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Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale
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INTRODUZIONE ALLO SPECIALE PDF Stampa E-mail
giovedì 14 gennaio 2010
Cosa presentiamo in questo dossier speciale

 

Iniziamo a seguire, con questo speciale, le elezioni presidenziali del Brasile che si terranno a ottobre di quest'anno. L'elemento di principale interesse è dato non solo dal fatto che il Brasile è il Paese più grande del continente latinoamericano ma dalla presenza alle elezioni di una lista operaia e rivoluzionaria, quella del Pstu (sezione brasiliana della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale, l'organizzazione che il Pdac rappresenta in Italia). Il Pstu, principale forza dell'estrema sinistra di quel Paese, da sempre alla testa dell'opposizione al governo di centrosinistra di Lula (governo che per anni è stato preso ad esempio anche dalla cosiddetta sinistra radicale italiana), presenta una lista e una candidatura fuori e contro i poli dell'alternanza borghese e distinta dalla candidatura dei riformisti e dei centristi (che presentano una ex ministra). Candidato presidente di questa lista di classe è Zé Maria, noto dirigente operaio, dirigente di Conlutas (il principale sindacato classista del continente, al centro di un processo di fusione dei sindacati di base brasiliani), che il Pdac ha avuto il piacere di ospitare al suo congresso fondativo e che speriamo di poter ospitare nuovamente nei prossimi mesi in Italia, nel corso di una campagna elettorale che avrà un carattere internazionalista e servirà -come è spiegato nei testi che potete leggere qui- non tanto a raccogliere voti quanto piuttosto ad amplificare a livello internazionale le ragioni delle lotte operaie contro il capitalismo e l'imperialismo, a rendere visibili le ragioni di una prospettiva comunista e di classe. In questo speciale potete leggere quattro testi (tradotti dall'originale in portoghese da Valerio Torre): 1) Una presentazione della proposta del Pstu; 2) Dieci motivi per sostenere Zé Maria; 3) Un'intervista a Zé Maria; 4) Un articolo su come e perché i comunisti partecipano alle elezioni, di André Freire, dirigente del Pstu. (FR)

 

 
ANCORA UNA VOLTA, IN DIFESA DI UN FRONTE CLASSISTA E SOCIALISTA PDF Stampa E-mail
giovedì 14 gennaio 2010

ANCORA UNA VOLTA, IN DIFESA DI UN FRONTE CLASSISTA E SOCIALISTA  

Il momento politico giustifica l'importanza dell'unità della sinistra intorno ad un programma socialista e classista, per combattere la falsa polarizzazione fra il governo Lula e l'opposizione di destra. Il Pstu ha proposto da tempo un fronte al Psol e al Pcb (1). Oggi, attraverso la precandidatura di Zé Maria, continua con questa proposta.
Il governo Lula continua ad avere un peso maggioritario fra i lavoratori. È probabile che giunga alla fine del secondo mandato con una popolarità uguale o superiore rispetto all'inizio del governo.
Si tratta di un risultato ottenuto da un governo che riceve ogni possibile dimostrazione di appoggio dell'imperialismo. Lula ha ottenuto un premio dalla regina di Inghilterra, è l'uomo di fiducia di Barack Obama e, per la prima volta, il Brasile ospiterà le Olimpiadi e la Coppa del Mondo. I governi imperialisti hanno buoni motivi per questo. Il presidente mantiene un'occupazione ad Haiti al servizio dell'imperialismo e convince i lavoratori brasiliani che essa è "umanitaria". Prosegue nell'applicazione dello stesso modello neoliberale di Fernando Henrique Cardoso ed è visto come un alleato dalla maggioranza del proletariato.
L'opposizione di destra è in difficoltà perché il suo programma viene applicato dal presidente. Josè Serra non ha ancora accettato la candidatura perché teme una pesante sconfitta, nonostante Lula non possa più ricandidarsi e benché, nei sondaggi, egli non sia molto distante da Dilma Rousseuff (2). Ma il "tucano" (3) finirà per essere candidato e ci sarà, ancora una volta, una falsa polarizzazione fra due programmi simili, fra due blocchi borghesi che si contendono il controllo dell'apparato dello Stato per proseguire nell'applicazione del piano neoliberale.
La situazione elettorale si è fatta più complicata con la presentazione della candidatura di Marina Silva, che consapevolmente tenterà di occupare lo spazio di una "terza via" per evitare che esso sia occupato dall'opposizione di sinistra. L'ex ministro Marina Silva andrà ad ampliare il gioco delle apparenze: si presenterà come il "nuovo", mentre non c'è molta differenza con il neoliberalismo che viene frattanto applicato.  

