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Kosovo: indipendenza o colonizzazione? PDF Stampa E-mail
mercoledž 01 ottobre 2008

Kosovo: indipendenza o colonizzazione?[1]

 

a cura della Lct (Ligue Communiste des Travailleurs)

 

Il 17 febbraio 2008, il Kosovo ha unilateralmente dichiarato “la sua indipendenza”. Noi sosteniamo il diritto all’autodeterminazione di questo popolo, oppresso da lungo tempo dalla Serbia, così come quello del popolo basco, di quello ceceno e di molti altri che sono oppressi.

 

La guerra della Serbia

 

Il popolo del Kosovo si espresse in favore dell’indipendenza al momento del referendum del settembre 1991. Ma Belgrado non riconobbe quest’elezione ed intensificò la repressione. Milosevic vietò l’insegnamento in lingua albanese nelle scuole pubbliche. A partire dal 1996, un’Armata di Liberazione del Kosovo (Uck), rivendicando l’indipendenza, comincia ad organizzarsi. Nel 1997, essa già controlla gran parte del territorio.

Nel marzo 1998, Milosevic commette un nuovo massacro, una pulizia etnica che ricorda quella di Karadzic, l’alleato di Milosevic in Bosnia, qualche anno prima. Gli attacchi durarono quattro giorni, con un risultato incredibile: case bruciate, migliaia di persone espulse dalle loro abitazioni e parecchie decine di morti. In quell’occasione, “la Lega Internazionale dei Lavoratori si pone al fianco della lotta della maggioranza della popolazione del Kosovo, contro la dittatura di Milosevic. L’autodifesa armata dei lavoratori e del popolo kosovaro di fronte all’aggressione serba diviene di un’importanza fondamentale”[2].

 

La guerra della Nato

 

Dopo questo massacro, il governo degli Stati Uniti – seguito dall’Unione europea – cambia atteggiamento. Fino a quell’epoca, aveva sostenuto la politica della Grande Serbia di Milosevic, ma ora questo dittatore rischiava di assumere un atteggiamento troppo indipendente, e soprattutto, una rivoluzione condotta da un popolo in armi rischiava di “destabilizzare” tutta la regione … Il 24 marzo 1999, la Nato comincia i bombardamenti sulla Serbia e sul Kosovo … Una gran parte della popolazione mondiale, commossa dalle immagini di migliaia di kosovari in fuga davanti alle truppe serbe, guardò con simpatia all’azione delle potenze imperialiste. E soprattutto, la direzione della guerriglia fece affidamento senza ritegno sul “sostegno” yankee. Per la Lit-Ci tuttavia, “in questa guerra dell’imperialismo contro la Jugoslavia noi non siamo neutrali … Noi siamo, senza alcun dubbio, e a dispetto di Milosevic, al fianco del paese aggredito e per la disfatta degli imperialisti della Nato”. D’altra parte, “cercando la collaborazione delle truppe imperialiste la direzione dell’Uck si rende complice di un attacco che non è soltanto contro Milosevic ma contro i popoli del mondo, capitolando all’imperialismo e, per questo, abbandonando, nei fatti, la causa per la quale il popolo kosovaro l’ha posta alla testa della propria lotta”[3].

 

Il tradimento di Rambouillet

 

Dopo 78 giorni di bombardamenti … la Serbia deve infine arrendersi … Il Gruppo dei Sei organizza una conferenza a Rambouillet, nei pressi di Parigi … Il 23 febbraio 1999, la direzione dell’Uck sigla gli Accordi di Rambouillet che non soltanto decidono il disarmo della guerriglia ma concedono alle forze di occupazione della Nato tutti i diritti propri di un colonizzatore. È una doppia capitolazione: all’imperialismo ed a Milosevic.

La vera ragione della guerra al Kosovo diventerà presto evidente.

La Serbia, ora sotto tutela della Nato, continuerà a governare il Kosovo … Le truppe della Nato, sotto il comando del generale Jackson, realizzano uno “spiegamento rapido e sincronizzato di più di 40.000 soldati” nel Kosovo, allo scopo di non lasciare alcuna chance all’Armata di liberazione del Kosovo di occupare il territorio. “La priorità immediata consisteva nel vigilare affinché nessun vuoto di sicurezza potesse svilupparsi fra le forze in ritirata e quelle che arrivavano,un vuoto che avrebbe potuto essere colmato dall’Uck”[4] … Gli Usa installano in Kosovo il Campo Bondsteel, la più grande base militare americana in Europa, ove non regna che la legge americana.

