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Ripristinare la verità sulla serie "Trotsky" di Netflix PDF Stampa E-mail
venerd 01 febbraio 2019

Ripristinare la verità

sulla serie "Trotsky" di Netflix

 

 

di Marcio Cury (*)

 

 

 

 

netflix

 

 

La serie Trotsky, recentemente lanciata in Netflix, ha creato una certa aspettativa e, perché non dirlo, anche un po’ di emozione, vedendo il distributore mondiale di film presentare un documentario su uno dei principali leader rivoluzionari del mondo e protagonista della Rivoluzione russa (1917).

Alla fine, per chi aveva visto "Il prescelto" (originariamente The Chosen), un film che racconta abbastanza fedelmente la preparazione da parte degli stalinisti dell'assassinio di Trotsky in Messico, la nuova produzione ha generato grandi aspettative.

Sull'onda di produzioni letterarie e visive commemorative dei 100 anni della Rivoluzione russa, una serie su Trotsky sembrava come un'appendice delle produzioni che hanno recuperato i momenti della presa del potere da parte del proletariato, dei contadini e dei soldati russi. Sfortunatamente, la gioia è durata pochissimo. In pratica, è durata solo i pochi tristi secondi.

 

Chi ha fatto la serie?

Prodotta nel 2017, la serie diretta da Alexander Kott e Konstantin Starsy ha debuttato sul canale Channel One della Federazione Russa a novembre 2017. Channel One è un ex canale della TV dello Stato sovietico, che dal 1991, con la frammentazione dell'Urss, è stata nazionalizzata da Boris Eltsin e nel 1994 privatizzata, in fase di acquisizione da parte di organismi statali e banche. Questo stesso canale ha ricevuto un forte sostegno finanziario dalle banche statali russe nel 1998 e ha sempre mantenuto un forte sostegno a Putin e ai suoi alleati, promuovendo programmi critici nei confronti della loro opposizione. Nel contesto delle denunce sul ruolo delle emittenti televisive che sostengono Putin, Channel One ha ricevuto pesanti proteste per la sua programmazione e per altre serie sulla storia russa. La serie su Trotsky non è stata la prima produzione. Il canale ha prodotto "Brezhnev" e altre serie storiche. Ma questo, di per sé, non sarebbe un motivo per abbassare le aspettative sulla serie.

Per il fatto di essere ben girato e confezionato, causando così grande impatto visivo, a partire dall’apparizione del treno blindato che Trotsky ha utilizzato per visitare i campi di battaglia durante la guerra civile, fino alle scene dei soldati al fronte, il film si presenta abbastanza convincente per uno spettatore ignaro o storicamente non informato.

In realtà, la super produzione ha esattamente questo obiettivo: essere convincente. In pratica, vedremo che si tratta di una produzione grottesca e fantasiosa su Trotsky, Lenin e la Rivoluzione russa.

La quantità di modifiche, falsificazioni e falsità nella serie è così grande, che non sarebbe un'esagerazione dire che supera le aberrazioni prodotte contro Trotsky dallo stalinismo e dai suoi epigoni. Se gli stalinisti hanno cercato di cancellare Trotsky dalla storia e hanno creato falsi racconti su di lui, la serie ricostruisce uno dei più grandi rivoluzionari della storia come un crudele opportunista, disposto a vendersi in cambio del suo personale prestigio e di potere. Non solo Trotsky, ma anche Lenin.

Trotsky appare come un opportunista, senza scrupoli, il cui unico obiettivo è realizzare «la rivoluzione», ponendola prima di tutto su tutti gli altri temi scavalcati in modo opportunistico. È l'antieroe che approfitta sapientemente delle situazioni, stringendo accordi in cambio di denaro, impone il terrore romano, seducendo una scrittrice rivoluzionaria voluttuosa, sensuale, lasciva e libertina, attraverso un rapporto sessuale forte e violento, all'interno del treno blindato.