 

Unità nelle lotte e nelle elezioni

Ma il governo può essere affrontato. Due dimostrazioni in proposito vengono dal movimento sindacale. La prima è l'insoddisfazione sociale dimostrata negli ultimi scioperi. Ci sono state rivolte della base fra i metalmeccanici contro la direzione lulista del sindacato dell'Abc. Si sono verificati scontri dei lavoratori delle poste direttamente contro il governo quando Lula, perdendo il controllo, chiamò gli scioperanti "codardi". Nonostante i crumiri della Fup (4), i lavoratori del petrolio sono scesi in sciopero. Conlutas è stata presente in tutti questi processi e si è rafforzata. Lottare e vincere, pertanto, è possibile.
La seconda dimostrazione è stata la convocazione di un congresso di unificazione, per il prossimo mese di giugno 2010, per fondare una nuova centrale, raggruppando Conlutas, Intersindical, Mtst, Mtl, Pastorale Operaia di San Paolo e altre correnti. La necessità di unificazione per affrontare padronato e governo è prevalsa sulle differenze ed ha reso possibile un passo avanti nella riorganizzazione del movimento di massa.
Le campagne elettorali, in cui è prioritaria la presentazione di un programma per il paese, sono diverse dalle mobilitazioni. Ma è innegabile che l'opposizione di sinistra unificata sarebbe migliore per dialogare con la base dei lavoratori, la cui maggioranza crede nel governo Lula.
Non si può giustificare l'abbandono di questo fronte con il peso del governo di fronte popolare. Sappiamo che non vinceremo le elezioni. Il terreno elettorale è dominato dalla borghesia. Ciò che possiamo fare è utilizzare questo spazio per presentare il nostro programma, dialogare con i lavoratori su un'alternativa per il paese. E marcare una posizione diversa da quella del governo, che sarà importante per il futuro. Se oggi i lavoratori appoggiano Lula, un giorno faranno la loro esperienza con lui. Bisogna combinare la pazienza di accompagnare l'evoluzione concreta della coscienza dei lavoratori con l'audacia per presentare un programma socialista opposto a quello di Lula.
Questo è il motivo per cui il Pstu ha presentato la proposta di un Fronte Socialista e Classista per le elezioni del 2010. Quest'unità elettorale è ancora più importante in presenza del congresso unitario per formare una centrale sindacale. Sarebbe fondamentale marciare insieme nelle lotte e nelle elezioni.  

 

La proposta del Pstu

Essa si basa in primo luogo su un programma socialista. La crisi economica si è momentaneamente attenuata, ma tornerà con tutta la sua forza distruttiva. È necessario indicare una strada diversa per il paese. Per affrontare la falsa polarizzazione dei due blocchi borghesi non basta sbraitare contro la corruzione o difendere la caduta del tasso di interesse. Bisogna rompere con l'imperialismo ed espropriare le multinazionali e le banche, per assicurare salario, lavoro, sanità ed istruzione di qualità.
Tuttavia, le correnti maggioritarie del Psol (da un lato, l'Aps e, dall'altro, il Mes), benché in lotta fra loro, hanno un programma molto simile, che si limita al massimo a proclamare la revisione del debito, ma che non va in direzione della rottura con l'imperialismo ed il non pagamento del debito estero ed interno.
In secondo luogo, la proposta del Pstu è classista. È necessario che "la terza via" costituisca una vera alternativa dei lavoratori contro la borghesia. Ciò significa mostrare che Lula governa per la grande borghesia così come l'opposizione di destra. Significa combattere Marina Silva mostrando le relazioni del Pv (5) con settori del patronato.
Tuttavia, per questo, non si possono fare alleanze con partiti borghesi. Il Psol, a Porto Alegre, ha fatto un accordo elettorale con il Pv e ha ricevuto finanziamenti dalla Gerdau, una grande impresa. Ad Amapá, ha fatto un'alleanza con il Psb (6) della famiglia Capiberibe .
In terzo luogo, la proposta del Pstu prevedeva, per dirigere la lista, le principali espressioni del Psol e del Pstu, con Heloísa Helena a presidente e Zé Maria vice. Il Psol non ha neanche risposto a questa proposta. E, ciò che è peggio, Heloísa ha deciso di candidarsi al senato ad Alagoas, preferendo la possibilità di un seggio parlamentare alla battaglia politica nelle elezioni presidenziali.  

