Partito di Alternativa Comunista

Cile La pandemia massacra nelle carceri: libertà per i prigionieri politici!

Cile


La pandemia massacra nelle carceri:


libertà per i prigionieri politici!

 

 

 

Mit


(sezione cilena della Lega Internazionale dei Lavoratori- Quarta Internazionale)

 

 

 

La politica di Piñera e di altri governi è una politica omicida, finalizzata a perseguitare i combattenti e la rivoluzione apertasi lo scorso anno. Mantenendo in carcere i nostri compagni come prigionieri politici e consegnandoli alla morte per coronavirus, sarà un trionfo per la controrivoluzione e un duro colpo per la nostra rivoluzione, cui questi governi vogliono porre fine.
Questa scandalosa strategia si può dedurre osservando che in Cile, prima del 18 ottobre, i prigionieri politici erano circa 45, tra Mapuche e non-Mapuche, mentre dopo il 18 ottobre quel numero è aumentato a oltre 2.500, tra giovani e lavoratori. Ecco perché diciamo che è una strategia politica perseguita consapevolmente dal governo e dai parlamentari, per porre fine alle lotte che minacciano questo sistema di fame e morte, in particolare per porre fine alla rivoluzione. Si tratta di prigionieri politici perché sono stati imprigionati per le loro idee e per essere parte di una lotta che costituisce una minaccia per questo sistema capitalista che genera morte e fame.
La situazione dei prigionieri politici nel mezzo della pandemia non cessa di essere critica. La stessa Procura della corte suprema ha affermato che le prigioni costituiscono una bomba ad orologeria per la diffusione del coronavirus, perché con il sovraffollamento e le condizioni carcerarie è impossibile garantire protocolli minimi per fermare la diffusione del virus. I detenuti hanno creato diversi video in cui invocano condizioni minime per evitare la morte, ma le autorità hanno fatto poco o nulla, perseguendo una politica genocida. Ecco perché ci sono già prigionieri politici che hanno acquisito la consapevolezza di essere stati condannati a morire nelle carceri. Tutto questo accade mentre il governo Piñera rilascia criminali responsabili di violazioni dei diritti umani e discute progetti in materia che in nessun caso vengono incontro alle esigenze dei prigionieri politici.
A causa di questa situazione, i prigionieri politici Mapuche, detenuti nelle carceri Angol e Temuco, hanno informato la Gendarmeria che stavano iniziando uno sciopero della fame ad oltranza, fino a quando le loro condizioni all'interno delle carceri non saranno modificate e gli venga concesso il beneficio di scontare le loro condanne nei loro territori.
Ciò perché in tutto il mondo è stato dimostrato che le carceri presentano maggiori rischi di contagio e maggiori tassi di incidenza di malattie infettive tra cui influenza, tubercolosi, HIV, epatite B e C (Oms, 2014). In Sud America, il sovraffollamento corrisponde in alcuni casi al 700% di sovrappopolazione, creando un clima favorevole a combattimenti e rivolte che provocano numerosi morti e feriti.
Nel nostro Paese, la realtà carceraria nazionale genera condizioni ottimali per l'espansione interna del coronavirus. Abbiamo tassi di sovraffollamento eccessivi, come nel caso del carcere di Limache, in cui il numero di detenuti praticamente è doppio (189%) rispetto alla sua capienza. Inoltre, ci sono molte carceri con strutture elettriche carenti, senza servizi igienici puliti e con una generale mancanza di cure mediche specialistiche o persino di infermieri. Attualmente, solo una struttura carceraria ha un ospedale (Leasur, 2018). Inoltre, il Terzo studio sulle condizioni penitenziarie del Nhri (Istituto nazionale per i diritti umani, ndt) del 2019 in Cile ha stabilito che 24 delle 40 unità penali mostrano un certo livello di privazione dell'accesso all'acqua, 24 ore al giorno, o un’insufficienza di accesso ai servizi igienici quasi permanente.
Infine, secondo uno studio condotto nelle carceri cilene nel 2012, il 45% della popolazione carceraria presenta almeno una patologia diagnosticata formalmente. La seconda patologia più comunemente riscontrata è quella che colpisce il sistema respiratorio, in prevalenza l'asma (Osses-Paredes e Riquelme-Pereira, 2013), una malattia che aumenta il rischio per le persone che dovessero contrarre il coronavirus.
Ecco perché, oltre ai tentativi di sommossa e ai video di detenuti che chiedono misure sanitarie di base, varie organizzazioni hanno lanciato una campagna internazionale per la libertà dei prigionieri politici. Circa 70 organizzazioni per i diritti umani hanno inviato una lettera a Piñera, al ministro della giustizia e dei diritti umani, Hernán Larraín, e al ministro della sanità, Jaime Mañalich, tra le altre autorità, chiedendo il rilascio di tutti coloro che sono stati arrestati nel contesto della protesta sociale, dato il pericolo per la loro vita di contagio da Covid 19 e «tenendo presente che la maggior parte di loro non ha precedenti penali e che tutti godono del principio di innocenza».