Può far pensare a un film di Monty Python, forse una continuazione pazza e allucinata di "La vita di Brian". No, non lo è.

 

Hanno scoperto un nuovo Trotsky o ricreato lo stalinismo?

Potremmo pensare che i geniali produttori e registi russi hanno scoperto un nuovo Trotsky (e anche un nuovo Lenin), dato che l’accesso ai documenti segreti dei governi stalinisti, permesso alla fine dell’era Gorbaciov, ha gettato una nuova luce sulla storia, fino al punto di riscriverla di nuovo. E niente di meglio che farlo per i 100 anni della Rivoluzione russa!

Ma, al contrario, ciò che abbiamo trovato nei documenti svelati è stata la conferma di ciò che Trotsky ha significato veramente.

La rivelazione e lo studio dei documenti, prima segreti per decenni, hanno dimostrato non solo tradimenti politici, ma anche quasi tutti i crimini commessi da Stalin e dai suoi accoliti, dentro e fuori l'Unione Sovietica. Gli archivi storici resi pubblici dopo Gorbaciov hanno confermato in forma documentale e storica tutti i tradimenti, le calunnie, le bugie, gli omicidi, le falsificazioni e i crimini commessi dalla controrivoluzione burocratica stalinista. I documenti hanno dimostrato in modo assoluto i successi politici, le accuse e le caratterizzazioni condotti da Trotsky contro la burocrazia controrivoluzionaria con tutta la verità delle sue azioni durante i primi anni della rivoluzione fino alla sua espulsione.

Tutta la sorte di calunnie, menzogne e falsificazioni su Trotsky è stata rivelata. Trotsky è stato riabilitato per via documentale per l'eternità.

Innumerevoli ricercatori americani, francesi, inglesi e russi hanno lavorato per anni su tutta la documentazione esistente e tutte le loro constatazioni non solo non alterano nulla di ciò che i rivoluzionari trotskisti dicono circa la controrivoluzione stalinista, ma riescono anche a trovare e ad accrescere numerose altre conclusioni e prove su numerosi altri fatti, come le frodi all'elezione del Comitato Centrale del Pcus, gli ordini di fucilazione, gli abusi morali della burocrazia sulla popolazione e molto altro ancora.

Come è noto, numerose opere, lettere scambiate, articoli, libri e altri materiali prodotti da Trotsky e da diversi avversari sono stati "perduti" dalla controrivoluzione e scomparsi dagli archivi storici dal 1925. Gran parte di tale archivio è stato trovato e recuperato negli ultimi anni (e continua a essere recuperato).

Nessuno tra le opere e i libri prodotti da coloro che studiavano direttamente o indirettamente i documenti segreti rivela qualcosa di diverso da ciò che la storia prodotta dai biografi di Trotsky, e da lui stesso, ha sempre narrato.

Gli studi e le ricerche di diversi storici, soprattutto le opere di Dmitri Volgonov, comandante dell'esercito sovietico, capo del dipartimento di guerra psicologica e direttore dell’Istituto Militare che, essendo stato stalinista e uno dei primi ad avere accesso ai documenti segreti, ha scritto una delle biografie più ben documentata di Stalin (Stalin: Trionfo e tragedia), Lenin (Lenin, una nuova biografia) e Trotsky (Trotsky: l’eterno rivoluzionario), non hanno portato alla scoperta o ri-creato un nuovo Trotsky basandosi su un qualsiasi tipo di nuova informazione, avendo come fonte un qualsiasi documento mai rivelato prima.

La questione documentale è molto importante perché rivela che una qualsivoglia argomentazione per cui la serie è quella che è, basata su una accusa di nuove rivelazioni mai pubblicate, non emerge in alcun modo. La serie è un'aberrazione, una farsa, una grande invenzione diffamatoria neo-stalinista.

La serie non ricrea Trotsky. La serie ricrea lo stalinismo falsificatore della storia.