 

La crisi del Psol

Il Psol è in crisi, circostanza che viene ammessa nella stessa risoluzione del suo esecutivo nazionale, con cui è stata spostata la conferenza elettorale per il prossimo mese di marzo.
La crisi, essenzialmente, ha a che vedere con il rifiuto di Heloísa a candidarsi come presidente e la pressione ad appoggiare Marina Silva. Con il rifiuto di Heloísa, una parte considerevole delle correnti del Psol (come il Mes, la maggioranza del Mtl e il gruppo dei parlamentari di Rio) è a favore dell'alleanza con il Pv. Ciò sta già provocando divisioni nelle altre correnti.
La campagna per Marina viene apertamente realizzata sulla stampa dalla stessa Heloísa, che utilizza il suo accesso ai media per spingere il partito ad appoggiare "la sua amica". La stampa informa che esiste una commissione del Psol che negozia l'accordo elettorale. La base del Psol non è stata neanche consultata su questo tema. e rivendica la candidatura di Heloísa .
L'appoggio del Psol a Marina costituirebbe un notevole arretramento. L'ex ministro non rappresenta una reale opposizione di sinistra, essendo in realtà un' ulteriore alternativa della borghesia; con buone relazioni con l'imperialismo e l'opposizione di destra. Avrebbe un significato disastroso perché legittimerebbe l'occupazione dello spazio della terza via "di sinistra", come vuole il Pv.
Aldilà dall'esito dei negoziati, è possibile che, indipendentemente da ciò che deciderà la conferenza di marzo, una parte importante delle figure pubbliche del Psol, a partire da Heloísa Helena, faccia una campagna aperta o velata per Marina.  

 

La candidatura di Plínio

Plínio de Arruda Sampaio è stato lanciato come precandidato alternativo dall'ala sinistra del Psol. Plínio ha un profilo politico che tutti noi rispettiamo ed ha lanciato, all'interno del suo partito, battaglie politiche corrette contro l'evidente svolta a destra degli ultimi anni. Oggi anch'egli si pronuncia contro la candidatura di Marina Silva.
Se la conferenza di marzo approvasse una candidatura interna, esistono grandi dubbi su quale potrebbe essere il candidato del Psol. Ma nel caso in cui fosse decisa la candidatura di Plínio, egli corre il grande rischio di non essere appoggiato realmente da un partito le cui figure pubbliche più importanti andrebbero ad appoggiare l'ex ministra. Egli potrebbe esporsi ad essere solo un candidato formale, senza campagna, senza peso. Ciò è indegno per una figura come Plínio.  

 

La precandidatura Ze Maria come continuità della proposta di fronte

Dopo tutti questi mesi, con la proposta di un fronte al Psol e al Pcb senza ricevere risposta, abbiamo deciso di lanciare la precandidatura di Zé Maria e ciò per vari motivi.
In primo luogo, per il fatto che è un operaio: con la stessa origine di Lula negli scioperi dell'Abc, ma un lavoratore che ha continuato nella lotta e non si è venduto. Oggi è, senza dubbio, la maggior figura del movimento sindacale di sinistra, alla testa di Conlutas.
In secondo luogo, perché esprime un programma socialista. Al contrario di Lula e di Marina, Zé Maria propone per le elezioni un chiaro programma di lotta contro il capitale.
Ma la pre candidatura di Zé Maria non ci fa abbandonare la proposta di fronte in nessuna ipotesi. Laddove vi fosse un cambiamento nella realtà, ed il Psol decidesse di adottare un programma socialista e non fare alleanze con partiti borghesi, il nome di Zé Maria sarebbe a disposizione per concorrere alla carica di vicepresidente.
Nel caso in cui il Psol ribadisca l'appoggio a Marina, faremo un appello a tutti coloro che sono contro quest'arretramento e che appoggiano la candidatura di Zé Maria alla presidenza. In questa situazione questa candidatura sarebbe la migliore espressione di un fronte socialista e classista.
La sinistra socialista ha un'alternativa: Zé Maria presidente.  

 

(1) Partito Comunista Brasiliano.
(2) La candidata di Lula.
(3) Nomignolo di Serra.
(4) Federazione Unica dei lavoratori del Petrolio.
(5) Partito Verde.
(6) Partito Socialista Brasiliano.  

