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La lotta di Giordano è la lotta della classe operaia PDF Stampa E-mail
marted 16 aprile 2019

La lotta di Giordano

è la lotta della classe operaia


 

 

di Diego Bossi (operaio Pirelli)

 

 

 

spoltore

 

 

Ogni sanzione ricevuta da un lavoratore da parte del padronato e dal suo sistema di controllo non è mai una mera questione disciplinare da analizzare a sé, come fosse un singolo caso scollegato da altri casi, come se gli effetti prodotti dalla sanzione fossero una questione privata tra il sanzionato e il sanzionatore. No, non è così; e noi questo dobbiamo comprenderlo e farlo comprendere: una sanzione disciplinare è sempre (sempre!) un atto politico. Perché è uno strumento di repressione e di controllo della classe dominante sui lavoratori, una riproduzione farsesca del già farsesco processo borghese, dove il poliziotto, l’accusatore, il giudice, la giuria e l’intero tribunale sono espressione dello stesso soggetto: il padrone, che deve far valere la sua legge e imporre la sua disciplina a tutela del suo profitto.
Ogni volta, ogni maledettissima volta, l’imputato non è il singolo lavoratore, ma i lavoratori. Tutti i lavoratori.
Se a questo quadro appena descritto aggiungiamo che il sanzionato è attivista di un sindacato di base, la connotazione politica dell’atto sanzionatorio, aumenta; se aggiungiamo anche che l’attivista è coordinatore provinciale per il suo sindacato e impegnato nazionalmente nella costruzione di un fronte unico delle lotte contro la barbarie del capitalismo, la colonnina di mercurio del termometro politico sale vertiginosamente; ma attenzione: se a tutto ciò si aggiunge che il sanzionato è stato punito per un’azione commessa nel pieno esercizio delle sue funzioni sindacali e che a sanzionare, con un giorno di sospensione, è Fca (ex Fiat), colosso industriale fregiato dell’indiscusso ruolo d’incursore della borghesia italiana, spalancatore di varchi verso nuove mete dello sfruttamento e della repressione, allora quel giorno di sospensione non ha più nemmeno le sembianze di una sanzione, ma è una palese e ostentata azione politica, finalizzata non tanto a colpire un operaio, quanto a colpire ciò che quell’operaio rappresenta. Ad essere importante non è solo la potenza del colpo, ma il rumore che esso produce: un botto assordante che echeggia nel cielo plumbeo del capitalismo, affinché tutti si voltino e tutti osservino. E allora mettetevi comodi e prendetevi qualche minuto, perché qui finisce la teoria e inizia la storia di Giordano e dei tanti «Giordano» che nelle fabbriche si devono misurare coi padroni e con le burocrazie sindacali complici.


Una breccia pericolosa

Giordano Spoltore, operaio alla Fca-Sevel di Atessa (CH) e coordinatore provinciale di Chieti dello Slai Cobas, è un compagno conosciuto e stimato da noi di Alternativa comunista, queste pagine hanno ospitato una sua intervista e molti dei compagni del nostro partito collaborano con lui nella costruzione del Fronte di Lotta No Austerity. È sufficiente leggere il comunicato di solidarietà del Flna (1) per rendersi conto di quanto sia assurda e pericolosa la sanzione di un giorno di sospensione che ha ricevuto Giordano, la cui colpa, secondo i padroni di Fca-Sevel, sarebbe quella di aver inviato una mail in qualità di coordinatore dello Slai Cobas per chiedere informazioni relative alla produzione che preoccupavano alcuni lavoratori. In poche parole Giordano è stato sanzionato per aver svolto il suo ruolo di rappresentante sindacale, ma non tutti i rappresentanti sindacali sono accreditati dal padrone come non lo sono tutte le organizzazioni sindacali. Ci sono sindacati e sindacati, delegati e delegati, e Giordano e lo Slai Cobas appartengono a pieno titolo a quell’universo del sindacalismo italiano scomodo, che ha scelto di non incanalare la propria azione nelle regole scritte dal padronato per rendere i sindacati inoffensivi.
Se vogliamo comprendere appieno la portata di questo atto intimidatorio dobbiamo chiederci quale sia il significato della sanzione ricevuta da Giordano, quale valenza politica si celi dietro al giorno di sospensione comminato; e la risposta che noi diamo a questi interrogativi, è una sola: la borghesia italiana in complicità con le burocrazie dei sindacati confederali vogliono il controllo totale e assoluto dell’azione sindacale. Se con il CCSL prima e con il TUR dopo, i padroni hanno scelto «chi» e a «quali condizioni» poteva rappresentare i lavoratori, con sanzioni come quella ricevuta dal compagno della Sevel e, purtroppo – come in questo caso – spesso avvallate dalla magistratura borghese, ora pretendono anche di imporre «come» i lavoratori devono condurre la loro azione sindacale. Questa è la vera portata politica della sanzione!