 

Recupero della verità: il primo episodio

Il primo episodio della serie inizia presentando un fantastico treno corazzato e al suo interno Trotsky che dialoga con Larissa Reissner, presentata come «rivoluzionaria, poetessa e giornalista».

Larissa Reissner appare seducente e voluttuosa, riscuotendo plausi glamour quando recita un poema. La sua immagine languida e sensuale dà origine al gesto di spogliarsi volontariamente di fronte a un Trotsky impavido e sedotto. Le scene d'amore sono state mescolate con la traiettoria del treno corazzato, presentando una mascolinità accentuata di Trotsky.

Questa prima scena mostra già che la serie non è uno scherzo. In realtà, il primo tentativo di diffamazione è esattamente quello di presentare Larissa Reissner come una stereotipata accompagnatrice personale di Trotsky, presente nel vagone per sedurlo e per mettersi sessualmente a disposizione del grande leader, che non perde l'occasione. Appare come un coadiuvante con l'obiettivo di mostrare un Trotsky senza principi morali e un opportunista a qualsiasi prezzo, anche mantenendo una concubina nel suo vagone mentre il mondo sovietico sanguinava nella guerra civile.

Larissa Reissner è polacca, nata nel 1895. Visse con la famiglia a Berlino e in seguito si trasferì a San Pietroburgo nel 1905, stabilendovi la residenza e compiendo gli studi fino agli anni della Rivoluzione. Dopo la Rivoluzione del febbraio 1917, cominciò a scrivere per il giornale di Gorky e poi, a ottobre, andò a lavorare direttamente per il nuovo governo. Si unì al Partito bolscevico nel 1918 e, a causa della guerra civile e della richiesta di volontari, divenne soldato e commissario politico. Agì sul fronte orientale, compiendo diverse azioni eroiche a Sviazhsk, tra cui spionaggio dietro le linee nemiche. Ha anche scritto libri sulla guerra civile e sulla Rivoluzione russa.

Larissa Reissner accompagnò Trotsky su diversi fronti e in azione insieme a molti altri personaggi bolscevichi della appena creata Armata Rossa. Anche se possono aver avuto qualche relazione, non vi è alcuna registrazione biografica circa questa possibilità, eliminando autenticità e coinvolgimento di entrambi. E anche se avesse avuto tutte quelle caratteristiche e avesse voluto davvero sedurre Trotsky, avrebbe avuto diritto di pensarlo e di farlo. Ma non è lo scopo della serie presentarla come la donna e il soldato che lei era veramente. Il suo vero profilo non assomiglia per nulla alla donna che accompagnava Trotsky nel suo treno della serie.

La diffamazione di Larissa Reissner è incredibile. Nella realtà la sua dedizione alla rivoluzione la fa viaggiare in Germania nel 1923 e morire di febbre tifoidea nel 1926 a Mosca. I riferimenti a lei nella serie sono discriminatori.

Ma lasciamo che Trotsky ci parli delle azioni eroiche di questo soldato bolscevico: «Anche Larissa Reissner (...) ha ricoperto un ruolo importante nel quinto esercito e durante la rivoluzione in generale. Quella donna meravigliosa, che era l'incantesimo di tanti, attraversò il centro della rivoluzione, in piena giovinezza, come una cometa di fuoco. La sua figura di dea olimpica si unì a una raffinata intelligenza rafforzata dall'ironia e dal coraggio di un guerriero. Dopo la cattura di Kazan da parte delle truppe bianche, si era vestita da villico per spiare i ranghi nemici. Ma c'era qualcosa di straordinario nel suo aspetto che la tradiva. Un ufficiale spia giapponese la interrogò. Approfittando di una svista, accostò la porta, che era mal vigilata, e scomparve. Da allora ha lavorato nella sezione spionaggio. Più tardi, si imbarcò nella flotta del Volga e partecipò al combattimento. Ha dedicato alla guerra civile pagine ammirevoli che passeranno alla letteratura con valore eterno. Sapeva descrivere l'industria degli Urali non meno bene dell'insurrezione operaia nella Ruhr. Voleva sapere tutto, in tutto chiedeva di intervenire. Nel giro di pochi anni, divenne una scrittrice di prima linea. E questa Pallade Atena della rivoluzione, che era passata incolume dal fuoco e dall'acqua, morì improvvisamente di tifo nella quiete di Mosca, quando non aveva nemmeno 30 anni» (La mia vita, Lev Trotsky).