 
PERCHÉ ZÉ MARIA? DIECI BUONI MOTIVI PDF Stampa E-mail
giovedì 14 gennaio 2010
PERCHÉ ZÉ MARIA? DIECI BUONI MOTIVI  
 
Il dibattito elettorale 2010 procede a tutto vapore. Lula è in piena campagna a favore di Dilma Rousseff, che ha un'agenda nazionale di eventi ed inaugurazioni dal carattere squisitamente elettoralistico. La destra tradizionale si esprime sempre più intorno al governatore paulista José Serra (Psdb) anch'egli impegnato ad attraversare in lungo e in largo il Brasile per affermare il suo nome. D'altro lato, questi stessi settori articolano la precandidatura di Marina Silva (Pv), presentata come ambientalista e persino di sinistra, ma che in realtà non è differente in nulla dalle altre due alternative. Il Psol, dal canto suo, continua a balbettare, con la sua principale figura pubblica, Heloísa Helena, che elogia Marina e le offre il suo appoggio.
La campagna costituirà la possibilità di fare un bilancio degli anni precedenti e fissare percorsi e prospettive. Questo scenario mostra la necessità di un'alternativa dei lavoratori per il 2010, una precandidatura con un chiaro profilo di classe e socialista. Questo è il senso del lancio della precandidatura di Zé Maria alla presidenza.
In questo speciale vogliamo far comprendere il significato delle elezioni per il Pstu. Vogliamo introdurre gli elettori nel progetto socialista del partito per il paese e far conoscere il profilo della nostra precandidatura. Di seguito, elenchiamo 10 motivi per appoggiare Zé Maria.  
 
1 - Una precandidatura operaia
Zé Maria ha iniziato la sua militanza nel pieno degli scioperi dei metalmeccanici sul finire degli anni '70 nell'Abc paulista (1), insieme a Lula, con il quale fu arrestato nel 1980. Tuttavia, al contrario della maggior parte dei dirigenti di quell'epoca, compreso il presidente, completamente assorbiti dalla struttura dello Stato o dalle burocrazie sindacali, Zé resta incondizionatamente dalla parte delle lavoratori. È un operaio che non si è mai venduto.  
 
2 - Una precandidatura socialista
Benché l'origine di Zé Maria risalga allo stesso processo in cui si affermarono Lula e gran parte dei dirigenti storici del Pt e della Cut, le loro traiettorie sono sempre state separate quando il problema era la strategia socialista.
La precandidatura di Zé Maria esprime non solo la lotta per le rivendicazioni immediate dei lavoratori, come salario e migliori condizioni di vita, ma anche per il socialismo. E cerca di aggiornare il programma socialista relazionandolo con le necessità concrete dei lavoratori.
Questa proposta vuole mostrare che non c'è soluzione per i lavoratori entro i limiti di questo sistema. In altri termini, che non è possibile risolvere i problemi più basilari dei lavoratori e della maggioranza e della popolazione, come la salute e l'istruzione, senza attaccare la proprietà privata e rompere con l'imperialismo.  
 
3 - Una precandidatura di opposizione di sinistra al governo Lula
Lula e il Pt esprimono oggi gli interessi della borghesia e dei banchieri. Non è un caso che le banche e le imprese non abbiano mai realizzato tanti profitti come negli ultimi sette anni. Durante la sua presidenza, Lula non ha solo mantenuto la politica neoliberale dei precedenti governi, quanto l'ha approfondita. Al contrario degli altri governi, tuttavia, il governo del Pt ha potuto contare su una congiuntura economica internazionale favorevole, mantenendo alti indici di popolarità.
Tuttavia, durante la crisi, il presidente ha mostrato che ha delle priorità: i miliardi in esenzioni e sussidi alle imprese e nulla per proteggere impieghi e salari.  
 
4 - Uno spazio dei lavoratori contro la falsa polarizzazione
Ancora una volta ci sarà una falsa polarizzazione nel paese. Sia il governo che l'opposizione di destra difendono lo stesso programma. La precandidatura di Zé Maria è al servizio del rafforzamento di una terza via, quella dei lavoratori contro i due blocchi borghesi.  
 
5 - Un'alternativa socialista contro Marina Silva
Marina viene sostenuta per apparire come la "novità" di quest'elezioni, la "terza via". Ma si tratta solo di una precandidatura in più della borghesia. È stata lanciata da un partito borghese - il Pv - con un programma borghese.
Mentre il Psol discute l'appoggio a Marina, Zé Maria si pone come un'alternativa socialista contro tutte le precandidature della borghesia.  
 
6 - Un appello per un fronte socialista e classista
La creazione di un fronte socialista e classista per queste elezioni è molto importante. Dall'inizio del 2009, il Pstu sta facendo un appello al Psol per la creazione di questo fronte al fine di presentare un'alternativa unitaria di sinistra alle presidenziali. Tuttavia, il Psol non solo non ha risposto all'appello, quanto sta discutendo l'appoggio a Marina.
Anche così, la precandidatura del Pstu mantiene fermo l'appello al Psol, ed anche al Pcb, richiamandoli alla responsabilità dinanzi all'insieme della sinistra e dei lavoratori.
La precandidatura di Zé Maria, in tal modo, rappresenta il rafforzamento dell'appello per un fronte di sinistra e l'unità dei comunisti nelle elezioni.  
 
