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Pap si sPaPpola, ma non sono cose serie PDF Stampa E-mail
domenica 04 novembre 2018

Pap si sPaPpola, ma non sono cose serie

 

 

carofalo_acerbo

 

di Salvatore de Lorenzo
 
 
 
 

Potere al popolo (Pap), il movimento politico che aveva federato diverse organizzazioni della sinistra a ridosso delle elezioni politiche di marzo, si è progressivamente svuotato. Dopo l'uscita del nuovo Pci e di Sinistra anticapitalista dei mesi scorsi, anche Rifondazione comunista ha infine lasciato Pap. Le ragioni dello scontro interno erano collegate alla volontà dell'attuale gruppo dirigente, che ruota attorno ad ex-Opg, di trasformare Pap da una federazione di sigle in un «soggetto politico unitario», cioè un vero e proprio partito. Lo scontro sullo statuto ha visto prevalere gli attivisti di ex-Opg, costringendo Rifondazione a ritirare uno statuto alternativo e a invitare la sua base a non partecipare alla votazione, ponendosi, di fatto, fuori dal movimento politico. La scissione si è formalmente prodotta solo in questi giorni, dopo che alla riunione successiva alla votazione statutaria i membri di Rifondazione sono stati messi in assoluta minoranza.

Lo scontro si è consumato cioè esclusivamente su questioni di controllo politico dell'organizzazione.

 

Rifondazione a un bivio: «soggetto plurale» o partito?

 

Da un lato i dirigenti di Rifondazione comunista, che non avevano alcuna intenzione di sciogliere la loro organizzazione, avrebbero voluto che Pap rimanesse un «soggetto plurale», cioè un contenitore politico nel quale potersi camuffare durante le tornate elettorali per tentare di conquistare delle cariche di governo nelle dispute elettorali locali, nazionali ed europee. E' difatti chiarissimo, ad Acerbo e Ferrero, che il simbolo di Rifondazione comunista risulterebbe assolutamente impresentabile a qualunque elezione politica, dopo la continua capitolazione del loro partito ai desiderata della borghesia italiana, in circa venticinque anni di storia politica italiana. Presentarsi sotto mentite spoglie è l'unico modo, per questo gruppo dirigente, di ambire a quelle comode e ben remunerate poltrone parlamentari che costituiscono l'unico vero fine del suo lungo impegno politico.

Inoltre, in vista delle prossime elezioni europee, i dirigenti di Rifondazione vogliono preservarsi la possibilità di presentare un unico cartello elettorale assieme a Liberi e uguali (Leu), costituita dai vari transfughi del Pd (D'Alema, Bersani) e di Sinistra italiana (Fratoianni, Civati), che già alle ultime politiche del 2018 li aveva sedotti e abbandonati, dapprima illudendoli sulla realizzazione di una lista comune e poi espellendoli al Brancaccio. Per Acerbo e Ferrero sarebbe stato quindi fondamentale che Pap rimanesse esclusivamente un calderone nel quale poter entrare o uscire a seconda della convenienza politica o eventualmente coinvolgere in un progetto di unità più ampia con quelle forze politiche liberal-progressiste che, stando alle ultime elezioni, godono di un consenso elettorale maggiore e hanno quindi maggiore possibilità di superare il quorum richiesto alle prossime tornate elettorali per il parlamento Europeo.

Al contempo, i dirigenti di Rifondazione non hanno alcuna intenzione di privarsi del loro potere burocratico che, per residuale che ormai sia, consente loro il controllo di alcune migliaia di tessere in Rifondazione ed anche dei proventi derivanti dalla presenza, nelle loro fila, di una europarlamentare. Sciogliersi in una nuova organizzazione politica, senza averne peraltro il controllo, significherebbe per Acerbo e Ferrero la loro definitiva morte politica.

 

L'ascesa di ex-Opg

 

Gli attivisti di ex-Opg, già noti per aver fatto la stampella di sinistra di De Magistris nella giunta borghese napoletana, hanno progressivamente, nel corso di questi mesi, esteso il loro controllo su Pap, grazie anche al supporto ricevuto da Eurostop di Cremaschi e dalla Rete dei comunisti, un gruppo stalinista e campista che pubblica il giornale «Contropiano» e che ha un ruolo dirigente ma occulto all'interno del sindacato Usb.

Le assemblee territoriali svolte nelle varie regioni italiane e realizzate, ad onor del vero, sfruttando abilmente la struttura organizzativa messa a disposizione da Rifondazione, hanno consentito al nuovo gruppo dirigente che ruota attorno ad ex-Opg di prendere il controllo dell'organizzazione e imporre, tramite una consultazione on line -molto di moda nel periodo del grillismo imperante- il proprio statuto. Da centro sociale partenopeo, gli attivisti di ex-Opg sono divenuti così i dirigenti di un'organizzazione nazionale.