La metamorfosi del conflitto, lo strapotere delle grandi industrie e il difficile ruolo degli operai attivisti dei sindacati di base

Per comprendere cosa realmente significhi, oggi, essere attivisti di un sindacato di base e conflittuale nella grande industria, occorre fare un passo indietro e risalire alla seconda metà del secolo scorso, dove il conflitto sociale si esprimeva con grandi e numerosi scioperi generali, nazionali, di categoria e locali; le grandi burocrazie sindacali in armonia con la sinistra riformista organizzavano la lotta ma impedivano al conflitto di compiersi fino alla sua naturale conseguenza: la rivoluzione e la presa del potere della classe operaia. La lotta era finalizzata al solo mutamento dei rapporti di forza all’interno del capitalismo, dopo aver mostrato i muscoli si andava al baratto con la borghesia per ottenere quei miglioramenti salariali e normativi che oggi vengono impudicamente evocati da quegli stessi riformisti che li hanno traditi per un posto in prima fila sotto al tavolo dei padroni.
Il capitale negli anni successivi si è rimangiato progressivamente le sue concessioni, oggi siamo passati dal conflitto parzialmente espresso e usato come merce di scambio, al conflitto inespresso e totalmente controllato dai padroni e dal loro stato. È da qui che dobbiamo partire se vogliamo comprendere la difficoltà di essere attivisti di un sindacato di base nella grande industria.
Organizzarsi in un sindacato extra-confederale e conflittuale e svolgere attività sindacale all’interno dei siti industriali della grande borghesia è una scelta importante che porta a percorrere una strada non certo facile.
È inutile nascondersi. Le grandi industrie hanno un controllo assoluto dei territori dove sono situate, da esse dipende l’economia di intere province, dal loro potere, sia direttamente coi loro dipendenti sia indirettamente con gli esternalizzati e l’indotto industriale di fornitura e logistico, dipende la sorte lavorativa di migliaia di famiglie; i livelli occupazionali ed economici di un intero tessuto sociale fungono da ricatto per la messa in stato di subordinazione delle amministrazioni borghesi; il rapporto complice e concertativo ha permesso alle burocrazie sindacali confederali di consolidare la loro egemonia all’interno delle fabbriche.
Oggi le attiviste e gli attivisti dei sindacati di base devono misurarsi contro un padronato che ha messo al bando il conflitto e che non esita a reprimere duramente i lavoratori, contro le rappresentanze sindacali confezionate da accordi liberticidi, contro gli apparati dei sindacati concertativi e, ahinoi, contro una «barriera culturale» che interessa la larga maggioranza della classe operaia sindacalizzata che, seppure sia sempre più scontenta e delusa dalla triade confederale, non vede ancora i sindacati di base come un soggetto attrattivo per la loro difesa e le loro rivendicazioni; e questo, noi, da materialisti, non lo ascriviamo alle responsabilità soggettive dei lavoratori, ma a una determinata situazione sociale e politica in un determinato periodo storico. Al contempo, in generale, è utile individuare e contrastare nelle direzioni dei sindacati di base quelle tendenze settarie e autoreferenziali che ostacolano la lotta di classe e impediscono il pieno sviluppo di una più efficace capacità di contrasto della classe operaia agli attacchi del capitalismo, e infatti è una verità incontestabile che le migliori avanguardie operaie abbiano tutte, prima o poi, dovuto affrontare le proprie strutture sindacali.



