Partito di Alternativa Comunista

Questione meridionale e capitalismo

Questione meridionale e capitalismo

Note su un tema spinoso del movimento comunista

 

Claudio Mastrogiulio

 

 

Considerazioni generali sulla questione meridionale

 

Chi scrive è un lucano, quindi un meridionale, certamente fiero di esserlo così come sono fiero di appartenere al genere umano. È per questa ragione che spero non si possa leggere nelle righe che seguiranno una qualche latente forma di sciovinismo oppure di localismo piccolo borghese. Nella storia del movimento operaio italiano, conseguente all’allargamento dell’egemonia sabauda su tutto il territorio italico, la cosiddetta “questione meridionale” è stata affrontata sotto molti aspetti. Il primo, quello ufficiale, venne fatto proprio dalle forze della reazione monarchica rispetto ai focolai di ribellione che in tutto il Sud il movimento definito come “brigantaggio” sviluppava e capeggiava. Il secondo, trattato non in maniera forbita di particolari come quello precedente, venne intavolato dalle stesse forze reazionarie in relazione alle miserrime condizioni di vita in cui versava gran parte della popolazione nelle regioni più arretrate e retrive dell’intera nazione. Il terzo aspetto, quello a mio avviso più importante ma al contempo meno affrontato dal punto di vista storico e politico-sociale, riguarda uno dei fondamenti ai quali un’organizzazione rivoluzionaria si deve rivolgere e dei quali si deve fare portavoce. La questione meridionale è infatti una problematica riguardante l’arretratezza dello stato di cose presente in suddette aree dal punto di vista economico e, di conseguenza, sociale e politico.

Oggi, così come ieri, tanti politologi e sociologi hanno considerato la situazione riguardante la coscienza meridionale circa la propria condizione una delle sfaccettature che vanno a delineare il problema; ma che in realtà, non accogliendolo nella sua propria complessità e globalità, non ne risolve le vicissitudini. Nella storia del movimento operaio e rivoluzionario si è talvolta avuta la dimostrazione che la limpida fattezza degli avvenimenti fosse contraria rispetto alla riflessione sopraccitata. Quanto detto lo si può riscontrare se si pensa che molte delle lotte che hanno caratterizzato gli ultimi anni e tuttora caratterizzano lo scenario politico italiano provengono proprio dalle situazioni meridionali (protesta di Scanzano, lotte operaie di Melfi, lotta contro il rigassificatore di Brindisi, etc.). Dunque, se si è compreso che il fulcro della questione meridionale non è il presunto lassismo delle classi subalterne o dei movimenti rivoluzionari appartenenti a quei determinati luoghi, come mai la questione non è stata risolta ?

La risposta a questo quesito storico la si può ricercare nella quasi totale assenza di una teoria e di un discorso serio e sviluppato riguardo questa questione in seno ai partiti politici ed alle organizzazioni culturali vicini al movimento operaio. Ho scritto “quasi totale assenza” per la motivazione secondo la quale, leggendo Gramsci, possiamo vedere affrontato il problema partendo da presupposti ideologici e pratici esatti. Ma, purtroppo, anche questa direttiva gramsciana venne tradita o rimase inascoltata tenendo conto delle scelte e delle iniziative prese dai rappresentanti conseguenti delle organizzazioni del movimento operaio e comunista. Non solo venne considerato il problema dell’arretramento del Meridione come una mera conseguenza dell’inadeguatezza di investimenti capitalistici da parte di padroni settentrionali, ma venne addirittura accettata la tesi secondo la quale dovessero essere offerte maggiori tutele ai suddetti padroni rispetto al rapporto investimento-rischio per invogliarli a sfruttare il movimento operaio meridionale e ad incrementare i loro profitti. Furono questi i grandi errori commessi da coloro i quali nel passato avrebbero dovuto difendere i diritti dei lavoratori e delle classi subalterne; senza parlare del quasi totale assenteismo di codeste figure dal panorama politico meridionale o dell’asservimento di queste ultime agli interessi del piccolo padronato locale.