Proposte governative in materia
Piñera ha emesso un indulto (l’esclusione della detenzione preventiva) per quella popolazione a rischio (adulti, donne in gravidanza, madri di bambini di età non superiore ai due anni, ecc.) che ha una condanna per crimini non violenti, liberando e quindi consentendo gli arresti domiciliari per circa 1300 persone; questa misura è totalmente insufficiente se si considera che la popolazione carceraria cilena è di circa 42 mila persone.
D'altra parte, è in discussione e posta come urgente la «Legge umanitaria», che consentirebbe il rilascio delle persone condannate per violazione dei diritti umani durante la dittatura di Pinochet. Nel frattempo, sono già state rilasciate più di 17 persone condannate per violazione dei diritti umani.
Da parte loro, diverse Corti di garanzia hanno decretato il cambiamento di misure cautelari per alcuni prigionieri politici, ordinando l’«Arresto domiciliare totale», che è anch’essa una forma di privazione della libertà. Tuttavia, le varie Corti di appello revocano molte volte tali risoluzioni, continuando a mantenere il regime di detenzione preventiva.
Come misura minima, in alcune carceri si stanno effettuando test di rilevazione precoce e promuovendo alcuni protocolli, che però non hanno efficacia o ne hanno poca. Abbiamo già visto che la restrizione delle visite è inutile se non vi è nemmeno controllo o prevenzione sui funzionari delle prigioni, che sono possibili vettori di contagio.
Pertanto, non esiste alcuna misura reale che garantisca la giustizia per i prigionieri politici, la maggior parte dei quali non è nemmeno condannata perché non ci sono prove, né esistono misure sanitarie di base per la popolazione carceraria in generale.
Non è inutile ricordare che Sebastián Piñera può imprigionare così tanti combattenti mediante la detenzione preventiva perché durante il governo dell'attuale «Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani» Michelle Bachelet del 2015, vennero modificate le leggi, ordinando il compimento effettivo (la pena effettiva, ndt) per il caso delle «bombe Molotov», tra le varie leggi repressive e contro il popolo.

Perché succede?
Potremmo dire che questo è un problema particolare dell'odiato presidente Piñera; ma in realtà, sebbene in Cile la situazione sia più critica, essa non è meno allarmante in altri paesi, sia per quel che riguarda la persecuzione dei prigionieri politici sia per la crisi carceraria. Come riportato da France 24, il sistema carcerario brasiliano ha un deficit di 350.000 posti letto, il che ha reso la situazione di sovraffollamento più critica e l'assistenza sanitaria precaria, secondo diverse organizzazioni per i diritti umani. Non è solo in Cile che i prigionieri politici vengono lasciati in prigione. In Nicaragua, il governo di Daniel Ortega ha liberato 1.700 prigionieri comuni dal sistema penitenziario (Spn) l'8 aprile, tuttavia «non ha incluso circa 70 persone che sono detenute per aver protestato contro il governo di Daniel Ortega», come riportato dal giornale castellano DW.
Ciò accade perché le carceri sono un'altra istituzione finalizzata a mantenere il regime di uno Stato capitalista funzionante, così come le forze armate, il parlamento, i governi, ecc. La classe dirigente, gli uomini d'affari o la borghesia, usano tutte le loro istituzioni per contenere la rivolta sociale, principalmente attraverso la coercizione e la repressione. Così come l'insieme delle istituzioni, anche la prigione punta a garantire il diritto principale che la borghesia difende: la proprietà privata, che non va intesa come la proprietà individuale dei lavoratori, come la casa, la televisione, ecc., ma la proprietà privata delle fabbriche, delle miniere, ecc., al fine di difendere gli affari dei ricchi. Ecco perché c'è la prigione per i poveri, mentre i ricchi continuano a dare lezioni di etica sebbene i loro furti siano infinitamente più grandi. Pertanto, per tutelare le loro proprietà, instillano la cultura della necessità di «sicurezza contro la criminalità», nascondendo il fatto che sono proprio gli uomini d'affari, attraverso le loro collusioni e le loro rapine, i principali criminali, e che, al contrario, la criminalità comune nei quartieri è frutto di una società capitalistica putrefatta. Invocando questa necessità di «sicurezza», giustificano il loro apparato repressivo e inculcano l’idea che tutto si risolve con la punizione del carcere: Le leggi nazionali e internazionali della borghesia sostengono che le carceri dovrebbero servire a recuperare e non a punire, ma la verità è che il vero obiettivo è quello di castigare e punire i reati di persone che sono il prodotto di una società capitalista putrefatta, senza che vi sia quasi possibilità alcuna di reinserimento di queste persone nell'ambito di questo sistema. Ad esempio, la relazione «Sistema carcerario in Cile: proposte per progredire verso una maggiore efficacia e reinserimento» del Centro per le politiche pubbliche dell'Uc, indica che il 91% del bilancio di Gendarmeria è investito in sorveglianza e custodia, e solo il restante 9% viene investito in (re)inserimento sociale.
Con tutto ciò non vogliamo eludere il dibattito su cosa fare nei confronti della criminalità comune nei quartieri. Ad esempio, chiediamo e riteniamo necessario che oggi alcune assemblee territoriali o organizzazioni vicine si muovano in direzione dell’auto-organizzazione per una difesa necessaria dalla delinquenza comune o dai cosiddetti delitti «domestici» che attaccano la nostra classe, per la mancanza di risposte concrete da parte dell'apparato repressivo borghese. Tuttavia, dobbiamo essere chiari sulla necessità di porre fine al capitalismo per poter costruire le basi sociali di una società che garantisca salute, cibo, alloggio, istruzione e così via, evitando così i reati comuni. Sappiamo che in ogni caso i reati comuni ci saranno, ma dovrebbe essere la giustizia della classe operaia, attraverso la democrazia operaia, a definire le vie da seguire, e non una giustizia borghese corrotta fino al midollo.

