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Elezioni Usa: scontro tra borghesi PDF Stampa E-mail
mercoledž 08 ottobre 2008

Elezioni Usa: scontro tra borghesi

Serve un’alternativa per i lavoratori

 

Enrica Franco

 

Mancano soltanto due mesi alle elezioni presidenziali statunitensi e i due candidati proseguono la loro corsa verso la conquista degli Stati cosiddetti indecisi. Dopo la Convention democratica tenutasi a Denver, Barack Obama sembrava avere la vittoria quasi in pugno, il suo discorso, estremamente demagogico e populista, è stato in assoluto il discorso ad una Convention più seguito in tv, ma la mossa a sorpresa di McCain di candidare Sarah Palin come vicepresidente ha rimescolato le carte in tavola. Sarah Palin, detta Barracuda, è governatrice dell’Alaska, ha poca esperienza politica ma è famosa per le sue posizioni ultraconservatrici, grazie alla sua immagine di mamma di ferro pare stia riconquistando una larga fetta di elettorato repubblicano deluso dall’operato di George Bush. La signora Barracuda è una cristiana pentecostale intransigente, convinta antiabortista, amante delle armi e della caccia (ultimamente è apparsa una sua foto con armi al collo sulla copertina di una rivista) e ha persino un figlio volontario in Iraq. I giornalisti in questi giorni stanno scavando nella sua vita privata ed è tornata a galla, ad esempio, una storia di pressioni che la Palin, allora sindaco di Wasilla, avrebbe fatto nel 1996 sulla bibliotecaria del paese, sondandola per capire come avrebbe reagito alla censura di alcuni libri. Sono venuti fuori poi vari abusi di ufficio e spreco di denaro pubblico, ma nulla che finora abbia intaccato la sua immagine “nuova” rispetto all’attempato McCain, il quale faticava non poco a competere con la freschezza di Obama.

 

Due programmi borghesi

 

Al di là dei gossip il vero argomento che interessa i lavoratori statunitensi è la crisi economica: entrambi i candidati cercano di caratterizzare la propria posizione promettendo tagli fiscali nonostante la recessione. Obama prende le distanze dalle ultime decisioni del governo di salvare, tramite denaro pubblico, i due colossi dei mutui, Fannie Mae e Freddie Mac, ma assicura che procederà con i tagli fiscali per la classe media promessi in campagna elettorale, alzando invece le tasse per i redditi superiori ai 250 mila dollari. McCain invece, sebbene inizialmente avesse votato contro i tagli fiscali per i più ricchi voluti da Bush (per poi riallinearsi alle decisioni del partito durante la campagna elettorale) promette ora tagli fiscali per tutte le fasce di reddito, che però andrebbero ad avvantaggiare soprattutto quell'1% della popolazione formato dai super-ricchi.

Sulla politica estera le differenze tra i due candidati sono minime: in senato Obama si oppose all’invasione dell’Iraq, cosa che è stata molto sfruttata nelle sue critiche a Hillary Clinton che invece la appoggiò, ma la proposta di ritiro delle truppe, presente nel suo programma, è soltanto un fumoso progetto che “dovrà essere rivisto quando arriverà alla presidenza”, così come puntualizzato dal suo consulente di politica estera. Secondo il programma del candidato democratico le truppe verrebbero inviate tutte in Afghanistan per vincere quella guerra. McCain è invece per il proseguimento della guerra, ma negli ultimi giorni la sua vicepresidente ha addirittura lanciato proclami di guerra contro la Russia per salvare la Georgia!

 

Le prospettive della lotta di classe

 

La campagna elettorale in definitiva prosegue tra questioni personali e promesse che non verranno mai mantenute ma c’è qualcosa di molto più interessante che accade per le strade degli Stati Uniti d’America, fuori dalle Convention e di cui ci arriva soltanto una fievolissima eco grazie alla censura dei media.

Decine di migliaia di contestatori hanno manifestato per la pace e contro la povertà a Denver e a St. Paul, dove si sono tenute le Convention dei due maggiori partiti. In Minnesota, dove si è tenuta la Convention repubblicana, ci sono stati durissimi scontri con la polizia e centinaia di arresti. Leggendo i vari media statunitensi si possono trovare notizie molto contrastanti al riguardo: alcuni parlano delle devastazioni da parte dei manifestanti e addirittura di lesioni personali nei confronti di gruppi di repubblicani, altri raccontano delle torture da parte della polizia e delle cariche partite senza alcun motivo. E’ interessante notare come quest’ultima versione, che è supportata da migliaia di immagini e video, non si trova soltanto sui siti alternativi ma anche su siti borghesissimi come quello della Cnn. La polizia ha usato la mano pesante, con un’azione evidentemente ben pianificata, scatenando la reazione dei contestatori. I poliziotti hanno utilizzato spray urticanti, gas lacrimogeni, lunghe mazze e persino proiettili, attaccando per primi il corteo e provocando centinaia di feriti, i manifestanti fermati sono stati immobilizzati con fasce di plastica che stringevano i polsi e alcuni hanno dovuto persino sdraiarsi con la faccia a terra, tra questi c’erano anche giornalisti accreditati.

L’azione spropositata della polizia è la risposta alla crescita del movimento statunitense che, in questo momento di recessione economica, fa molta paura al governo. Il movimento è in realtà ancora molto debole e spaccato al suo interno: sono in tanti infatti a nutrire speranze nella vittoria di Barack Obama, il primo uomo di colore candidato alla Casa Bianca. Lo stesso Obama si presenta ai lavoratori come l’uomo del cambiamento, pur ottenendo allo stesso tempo l’appoggio di una grossa e importante fetta di borghesia che vede in lui l’uomo adatto per un ulteriore affondo alla classe lavoratrice. Nonostante ciò persino gruppi di estrema sinistra hanno ceduto al fascino dell’”uomo nuovo” Obama, mentre avrebbero dovuto lavorare per smascherare la sua natura di rappresentante borghese.

La situazione statunitense è comunque in fermento, se la crisi economica avanza, come è lecito supporre, si potrebbe assistere a un balzo in avanti della lotta della classe operaia statunitense, ma quello che è necessario è che tale balzo sia accompagnato da una crescita dell’avanguardia e dalla nascita di un grande partito rivoluzionario capace di guidare le lotte dei prossimi anni. Un cambiamento nel cuore dell’imperialismo sarebbe un enorme passo in avanti nella lotta di classe a livello mondiale.



 
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