L'operazione, peraltro legittima, cozza però con la caricaturale auto-rappresentazione che Pap si era data ai suoi inizi, ossia quella di un «movimento orizzontale» che rinnegava la novecentesca forma-partito. Quella rappresentazione era ovviamente una finzione che serviva al gruppo dirigente, da un lato, a tenere assieme, all'interno del movimento politico, alcune componenti anarchiche dei centri sociali che rifiutano a prescindere la forma partito; contemporaneamente era funzionale ai partiti che si erano federati in Pap per tentare di cavalcare quel sentimento antipartitico che essi stessi avevano generato nelle classi subalterne tradendone le aspettative. Il grillismo, per intenderci, non è il prodotto astratto di una collettività che improvvisamente scopre di detestare le organizzazioni partitiche, ma, al contrario, la conseguenza del tradimento delle istanze delle classi sociali subalterne da parte di quei partiti, come Rifondazione comunista, che dopo aver innalzato il pugno chiuso e cantato «bella ciao» alla fine dei comizi, si sedevano assieme ai rappresentanti della grande borghesia italiana per scrivere le leggi di precarizzazione del lavoro o per istituire i lager detentivi per gli immigrati.

 

Diverso modello organizzativo?

 

La scissione tra le due anime di Pap non è motivata da visioni diverse di organizzazione interna del partito. Sia lo statuto attuale di Pap che quello di Rifondazione non prevedono cioè una adesione di tipo militante, come in un partito di stampo bolscevico. Ciò non toglie che gli ex-Opg siano molto più attivi nei cortei e nelle manifestazioni dei loro compagni di Rifondazione, ma questo movimentismo trae linfa dall'attivismo dei centri sociali e dall'entusiasmo, certo importantissimo, di giovani attivisti in buona fede che, pur avvertendo correttamente la necessità di impegnarsi in un progetto politico di trasformazione della società non hanno ancora maturato, in molti casi, una formazione politica adeguata per comprendere che Pap è ben altra cosa da una forza politica intenzionata a modificare in senso socialista lo stato di cose presente.

Entrambi i partiti prevedono una partecipazione quasi esclusivamente simbolica degli aderenti alla gestione interna, come dimostra la farsa della votazione on-line dello statuto.

La scelta dell'adesione larga non è casuale, ma è funzionale ad entrambi i gruppi dirigenti per imporre, in modo assolutamente verticale, il loro programma e contemporaneamente, ricorrendo eventualmente ad operazioni di moltiplicazione delle tessere, mantenere saldamente il controllo della propria organizzazione.

L'adesione larga, di tipo menscevico, è cioè lo strumento attraverso il quale le organizzazioni riformiste costruiscono degli apparati burocratici totalmente autoreferenziali. La connessione tra gli aderenti a queste organizzazioni e i vertici rimane, nella sostanza, puramente sentimentale, una vera e propria delega in bianco da parte della base all'apparato burocratico, che impone il programma (riformismo senza riforme) e la strategia politica (la conquista delle poltrone parlamentari).

 

Diverso programma politico?

 

Le scissioni possono talvolta avere delle nobili motivazioni, soprattutto quando nascono da divergenze di programma. La storia dei partiti comunisti è un continuo susseguirsi di scissioni e di ricomposizioni. Solo un complesso processo di selezione, a partire dalla difesa del programma marxista conseguente potrà consentire la nascita di un partito realmente rivoluzionario, quel partito che ancora manca alla classe lavoratrice e che è, in fondo, la causa di tutte le sue attuali cocenti sconfitte.

Ovviamente, quando parliamo di partito rivoluzionario non ci riferiamo né a Pap né tanto meno, come dimostrato dalla recente storia italiana, a Rifondazione comunista.

Ciò che è assolutamente evidente è che la rottura tra ex-Opg e Rifondazione non si è consumata su questioni di programma politico, per la semplicissima ragione che le due organizzazioni non hanno nemmeno una volta, nella loro breve vita coniugale, litigato su questioni di programma.

L'orizzonte politico di Pap, come quello più noto di Rifondazione, è difatti quello della collaborazione di classe con la borghesia. La natura riformista di Pap si evince peraltro dal programma presentato alle elezioni politiche del marzo, dalla difesa di quella «Costituzione nata dalla Resistenza» che però legittima lo sfruttamento capitalista del lavoro salariato. Ma per chiarire ulteriormente, a chi avesse ancora dei dubbi, la concezione politica riformista e opportunista di Pap ci pensa la stessa Viola Carofalo, in una lunga intervista rilasciata di recente alla rivista Carmilla.