7 - Una precandidatura al servizio delle lotte
La precandidatura di Zé Maria non vuole solo difendere una campagna dal profilo classista e socialista. Esprime la necessità della campagna stessa di riflettere le lotte delle classi lavoratrici e dei giovani. Ciò significa, come esempio di quanto tradizionalmente il Pstu fa nelle sue campagne elettorali, utilizzare parte dello spazio elettorale della candidatura per promuovere e sostenere le mobilitazioni. Significa, per esempio, disporre delle tribune elettorali televisive, per quanto piccole, per appoggiare gli scioperi, le lotte e le mobilitazioni che si stanno producendo.  
 
8 - Una precandidatura politicamente e finanziariamente indipendente
Tutti i partiti e le organizzazioni dei lavoratori che si sono corrotte, compreso il Pt, hanno cominciato a percorrere questa strada attraverso il finanziamento di banche e imprese. È impossibile rimanere politicamente indipendenti se, finanziariamente, si dipende dalla borghesia. Per questo, è stato grave il finanziamento della Gerdau alla candidatura del Psol nelle elezioni del 2006, a Porto Alegre. Per questo, il Pstu proclama la più completa indipendenza finanziaria. Tutte le risorse della campagna elettorale del Pstu vengono da contribuzioni e campagne finanziarie nel seno della classe lavoratrice. La precandidatura di Zé Maria difende questo principio.  
 
9 - Una pre candidatura nella lotta contro le oppressioni
Il drammatico caso della studentessa universitaria aggredita nella Uniban ha causato indignazione e ha mostrato l'urgente necessità della lotta contro l'oppressione della donna. Allo stesso modo, l'oppressione dei neri e degli omosessuali è utilizzata dal capitalismo per imporre a questi settori un sovrasfruttamento.
La lotta contro ogni forma di oppressione è parte fondamentale del programma della precandidatura del Pstu, insieme alla battaglia contro il capitalismo e per la difesa del socialismo.  
 
10 - Una precandidatura antimperialista ed internazionalista
La campagna di Zé Maria sarà in prima linea per il ritiro delle truppe brasiliane da Haiti, una delle più grandi vergogne del governo Lula. Così come in favore della lotta contro ogni sfruttamento imperialista, oggi condotto dal governo di Barack Obama.  
 
(1) Regione industriale dello Stato di San Paolo.  
 
“CI SARÀ UN’ALTERNATIVA SOCIALISTA DEI LAVORATORI ALLE ELEZIONI” PDF Stampa E-mail
giovedì 14 gennaio 2010
"CI SARÀ UN'ALTERNATIVA SOCIALISTA DEI LAVORATORI ALLE ELEZIONI" Intervista a Zé Maria
 
La stessa origine, due storie. Due traiettorie che hanno avuto inizio nello stesso scenario: l'esplosiva ondata di scioperi operai nell'Abc sul finire degli anni '70. Da un lato, il gruppo di sindacalisti che guadagnò visibilità nazionale e la cui figura chiave è l'attuale presidente Lula. Dall'altro, attivisti socialisti come Josè Maria de Almeida (Zé Maria), presentato come precandidato a presidente dal Pstu.
Se il destino di gran parte dei sindacalisti di quel periodo è stato il palazzo o gli incarichi statali, quello di Zé Maria continua ad essere la lotta della classe operaia. La sua vita e la sua militanza esprimono così, molto semplicemente, la coerenza. È la scelta di un lato della barricata: quello dei lavoratori.  
 
L'inizio
 Il giovane metalmeccanico Josè Maria de Almeida iniziò la sua militanza fra il 1976 e il 1977 a Santo Andrè (SP). In un periodo di assenza di mobilitazioni, il suo attivismo si limitava all'azione nel sindacato dei metalmeccanici della città. Finché, il 1° Maggio del 1977, venne arrestato per la prima volta dalla dittatura militare durante un volantinaggio: fu allora che conobbe la corrente Lega Operaia, che più tardi avrebbe dato origine a Convergenza Socialista (1).Nel 1978, lavorando nella Cofap, partecipò attivamente alle mobilitazioni che, partendo dalla Scania, si estesero in tutto l'Abc. L'anno successivo vide la maggiore ascesa della classe operaia dal golpe. Oltre a far parte della commissione di sciopero e di negoziato durante le lotte che segnarono il risorgere del movimento operaio, Zé Maria fu parte della fondazione di Convergenza Socialista e presentò la prima proposta di fondazione di un partito dei lavoratori, durante un congresso dei metalmeccanici nella città di Lins (SP), nel 1979. Dopo essere stato uno dei fondatori del Pt (2) nel 1980, contribuì tre anni dopo a fondare la Cut (3).  
 