 

Violenza e terrore rivoluzionario

L'episodio continua a Sviazhsk, quando Trotsky arriva alla periferia della città e c'è un contingente di truppe ribelli che si ritira dal fronte. Il treno si ferma davanti alle truppe e Trotsky completamente in nero, attraversa un corridoio pomposo di soldati portati al treno al suono di una banda che per poco non assomiglia alla marcia imperiale di John Williams per Darth Vader. La simbologia è evidente. Anche senza la capacità di sopravvivenza, Trotsky arriva alla fine del caos. Sullo sfondo, Larissa Reissner osserva, vestita con una meravigliosa pelliccia.

Nonostante un discorso abbastanza convincente, l'azione di Trotsky è quella di dare un orologio a un soldato, affermando che essi sono uguali. Questa scena patetica, che dispensa commenti, è seguita dal flash back in cui Trotsky appare, momenti prima, con Larissa Reissner mentre apre un cassetto con diversi orologi. Sì, Trotsky usa trucchi psicologici fra le truppe, questo ci rivela la serie!

È lui che manda il comandante a scegliere uno dei 10 soldati (tra cui il comandante) per essere fucilato! Questa forma romana di pena nota come decimazione, veniva utilizzata contro una intera unità in caso di diserzione o di ammutinamento, e consisteva nello scegliere un decimo delle truppe da incolpare e da mandare a morte. Trotsky è trasformato in un barbaro, che castiga le sue truppe con il terrore e la violenza senza criterio.

È vero che il terrore rivoluzionario e la violenza rivoluzionaria sono stati ampiamente usati durante la guerra civile. Ispirati dall'esperienza giacobina, Lenin e Trotsky sapevano che, senza ordini chiari, istruzioni militari e punizioni alle truppe, solo il discorso, l’opera di convincimento e il lavoro politico dei commissari non sarebbero stati sufficienti per garantire la vittoria. I metodi di Trotsky nell'Armata Rossa miravano a porre fine ai tradimenti, che avvenivano non solo nel comando maggiore, ma anche tra i soldati.

Vediamo gli ordini chiari di Trotsky: «Egli aveva avvertito che qualsiasi distaccamento di soldati che inizia la ritirata di sua propria iniziativa, provocherà in primo luogo, l'esecuzione del commissario e, in secondo luogo, del comando. I soldati coraggiosi e valorosi saranno collocati ai posti di comando. I codardi, gli egoisti e i traditori, non sfuggiranno ai proiettili del plotone. Così assicurò di fronte all'intera Armata Rossa» (Ordine n. 59 del Presidente del Consiglio Rivoluzionario della Guerra della Repubblica, Lev Trotsky citato in Scritti militari, Vol. 2).

La violenza è stata anche usata contro i Socialisti Rivoluzionari (Sr), dopo che furono scoperti diversi tentativi di assassinio dei leader bolscevichi e la gestione di un'insurrezione. Tutta questa violenza, giustificata dalla necessità di lottare ferocemente per la stabilità dell'ordine sovietico, trovò resistenze all'interno del Partito bolscevico e nell'Internazionale e fu rafforzata nella lotta politica, dalla burocrazia stalinista.

