Partito di Alternativa Comunista

La vittoria di Cristina Kirchner

Dopo le presidenziali in Argentina

La vittoria di Cristina Kirchner

Un trionfo basato sulla situazione economica e la mancanza di alternative

 

Alicia Sagra*

 

Cristina Kirchner ha vinto le elezioni col 45% dei voti. Molti combattenti operai e popolari sono rimasti sorpresi e demoralizzati per un trionfo così schiacciante del governo, ed in particolare per l’appoggio di massa che ha ottenuto in distretti in cui forte è il peso della classe operaia, come quello bonaerense; ed anche in regioni, come la stessa provincia del presidente, Santa Cruz, dove, nonostante le continue rivolte operaie e popolari, Cristina ha stravinto. Quest’appoggio di settori operai e popolari trova la sua spiegazione in due ragioni fondamentali. In primo luogo, milioni di lavoratori hanno visto come, a cavallo della situazione economica internazionale favorevole per le esportazioni argentine, si supera la terribile crisi del 2001-2002 con un importante aumento dell’impiego. In questo quadro, ed anche a costo di un maggiore sfruttamento, lavorando in doppi turni e con molte ore di straordinario, hanno ottenuto forti aumenti dei salari e delle pensioni.

Nonostante gli aumenti salariali siano il prodotto di dure lotte che hanno visto protagonisti molteplici settori, la maggioranza della classe operaia ed il popolo vedono i miglioramenti economici, così come la favorevole congiuntura, come il risultato della politica kirchnerista. In secondo luogo, i lavoratori ed il popolo che stavano facendo la loro esperienza ed avevano cominciato a rompere col governo, si sono ritrovati orfani di alternative elettorali. La crisi e l’ascesa rivoluzionaria del 2001 ha distrutto il sistema del bipartitismo ed ha polverizzato i partiti della borghesia. Quest’esito non è stato superato ed in queste elezioni è emersa l’estrema frammentazione dell’opposizione borghese. Così, si è visto che Carrió e López Murphy (entrambi provenienti dal Partido Radical[1]) erano candidati alla presidenza per differenti alternative borghesi. E la stessa cosa è accaduta con Lavagna e Sobisch (entrambi provenienti dal Partido Justicialista[2]). Queste alternative borghesi, per quante critiche abbiano fatto al governo circa l’“etica”, la “crisi istituzionale”, l’“insicurezza”, non hanno offerto alcuna proposta economica diversa da quella del governo. Esse sono favorevoli a continuare a pagare il debito estero ed a consegnare le ricchezze del paese alle multinazionali. E la sinistra, divisa, certamente non è stata un’alternativa.

 

La rottura elettorale si esprime nella classe media di alcuni grandi centri urbani

 

La crescente inflazione e le forti lotte da essa provocate hanno provocato un logoramento del governo ed un processo (quantunque minoritario) di rottura che si è espresso elettoralmente nelle elezioni provinciali svoltesi in precedenza. Il governo ha perso le elezioni della Capitale federale, in Terra del Fuoco, Santa Fé e Córdoba.[3]

Nelle presidenziali del 28 ottobre, questo processo di rottura può essersi manifestato in un aumento dell’astensione. Ma, senza dubbio, le espressioni più importanti vanno riscontrate nel fatto che l’opposizione si è affermata in alcuni dei centri di maggior insediamento urbano (a Córdoba[4] con il trionfo di Lavagna ed a Rosario e nella Capitale federale[5] con il successo della Carrió. Inoltre, nelle principali città si è verificato un fenomeno nuovo, il rifiuto ad assumere gli incarichi di presidente di seggio[6], che metteva in evidenza una crescente sfiducia nel processo elettorale. In generale, sono stati importanti settori della classe media a votare contro il governo e per l’opposizione. Ma la classe media non ha appoggiato i settori più a destra. Così, Sobisch e López Murphy[7] hanno avuto un pessimo risultato, riflettendo il rifiuto di tutti i settori alla loro proposta di “pugno duro”.

Più in generale, queste elezioni non sono servite per ricomporre il bipartitismo e l’opposizione borghese esce molto indebolita. Né il fronte allestito da Lavagna con un settore dei radicali, né quello di Carrió con altri settori radicali ed i socialisti, escono dalle elezioni come solide alternative al kirchnerismo. Piuttosto, appaiono come accordi estemporanei, condannati a dividersi e raggrupparsi nel prossimo futuro. D’altra parte, la sinistra è rimasta un’altra volta molto emarginata, a causa dell’insistenza delle sue principali forze nel presentarsi divise. Quanto al governo, si è rafforzato dal 2003, quando Kirchner vinse solo col 23% dei voti. Ma non dobbiamo dimenticare che in seguito è giunto ad avere l’80% dell’appoggio popolare. Oggi non conserva quest’appoggio. Il voto a Cristina è stato senza entusiasmo, con lotte svoltesi fino al giorno prima delle elezioni e che sono continuate il giorno dopo. Ed il kirchnerismo, uscendo dalla competizione quasi come l’unico partito, concentrerà in se stesso le contraddizioni dei differenti settori borghesi.

 

La proposta di “Patto Sociale” riflette la relativa debolezza del regime e del governo

 

Il trionfo elettorale del governo riflette pertanto il desiderio dei lavoratori e del popolo di mantenere i miglioramenti ottenuti dal 2001, specialmente sul terreno dell’impiego e dei salari ed in mancanza di migliori alternative. Ma la politica che adesso Cristina dovrà sviluppare va direttamente contro le ragioni per le quali l’hanno votata milioni di lavoratori: l’impegno di pagare il debito, di garantire che continui il saccheggio del paese da parte delle multinazionali, di aumentare le tariffe, porterà maggiore inflazione, caduta dei salari e delle pensioni. E probabilmente gli elementi di crisi che si vedono nell’economia mondiale porteranno ad una diminuzione delle esportazioni, della crescita e dell’impiego del paese.

Tutto sembra indicare che continueranno a rafforzarsi le lotte operaie e popolari che abbiamo visto crescere durante il 2007. Ed il nuovo governo, che non avrà nessun “periodo di grazia”, poiché è visto come la continuazione del precedente, probabilmente dovrà affrontare un rapido logoramento che difficilmente sarà contenuto dalla screditata burocrazia sindacale della Cgt e della Cta, né canalizzato da Lavagna o Carrió. Cosciente di questa debolezza del regime politico, Cristina ha confermato un giorno sì e l’altro pure la sua intenzione di sostenere un “patto sociale” fra governo, imprenditori e burocrazia sindacale. Ma i lavoratori, che non sono stati sconfitti e che continuano a lottare, rappresenteranno uno scoglio difficile da superare.

 

(*) Dirigente del Frente Obrero Socialista (Fos) di Argentina; membro del Comitato Esecutivo Internazionale della Lit-Ci.



[1] Il partito di più antica tradizione borghese, che oggi è praticamente distrutto.

[2] L’altro grande partito della borghesia, che ha utilizzato il bipartitismo con il Partido Radical negli ultimi 50 anni. Da questo partito provengono anche il presidente Kirchner e sua moglie, neoeletta presidente.

[3] In queste elezioni, tenute prima delle presidenziali, sono state elette autorità provinciali.

[4] La seconda provincia in ordine d’importanza.

[5] Le due città più importanti del paese, con un gran peso della piccola borghesia.

[6] Le autorità che garantiscono i comizi e che sono eletti per sorteggio dai registri elettorali. È un dovere civico e chi non vi adempie viene sanzionato.

[7] Candidati della borghesia che rappresentavano le posizioni più di destra, che reclamavano maggiore repressione, ecc.

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