Dirigente operaio
 Licenziato e perseguitato dalle direzioni delle imprese nell'Abc, Zé Maria parte per il Minas Gerais. Entra nella dirigenza del sindacato dei metalmeccanici di Belo Horizonte e Contagem nel 1987, fondando la Federazione Democratica dei Metalmeccanici del Minas Gerais nel 1989, federazione che ruppe con la burocrazia della vecchia federazione statale.Con un rilevante ruolo nella direzione delle grandi mobilitazioni e dello sciopero con l'occupazione della Mannesman nel 1989, Zé Maria è già un dirigente di rilievo nazionale. Fa parte dell'Esecutivo della Cut dal 1991 fino 2004, quando ruppe con il sindacato per il suo adattamento alle strutture statali.Nel 1992 viene espulso dal Pt insieme alla sua corrente Convergenza Socialista. Fonda, nel 1994, il Pstu, a partire dall'unificazione di varie tendenze e correnti.
Oggi, Zé Maria è uno dei dirigenti del Pstu e fa parte della Segreteria Esecutiva Nazionale di Conlutas, di cui costituisce uno dei principali sostenitori e dirigenti che agiscono per l'unificazione della sinistra in un solo sindacato.
Se Zé Maria ha diviso le origini con Lula durante la dittatura militare, oggi i percorsi sono opposti. Abbiamo intervistato Zé Maria sulla sua traiettoria politica, sul governo Lula e sulla precandidatura lanciata dal Pstu.  
 
Perché, nonostante la comune origine, la tua traiettoria è stata così diversa da quella di Lula e di altri sindacalisti dell'epoca?
 Le nostre differenze erano molto grandi già in quel periodo. Lula già faceva parte della burocrazia sindacale che veniva dalla dittatura e decise di cavalcare le mobilitazioni che nascevano. Ma, diversamente da noi, non ha mai avuto una prospettiva socialista.Nel Pt, sin dalla sua fondazione, ci fu una lotta politica molto dura in ordine al programma e alla strategia che bisognava abbracciare. E ad ogni iniziativa del Pt si percepiva un progressivo abbandono di tutto ciò che c'era di più radicale ed anticapitalista nelle definizioni programmatiche e nello statuto del partito.  
 
Qual è il senso della tua candidatura alla presidenza?
 Già c'è uno sforzo enorme di tutta la borghesia per presentare alternative per la prossima competizione elettorale. Progetti per il paese che non rappresentano altro se non gli interessi della stessa borghesia, ma che sono venduti ai lavoratori come progetti per migliori condizioni di vita per tutti. Ciò perché l'appoggio o perlomeno la passività delle masse è la condizione fondamentale affinché la borghesia possa continuare a sfruttare la classe lavoratrice e mantenere il proprio livello di profitti.D'altro canto, assistiamo a una ripresa delle lotte e degli scioperi. Quantunque siano molto a macchia di leopardo, c'è un processo di lotte in cui i lavoratori partono dalle rivendicazioni più concrete e si scontrano, benché in forma parziale, con gli effetti della crisi economica. Rappresenta una necessità dei lavoratori il fatto che queste lotte vengano rappresentate attraverso un progetto che tenga insieme la disputa politica ed elettorale nel 2010. Questa è la sfida della sinistra comunista.  
 
Come analizzi il governo Lula?
 Nessuno ovviamente si attendeva da Lula una rivoluzione, ma che almeno venisse invertita una priorità storica che ha sempre caratterizzato le politiche dei governi: la precedenza alle banche e alle grandi imprese. Ciò che abbiamo visto in questi sette anni di governo, tuttavia, è che non solo non è cambiata questa priorità, quanto c'è stata un'intensificazione nella salvaguardia degli interessi padronali.Quando è arrivata la crisi, il governo ha adottato centinaia di provvedimenti per proteggere i banchieri e le imprese. Il giornale Globo ha pubblicato, nel dicembre 2008, un'inchiesta evidenziando che, nel solo periodo da settembre a dicembre, i provvedimenti del governo hanno trasferito a banche ed imprese l'equivalente di 375 miliardi di real. Da allora ad oggi abbiamo avuto ancora una serie di provvedimenti, come l'esenzione di imposte per le fabbriche di assemblaggio delle auto e di elettrodomestici. Ma non c'è stata nessuna misura per proteggere i lavoratori. Questa crisi ha mostrato senza alcun dubbio la scelta fatta dal governo.  
 