Il caso che ha provocato più polemiche, e ha accompagnato le calunnie contro Trotsky per tutta la vita, è stata l'accusa di comandanti e commissari politici bolscevichi che, durante l'offensiva di Kapel, catturarono un’imbarcazione con il suo reggimento, per fuggire dalla linea del fronte. I disertori si arresero e furono catturati. Trotsky nominò un Consiglio di guerra che condannò il comandante, il commissario e diversi membri della truppa alla fucilazione. In totale, furono condannate 27 persone.

«Questo episodio servirà a costruire la cupa leggenda, instancabilmente ripetuta, che Trotsky avrebbe allineato il reggimento dei disertori e l’avrebbe decimato secondo la modalità romana: ogni decimo soldato sarebbe stato fucilato. In realtà, è stato un tribunale della campagna che ha preso la decisione e che ha condannato coloro che sono stati processati» (Storia della guerra civile russa, Jean-Jacques Marie).

Questa leggenda, ricostruita dalla serie, è stato narrata più volte da soldati e ufficiali controrivoluzionari, aumentando la paura e il terrore sulle truppe nemiche rispetto alla personalità «crudele» di Trotsky.

Non ci sono prove documentali sull'uso della decimazione da parte di Trotsky, dei suoi comandanti o dei tribunali militari nella documentazione di Volkogonov. È possibile trovare in alcuni scrittori americani il fatto, ma senza alcun fondamento storico, documentale, articolo di ordine militare, solo una ripetizione l'uno dell'altro e con certezza, parte della leggenda.

Da osservare che lo stalinismo non ha usato la leggenda della decimazione per calunniare e perseguitare Trotsky, ma il fatto che egli «ha mandato» a fucilare i bolscevichi stessi.

La leggenda della decimazione è stata reinventata dalla serie.

 

La prigione di Odessa e il nome Trotsky

Ci sono molte storie sull'origine del nome Trotsky. Una di queste, raccontata da uno dei suoi più importanti biografi, Isaac Deutscher, dice che Trotsky avesse preso il suo nome da uno dei suoi carcerieri. Un’altra, che ha ricevuto il passaporto con un nome falso per sfuggire alla sua prima deportazione a Samara. Lo stesso Trotsky non menziona l'origine del nome, dicendo solo che ha preso il passaporto per sbaglio, con un nome qualsiasi che gli è venuto in mente. Né si riferisce a nessun tipo di carceriere.

Tuttavia, la serie fantastica di un rapporto di crudeltà morale del suo carceriere a Odessa, nel 1898, carcere in cui è rimasto per un anno e mezzo. Nella fantasia, il suo carceriere si convince di sapere che il futuro Trotsky voleva solo il potere. Il volto di Trotsky è distratto, concentrato nei suoi pensieri, prova che il carceriere aveva ragione. Il futuro Trotsky avrebbe desiderato solo il potere. Ma non lo sapeva. La rivelazione del suo carceriere gli dà una grande lezione: il popolo russo ha bisogno di essere comandato e non vuole altro che questo.

Tra i riferimenti a Dostoevskij, lo spettatore è portato a credere che Trotsky sia stato un avido di potere. La personalità di Trotsky viene gradualmente costruita dalla serie, presentando allo spettatore una persona fredda e ossessionata.

 

È Lenin che chiama Trotsky per l'Iskra; non è stato un incontro casuale a Parigi

Una delle scene più grottesche della serie, anche nel primo episodio, ricordando dei fatti per giustificare la sua personalità, è quella dove Trotsky viene mostrato in un caffè parigino, nel 1902. Nel caffè c’erano Lenin, Parvus, Plekhanov, e la sua futura moglie, Natalia Sedova, sembra una caricatura. Mentre Trotsky parla, Parvus assedia Natalia, facendole scivolare la mano sopra. Parvus è colui che gli affitta la stanza nella serie.

