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Continua la lotta dei facchini! PDF Stampa E-mail
mercoledì 05 marzo 2014

Continua la lotta dei facchini!

Un bilancio dello sciopero generale del 28 febbraio

 

 

di Adriano Lotito

Venerdì 28 febbraio il Si Cobas ha organizzato il quinto sciopero generale del settore della logistica. Una giornata importante per dare continuità ad un ciclo di lotte che ha messo per la prima volta in crisi settori piuttosto consolidati (come ad esempio il mondo delle “coop rosse” emiliane), scontrandosi con un blocco di potere che coinvolge il fior fiore del capitalismo italiano. La dimostrazione della nomina di Poletti, presidente di Legacoop, come ministro del lavoro nel nuovo governo Renzi, palesa l'importanza che il capitalismo italiano attribuisce a quella dimensione di particolare sfruttamento che consiste nelle cooperative. I lavoratori immigrati del Si Cobas da mesi resistono a questo blocco di potere e la lotta ha raggiunto punte di radicale conflittualità in particolare a Bologna, per quel che riguarda la vertenza Granarolo.

 

Granarolo: dieci mesi di lotta non sfiancano i lavoratori

Fin dalle sei di mattina di venerdì 28 febbraio, quasi un centinaio di lavoratori e solidali (studenti, attivisti del Crash e del Coordinamento No Austerity) si sono trovati davanti ai cancelli dell'azienda a Cadriano, frazione di Granarolo, subito fuori Bologna, per bloccare i camion che trasportavano le merci in entrata e in uscita. Nello stesso momento un gruppo di lavoratori e solidali bloccava i cancelli della Granarolo a Modena, per impedire un trasferimento dell'attività giornaliera. Dopo dieci mesi di lotta i lavoratori (provenienti da varie realtà della logistica, da Tnt a Nuova Moscato) dimostrano ancora una combattività radicale e una disponibilità al conflitto che sono da esempio per tutta la classe lavoratrice e gli sfruttati nel nostro Paese.
Nel pomeriggio la giornata di sciopero è continuata con un picchetto davanti alla Cogefrin (Interporto) ad Anzola d'Emilia. La posta in gioco della vertenza Granarolo è ovviamente la riassunzione e il ricollocamento dei 51 lavoratori licenziati per motivi politici (in seguito ad uno sciopero risalente al mese di maggio per rivendicare la cancellazione del decurtamento del 30% del salario).

Dopo una trafila di incontri e promesse non rispettate da parte di Prefettura, Legacoop e Granarolo (oltre alle ditte in appalto, Ctl e Sgb), sembra essersi aperto uno spiraglio di risoluzione. Infatti contemporaneamente ai picchetti si svolgeva un incontro in Prefettura che terminava con una nuova promessa: il ricollocamento dei lavoratori entro il mese di giungo e il ritiro di tutte le denunce (centinaia) con cui i lavoratori in lotta sono stati colpiti nel corso della vertenza. Chiaramente noi crediamo non si debba cantar vittoria: i padroni sanno che perdere in un polo logistico particolarmente importante come quello bolognese, significa rischiare di perdere dappertutto e arrendersi alle rivendicazioni operaie. Non solo: bisogna prendere coscienza che ogni lotta, presa isolatamente, è destinata al riflusso e alla sconfitta e che qualsiasi conquista parziale ottenuta non è mai acquisita per sempre, ma è destinata a essere riassorbita dal sistema non appena la mobilitazione rifluisce. Ecco perché non bisogna lasciare soli i lavoratori della Granarolo, né questi devono isolarsi sulla base di pressioni autoreferenziali e narcisistiche (che provengono in particolare dall'area di "Autonomia contropotere" che cerca di conquistare l'egemonia della lotta surclassando anche il Si Cobas). I compagni e le compagne di Alternativa comunista di Modena e Bologna hanno partecipato al picchetto davanti alla Granarolo e alla manifestazione del giorno dopo svoltasi a Bologna contro la legge Bossi-Fini e tutte le politiche razziste che hanno posto il proletariato immigrato in condizioni di sfruttamento e ricattabilità disumane.

 

Dhl di Settala (Milano): adesione totale allo sciopero

Venerdì i compagni della sezione di Milano del Pdac sono andati a sostenere i lavoratori che presidiavano i cancelli della Dhl di Settala, completamente chiusa perché lo sciopero del personale è stato totale, avendo scioperato anche i lavoratori della cooperativa che gestisce la sicurezza nello stabilimento. L’azienda ha dovuto constatare, nella notte tra giovedì e venerdì, l’impossibilità di far entrare alcuni crumiri al lavoro. Di fronte all’indisponibilità della cooperativa di fissare una data pe una trattativa, i lavoratori hanno deciso di continuare lo sciopero ad oltranza, fino a lunedì mattina e poi di continuare lo stato di agitazione.
Sabato mattina i compagni del Pdac sono tornati di fronte al presidio improvvisato che è resistito nonostante freddo e pioggia, e che ha ricevuto la solidarietà dei lavoratori dei magazzini vicini.

Anche qui la mobilitazione continua.

 
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