Partito di Alternativa Comunista

Basta con i massacri in Iran! No alla dittatura!

Basta con i massacri in Iran!

No alla dittatura! Tutto il nostro sostegno alle proteste popolari!

No all'intervento statunitense!

 

 

Dichiarazione della Lit-Quarta Internazionale

 

 

A partire dall'8 gennaio, il regime iraniano ha bloccato le comunicazioni via internet e telefono e ha effettuato massacri contro i manifestanti in tutto il Paese. Le organizzazioni per i diritti umani parlano di migliaia di morti (tra i 3400 e i 20 mila), migliaia di feriti e oltre 20.000 manifestanti arrestati. I massacri hanno trasformato i dintorni degli ospedali in obitori a cielo aperto.
I massacri sono stati compiuti dalle forze di repressione, in particolare dall'odiata Guardia Rivoluzionaria (Pasdaran), una forza militare d'élite con quasi 200 mila membri che controlla metà delle entrate petrolifere del Paese, oltre ad altre attività commerciali.

 

La dinamica delle proteste

Le proteste sono iniziate il 28 dicembre con lo sciopero dei commercianti del Bazar di Teheran (noti come bazariis) a causa dell'inflazione vertiginosa e dell'improvviso deprezzamento della moneta nazionale. Si sono poi estese alle università e a tutto il Paese. Si tratta di proteste su scala nazionale che uniscono la classe lavoratrice, i giovani, i settori più poveri ma anche classi medie, alcuni settori di intellettuali e i piccoli commercianti.
La crisi economica e la miseria contro cui protestano le masse sono il risultato delle politiche del regime - che hanno fatto sì che la ricchezza si concentri nelle mani della classe borghese ad esso fedele e dell'alta burocrazia statale e militare - e delle pesanti e infinite sanzioni economiche imposte dall'imperialismo occidentale.
La sconfitta della «Rivoluzione Verde» del 2009 contro la frode elettorale ha reso agli occhi delle masse meno credibile la prospettiva di una riforma democratica interna al regime. Per questo motivo le rivendicazioni economiche contro gli effetti dell'inflazione si sono rapidamente unite alle richieste di rovesciamento del regime.
I massacri e il blackout delle comunicazioni hanno ostacolato le proteste, ma queste sono lungi dall'essere finite.

 

Le minacce statunitensi

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato di sferrare un attacco militare contro l'Iran se le esecuzioni di manifestanti nelle strade e nelle prigioni non fossero cessate. Trump non ha alcun interesse per i diritti umani o le libertà democratiche. Un intervento militare statunitense o israeliano sarebbe, in realtà, contro la lotta delle masse, che l'imperialismo teme più di ogni altra cosa.
Secondo la stampa, la pressione dell'Arabia Saudita, del Qatar e della Turchia e l'improvvisazione dell'azione militare hanno portato al rinvio di questo intervento. Trump ha giustificato la sua decisione affermando che le esecuzioni sarebbero cessate, ma la sua portavoce ha precisato che tutte le opzioni sono ancora sul tavolo del Presidente.
L'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia sono contrari a qualsiasi tipo di intervento militare o cambio di regime dall’esito incerto. La preoccupazione di questi regimi capitalisti è che gli attacchi aumentino l'instabilità regionale con possibili ritorsioni da parte delle forze iraniane e dei loro alleati, il che influenzerebbe l'industria del petrolio e del gas e rafforzerebbe il progetto di trasformare Israele in una potenza egemonica regionale a cui gli altri Paesi della regione dovrebbero sottomettersi. Il regime saudita ha annunciato che lo spazio aereo del Paese sarà chiuso a qualsiasi azione militare contro l'Iran.
Trump ha rinviato l'attacco militare, che il 14 gennaio pareva imminente, ma ha confermato lo spostamento di una portaerei dal Mar cinese meridionale al Medio Oriente e ha rafforzato l'invio di attrezzature di difesa aerea per proteggere le sue basi militari nella regione. Queste azioni indicano la possibilità di attacchi nel prossimo futuro.
Secondo la stampa, i diplomatici arabi puntano su un «modello venezuelano»: attacchi rapidi di grande visibilità seguiti dalla capitolazione del regime agli interessi statunitensi attraverso negoziati. Tali interessi includono la fine del programma nucleare e missilistico, oltre a una ridefinizione del ruolo dell'economia iraniana, che passerebbe dall'area di influenza dell'imperialismo cinese a quella dell'imperialismo statunitense. Soprattutto Trump non può permettere che una rivoluzione operaia e popolare rovesci il regime come nel 1979 e scateni rivolte in tutta la regione senza il controllo di alcuna organizzazione impegnata a mantenere lo status quo.