 

La colonizzazione

 

… nel marzo 2000, Albin Kurti, un dirigente del Movimento per l’autodeterminazione (Lëvizja Vetëvendosje!), è condannato dalle autorità serbe a 15 anni di prigione per la sua partecipazione alle manifestazioni studentesche di Pristina.

Pazientemente, l’amministrazione coloniale si insedia … Nel novembre 2005, una squadra dell’Inviato Speciale delle Nazioni Unite per il Kosovo (Unosek) comincia a negoziare con Belgrado e Pristina su di un “futuro statuto” del Kosovo, sotto la direzione di Martti Ahtisaari.

Il 10 aprile 2006, il Consiglio europeo decide di mettere in piedi una squadra di pianificazione del compito, l’European Union Planning Team (Eupt), con sede a Pristina, il cui scopo dichiarato è riprendere gradualmente le competenze della Missione dell’Onu in Kosovo[5]. “L’obiettivo a breve termine è di affidare la condotta delle operazioni all’Unione europea”. Nel dicembre 2006, l’Eupt è già insediato a Pristina[6].

Il 10 febbraio 2007, dopo una manifestazione contro il piano Ahtisaari nel corso della quale la polizia dell’Onu aveva ucciso due manifestanti, Albin Kurti è nuovamente arrestato, stavolta ad opera dei traditori del governo kosovaro. Secondo Agim Ceku (allora Primo ministro del Kosovo), Kurti ed i dirigenti del Movimento per l’autodeterminazione sarebbero “portatori di idee anarco-rivoluzionarie”. Il suo processo inizia il 19 settembre 2007 dinanzi a giudici “internazionali” nominati dall’autorità dell’Onu, che gli negano la parola[7].

 

“L’indipendenza”

 

La parola appare per la prima volta in un rapporto di Martti Ahtisaari al Consiglio di Sicurezza, il 26 marzo 2007: “Il Kosovo non saprebbe restare nel suo attuale stato d’indeterminatezza”. Si tratta, beninteso, di un’indipendenza “limitata, sotto la supervisione della comunità internazionale”[8]. Al momento del Vertice europeo del 14 dicembre 2007, i 27 paesi membri sono tutti d’accordo su questa conclusione e decidono di assumere un ruolo di primo piano sul Kosovo. Il 24 gennaio, Hashim Taci, Primo ministro del governo regionale del Kosovo, tira fuori l’asso dalla manica: l’indipendenza del Kosovo sarà dichiarata “in quattro o cinque settimane”. L’indomani, si apprende che la Germania e gli Usa s’erano già accordati per riconoscere l’indipendenza, ma che sarebbe convenuto attendere il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Serbia[9].

Man mano che la “dichiarazione unilaterale d’indipendenza” s’avvicina, l’Ue ha fretta di mettere a punto gli strumenti necessari per la colonizzazione. Uno strumento chiave è Eulex, una missione “civile” composta da 2.200 persone, poliziotti, giuristi, doganieri, assegnati ai servizi e ministeri rispettivi … La decisione del suo spiegamento doveva essere presa prima della dichiarazione d’indipendenza per non passare per un riconoscimento di fatto del nuovo Stato. Essa è stata effettivamente presa il 16 febbraio, un giorno prima della “dichiarazione d’indipendenza”, ma il suo capo, Yves de Kermabon, era già stato designato il 7 febbraio … Eulex, definita “civile”, sarà spiegata nel quadro della “European Security and Defense Policy” (Esdp). E ad ogni modo, ci sarà ugualmente una presenza di 17.000 soldati della Nato[10]. L’obiettivo di Eulex è, sempre secondo la decisione del 16 febbraio, garantire che la giustizia, la polizia e la dogana siano “esenti da ogni interferenza politica e si pieghi alle norme internazionalmente riconosciute ed agli usi europei”. Eulex tratterrà per sé “alcune responsabilità esecutive”. I diplomatici europei ritengono che il Kosovo resterà “sotto sorveglianza internazionale” per un periodo da 5 a 10 anni[11]

Finalmente, domenica 17 febbraio 2008, l’indipendenza viene proclamata “unilateralmente” concordemente col piano di Martti Ahtisaari.