Tra il pubblico, un Lenin attento, che scambia occhiate con Parvus, ascolta in accordo con lui il discorso di Trotsky che mescola un’anticipazione di «bilancio e prospettive» (1905), con un nazionalismo volgare. Trotksy dice che la rivoluzione avverrà nella Russia arretrata, e non nell'Europa moderna e «istruita».

Uno sdegnoso Plekhanov discute con Trotsky e riassume correttamente il pensiero marxista del tempo: la Russia non è industrializzata ed è arretrata, la rivoluzione avverrà nei Paesi industrializzati.

In effetti, la grande elaborazione teorica di Trotsky, considerata una delle maggiori attualizzazioni marxiste del tempo, è che, in linea generale, il proletariato essendo il principale soggetto rivoluzionario nella rivoluzione democratica in Russia, avrebbe conquistato i contadini e consolidato il governo rivoluzionario del proletariato stesso.

Oltre a ciò, anche se il proletariato fosse stato una minoranza, la sua alleanza con i contadini avrebbe trasformato entrambi in una forza determinante e maggioritaria di una rivoluzione. A causa di ciò, una rivoluzione in Russia non avrebbe potuto limitarsi alla rivoluzione democratica e sarebbe stata permanente con l'instaurazione di un governo operaio e contadino (dittatura del proletariato).

E che, a causa delle contraddizioni della Russia, del suo indebitamento con il resto dell'Europa e della sua estrema povertà, la rivoluzione avrebbe potuto verificarsi in Russia piuttosto che nel resto degli altri Paesi europei industrializzati, ma il suo futuro sarebbe dipeso dallo sviluppo della rivoluzione in Europa, dal momento che l'alleanza con i contadini era tattica e non sarebbe sopravvissuta.

Questa elaborazione, un grande contributo al metodo marxista dell'epoca, prevedeva, con variabili non previste, esattamente come la rivoluzione avrebbe avuto luogo in Russia e in Europa negli anni seguenti, ed è considerata uno dei maggiori contributi teorici marxisti fino ad oggi. Trotsky ha praticamente rivoluzionato tutte le concezioni dell'epoca, rompendo con la visione conservatrice del ruolo del proletariato nella rivoluzione democratica, che fino ad allora era visto come un soggetto sociale, ma una di una rivoluzione borghese.

Tuttavia, la serie continua con il discorso di Trotsky, mettendogli in bocca un nazionalismo russo nascosto in parole che scivolano dallo stesso discorso: «potere», «una forza, come la forza delle maree», una forza che «distruggerà tutto sul suo cammino». Sì, Trotsky è ora il capo di una grande madre patria chiamata Russia. Un elogio per l'attuale Russia di Putin.

Ovviamente, Trotsky non avrebbe mai fatto un discorso che anche solo una minima parte di questo ragionamento. Il suo pensiero marxista e il suo internazionalismo proletario, che sarebbe stato testato e provato anni dopo, gli avrebbero fatto esprimere la sua rabbia contro i Romanov, gli Hohenzollern e la Borsa di Londra. Il suo discorso non sarebbe mai finito con una Russia “potenza”, ma piuttosto con una Russia povera e feudale, e che solo la rivoluzione in Europa avrebbe potuto accelerare e salvare la sua rivoluzione, avviata dal proletariato e dai contadini.

Come se non bastasse, Plekhanov si irrita e abbiamo l'inizio della lotta tra di loro. In un caffè parigino, secondo la serie. Ma la cosa più bizzarra di tutte, che non è mai avvenuta, è quando Lenin paga a Trotsky uno degli spuntini serviti, si presenta e dice: «Voglio cambiare il mondo. Cosa c’entra il popolo con questo? Il popolo è uno strumento». «Nelle tue mani?», chiede Trotsky. «O nelle tue», risponde Lenin.

E Lenin conclude: «Impari velocemente. Torna un altro giorno». «Come amici». «Non siamo amici», risponde freddamente Trotsky.

