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La lotta paga! PDF Stampa E-mail
domenica 25 maggio 2008

 

La lotta dei precari di Alitalia Servizi

La lotta paga!

Intervista a Mikaela Petrocchi, lavoratrice di Alitalia Servizi

 

a cura di Andrea Spadoni

 

È ospite del nostro giornale Mikaela Petrocchi, lavoratrice trentenne di Alitalia Servizi, il “lato oscuro” dell’Alitalia, da quando da questa è stato scorporato circa il 50% dei dipendenti. Alitalia Servizi riunisce le attività di terra: amministrazione, informatica, scalo, manutenzione, contabilità, sanità e altro. Giovane, ma già molto attiva in campo sindacale.

 

Vuoi raccontarci qualcosa di te?

Ho iniziato a lavorare in Alitalia nel ‘97 con contratti precari mentre ancora frequentavo l’università, senza pensare, allora, che questo sarebbe diventato il lavoro della mia vita. All’epoca il nome dell’Alitalia, Compagnia di Bandiera, suscitava per me certo fascino, per il suo prestigio, per l’ambito in cui operava. Ma era già iniziata la crisi attraversata dalla mancata fusione con Klm, dall’attentato alle Torri Gemelle e da altre vicende meno note. Quello che mi aspettavo da quest’azienda, dopo anni di precariato, non è invece arrivato. È a quel punto che è iniziata la mia e la nostra lotta, la lotta dei precari del call center.

 

Questa vertenza, se non sbaglio, è stata la prima vera lotta di precari in Alitalia.

 

Il call center era storicamente uno dei punti di ingresso per lavorare nella compagnia, un settore in cui si sviluppavano la professionalità e lo spirito di corpo delle giovani e dei giovani, per passare con contratto stabile ad altri settori più qualificati e avviarsi nella carriera aziendale. Con la crisi, ci siamo invece ritrovate in un ghetto senza via d’uscita e il precariato, da condizione transitoria, diveniva costante. In più, nel 2001, l’azienda decide di esternalizzare il call center e crea ad hoc una società (partecipata al 40% da Alitalia), a Palermo, con il famigerato Tripi (COS e Atesia): dopo il precariato, l’espulsione dall’azienda! La rabbia spinse le lavoratrici e i lavoratori ad organizzarsi in un comitato con l’obiettivo di un contratto stabile e del mantenimento del settore in Alitalia.

 

Perché formare un comitato, invece di inserirsi nella più generale vertenza aziendale?

Innanzitutto, perché i sindacati, e mi riferisco a Cgil, Cisl, Uil e al Sulta, oggi Sdl, non si sono mai neanche affacciati al call center ignorando il nostro settore e il nostro precariato. Si sono “accorti” di noi solo quando abbiamo iniziato a farci sentire, a fare scandalo, anche in riferimento all’immagine dell’azienda. Giovani qualificati sfruttati per anni da un’azienda di Stato con uno stipendio di 650 € al mese, del tutto e volutamente trascurati dai sindacati riconosciuti, tagliati fuori da ogni vertenza. A quel punto, a turno, hanno tutti cercato di cooptare quelle di noi più attive, ma ed è stato subito chiaro che avevano il solo scopo di governare e sgonfiare la nostra lotta e, vista la spiccata autonomia del comitato, ci hanno abbandonate al nostro destino.

 

Per quale motivo vi siete opposte al reclutamento da parte dei sindacati concertativi e burocratizzati?

Perché sono loro i primi responsabili della nostra condizione forse anche più dell’azienda, a causa della loro assoluta connivenza con quest’ultima. La corretta individuazione del ruolo svolto da questi sindacati è stato il primo atto, diciamo così, politico del nostro comitato: pari responsabilità a chi sfrutta il lavoro precario e a chi lo avalla, forte dell’accreditamento da parte dell’azienda, invece di controllare o mitigare il fenomeno. Così il nostro comitato si è inserito nella vertenza generale, da subito in posizione fortemente critica verso la privatizzazione e le esternalizzazioni, entrando in contatto con la Cub Trasporti, unica organizzazione sindacale ad opporsi alla vendita dell’azienda, unica, per scelta strategica e politica, a rifiutare l’ottenimento dei diritti sindacali tramite la supina, ma più spesso interessata, accettazione della volontà aziendale. Tramite il loro sostegno sindacale e politico siamo riuscite a sviluppare la nostra vertenza e a portarla all’attenzione delle istituzioni locali.