Nell'intervista, la Carofalo prende ad esempio la difesa della socialdemocrazia greca e di Tsipras, giungendo ad affermare: «Io sinceramente ho ascoltato e letto parole molto pesanti rispetto a Syriza e ovviamente a Tsipras, che non condivido. Non condivido la retorica del tradimento, sinceramente non la condivido, non in quei termini». Dunque, secondo la Carofalo, la capitolazione di Syriza ai diktat del capitalismo finanziario europeo, nonostante l'esito di un referendum con cui il «popolo» greco si era espresso per la rottura dei patti con la Ue non sarebbe un tradimento. Non sarebbe dunque un tradimento un accordo con gli strozzini della Bce che si è tradotto, ad esempio, nel dimezzamento delle pensioni minime e dei salari o nel taglio indiscriminato (sino al 40%) delle spese sanitarie e del personale medico, privando gli ospedali dei farmaci e delle attrezzature necessarie per curare i malati e producendo decine di migliaia di morti negli ultimi anni in Grecia. Sarebbe interessante capire, dalla Carofalo, a questo punto, cosa altro avrebbe dovuto fare quel servo del capitalismo europeo per essere definito traditore. Ed è interessante notare come la posizione della Carofalo sia esattamente coincidente con quella di Rifondazione comunista, che continua, di fronte alla cruda realtà dei fatti, a difendere Tsipras.  Non esiste probabilmente, in tempi recenti, un esempio più chiaro di tradimento della volontà «popolare» di quello compiuto da Tsipras, ma né Rifondazione né ex-Opg sono disponibili ad ammetterlo.

Che vi sia assoluta identità di vedute e di strategia si deduce peraltro anche dall'accodamento di ex-Opg e di Rifondazione all'ingresso di Podemos nel governo borghese spagnolo guidato dal Psoe. A sostegno di Podemos, la Carofalo afferma difatti: «Una forza che ha invece un peso molto diverso (da Pap ndr), come Podemos in Spagna, forse ha la possibilità, e credo che loro nelle valutazioni che hanno fatto lo abbiano tenuto in conto, di spostare veramente qualcosa, di conquistare delle cose per le classi popolari, di fare dei provvedimenti che siano importanti, che migliorino le condizioni di vita, che rafforzino la loro base di consenso». E' una chiara ammissione della linea collaborazionista e opportunista di Pap.  Dello stesso tenore e persino più entusiastiche le dichiarazioni di Acerbo, che a proposito della legge di stabilità spagnola dichiara: «La manovra del popolo la fanno in Spagna». Sia la Carofalo che Rifondazione comunista, dunque, difendono l'ennesima esperienza di un governo di collaborazione tra i «comunisti» e la borghesia. Un governo che è esattamente la fotocopia, dal punto di vista delle politiche economiche messe in campo, di quello che è stato il governo Renzi in Italia. Con la recente manovra economica, il governo Psoe-Podemos non ha, ad esempio, fatto nemmeno un passo nella direzione di rimuovere quelle leggi di precarizzazione del mercato del lavoro che producono sia i licenziamenti di massa, sia le vessazioni derivanti dalla natura precaria del contratto di lavoro che la continua diminuzione dei salari del «popolo» spagnolo. Sul versante delle politiche migratorie, Psoe e Podemos hanno approvato il respingimento di 116 migranti marocchini a Ceuta, in linea, stavolta, con le politiche razziste del governo Salvini-Di Maio in Italia. Nessuna misura è stata presa dal governo Psoe-Podemos a sostegno delle lotte di autodeterminazione del popolo catalano. Né alcuna posizione è stata presa contro i continui sfratti abitativi (ogni mese, in Spagna, circa 4000 proletari vengono sfrattati, non potendo onorare gli esosi costi per il fitto delle abitazioni). Eppure la Carofalo continua a ritenere, negando ogni elementare evidenza, che Podemos stia lavorando al miglioramento delle condizioni di vita del «popolo» spagnolo.

Persino più imbarazzante è il legame tra Pap, Rifondazione e il socialsciovinista francese Melenchon, leader di «La France Insoumise», ex ministro socialista ai tempi di Jospin, che in tema di immigrazione rivendica, in pratica, le stesse posizioni razziste di Marine Le Pen.

Anche sulle esperienze del «socialismo bolivariano» la visione di ex-Opg è assolutamente coincidente con quella di Rifondazione comunista, basandosi sulla difesa del «compagno» Lula e dell'esperienza venezuelana. Quelle esperienze, per intenderci, di socialista, al di là del colore delle camicette che indossava Chavez, non hanno proprio nulla, come i compagni venezuelani e brasiliani della Lit-CI argomentano ogni giorno. E anche quelle esperienze, come quelle di Syriza e Podemos, non sono altro che governi di collaborazione con la borghesia. Questi governi «socialisti», che hanno massacrato il proletariato dell'America Latina, hanno peraltro consentito l'ascesa, al fianco della tradizionale borghesia, di una ricchissima borghesia, fedele alleata del «socialismo bolivariano», come l'ascesa di Gabello in Venezuela testimonia; quella stessa (boli)borghesia che continua ad arricchirsi mentre il «popolo» venezuelano è alla fame e alla disperazione.