 

Le modalità con cui la borghesia affrontò il problema…

 

Non venne altresì sviluppata un’analisi ben strutturata circa la connessione tra Mafia e classi dominanti. Infatti, vennero invocate la presenza in massa dei tutori dell’ordine e l’intervento dello Stato difensore degli interessi della borghesia. La Mafia non rappresenta altro che un movimento nel quale le classi dominanti si sporcano le mani in proprio con l’obiettivo di creare uno stato nello Stato senza il supporto di quelle stesse istituzioni statali e repressive che ne hanno, alla stregua di quanto accadde con il fascismo, permesso la nascita e lo sviluppo sempre più ingombrante. Tutto ciò accadde perché lo Stato borghese aveva un nemico che, se non avesse affrontato con forza e decisione nette, lo avrebbe sopraffatto: il movimento operaio. Contro quest’ultimo nel settentrione utilizzò le provocazioni fasciste e le sue forze repressive nelle varie manifestazioni e nei vari rivolgimenti sociali (basti pensare ai morti di Reggio Emilia, ai 92169 arresti per motivi politici nel triennio 1948-1950, etc.); nel meridione s’affrancò dall’opposizione sociale e politica anche grazie allo sviluppo del fenomeno reazionario mafioso (basti pensare alle infami uccisioni del sindacalista Placido Rizzotto in Sicilia, per poi arrivare, tanto per ricordare uno dei tanti episodi, all’eccidio di Battipaglia del 9 aprile 1969). In questa cornice storica i movimenti che si ponevano come obiettivo la tutela degli interessi operai non ebbero la capacità o la volontà di sviluppare un discorso di classe che ponesse all’ordine del giorno uno sciopero generale dei lavoratori senza alcun tipo di remora nell’affondare quell’anacronismo storico che rappresentava e tuttora rappresenta l’ordine di cose capitalistico.

 

…e le nostre modalità

 

Oggi più che mai è necessario, soprattutto per noi che ci poniamo l’arduo ma necessario compito di prendere in mano e sventolare il vessillo della rivoluzione proletaria, porci di fronte alla questione meridionale e considerarla come un mezzo attraverso il quale il capitalismo e i suoi governi sottendono per poter arrivare alla totale atomizzazione dell’unica classe sociale progressiva della società, quella operaia. Nel nostro piccolo è ovviamente impensabile anche solo paragonarsi alla forza ed alla ramificazione delle organizzazioni che in passato e tuttora si pongono indebitamente a difensori delle classi subalterne; ma è comunque necessario porsi quei determinati problemi senza dimenticarci che si è realmente rivoluzionari solo nel momento in cui ci si libera totalmente anche da quelle pregiudiziali che possono risultare di primo impatto inconsce, ma che in realtà fanno parte dell’arsenale culturale che la classe dominante detentrice del potere economico, politico e di conseguenza culturale ci ha per anni propinato. Sono altrettanto certo che essendo marxisti rivoluzionari queste differenziazioni, qualora esistessero, verranno superate. Ma come possono esserlo se non se ne discute e non si trova una posizione unitaria che permetta ai militanti del nostro neonato partito di superare finanche l’embrione di considerazioni così fuorvianti, nocive e nichiliste per la storia e per il presente del movimento operaio e comunista ?. Questo il senso del mio scritto che, come ho precedentemente detto, non ha alcun retroterra culturale che si rifaccia a qualsivoglia forma di sciovinismo o localismo; il quale rimanderebbe troppo pericolosamente a quel tipo di ribellismo piccolo borghese che abbiamo ripudiato e stigmatizzato con forza nel momento in cui ne abbiamo abbandonato la fucina: il Prc - Se.

Collabora con noi

Collabora con noi

Vieni a conoscere il Partito, compila il modulo per collaborare con noi o iscriverti alla nostra newsletter.
I campi contrassegnati da sono obbligatori.


Il campo per collaborare col partito è opzionale

 

Campagne ed Iniziative





Dal fiume al mare 

di Francesco Ricci

 

 

La storia nascosta del sionismo

di Ralph Schoenman

 

 

 

 il libro che serve per capire Lenin

 





MODENA
21 FEBBRAIO
 
 
 

Alessandria
31 gennaio
 

domenica
25 gennaio
 
 

lunedì 19  gennaio
 
 
 

Siena, 22 gennaio
 

Bari 14-dicembre
 
 

 24 novembre zoom nazionale 
 
 

12 novembre Roma
 
 
 
 

 
Giovedi 24 ottobre
 
 

domenica 19 ottobre
 
 

 
7 ottobre 2023 - 7 ottobre 2025
 
Zoom nazionale
a sostegno della Resistenza palestinese

 


 

Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

NEWS Progetto Comunista n 149

NEWS Trotskismo Oggi n 25

Ultimi Video

tv del pdac