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Sbarchi, ong e governi borghesi PDF Stampa E-mail
venerdì 01 febbraio 2019
Sbarchi, ong e governi borghesi
L'attacco alla nostra classe
e l'inconcludenza del riformismo
 
 

 
 

di Diego Bossi (*)
 
 
 
 
 

 sbarchi_governi_borghesi 
 
 
Gli elementi per comprendere bene quanto ci hanno raccontato le cronache sul caso delle navi Sea Watch e Sea Eye, ci sono tutti, e sono maledettamente chiari: basta saperli leggere.
Primo: due navi al largo del Mediterraneo con a bordo 49 migranti, fra cui donne e bambini, sono rimaste in balia di un torneo di ping pong tra i governi d’Italia, Malta e di altri Stati europei, tra cui la stessa Ue, per quasi venti giorni, fino a quando il governo di Malta ha autorizzato lo sbarco dei profughi sulle proprie coste.
Secondo: il Capitone, detto anche Felpa pig, in qualità di ministro dell’interno, ha disposto la chiusura dei porti italiani, o meglio: la chiusura per 49 esseri umani allo stremo delle loro forze, perché le merci (legali e illegali) per arricchire borghesi o narcotrafficanti o contrabbandieri di ogni risma in giro per il mondo, oppure i ricchi occidentali su una lussuosa nave da crociera, quelli sì che possono entrare liberamente nel territorio nazionale. Anzi: devono entrare!
Terzo: un gruppo di sindaci in cerca del loro momento di gloria da utilizzare in campagna elettorale, annuncia, da una parte, l’apertura dei porti di loro competenza territoriale, dall’altra (gli sfigati che vivono lontani dal mare) la disapplicazione del decreto Salvini, il cosiddetto decreto sicurezza che abbiamo illustrato in queste colonne nel numero di novembre e sul nostro sito.
Considerando il fatto che questi tre elementi, magari con qualche variazione irrilevante per la nostra analisi, formano una sceneggiatura vista e rivista nella storia e che, ahinoi, continueremo a rivedere, proviamo a darne una lettura interpretativa al fine di poter stabilire tre fattori molto importanti: causa, soluzione, prospettiva. E per fare ciò proveremo a svolgere questa lettura in due modi: dal punto di vista rivoluzionario e dal punto di vista riformista.
 
Dal punto di vista rivoluzionario (il nostro)
Il primo elemento, ossia le due navi Sea watch e Sea eye cariche di migranti, è una conseguenza del capitalismo, nella fattispecie, della sua peggior faccia: l’imperialismo. Questo significa che al sistema economico capitalista, dove pochi (borghesi) si arricchiscono con lo sfruttamento di tanti (proletari), si somma che talune borghesie occidentali, armate di un potente Stato che dispone di una potente economia e di un potente esercito, attuano politiche e processi di colonizzazione economica e militare, provocando esodi e flussi migratori.
Il secondo elemento, cioè la chiusura delle frontiere da parte del governo Lega- M5s a traino Salvini, non è un elemento distinto e isolato da analizzare a sé, perché per noi la Lega nord non è un soggetto politico cattivo che si contrappone a un partito buono che sarebbe il Pd o le irrilevanti sfumature rosse collocate alla sua sinistra; certo, non siamo così ingenui da non cogliere la deriva xenofoba, razzista, maschilista, omofoba e populista con elementi di bonapartismo che caratterizza questo governo, ma noi, non ci limitiamo, molto semplicemente, a dire che i governi nel capitalismo sono governi della borghesia: siano essi di centrodestra o centrosinistra, restano governi borghesi. Noi andiamo oltre, sostenendo che la sinistra riformista, col suo bagaglio di decenni di macelleria sociale e massacro della classe operaia, è la principale responsabile del successo della destra neofascista che si sta registrando in diversi Stati d’Europa e non solo (Brasile docet).
Il terzo elemento, la fantomatica rivolta civile dei sindaci, è catalogabile, sempre dal nostro punto di vista, tra l’imbarazzante e il ridicolo con risvolti drammatici: grottesco, è l’aggettivo pertinente. Ma proviamo a seguire questa perversa logica istituzionale e costituzionale.
In breve: alcuni sindaci, che in quanto tali hanno giurato sulla costituzione, in nome dei diritti sanciti dalla medesima, minacciano: 1) di aprire i porti nonostante un divieto governativo, ignorando che l’art.117 della costituzione che invocano dà legislazione esclusiva allo Stato in materia di confini e rapporti esteri; 2) di disapplicare una legge perché incostituzionale, ignorando che la legittimità costituzionale delle leggi è stabilita dalle Corte costituzionale (art. 134), che quella stessa legge è stata promulgata dal presidente della repubblica (art. 87) che, se avesse avuto dubbi sulla legittimità costituzionale, avrebbe potuto (dovuto?) rinviarla alla camere (art. 74), altrimenti avrebbe rischiato di essere messo in stato d’accusa dal parlamento e processato per attentato alla costituzione (art. 90).
Le nostre conclusioni in merito sono semplici: il governo è il comitato d’affari della borghesia (Marx-Engels, Manifesto del Partito comunista) e la costituzione borghese è il miglior strumento rivolto a tale scopo, perché per ogni diritto sancito, contiene due modi per eluderlo e tre per reprimerne la rivendicazione. Molti lavoratori, tra cui tanti bravi e valorosi compagni, seguono questa strada in buona fede, ma i dirigenti riformisti che la indicano, mentono sapendo di mentire.
 
