivi (due settimane di sciopero con 24 picchetti), sostenuti da altri sindacati e dalle comunità dei lavoratori: un aumento tra il 14,3% e il 18,5%.
Gli aeroportuali e gli operai automobilistici della Mini di Oxford si sono assicurati un aumento salariale del 19% in due anni. La compagnia petrolifera TotalEnergies ha approvato un accordo migliorativo sui salari dei lavoratori offshore (che lavorano in impianti estrattivi in acque marine, ndr) retrodatato al 1 gennaio. Alcune fabbriche Gmb sindacalizzate hanno avuto vittorie come a Liverpool, dove, dopo 11 settimane di scioperi, hanno guadagnato un aumento del 6,5% retrodatato al 1 gennaio e un pagamento di 500 sterline al momento della firma più un ulteriore aumento al 3% e 250 sterline nel 2023.

 

Quanto contano in questo processo le connessioni tra le diverse categorie?

Le connessioni sono nel sistema sociale: la rabbia, i salari inadeguati, le condizioni e i carichi di lavoro, la disoccupazione, la disuguaglianza, ecc. Talvolta le connessioni sono esplosive, come gli scioperi unitari selvaggi, su cui è difficile essere informati perché la Tuc ci tiene a non pubblicizzare i loro successi, che spesso avvengono, ottenendo ciò che vogliono dai padroni, come nell’industria petrolchimica.
Inoltre, i lavoratori vedono il servizio sanitario e l’istruzione pubblica come grandi conquiste e gli scioperi degli infermieri hanno sempre un indice di approvazione altissimo.
Importante è anche l’unità contro le leggi antisciopero, e il 1 Febbraio è convocato proprio «Per il diritto di sciopero». Molti sindacati ora sono preparati a sostenere i picchetti di altri: l’idea del sindacato e della solidarietà tra lavoratori sta prendendo piede sempre più.

 

Perché uno sciopero generale sarebbe così cruciale ora?

Alcune cose che dicevo prima dimostrano che il movimento è precedente al giugno 2022 e spiegano anche perché la Tuc ha convocato la manifestazione, ossia perché vuole mantenere il controllo. Ha paura di uno sciopero generale, come negli anni Ottanta.
La classe dominante e la direzione della Tuc sanno che il reale significato di uno sciopero generale è stato espresso in un articolo del Times degli anni Ottanta. Anche allora il desiderio centrale della Tuc era impedire uno scontro di classe acuto. Il Times del 30 gennaio 1980 descriveva le ansie dei leader dei sindacati mentre lo sciopero generale diveniva un’opzione realistica. «Uno sciopero generale» diceva in quell’occasione il principale leader della Tuc «è essenzialmente un gesto rivoluzionario e i leader dei sindacati oggigiorno sono per la maggior parte ben lontani dall’essere rivoluzionari. Il bersaglio di questa azione non sarebbe un qualsiasi padrone, bensì il governo, che tiene le redini dei tre maggiori settori industriali più direttamente coinvolti. Sarebbe una sfida politica diretta all’abilità del governo di dare effettività alle sue politiche in gran parte della Gran Bretagna. Non c’è dubbio che i leader della Tuc siano impauriti dal perdere il controllo».
Allora, la Tuc e molte direzioni sindacali fecero in modo di evitare lo sciopero generale. Oggi gli attivisti e gli iscritti possono crescere in fiducia e organizzazione soltanto se spingono le loro direzioni a proclamare lo sciopero generale.

 

In Italia e in molte altre parti del mondo c’è un gigantesco problema per quanto riguarda le direzioni burocratiche dei sindacali, e guardando da fuori non sembrerebbe il caso del Regno Unito: è veramente diverso da voi o tutto il processo si sta sviluppando nonostante la burocrazia?

Figurati, c’è una forte burocrazia nei sindacati britannici, e sì il processo si sta sviluppando nonostante loro, ma non uniformemente, e infatti i postali della Cwu (Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione), gli infermieri dell’Rcn (Reale Collegio degli Infermieri) e i lavoratori delle ambulanze dell’Unison e della Gmb (Unione Generale Municipale di Calderai e Alleati) non si uniranno. Ciò significa che in tutti questi sindacati il corpo militante deve aumentare le richieste di azioni di sciopero unitarie: se al momento la burocrazia si sta muovendo verso sinistra è per la pressione dei lavoratori.

 

Nelle ultime decadi, spesso le lotte dei lavoratori hanno incontrato un alleato prezioso e fecondo negli studenti: come si sta relazionando il movimento studentesco a queste ondate di scioperi?

Dopo l’introduzione delle tasse universitarie i movimenti studenteschi sono diventati meno comuni, ma gli scioperi stanno iniziando a conquistare sostegno da parte degli studenti, e ci sono esempi di studenti che portano i volantini degli scioperi nei posti di lavoro per svegliare quelli che hanno ignorato i picchetti, e spesso con successo. Sì, non è ancora un fenomeno di massa, ma sta crescendo come legame.

 

Questa ondata di scioperi sta ricevendo solidarietà internazionale? Si stanno costruendo delle connessioni utili in questo senso?

Scrivo nel giorno di uno sciopero generale in Francia e di un incontro della Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e Lotta a Parigi. C’è stata una discussione sul movimento degli scioperi in diversi Paesi e quindi uno splendido scambio di esperienze. Ad esempio, ci sono azioni comuni importanti nei confronti dei lavoratori ucraini, come le Carovane organizzate dalla Rete. Sindacati come il Sindacato Nazionale dei Minatori e la Pcs sostengono le azioni di solidarietà nei confronti dei lavoratori ucraini.
Ma sulla questione degli scioperi credo che questo sia il momento giusto perché la classe operaia europea inizi a sollevarsi nuovamente e a convocare azioni comuni. Non è facile, ovviamente, ma come ha detto recentemente Vera, dirigente del Pstu brasiliano: «Noi del Pstu brasiliano siamo solidali con tutti gli scioperanti e le loro richieste. Sappiamo che abbiamo bisogno di più scioperi categoriali e nazionali fino allo sciopero generale internazionale in un mondo globalizzato e in una classe lavoratrice che è essa stessa globalizzata».

 

Ultimo, ma non meno importante: come sta partecipando l’International Socialist League a questi scioperi?

Certo, l’Isl sta prendendo parte agli scioperi con tutto il suo corpo militante: abbiamo compagni tra gli infermieri dell’Rcn, nel Pcs e nell’Ucu, in cui il sindacato sta iniziando ad attivarsi in seguito a votazioni favorevoli allo sciopero. L’Isl sta iniziando a crescere con sempre più contatti, volantini, assemblee pubbliche, pubblicazioni e compagni guadagnati alla militanza. Ce la stiamo mettendo tutta e con molto entusiasmo stiamo crescendo. Sempre per citare le parole di Vera: «abbiamo bisogno di costruire, organizzare e sviluppare partiti rivoluzionari e internazionalisti. Per questo motivo abbiamo costruito il Pstu in Brasile e abbiamo nell’Isl un partito che è nostro fratello. Insieme costruiremo la Lega Internazionale dei Lavoratori-Quarta Internazionale».

 

* vicepresidente del Liverpool Tuc e dirigente dell’Isl (lit-Qi)

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