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No al contratto bidone PDF Stampa E-mail
mercoledì 01 ottobre 2008

Dopo il referendum dei metalmeccanici

No al contratto bidone

 

di Francesco Doro*

 

Il 25, 26, e 27 febbraio si è tenuto nelle aziende metalmeccaniche il referendum sull’accordo del rinnovo contrattuale siglato da Fim, Fiom, Uilm e associazioni padronali. Ricordiamo che l’accordo siglato è di natura regressiva sia sul piano salariale che sugli aspetti normativi, sugli orari e sul mercato del lavoro (vedi articolo su Progetto Comunista n° 14).

Alla consultazione, come d’altronde a tutte le altre, è stato possibile presentare solo le ragioni a favore del sì, quindi il risultato del 74,86% (385.267 voti) favorevole contro il 25,14% (pari a 129.401) di voti contrari all’accordo pare abbastanza scontato. Ma se analizziamo bene il risultato si scopre che il dissenso a questo accordo non è da sottovalutare. I 130.000 voti di bocciatura hanno un peso notevole considerando che provengono dalle grosse fabbriche e gruppi industriali, quel settore in cui i lavoratori sono stati più attivi nella lotta per il contratto.

La maggioranza della burocrazia sindacale si è mobilitata, spesso in combutta con il padronato per far passare l’accordo, ed è il caso della Maserati e Fiat Avio di Torino, dove sono stati comandati dall’azienda a votare per il sì le più alte figure professionali, a dimostrazione di quanto sia a favore dei padroni questo contratto, qui i no hanno raggiunto il 44% dei voti, nel gruppo Fiat a Melfi il no ha raggiunto il 90%, alle carrozzerie di Mirafiori il dissenso raggiunge 1255 no su 1973 votanti, in Ferrari, Maserati, Piaggio, Aprilia, in Fincantieri il no è predominante o molto significativo.

Nonostate il controllo delle burocrazie di turno e la mancanza di una capillare opposizione organizzata, nelle grosse industrie il dissenso operaio c’è stato e si espresso con determinazione.

 

La firma prelude ad nuovo modello contrattuale

 

L’accordo, appunto per le concessioni che questo offre al padronato, si inserisce nel percorso teso ad arrivare ad una riforma del modello concertativo di contrattazione del 1993. Questo sistema di contrattazione ha permesso alle imprese di aumentare notevolmente i propri profitti a scapito dei salari, ma ora non regge più alla concorrenza mondiale e alla crisi economico finanziaria internazionale. Il documento unitario propone il superamento degli accordi del 1993 passando dal biennio economico alla fissazione della triennalità della vigenza contrattuale, unificando così la parte economica e normativa, un meccanismo che ridurrà ulteriormente i salari. Inoltre il nuovo modello contrattuale viene svuotato della sua funzione solidaristica di salvaguardia dei diritti, delle tutele e difesa salariale, la contrattazione viene atomizzata nei territori. Le quote di salario aggiuntive saranno strettamente legate alla redditività d'impresa, ancorando il salario agli obiettivi aziendali, un sistema di collaborazione di classe che subordina totalmente i salariati alle logiche padronali, che ci riporta indietro agli anni Cinquanta e premia l'individualismo, il crumiraggio, il cottimo. Questa bozza costituisce la piattaforma ideologica di base per dar vita a quella costituente sindacale dalla quale dovrà nascere il nuovo sindacato unitario italiano.

Per fare ciò, la burocrazia maggioritaria della Cgil ha da tempo iniziato una feroce campagna volta a limitare gli spazi democratici all'interno del sindacato. In occasione del referendum sul pacchetto Damiano dello scorso autunno si è assistito ad una caccia alle streghe nei confronti di quei settori della Cgil che non si volevano piegare alla politica del governo amico. Oggi questa aggressione alla democrazia sindacale continua per mezzo del documento presentato dalla maggioranza nella Conferenza d'Organizzazione nel quale si vogliono introdurre limiti per la manifestazione del dissenso pubblico; la Fiom rispetto alla “linea” intrapresa dalla Cgil non ha scelto una posizione di opposizione, subendo di fatto un appiattimento alla linea di Epifani, abbandonando definitivamente il ruolo di sindacato combattivo che la distingueva rispetto alla Cgil.

 

Per la salvaguardia del contratto nazionale e delle conquiste dei lavoratori costruiamo l'opposizione di classe in Fiom e in Cgil

 

Oggi più che mai è indispensabile, a partire dal dissenso nei meccanici all’accordo bidone e più in generale al dissenso sul protocollo Damiano, costruire dentro la Fiom e la Cgil un’opposizione di classe. La Rete 28 Aprile (sinistra sindacale in Cgil) ha rappresentato un punto di riferimento per tutti quei lavoratori sindacalizzati che si sono opposti alle politiche concertative delle burocrazie confederali, ma allo stesso tempo ha stentato nel momento in cui avrebbe dovuto intraprendere un salto di qualità nella sua proposta alternativa a quella della maggioranza Cgil, rompendo definitivamente con essa.

E’ necessario lanciare una campagna di mobilitazione che proponga ai lavoratori, agli studenti e ai disoccupati una piattaforma rivendicativa unificante per tutti questi soggetti, tra i cui punti centrali debbano esserci aumenti salariali per recuperare il potere d'acquisto eroso dall'aumento dei prezzi, l'abolizione di tutte le leggi precarizzanti (Treu, Biagi, Damiano) e la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti di lavoro atipici, la riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore a parità di salario, il ripristino di un sistema previdenziale totalmente pubblico, a ripartizione, e per il diritto alla pensione dopo 35 anni di lavoro a prescindere dall'età anagrafica; abolizione delle leggi anti immigrati Bossi Fini e Turco Napolitano, per il riconoscimento dei pieni diritti civili, politici e sindacali per gli immigrati, scala mobile dei salari, salario minimo garantito per i disoccupati, sanità e scuola pubblica, gratuita fino all'università.

 

Per un sindacato di classe serve un partito comunista conseguente

 

Al progetto, di matrice Pd, di costituzione un sindacato non conflittuale funzionale agli interessi di classe dei padroni, bisogna contrapporre la proposta di costruzione di un sindacato combattivo e di classe, una proposta di vera unità dei lavoratori, non decisa dagli apparati, che dovrebbe nascere nelle lotte e che dovrebbe essere in primo luogo rivolta a quei settori del sindacalismo di base che si sono opposti alle sciagurate politiche di questi ultimi anni. È necessario coordinare e centralizzare le sinistre sindacali conflittuali e di classe, costituire coordinamenti tra i delegati eletti nelle aziende e sviluppare la solidarietà di classe contro un nemico comune: il padronato.

Solo perseguendo questa via faremo sì che per la prima volta da decenni possano essere i lavoratori a passare all'offensiva e a riprendersi tutto ciò che nel tempo è stato loro sottratto.

Ma per fare questo è necessaria la costruzione di un partito comunista conseguente agli interessi dei lavoratori, un partito che sia per le lotte e nelle lotte, un partito internazionale che affianchi alle conquiste immediate dei lavoratori un programma di cambiamento di società, il Socialismo.

 

*Direttivo regionale Fiom Veneto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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