E la politica estera del governo?
 Il Brasile ha un peso molto importante in America Latina. Potrebbe, ad esempio, dinanzi allo stato di crisi che vive il continente, fare appello ai paesi sudamericani per sospendere il pagamento dei debiti, ripudiando le politiche neoliberali. Invece, quest'influenza è esercitata in sintonia con gli interessi dell'imperialismo nella regione. Il governo agisce per stabilizzare situazioni come quelle di Bolivia, Ecuador, oppure Honduras.Con la crisi è andata ancora peggio poiché Lula utilizza il suo prestigio nel tentativo di salvare istituzioni come il Fmi, in un contesto in cui il mondo sta precipitando proprio per le direttive di quest'istituzione. Lo sforzo del paese per inserirsi nello scenario politico internazionale è lo sforzo di essere parte di quest'ordine stabilito e dominato dall'imperialismo. Haiti ne costituisce la più importante espressione. Sono le forze armate del Brasile ad essere utilizzate direttamente per garantire gli interessi delle multinazionali insediate ad Haiti. Non esiste ruolo più vergognoso di questo. È il ruolo internazionale che Lula vuole per il Brasile.  
 
Quale sarà ora il ruolo della destra nelle elezioni?
 Questo è il grande problema della destra in Brasile. Essa non ha un programma alternativo da presentare. Perché? Perché il programma di Lula è quello della destra. Lula ha semplicemente preso il programma di Cardoso e continua ad applicarlo. Alcune volte addirittura con più competenza. Anche perché Lula ha più appoggi e dunque più possibilità di azioni. Ora, ovviamente, la destra tradizionale benché sia d'accordo con la politica applicata da Lula, non accantona la possibilità di contendere e controllare essa stessa l'apparato dello Stato. Oggi la borghesia governa tramite Lula e il Pt. Le piacerebbe controllare, tuttavia, tramite il Psdb e Josè Serra.  
 
E la candidatura di Marina Silva?
L'articolazione della candidatura Marina, nonostante tenti di differenziarsi da Lula, non differisce in nulla da ciò che sono stati i sette anni del governo Lula fino ad oggi. Anche perché Marina Silva è del tutto complice dei crimini più gravi che sono stati commessi contro l'ambiente nel nostro paese negli ultimi decenni. Lula ha liberalizzato i transgenici in Brasile quando Marina era ministro dell'ambiente. Il governo Lula è responsabile della deviazione del corso del fiume São Francisco. Quando don Cappio (4) era sul punto di morire per la sua forma di protesta contro la deviazione, non si sentì una sola parola del ministro Marina Silva. Quando il governo Lula ha approvato la legge di lottizzazione dell'Amazzonia a vantaggio dei commercianti di legno del mondo intero, non c'è stato nessun provvedimento del ministro per impedirlo, Dunque non c'è nessuna differenzia sostanziale fra Marina Silva, Dilma Roussef o Ciro Gomes: sono tutti e tre uguali.  
 
La tua precandidatura ha sostituito l'appello per il Fronte di Sinistra, oppure esso resta valido?
Ciò che accade, è che, per l'evoluzione politica soprattutto all'interno del Psol, è sempre più difficile la costruzione di questo fronte. Noi vorremmo una candidatura di Heloísa Helena con un vice del nostro partito, poiché riteniamo che il suo patrimonio politico sia molto importante e potrebbe potenziare questa lotta. Heloísa ha apparentemente deciso che non sarà candidata alla presidenza preferendo correre al Senato. Il Psol vive una crisi molto profonda, le decisioni prese nel suo congresso fissano un contenuto programmatico della campagna con cui non c'è la minima possibilità per il Pstu di coincidere.
Ma noi continuiamo con l'appello sperando nell'evoluzione politica nei prossimi mesi. Vogliamo evidenziare che, mentre resta valido l'appello per il Fronte, la precandidatura esprime anche un'altra caratteristica. Che ci sarà un'alternativa dei lavoratori alle elezioni: con un Fronte di Sinistra o attraverso una candidatura del Pstu.  
 