Al di là di piccole sfumature nel linguaggio, le due organizzazioni condividono cioè la stessa impostazione programmatica di fondo: la collaborazione con i partiti della borghesia a totale sostegno degli interessi delle banche e della grande impresa. Si tratta cioè di due forze che appartengono alla grande famiglia del riformismo di sinistra, che Gramsci, di cui la Carofalo tenta, a mio avviso indegnamente, di appropriarsi, definiva «l'ala sinistra della borghesia» e che, come lo stesso Gramsci sosteneva: «deve essere smascherata davanti alle masse».

 

Un invito alla base di Pap a un confronto schietto

 

Se dunque lo scontro che si è consumato all'interno di Pap non ha nulla di serio, né dal punto di vista organizzativo né dal punto di vista della prospettiva politica, il tentativo di rinascita di queste formazioni che attingono al patrimonio della socialdemocrazia e dello stalinismo non contiene in sé elementi realmente progressivi. Costituisce al contrario l'ennesimo tentativo piccolo-borghese di convogliare su un binario morto tante energie militanti che periodicamente rinascono nel nostro Paese come conseguenza dello scontro tra le classi sociali. E' quel che avvenne negli anni Novanta, quando Rifondazione comunista incarnò, per poi tradire, le speranze della rinascita di una sinistra di lotta nel nostro Paese.

Queste organizzazioni, come la storia del Novecento della socialdemocrazia e dello stalinismo ci insegna, rappresentano gli interessi di strati operai privilegiati, che tuttavia non coincidono con i bisogni reali della classe operaia nel suo insieme. Le loro istanze sono difatti quelle della contrattazione con la borghesia di una partecipazione ai suoi affari, svolgendo in cambio un compito  indispensabile al mantenimento del sistema capitalistico: smorzare la veemenza delle lotte operaie che si riaccendono e si riaccenderanno inevitabilmente nel Paese e incanalare la lotta di classe nell'alveo della concertazione con i padroni, cercando cioè di dividere i lavoratori e, una volta divisi, convincerli che sono i rapporti di forza a determinare le loro sconfitte.

In questo quadro è esemplare la vicenda dell'Ilva di Taranto. Il costante lavorio dei sindacati confederali e della stessa Usb, la cui direzione è contesa dal M5s e dalla Rete dei comunisti- parte dell'attuale gruppo dirigente di Pap - ha impedito che la classe operaia riuscisse a sviluppare quegli strumenti di democrazia operaia necessari alla costituzione di un comitato di fabbrica eletto democraticamente dagli operai che si battesse per quelle che sono le esigenze minime dei lavoratori dello stabilimento e della città di Taranto: la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e la riconversione ambientale della fabbrica. E la sconfitta subita grida maggiormente vendetta, poiché le decine di migliaia di lavoratori dello stabilimento e gli abitanti del quartiere Tamburi avrebbero avuto la possibilità, se uniti e compatti, di costruire i rapporti di forza per una soluzione completamente diversa della vicenda. Quella sconfitta è esemplare perché dimostra che soltanto se si parte dalle esigenze reali della classe e non da quelle di burocrati sindacali al servizio delle multinazionali è possibile mettere in campo una proposta soddisfacente per la classe. Sin quando direzioni politiche riformiste e piccolo-borghesi come Pap e i loro uomini nei sindacati continueranno a rappresentare la direzione del movimento operaio, per i lavoratori non vi sarà alternativa alla sconfitta, alla demoralizzazione e al conseguente riflusso. Non è un caso se questo Paese sia finito nelle mani di un governo razzista e autoritario dopo venti anni di capitolazioni delle forze di sinistra alla borghesia.

E' per questo indispensabile che i tanti attivisti di Pap, spesso giovani compagni molto attivi nelle lotte territoriali, si interroghino sulle critiche avanzate ai loro scafati dirigenti in questo articolo e si domandino se è il caso di continuare a portare acqua al mulino di organizzazioni che hanno l'intenzione di replicare esattamente la nefasta parabola della forze socialdemocratiche e staliniste degli ultimi venti anni, che sono servite esclusivamente a dare un corposo vitalizio a Bertinotti e Rizzo, o se invece non sia il caso di dedicarsi finalmente alla costruzione di una forza politica che, senza infingimenti, si ponga l'obiettivo, certo più ambizioso, di abbattere il capitalismo e costruire una società socialista. Le porte del Partito di alternativa comunista restano sempre aperte a un dialogo con i militanti onesti delle altre organizzazioni.
 
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