Le battaglie quotidiane che gli operai dei sindacati di base devono affrontare nelle fabbriche

Scegliere un sindacato di base, non firmatario di accordi e contratti liberticidi che vincolano le organizzazioni alla subordinazione passiva verso il padrone, è una scelta importante, che come tutte le scelte è sia contro sia a favore: contro le oligarchie sindacali, la concertazione, le regole antidemocratiche, contro un modello sindacale che vede il suo punto di forza nei tavoli di trattativa tra i vertici; a favore della democrazia operaia, della lotta per guadagnare i diritti e i salari, di regole sulla rappresentanza decise dai lavoratori (che sono i rappresentati) e uguali per tutte le organizzazioni sindacali, a favore di un modello sindacale che vede la propria forza nel consenso e nella partecipazione degli operai.
Questa scelta, fatta da migliaia di attivisti in tutta Italia, si traduce in una lotta quotidiana per l’affermazione di princìpi fondamentali per la difesa, la tutela e la lotta dei lavoratori.
Il diritto di sciopero è costantemente ostacolato dal boicottaggio sistematico dei sindacati confederali, spesso nelle fabbriche gli apparati della triade, dai funzionari ai delegati, boicottano gli scioperi e inducono i lavoratori a non scioperare (dinamica concorrenziale che si riproduce anche fra sindacati di base).
Il diritto di affissione nelle bacheche sindacali è un privilegio per i soli sindacati complici, altrimenti ci si trova spesso a volantinare fuori dai cancelli, autofinanziando le spese di stampa e percorrendo kilometri tra un turno e l’altro di lavoro.
Le menzogne raccontate ad arte per tenere i lavoratori lontano dai sindacati extra-confederali sono pari solo alle minacce e alle intimidazioni. Ancora oggi molti attivisti dei sindacati di base si trovano a dover spiegare ai loro colleghi di lavoro che è possibile aderire a uno sciopero anche se non si è iscritti al sindacato che lo ha proclamato; ancora oggi i lavoratori raccontano delle ingenti pressioni ricevute affinché non aderiscano a scioperi di «altri sindacati».
Enti bilaterali, permessi sindacali, distacchi e regimi disciplinari edulcorati sono ormai la cifra materiale di una corruzione che sta sotto gli occhi di tutti gli operai industriali.
Le testimonianze e la condivisione delle esperienze di questi ultimi anni ci narrano una storia dura, scomoda, spesso dolosamente occultata dalle tante forze politiche sedicenti di sinistra che per opportunismo hanno chiuso gli occhi sulle malefatte nel mondo sindacale.
La storia di Giordano e dei compagni dello Slai-Cobas operai alla Fca-Sevel di Atessa è la storia di tanti, troppi operai che da Nord a Sud combattono contro padroni, grandi e piccole burocrazie sindacali.
La Fiat è arrivata a sanzionare disciplinarmente un metodo sindacale, colpendo Giordano Spoltore ha voluto lanciare un monito tutti: non fate azioni sindacali che possano infastidirmi!
Una sanzione che tutti gli operai debbono ritenere rivolta alla loro classe!
È necessario costruire un fronte unico che raccolga le realtà di lotta di diverse collocazioni sindacali e le schieri contro gli attacchi padronali, contrastando le politiche concertative e complici delle grandi burocrazie sindacali e ponendo un argine a difesa dei lavoratori dalle logiche settarie ed autoreferenziali di alcuni micro-apparati del cosiddetto sindacalismo di base. E per noi questo fronte è il Fronte di Lotta No Austerity: unico vero progetto di caratura generale e nazionale che nasce dalla base. Ma per combattere contro un capitalismo globale e ultra centralizzato è necessario costruire un partito internazionale rivoluzionario che abbia nelle proprie fila le avanguardie operaie di tutto il mondo, ed è quello che stiamo compiendo noi del Partito di alternativa comunista, sezione italiana della Lega internazionale dei lavoratori – Quarta internazionale.

Uniamo la classe operaia nel fronte unico contro il capitalismo!

Uniamo le migliori avanguardie operaie nel partito rivoluzionario internazionale!


Note

  1. http://www.frontedilottanoausterity.org/28/notizie/solidarieta-a-giordano-spoltore-contro-le-discriminazioni-di-fca-ex-fiat/



(da Progetto Comunista, numero di aprile 2019 in distribuzione)

 
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