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La parola agli immigrati PDF Stampa E-mail
domenica 01 febbraio 2009

La parola agli immigrati

Intervista a Aboubakar Soumahoro, lavoratore immigrato della Costa d’Avorio

 

a cura di Susanna Sedusi

 

Abbiamo incontrato Aboubakar all’assemblea sindacale nazionale organizzata a Milano il 17 maggio scorso da Cub, Confederazione Cobas e Sdl intercategoriale, un’importante iniziativa che ha visto la partecipazione di migliaia di delegati. Dalla stragrande maggioranza degli interventi sono emerse sia la presa d’atto della sostanziale omogeneità delle politiche dei governi di entrambi gli schieramenti sia la forte esigenza di unità del sindacalismo di base superando l’attuale frammentazione. L’assemblea si è chiusa con una mozione conclusiva votata all’unanimità il cui testo è reperibile sul nostro sito internet (www.alternativacomunista.org). Lì si può trovare inoltre il testo di un documento diffuso all’assemblea come contributo alla discussione dal titolo “Costruiamo su basi di classe la sinistra sindacale” firmato da alcuni attivisti del sindacalismo extraconfederale di diverse categorie.

L’intervento nell’assemblea di Milano di Aboubakar è stato incisivo e coerente e ha suscitato l’entusiasmo della platea per la sua chiarezza e determinazione, strappando un lungo applauso.

 

Da quanti anni sei in Italia e quali sono state le tue esperienze di lavoro?

Sono in Italia da quasi sette anni. In questo periodo ho cambiato mille lavori e ho conosciuto i più diversi ambienti di lavoro, dalla raccolta nei campi al lavoro operaio di fabbrica, dal lavoro nei cantieri edili al benzinaio ecc. ecc.

 

Cosa pensi della condizione dei lavoratori in Italia ?

Penso che non ci siano distinzioni tra lavoratori italiani e stranieri nel senso che tutti in questo momento in Italia sono sottoposti allo sfruttamento in nome della massimizzazione dei profitti. Penso che si sia aperta una nuova era di schiavismo. Mentre i lavoratori italiani subiscono gli effetti della Legge 30 (tutte le forme del lavoro precario) i lavoratori stranieri soffrono per la condizione di schiavismo che deriva dall’essere privi del permesso di soggiorno (in Italia sono 800.000 i lavoratori stranieri in questa condizione impiegati in diversi settori: edilizia, piccola e media industria, lavoro domestico). Negli ultimi anni in Italia il peggioramento delle condizioni di lavoro è generalizzato e all’ultimo anello della catena stanno i lavoratori stranieri. La situazione attuale in Italia è caratterizzata dall’attacco da parte del padronato in nome del rilancio dell’economia italiana, dell’accumulazione capitalistica. In passato le rivendicazioni erano per il miglioramento delle condizioni di lavoro, ora l’obiettivo sono i diritti minimi, diritto di parola, diritto di organizzazione sindacale.

 

Qual è il ruolo del sindacato oggi?

Il sindacato non è presente in molti luoghi di lavoro, nelle piccole aziende; deve farsi carico delle vicende metropolitane, deve andare nelle assemblee di quartiere, interpretare nuovi fenomeni, non può stare solo nei posti di lavoro. Inoltre non deve piegarsi al governo e nemmeno al governo ombra, deve fare la sua parte, deve mantenere la sua autonomia. Non deve fare il “portatore d’acqua” con la concertazione, deve essere meno dietro le scrivanie e più sul territorio, deve portare l’elemento della solidarietà.

 

Qual è la condizione dei lavoratori in Costa d’Avorio?

La situazione dei lavoratori nel mio paese è simile a qui, l’accumulazione di profitti non ha frontiere. Dobbiamo avere una visione rivolta all’altra parte del mondo. Ci sono anche in Costa d’Avorio situazioni in cui i diritti sono calpestati, condizioni di lavoro miserabili o di assoluta schiavitù. Anche lì sono presenti tante organizzazioni sindacali ma ciò che conta per il sindacato è mantenere l’autonomia. Si dice che la democrazia è figlia dell’occidente, anche lì c’è democrazia ma si interpreta in vari modi.

 

Qual è la tua esperienza nel sindacato in Italia?

La mia esperienza sindacale inizia nei luoghi di lavoro che ho frequentato, che sono stati i più diversi, tutti luoghi in cui la presenza sindacale è scarsa. Ora mi occupo del settore immigrazione per la Rdb-Cub, faccio parte del Comitato Immigrati in Italia in cui sono presenti diverse comunità e la cui attività è molto intensa. Le nostre principali parole d’ordine sono: permesso di soggiorno per tutti i lavoratori stranieri e lotta al razzismo, non solo quello degli italiani nei confronti degli stranieri bensì anche quello tra le diverse comunità di immigrati. A questo proposito vorrei ricordare la nostra prossima iniziativa pubblica a Napoli il 28 giugno organizzata dal Comitato Immigrati di Napoli a cui hanno aderito numerose associazioni e sindacati.

 
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