Il nuovo paese viene riconosciuto immediatamente dagli Usa, che conservano la piena sovranità sulla loro base di Camp Bondsteel. Qualche paese europeo (Cipro, la Grecia, la Slovacchia, la Romania, la Bulgaria, la Spagna) è restio a riconoscere l’indipendenza … Ma i ministri degli affari esteri dei 27 paesi della Comunità europea, riuniti il 18 febbraio a Bruxelles, scelgono di mantenere una parvenza di unanimità …

In realtà, se i 27 non sono tutti d’accordo sulla “indipendenza” autoproclamata del Kosovo, sono invece d’accordo sulla colonizzazione del paese, sulla missione Eulex …, che non dovrebbe essere intralciata da qualche divergenza diplomatica. Il dettaglio delle competenze di Eulex resta segreto, ma attraverso la stampa filtra ugualmente che “i poliziotti saranno tenuti a consigliare e sorvegliare la polizia kosovara, cercare di sostituirvisi se essa non riesce a mantenere l’ordine. I giudici europei siederanno a fianco dei loro omologhi ma potranno anche esercitare la giurisdizione al loro posto in caso d’insufficienza – per esempio nei casi di corruzione”[12].

… Questa “indipendenza” non ha nulla a che vedere col diritto all’autodeterminazione dei popoli.

La lotta per ritrovare l’unità e l’autodeterminazione di un popolo spezzettato dopo un secolo ad opera delle nuove Grandi Potenze è considerato come un crimine. È previsto nella nuova “costituzione” che il Kosovo non potrà unirsi all’Albania[13]. Kurti ed il suo Movimento per l’autodeterminazione sono trascinati davanti ai tribunali dei colonizzatori. La stessa “bandiera” del nuovo Stato è imposta dai colonizzatori che hanno esplicitamente escluso che l’aquila bicefala della bandiera albanese possa figurarvi[14]

 

La lotta continua

 

Il 1° luglio 1999, rappresentanti dei sindacati della Serbia e del Kosovo si sono incontrati al Congresso della Confederazione Europea dei Sindacati. Questi lavoratori hanno sottolineato: “Il dramma della Jugoslavia viene dal fatto che ci hanno tolto dalla condizione di lavoratori per segnarci con la divisione etnica e religiosa”.

Frattanto, a Pristina, i muri sono già pieni di iscrizioni che cancellano la parola Eulex. La resistenza contro la colonizzazione è in marcia[15].

Una volta di più, è dimostrato che non c’è soluzione nel capitalismo per i problemi delle nazionalità. Come diceva Trotsky, circa un secolo fa, la sola reale via d’uscita per i popoli dei Balcani è la Federazione delle Repubbliche socialiste dei Balcani, nelle quali i diritti delle minoranze siano garantiti. Noi confidiamo che i popoli vi arriveranno, con le loro lotte di vera liberazione nazionale.



[1] Estratto del dossier pubblicato sul n. 56 (marzo 2008) di Presse Internationale, mensile della Ligue Communiste des Travailleurs (Lct), sezione belga della Lit-Ci (Traduzione dall’originale in francese di Valerio Torre).

[2] Dichiarazione del 17/3/1998.

[3] Dichiarazione della Lit-Ci, maggio 1999.

[4] Jackson, www.nato.int/docu/revue/1999/9903-05.htm.

[5] www.eupt-kosovo.eu.

[6] Vox [il magazine del ministero della Difesa del Belgio, www.mil.be], 17/10/2006.

[7] http://balkans.courriers.info/article9217.html.

[8] www.un.org.

[9] International Herald Tribune, che cita “fonti diplomatiche”.

[10] Le Soir, 15/2/2008.

[11] http://fr.news.yahoo.com/euronews/20080216.

[12] Le Soir, 15/2/2008.

[13] Le Soir, 18/2/2008.

[14] Un “concorso” era stato bandito per presentare progetti di bandiera e da esso era stato esplicitamente escluso il motivo dell’aquila bicefala della bandiera albanese.

[15] Le Soir, 21/2/2008.

 
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