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Sul film Joker. Ridi, pagliaccio, che infuria la rivoluzione. PDF Stampa E-mail
venerdž 15 novembre 2019

Sul film Joker.

Ridi, pagliaccio,

che infuria la rivoluzione.

 

 

di Mario Avossa

 

Recitar! Mentre preso dal delirio,

non so più quel che dico e quel che faccio!

Eppur è d'uopo... sforzati!

Bah! sei tu forse un uom?

Tu se' Pagliaccio!

Vesti la giubba e la faccia infarina.

La gente paga, e rider vuole qua.

E se Arlecchin t'invola Colombina,

ridi, Pagliaccio... e ognun applaudirà!

Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;

in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor...

Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto!

Ridi del duol che t'avvelena il cor!

(Pagliacci di Ruggero Leoncavallo)

 

 

La contraddizione fra il pagliaccio e la realtà urbana si annuncia già nei primi fotogrammi: una radio gracchia la realtà urbana fatta di spazzatura, ratti, proteste per il degrado sociale, mentre un clown si accinge a esibirsi. È la dicotomia realtà/teatro, due elementi dialettici il cui conflitto si svilupperà nel corso di tutto il film e darà luogo alla soluzione della rivolta.

Non è nuova in letteratura la contraddizione fra risata di palcoscenico e conflitto interiore. Ruggero Leoncavallo ne ha dato conto nell’opera verista Pagliacci, il cui apice è la notissima aria Vesti la giubba. Ne tratta Shakespeare in As you like it (atto II, scena VII) e in molte altre sue opere.

La follia è un artificio narrativo usato in tutte le letterature, con vario successo. Qui appare una follia che non si propone di descrivere solo una condizione clinica; serve, piuttosto, a giustificare il ruolo di innesco sociale. Emblematica è la vicenda della chiusura dell’ambulatorio psichiatrico pubblico: «Ho da darle una cattiva notizia: non ci sono i soldi», che denuncia la violenza del capitalismo nell’abbandonare a loro stessi i pazienti psichiatrici meno abbienti.

La condizione di semifollia del paliaccio è il grimaldello, il Joker che può aprire qualsiasi porta sul reale con l’intenzione di criticare e modificare quella realtà.

Il protagonista presenta quella semifollia che giustifica la risata amara, la critica della realtà inaccettabile che esiste intorno a lui, che opprime lui e la società. Arthur è un anti-eroe, la sua biografia lo rende tale, e assume il ruolo di innesco rivoluzionario suo malgrado. L’esistenza di Arthur assume significato solo con l’inizio della sua flessione in Joker. Quindi senza più farmaci. La duplicità del personaggio è riproposta con la medesima inquadratura del finestrino: la prima, dal vagone, senza trucco, come Arthur; la seconda, da quello dell'auto della polizia, col trucco da clown, con la rivolta di massa e la città in fiamme. E ancora: risale la gradinata urbana dopo aver acquistato i farmaci, come Arthur; ne ridiscende nei panni di Joker, con la danza rituale, ormai privo di farmaci, divenuta scena iconica.

I media capitalistici percorrono ossessivamente l’intero film come grancassa illusoria e celebrativa, nella quale Joker ambisce a rivestire un ruolo ma ne sarà poi sopraffatto.

Alcune obiezioni.

La rivolta sociale, seppur intensa e conseguenza del clima di oppressione sociale e poliziesca («morte ai ricchi!», linciaggio dei poliziotti), è innescata senza un partito né una direzione riconoscibile; lasciando così nell'ambiguità la tematica, affidata all'intervento occasionale di un clown psicopatico. Un'allegoria non rivoluzionaria. Non convincono le scene di terrorismo individuale: il sindaco-padrone avrebbe dovuto essere catturato dai rivoltosi.

La Warner Bros è una storica azienda di Hollywood con solide radici bancarie; l’invettiva «morte ai ricchi!» potrebbe apparire autolesionista; resta il dubbio che si tratti di un passaggio in tintoria, ora che è sotto gli occhi di tutti la polarizzazione politica e sociale dell'umanità.

L'eccesso omicidiario, la ridondanza del matricidio e la spettacolarizzazione televisiva della sparatoria in diretta sono tipiche americanate: mettono a repentaglio la validità del film. Deludenti inserti di cui si sarebbe potuto fare a meno.

Un film comunque da vedere, ricco di spunti tematici.

 

 

 
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