Dal punto di vista riformista (il loro)
Sul primo punto, a parole, potrebbero essere genericamente contro il capitalismo, in diversi casi parlano di miseria e di guerra senza porsi troppe domande scomode che potrebbero far riflettere i loro interlocutori. Per esempio per quale motivo ci sono queste guerre, quali interessi sono contesi e cosi via dicendo.
Il secondo e il terzo punto (per loro sono strettamente collegati), ossia l’ascesa della destra razzista e maschilista al governo, la chiusura delle frontiere e la rivolta antigovernativa per porre fine allo strazio e al destino incerto di 49 esseri umani, marcano una delle differenze più sostanziali e importanti tra noi e loro, perché loro si pongono essi stessi come soluzione all’interno del sistema capitalista, negando la necessità di una rivoluzione comunista: il conflitto di classe non esiste, se esiste non è il momento storico per esprimerlo concretamente, perché le masse proletarie non sono pronte: «hanno persino votato Salvini! », tuonano sbalorditi e rassegnati. E via col solito repertorio riformista che scarica le responsabilità dei fallimenti delle loro direzioni sulla classe, dove la colpa è dei lavoratori disinteressati e superficiali e fino a quando non saranno coscienti e pronti alla lotta di classe, non si potrà fare nulla.
I migranti per loro non sono proletari con cui unirsi nella lotta, i riformisti parlano di accoglienza e tolleranza, riconoscendo implicitamente il concetto criminale di cittadinanza, perché non c’è bisogno di accogliere e tollerare degli esseri umani, se questi sono a pieno titolo a casa loro nella stessa misura in cui lo siamo noi. E la nostra casa è la nostra classe in tutto il mondo.
 
I tre fattori
Per concludere, quindi, torniamo ai nostri tre fattori di cui parlavamo all’inizio: causa, soluzione, prospettiva.
Per noi marxisti rivoluzionari la causa dei continui flussi migratori di proletari disperati è il sistema economico capitalista; la soluzione, come tutte le buone soluzioni che mirano ad essere definitive e non dei palliativi effimeri, deve mirare a eliminare la causa e non a sedare gli effetti, e questo per noi si traduce in una rivoluzione comunista che espropri i mezzi di produzione alla borghesia e costituisca uno Stato dei lavoratori; la prospettiva è l’estinzione di questo Stato e delle classi, verso una società di uguali fra gli uguali.
Questo non potrà mai avvenire all’interno del sistema capitalista. Per il semplice motivo che nessuno, col cappio al collo, dà un calcio allo sgabello che lo sorregge.
 
(*) operaio Pirelli
 
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