Heloísa Helena ha già dichiarato pubblicamente il suo appoggio a Marina Silva. Che lettura ne dai?
Questa è un'altra ragione per cui ci sentiamo sempre più distanti da un'alleanza con il Psol. Non c'è nessuna possibilità di un'alleanza che coinvolga il Pstu in una candidatura di Marina Silva, che sarà la candidatura di un settore della borghesia brasiliana mascherata. Ma, d'altro canto, quest'appoggio è l'espressione di un arretramento politico della direzione del Psol. In altri termini, sarebbe un passo tragico per un partito che si dice socialista. Dobbiamo ancora attendere gli eventi. la cosa migliore sarebbe fare il Fronte. Possiamo tranquillamente ritirare la nostra precandidatura ove sorgano le condizioni per il fronte di sinistra.  
 
Nel caso si concretizzi, quale sarà il profilo della candidatura del Pstu?
Il nostro programma esprimerà le lotte dei lavoratori nei sindacati e nei movimenti popolari e le rivendicazioni degli studenti. Ma, a partire da ciò, bisogna ancora avanzare in due questioni fondamentali. In primo luogo, fare un collegamento di queste lotte con la struttura di fondo della società capitalista e nella ricerca di una società diversa, una società socialista. Dunque, il programma deve essere anticapitalista, deve puntare sulla necessità non solo della nazionalizzazione in generale del sistema finanziario e delle grandi imprese che sono state privatizzate, ma anche sulla questione della proprietà privata, che costituisce la base del sistema capitalista ed è il meccanismo fondamentale per la concentrazione della ricchezza prodotta dal popolo nelle mani di pochi banchieri ed imprenditori.
Bisogna puntare, dunque, sulla rottura col capitalismo e la dominazione dell'imperialismo che, da un punto di vista politico, viene esercitata attraverso gli organismi multilaterali ed i monopoli economici. Il programma deve anche mettere in questione i meccanismi che consentono la perpetuazione di questo sistema. Non saranno le elezioni a cambiare la vita dei lavoratori, bensì le loro lotte e la loro organizzazione. Allora, la nostra candidatura esprimerà le lotte, denuncerà il regime di governo e proporrà una soluzione socialista.  
 
La borghesia e il governo dicono che non è possibile realizzare cambiamenti profondi come, ad esempio, aumentare significativamente i salari. Le impresse dicono che ciò significherebbe pregiudicare la loro competitività, poiché il governo non ha soldi. Com'è possibile migliorare la vita dei lavoratori?
Voglio fare un esempio. Il governo ha scoperto giacimenti che aumentano di molto le riserve di petrolio del paese. Al tempo stesso, il prezzo del petrolio di recente è caduto parecchio. Tuttavia, la Petrobras non ha diminuito il prezzo della benzina e del gas. Una caduta del prezzo della benzina avrebbe potuto ridurre di molto il costo dei trasporti pubblici. Tutto ciò avrebbe favorito la popolazione. Sappiamo che il prezzo della benzina costituisce un indice per il prezzo di molte altre cose. Riso, lattuga, fagioli, tutto è trasportato da camion in questo paese. Ma non è stato diminuito il prezzo della benzina o del gas. Ciò perché la logica di Petrobras, nonostante sia statale, è una logica capitalistica. Lo stesso capita con tutte le imprese. I capitalisti dicono che, con la crisi, non è possibile mantenere i posti di lavoro. Vogliamo discutere esattamente questo. Se abolissimo la proprietà privata e utilizzassimo la capacità delle grandi industrie per produrre in funzione delle necessità del popolo e non in funzione delle necessità del profitto, potremmo garantire la produzione dei beni di consumo necessari alla popolazione brasiliana, assicurare salari e condizioni di vita molto migliori ai dipendenti di queste imprese, così come forti miglioramenti per il paese e la grande maggioranza della popolazione.
La produzione è organizzata in funzione del profitto e chi beneficia della ricchezza è il proprietario della fabbrica, o della miniera o della banca. Dunque, è questa la discussione che vogliamo affrontare. Questa società non è frutto della natura né dell'azione divina. È stata costruita dall'umanità e gli uomini possono cambiarla. Possiamo costruire una società diversa.
 
(1) Corrente che poi diede vita al Pstu.
(2) Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori), il partito di Lula.
(3) Central Única dos Trabalhadores, il più grande sindacato brasiliano.
(4) Vescovo brasiliano che ha attuato un durissimo sciopero della fame per protestare contro la deviazione del corso del fiume, con tanto di deforestazione amazzonica, a difesa degli interessi delle popolazioni locali.  
Pensiamo che la sinistra comunista brasiliana abbia l'obbligo di presentare una candidatura che sia l'espressione della lotta dei lavoratori nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri. E crediamo che la miglior forma di farlo sia attraverso l'unità dei tre partiti socialisti brasiliani collocati nel campo dell'opposizione dl governo Lula: il Psol, il Pstu e il Pcb.

 
 

 
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