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Chiusura dei conti! PDF Stampa E-mail
mercoledž 01 ottobre 2008

Contratto dei bancari

Chiusura dei conti!

 

Alberto Madoglio*

 

 

Di recente è stata siglata l’ipostesi di accordo per il rinnovo del contratto degli oltre trecentomila mila bancari che attualmente lavorano in Italia. Sia la stampa che le nuove burocrazie sindacali che hanno firmato l’intesa (Cgil, Cisl e Uil e sei sigle di categoria) con la controparte aziendale (Abi), hanno parlato di accordo storico.

Sicuramente si tratta di un contratto che da un certo punto di vista segnerà la “storia” della categoria per gli anni a venire, ma i lavoratori come al solito non avranno nulla da guadagnare. Il maggior risalto è stato dato alla parte economica del nuovo contratto, che prevede un contributo una tantum di 1600 euro per il biennio 2006/07 e 280 euro a regime per il triennio 2008/10. Di fronte a queste cifre si potrebbe pensare che almeno in questo caso i lavoratori di un settore che negli ultimi anni ha visto il salario pesantemente falciato da inflazione, rinnovi al ribasso, ristrutturazioni aziendali a seguito delle numerose fusioni bancarie avvenute dalla fine degli anni novanta siano riusciti finalmente ad ottenere aumenti in grado di tutelare il potere d’acquisto dei loro stipendi. Purtroppo non è cosi. La piattaforma per il rinnovo votata lo scorso anno nelle assemblee dei lavoratori, prevedeva una richiesta di aumento media di 188 euro mensili per il biennio 2006/07, che comprendeva il recupero dello scarto tra inflazione programmata e quella reale (molto lontana dalla realtà, visto il modo in cui viene rilevata dall’Istat) e in parte teneva conto dell’aumento della redditività del settore: per la verità in questo caso si trattava solo del recupero del mancato adeguamento salariale del biennio 1999/01.

Quindi è evidente a tutti lo scarto tra quanto richiesto e ottenuto per il biennio in scadenza. Ma la parte più scandalosa riguarda il triennio 2008/10. Per la prima volta una categoria firma un contratto la cui durata passa da due a tre anni, rispondendo alle sollecitazioni che vengono in questo senso da Governo e Confindustria. Una scelta che, senza la reintroduzione di un meccanismo di scala mobile salariale, in un periodo in cui l’inflazione è prevista in salita in tutta Europa, condanna ancora i lavoratori a vedere ridotto in breve tempo il valore reale dello stipendio.

Ai lavoratori infatti verrà corrisposto un aumento di poco superiore al 10%, da calcolarsi sul quinquennio 2006/10 (e non per il periodo 08/10,come vogliono far credere le burocrazie sindacali) quindi circa il 2% annuo.

Si può capire meglio perché parliamo di ennesimo furto ai danni dei lavoratori se a tutto ciò aggiungiamo che viene lasciata piena libertà alle banche sulla parte normativa, per quello che riguarda cessioni di ramo d’azienda, esternalizzazioni, nessun impegno a trasformare rapporti di lavoro precari in rapporti a tempo indeterminato, (anzi prevedendo di lasciare una sostanziale mano libera alle aziende in questo settore permettendo l’utilizzo dell’apprendistato per 4 anni, con un inquadramento inferiore alla mansione svolta per la durata di 18 mesi, potendo aumentare all’8, dal precedente 5, la percentuale di lavoratori a tempo determinato), estensione dei diritti sindacali per i lavoratori di banche italiane presenti in Paesi dove questi sono ridotti o inesistenti (Est Europa).

I bancari devono essere chiamati a respingere un contratto che non solo non risponde positivamente alle loro più immediate richieste, ma che per primo applica quel nuovo modello contrattuale che la borghesia italiana e il suo governo sperano di imporre a milioni di lavoratori nel paese, con la cosciente complicità delle burocrazie sindacali, e che si può sintetizzare nello slogan: ancora più utili alle imprese, ancora minori garanzie e salari ai lavoratori.

 

*Fisac Cgil, "Rete 28 Aprile" Lombardia

 

 
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