Il primo incontro tra i due maggiori leader e teorici socialisti del XX secolo è stato riassunto in un incontro tra un rivoluzionario avido potere e un altro completamente indifferente al popolo, che si scambiano offese astratte senza alcun senso!

Questa storia infame raccontata è completamente priva di qualsiasi fondamento. La verità è che questo incontro non è avvenuto, e i fatti sono completamente diversi.

Per cominciare, è stato Lenin ad invitare Trotsky a presentarsi a Londra, dove la direzione del Posdr (Partito operaio socialdemocratico russo) dirigeva dall'estero il giornale Iskra, organo del partito in Russia. Lenin era già informato delle attività e degli scritti di Trotsky e voleva, anche per conoscerlo meglio, invitarlo a far parte della direzione dell’Iskra, insieme ad altri emigrati. Trotsky divenne parte della redazione che gestiva il giornale, e solo quando Lenin lo propose per far parte della direzione sorse la rivalità con Plekhanov.

Trotsky conosce a Parigi Natalia Sedova, che sarebbe diventata la sua futura moglie, durante una delle conferenze organizzate da gruppi di emigrati. Natalia Sedova non aveva alcuna relazione con Parvus e non viveva nel suo appartamento.

Questa versione fantasiosa consapevolmente distorta ha lo scopo di continuare a costruire una caratterizzazione dei principali leader rivoluzionari emigrati come una banda di ciarlatani, frequentatori di caffè a Parigi, con i soldi nella borsa, incuranti degli interessi dei popolo povero di Russia, insidiosi, in competizione l'uno con l'altro. Proprio lo stereotipo che la borghesia voleva costruire sui rivoluzionari di professione.

Oltre a questo, il saluto tra Lenin e Trotsky, con quel «Noi non siamo amici», va a ricostruire un'altra bugia stalinista, che Lenin e Trotsky avevano differenze mortali, erano nemici intimi e non c'era alcuna fiducia tra loro. Oltre che ricostruire un Lenin e un Trotsky desiderosi di potere, è stato necessario ricostruire anche la rivalità tra i due, non politica, ma personale, senza alcuna motivazione.

Il fatto è che le differenze tra Lenin e Trotsky sarebbero apparse solo un anno dopo il loro incontro in Inghilterra. E, anche se Lenin e Trotsky si sono trascinati le loro differenze sulla concezione del partito per anni, Trotsky non si è mai allineato né al pensiero né alla politica di collaborazione dei menscevichi. All’arrivo in Russia nel 1917 entrambi parlano all'unisono e quasi solo sulla non partecipazione al nuovo governo e sulla preparazione dell'insurrezione, anche contro l'intera direzione bolscevica dell’epoca, alla guida del Partito in Russia.

Dopo la rivoluzione, Lenin e Trotsky lavorano e vivono quasi insieme per mesi. Le loro elaborazioni, consultazioni e accordi politici furono fondamentali durante la Rivoluzione, la guerra civile e l'inizio della lotta contro la cricca burocratica coesa di Stalin, che cominciava a fare e disfare l'apparato statale dentro e fuori la Russia, e in particolare in Georgia , dove la direzione fu sostituita da persone nominate da Stalin. La morte di Lenin ha indebolito la lotta e la cricca ha iniziato a creare strategie per consolidarsi e isolare Trotsky. Una di queste è stata costruire la versione che era un menscevico e che Lenin aveva scarsa considerazione di lui, facendo riemergere vecchie polemiche e riscrivendo la storia della Rivoluzione.

Gli ultimi documenti di Lenin, le sue lettere dettate, le lettere di Krupskaya a Trotsky e altri documenti appena resi noti, mostrano un Lenin ostinato ad avere Trotsky al suo fianco nella lotta all'interno del Partito.

La serie non ha alcun interesse a raccontare la Rivoluzione ma piuttosto, come ha fatto lo stalinismo, cerca di separare Lenin e Trotsky e a presentarli come nemici, il cui unico legame era la lotta per il potere.