 

La questione palestinese

La questione palestinese è un altro punto importante. I sionisti continuano il genocidio e la pulizia etnica in Palestina, mantenendo la Striscia di Gaza sotto assedio, ostacolando l’accesso agli aiuti umanitari e con continui attacchi militari. Oltre a ciò, è in costante aumento la violenza dell'esercito e dei coloni sionisti per espellere i palestinesi dalla Cisgiordania, senza tuttavia riuscire a disarmare la Resistenza Palestinese che continua la sua lotta, così come proseguono le mobilitazioni a sostegno della lotta palestinese in varie parti del mondo.
Non è nell'interesse del popolo palestinese alcun evento che sollevi il morale sionista. Allo stesso tempo, i palestinesi sanno che i regimi capitalisti, siano essi arabi o meno, utilizzano la causa palestinese come strumento per legittimare la repressione dei loro popoli. Questo è anche il caso del regime iraniano.
Inoltre, non va dimenticato che il regime iraniano si è limitato a vuote dichiarazioni contro il genocidio a Gaza iniziato nell'ottobre 2023 e ha offerto un aiuto molto limitato ad Hamas. L'Ayatollah Khamenei ha giustificato l'inazione affermando che l'Iran avrebbe attaccato Israele solo se Israele avesse attaccato l'Iran. È quello che è successo. In realtà, l'unica forza regionale che ha sostenuto i palestinesi sono stati gli Houthi yemeniti di Ansar Allah.
Il rovesciamento del regime iraniano da parte di una rivoluzione operaia e popolare potrebbe portare l'Iran sulla strada di una vera solidarietà con il popolo palestinese e potrebbe essere l'inizio di nuove rivoluzioni che sconfiggano i governi della regione che sostengono direttamente o indirettamente l'entità sionista.

 

Per la vittoria delle proteste!

Tristemente, gran parte delle organizzazioni della sinistra riformista in tutto il mondo hanno sostituito la lotta di classe con la contesa tra i blocchi imperialisti, affermando che la classe lavoratrice dovrebbe schierarsi acriticamente dalla parte dell'imperialismo cinese e russo e dei regimi a essi subordinati, come quello iraniano. Questa visione del mondo «campista» le porta a dare un sostegno acritico a dittature capitaliste come quella iraniana e a coprire il massacro della classe lavoratrice in questi Paesi.
Noi non condividiamo la visione campista e puntiamo sulla lotta indipendente della classe operaia contro i governi capitalisti in tutti i Paesi. Per questo sosteniamo le proteste operaie e popolari in Iran.
L'esempio della rivoluzione operaia e popolare del 1979 mostra che la combinazione di proteste di piazza e sciopero generale, in particolare della classe operaia dell’industria petrolifera, ha portato alla caduta della dittatura dello scià Reza Pahlavi. Questo è l'esempio da seguire.
Allo stesso tempo, è necessario sviluppare meccanismi di autodifesa contro la repressione e consigli operai e popolari nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari e in tutte le città, riprendendo l'esempio degli shoras (consigli operai) della rivoluzione del 1978-1979.
È anche necessario costruire una direzione alternativa. Il figlio del dittatore Reza Pahlavi non è un'alternativa. Il popolo iraniano non vuole sostituire una dittatura con un'altra, ma vuole libertà e condizioni di vita dignitose, cosa che non è possibile senza una rivoluzione che porti al potere la classe operaia, completando il processo che è stato tradito e interrotto nel 1979.
La sinistra iraniana ha avuto molta influenza nella rivoluzione del 1979, ma la capitolazione dello stalinismo, nel nome di una «rivoluzione a tappe», all'Ayatollah Khomeini le ha impedito sottrarre il potere al clero sciita e alla borghesia.
Ora è necessario che la sinistra rivoluzionaria iraniana riprenda a organizzarsi per offrire una direzione che si opponga al regime dittatoriale e, allo stesso tempo, si opponga alle interferenze imperialiste, siano esse degli Stati Uniti, dell'Europa, della Russia o della Cina; che essa solidarizzi con il popolo palestinese contro lo Stato sionista e garantisca le libertà democratiche affinché la classe lavoratrice iraniana possa prendere il potere e decidere il proprio futuro.

 

Basta massacri! No alla dittatura!

No a qualsiasi intervento imperialista! Per la fine immediata delle sanzioni!

Nessuna bandiera statunitense o israeliana nelle manifestazioni!

Fuori Trump e Israele! Tutto il sostegno al popolo palestinese!

Per lo sciopero generale insurrezionale! Per l'autodifesa operaia e popolare!

Per un governo operaio e popolare basato sui consigli nelle fabbriche e nei quartieri!

 

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