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Metalmeccanici Serve una mobilitazione permanente, questo sciopero deve essere solo l’inizio PDF Stampa E-mail
gioved 13 giugno 2019

Metalmeccanici

Serve una mobilitazione permanente,

questo sciopero deve essere solo l’inizio

Oggi siamo in piazza al fianco dei lavoratori metalmeccanici, perché siamo convinti che sia di fondamentale importanza cominciare a costruire un percorso di mobilitazione dei lavoratori per contrastare le politiche di attacco alla nostra classe che anche questo governo, come tutti quelli che lo hanno preceduto, sta portando avanti forzando le resistenze operaie e popolari. Una nuova crisi è dietro l’angolo e le prospettive per il futuro non sono rosee, molte aziende stanno già ricorrendo alla cassa integrazione e tante altre stanno chiudendo. E sullo sfondo restano comunque le incognite legate all’inesistente piano industriale FCA, che nonostante lo scampato pericolo[per i lavoratori] della fusione con Renault, non offre certezza alcuna di garanzia occupazionale. L’azione del governo del “cambiamento”, che di cambiamento ha ben poco, come dicevamo sopra, è in perfetta continuità col passato, al di là dell’illusione di qualche briciola concessa, come il reddito di cittadinanza: tagli alla spesa pubblica (sanità e scuola), tagli ai diritti dei lavoratori nativi e immigrati (decreto Salvini e decreto Pillon) e piena agibilità ai padroni per  maneggiare i propri affari. Pertanto diventa più che mai necessaria ed improrogabile una mobilitazione dei lavoratori, a partire dai metalmeccanici, che già ora sono alle prese col rinnovo del contratto nazionale. Questo si preannuncia in continuità col pessimo contratto in scadenza, che demanda alla contrattazione di secondo livello tutto l’aspetto legato al salario. Se vogliamo ottenere un contratto dignitoso e rispondente agli interessi dei lavoratori, dovremo ricorrere ad una lotta rigorosa e senza pregiudizi. Le direzioni di FIM-FIOM-UILM, che hanno già siglato uno dei peggiori contratti nazionali della storia, sono state adesso costrette a proclamare uno sciopero per salvare la faccia e per frenare il continuo esodo di iscritti, e questo grazie alle pressioni di una base operaia tradizionalmente combattiva. Ma non basta chiedere un confronto al governo per finanziare un piano d’investimenti per le aziende che possa garantire sviluppo e occupazione. Sappiamo bene in che modo i padroni utilizzano le risorse che sono loro messe a disposizione: incassano, sfruttano i lavoratori e il territorio fino al midollo e poi salutano e se ne vanno dove a loro fa più comodo, dove vengono garantiti gli stessi incentivi e/o una manodopera più conveniente. Dobbiamo chiedere la cacciata di questo governo complice dei padroni se vogliamo davvero ottenere condizioni favorevoli per tutti i lavoratori e i pensionati (che sono lavoratori alla fine del ciclo di spremitura). Questa giornata non deve restare isolata, dobbiamo costruire una mobilitazione costante del mondo del lavoro, unire la lotta dei metalmeccanici alle lotte degli studenti e dei movimenti per il clima e l’ambiente, unirci alle lotte delle donne, a quelle della scuola. Dobbiamo esigere l’abolizione delle leggi antioperaie, razziste e repressive previste dal famigerato decreto Salvini, che limita pesantemente ogni possibilità di dissenso per i lavoratori che reagiscono a questo massacro sociale.

 

·        _Più salario e diritti

·        _Riconquistiamo un vero contratto nazionale

·        _Nazionalizzazione sotto controllo operaio dell’FCA e delle fabbriche che chiudono

·        _Aboliamo il “decreto Salvini”

·        _Cacciamo questo governo, per un governo dei lavoratori per i lavoratori

 

 

 
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