 

Parvus ha partecipato alla rivoluzione del 1905 prima di cambiare vita

Le fantasie create non hanno fine. La serie continua con un insolito incontro tra Parvus e Trotsky, che lo accusa di «fare soldi con tutto», «è un opportunista». Parvus risponde: «Abbiamo bisogno di un nuovo leader». «Renderlo è il mio lavoro». «Il leader deve controllare». «Sembra sesso».

Trotsky chiede cosa ci guadagna. «Soldi», risponde Parvus. «Farò soldi usando il tuo nome». E poi, Trotsky accetta: «Accetto, quando iniziamo?».

Dopo questa completa fanfaronata, Parvus lo porta a vivere nella sua casa, dove ospita i leader socialisti, dà a Trotsky una stanza e lo porta a comprare abiti per vestirsi in modo appropriato.

Dopo di ciò, Parvus incontra un misterioso tedesco, interessato a promuovere una rivoluzione in Russia e afferma che costerebbe un miliardo di marchi...

Alexander Parvus, nato Israel Lazarevich Gelfand, era un socialista russo, emigrato in Svizzera e poi in Germania, dove si unì al Partito socialdemocratico. Il suo sviluppo teorico è stato riconosciuto in un lavoro sull'economia russa, chiamato Manifesto finanziario, che ha ricevuto lodi da Lenin ed ha avuto divulgazione in Russia.

Parvus incontra Trotsky nel 1903, momento in cui iniziano a lavorare insieme in un giornale e producono i primi saggi sulla teoria della rivoluzione oermanente, successivamente sviluppata da Trotsky. Nel 1905 torna in Russia e partecipa direttamente alle attività politiche di quel tempo, arrestato e condannato all'esilio in Siberia. Riesce a fuggire e tornare in Germania.

La vita di Parvus fino a questo momento era stata dedicata alla politica, essendo considerato uno dei maggiori nomi teorici e politici della Russia. Lungi dall'essere l'opportunista che avrebbe prevalso alcuni anni dopo, il suo percorso fino a quel momento è stato integro o non ancora scoperto.

Qui arriva un momento interessante, che è la fantasia per cui i bolscevichi furono finanziati dai tedeschi. Questa falsificazione, emerse già durante il governo provvisorio di Kerensky nel 1917, nel tentativo di fermare la crescita dei bolscevichi, è ricostruita dalla serie come un fatto iniziato già nel 1902, come parte di un tentativo di confermare le future accuse!

Lo scopo di Parvus, come quello di molti altri socialisti emigrati, sarebbe stato quello di scambiare la rivoluzione per una carriera confortevole. Parvus ha davvero fatto soldi. Dopo essere tornato in Russia nel 1905, ha fatto strani affari con Gorky, affari in Turchia con la vendita di armi e molte altre strane attività che gli hanno procurato molti soldi e molte storie. Ma la serie ricostruisce un Parvus che finanzia Trotsky (e anche Lenin e Plekhanov), già nel 1902, in cerca di successo nella propria impresa rivoluzionaria.

In altre parole, anticipando di alcuni anni i fatti, pone Lenin e Trotsky in piena coalizione con il finanziamento di Parvus e la sua vita da politico professionista. Cioè, se si anticipa la storia di alcuni anni ci ritroviamo davvero i bolscevichi finanziati da Parvus e, incidentalmente, dai tedeschi!

Tutta la fantasia converge per la ricostruzione dei rivoluzionari bolscevichi negli schemi di professionisti sediziosi.

Nel centenario della Rivoluzione russa, il Partito e i rivoluzionari che organizzarono, istruirono, teorizzarono e portarono avanti la Rivoluzione, non passeranno come dei gangster per l'opinione pubblica.

Presto confronteremo il secondo episodio della serie Netflix con la verità...

 

(*) dal sito del Pstu, sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale

(traduzione di Laura Sguazzabia)
 
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