 

E oggi? A che punto è la vostra vertenza?

Il primo risultato è stata la stabilizzazione di 50 precarie su 200, e oggi, dopo un ampliamento di personale del call center, siamo arrivati oltre al 40% di fissi, sempre pochi, ma un ottimo punto di partenza, anche perché il comitato si è sciolto per confluire nella Cub Trasporti, ma il consenso e l’attenzione tra le lavoratrici e i lavoratori del call center rimangono alti. Nelle recenti elezioni per le Rsu, una grossa fetta del consenso ottenuto dalla Cub è venuta proprio da questo settore e, in particolare, dai precari.

 

Hai accennato alle elezioni Rsu a Magliana, in Alitalia Servizi…

Dopo anni di lotte contro la frammentazione e la vendita di Alitalia, è chiaro come sia governi di centrodestra che di centrosinistra avallino la privatizzazione del trasporto aereo. Abbiamo perciò deciso di istituire le Rsu qui a Magliana, perché questi sono i settori destinati ad essere venduti per primi. Proprio qui abbiamo avvertito la necessità di avere un maggiore spazio di intervento, anche attraverso il processo democratico delle Rsu, essendo il nostro sindacato l’unico ad opporsi a questo disastro. Abbiamo dovuto superare due grossi ostacoli. Da una parte gli altri sindacati si sono ben guardati dal partecipare, anzi ci hanno boicottato, non volendo rinunciare alle decine di distacchi sindacali concessi “magnanimamente” dall’azienda, per accontentarsi delle poche ore mensili spettanti all’Rsu. Dall’altra, l’azienda si è rifiutata di collaborare e ci ha costretto a rivolgerci al tribunale, che ci ha dato piena ragione. Siamo così arrivati alle votazioni, e nonostante il costante ostruzionismo aziendale, abbiamo ottenuto il consenso del 57% (su un migliaio di lavoratori). Le lavoratrici e i lavoratori hanno ormai ben chiari i termini della vicenda Alitalia e il fatto che Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl hanno avallato, con decine di accordi e piani firmati, il passaggio ai privati, cosa che crea grande ansia e agitazione, sia per chi è precario, sia per chi, ancora lontano dalla pensione, rischia di ritrovarsi senza stipendio e senza alternative.

 

La lotta da voi avviata nel settore del call center, ha poi avuto ulteriori sviluppi in altri settori?

La Cub Trasporti ha denunciato all’Ispettorato del Lavoro la presenza in Alitalia e Alitalia Servizi di circa 400 lavoratori co.co.pro. irregolari, ossia utilizzati come subordinati. A seguito dell’inchiesta così scaturita e in via di conclusione, sono emersi gravissimi illeciti e l’azienda ha ricevuto avviso di sanzioni di milioni di Euro per evasione contributiva e fiscale, mentre questi lavoratori hanno di fatto acquisito il diritto alla stabilizzazione e al risarcimento economico del danno ricevuto, tant’è vero che ad alcuni di loro è stata proposta l’assunzione in cambio della firma di una liberatoria ai limiti della legalità e della decenza. La vicenda è ancora in corso, nel frattempo i co.co.pro. hanno formato un comitato assistito e sostenuto dalla Cub. Più vivace la situazione allo Scalo di Fiumicino, dove, questa volta in Alitalia Airport, la presenza di precari (stagionali) arriva anche all’80% della forza impiegata nei check-in, nell’assistenza in pista agli aeromobili e nella movimentazione bagagli. Stanchi di anni di stagioni (della durata di 11 mesi…) e disillusi delle false promesse sindacali, questi stagionali con il nostro supporto hanno costituito un comitato, hanno sconfessato (anche con dimissioni massicce) le burocrazie sindacali e hanno avviato una forte mobilitazione. Hanno partecipato in massa allo sciopero del 9 novembre scorso: tutti i precari hanno lasciato il posto di lavoro creando il panico in aeroporto e spiazzando completamente l’azienda che, sottovalutando la loro determinazione, non aveva pubblicato le “comandate” per garantire i servizi minimi, pur avendone l’obbligo per legge. Davanti a questa determinazione, ancora una volta le burocrazie sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Sdl hanno tradito i lavoratori e hanno firmato in fretta e furia, nella speranza di sgonfiare la protesta, un accordo vergognoso con l’azienda che prevede, per gli stagionali più anziani, un contratto di… apprendistato.

 

 
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