Misure di emergenza e generali
Chiaramente di fronte a questa emergenza sanitaria sono necessarie misure straordinarie per evitare morti di massa. Sappiamo che alcuni pensano che i detenuti meritano di morire per aver commesso un crimine, ma crediamo che non sia così. Prima di tutto perché, come si è visto, molti detenuti sono il prodotto di un ingiusto sistema di fame e di miseria, mentre altri non sono detenuti per le stesse ragioni. Inoltre, quando un prigioniero viene infettato, non sarà il solo a soffrirne, perché con la pandemia può contagiare i funzionari delle carceri e questi possono infettare altre persone e così via. In questo tipo di crisi, che colpisce tutta l'umanità, le uscite individualistiche sono quelle che servono di meno, ed è per questo che urge un piano generale.
Come misure straordinarie dobbiamo chiedere:
· Liberazione immediata dei prigionieri politici. Come misura minima: la trasformazione dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari per evitare la morte.
· Tutte le detenzioni preventive di tutti i detenuti accusati di crimini non violenti devono essere revocate. Questi detenuti devono attendere i loro processi in libertà e sotto sorveglianza extra carceraria.
· L'indulto di Piñera, che ha liberato 1300 persone che si trovavano in una situazione di rischio ed erano condannate per reati non violenti, è insufficiente a prevenire le morti. Anche in America latina ci sono giovani tra i morti e l'età non è l'unico elemento che costituisce un fattore di rischio. Per questo motivo, tutti i condannati per crimini non violenti con pene ridotte, ossia truffatori, piccoli ladri (furti) e piccoli spacciatori, devono essere messi in libertà provvisoria, in libertà vigilata o in carcere domiciliare. La maggior parte di questi sono poveri, neri, immigrati e abitanti della periferia. Un esempio di questo tipo di misure è stato applicato in Iran, dove in marzo sono stati rilasciati 54.000 prigionieri per tentare di fermare l'espansione dell'epidemia nelle carceri del Paese. La misura è consistita in una temporanea messa in libertà, che non ha riguardato i detenuti condannati a più di cinque anni di reclusione o detenuti nelle carceri di massima sicurezza. Quanti morti in Cile devono esserci perché si prendano misure per salvare la vita delle persone?
· Tutte queste misure devono escludere coloro che sono stati condannati per crimini violenti, come furti che hanno causato morti, rapimenti e omicidi; e violenza contro le donne, così come devono escludere i militari assassini, professionisti o agenti dello Stato, o coloro che hanno commesso crimini contro l'umanità.
· Test di screening per tutti i detenuti nelle carceri e per i funzionari delle prigioni.
· Ripristino immediato di servizi di base come la fornitura di acqua, per combattere la diffusione del virus.
· Attrezzature igieniche per i funzionari e personale precario, maschere, sapone, ecc.
· Mantenere il sistema delle vaccinazioni per le persone private della libertà, per i funzionari(e) e per le loro famiglie. In caso di sospetto o contagio, applicare protocolli di isolamento, riservando un trattamento dignitoso alle persone. Ciò dovrebbe valere anche per i funzionari(e) del carcere.
· Per un piano di contenimento dell'epidemia nel sistema carcerario, controllato da organizzazioni statali e organizzazioni per i diritti umani e familiari dei detenuti.
Dalla Lega Internazionale dei Lavoratori, in questa situazione facciamo una chiamata urgente a tutte le personalità e organizzazioni sociali e politiche, a tutti i difensori dei prigionieri politici, alle famiglie e alle organizzazioni nate in questa situazione per unire le forze e alzare una sola voce: Poiché la pandemia uccide: libertà immediata per i prigionieri, misure sanitarie in tutte le carceri!
Sappiamo che tutto ciò deve essere fatto ora e attraverso una gigantesca pressione alle autorità, tramite lettere, video o altro, come stiamo facendo dalla Lit-Ci. Ma la garanzia più forte è la mobilitazione organizzata, affinché i lavoratori cileni riprendano la rivoluzione e si pongano come uno dei loro compiti principali quello della lotta per riportare in prima linea i loro soldati rinchiusi in carcere dopo i combattimenti.

(traduzione dall'originale spagnolo a cura del gruppo traduttori Pdac)

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