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Le devastanti conseguenze delle politiche migratorie europee PDF Stampa E-mail
lunedì 16 ottobre 2017

Le devastanti conseguenze

delle politiche migratorie europee

 


 

  di Conny Fasciana

foto_immigrati

 

 

A giugno 2016, l'Unione europea ha varato, all’interno della nuova Agenda Migratoria Europea, il Migration Partnership Framework (MPF): un approccio alla questione immigrazione che nasceva, stando alle dichiarazioni dei suoi promotori, con l’obiettivo di integrare la gestione dei flussi migratori nella politica estera dell'Unione europea. Gli obiettivi annunciati del MPF erano quelli di salvare vite in mare e combattere le reti di traffico e contrabbando, attuando idonei strumenti per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente in Europa. Per fare ciò l'MPF si proponeva di affrontare le cause principali della “migrazione irregolare" e migliorare le opportunità nei Paesi d'origine, ma anche di aprire le vie legali in Europa per “coloro che ne hanno bisogno”. Come si sono tradotti, ad oggi, tali propositi?

 

L’Accordo Italia-Libia del febbraio 2017 e i suoi sviluppi

L’accordo stipulato dall’Italia con il governo di unità nazionale del premier Sarraj prevede un attivo impegno del governo libico nel fermare il flusso dei migranti in arrivo dall’Africa all’interno dei propri confini e nel trattenerli in campi (di detenzione) che condannano chi tenta di fuggire dalla barbarie a rimanere intrappolato in centri per migranti sul suolo libico, senza alcuna possibilità di richiedere protezione internazionale. L’accordo che prevede la cooperazione della missione Eunavformed ed il supporto della guardia costiera libica, con la consegna di motovedette da parte dell’Italia è, ad oggi, difficilmente realizzabile in un contesto nel quale il governo firmatario è lontano dall’avere il controllo della frontiera meridionale del Paese. Per questo il governo italiano ha espresso la volontà di estendere i contenuti dell’accordo siglato con la Libia ad altri Paesi di origine e di transito.  Ed è proprio per rafforzare la frontiera sud della Libia che si sono riuniti a Roma il 6 luglio scorso i ministri degli esteri di alcuni Paesi europei e africani. Tale approccio, giustificato anche con la necessità di bloccare le morti e i naufragi in mare, non è però stato accompagnato da proposte di soluzione alternativa per quelle persone che, in fuga da guerra, abusi e violazioni dei diritti umani, non hanno altra scelta rispetto al tentare il viaggio in mare. Inoltre, la chiusura della rotta centrale del Mediterraneo non servirà a bloccare i flussi, ma solo a far prendere loro altre strade, più pericolose e costose che andranno a vantaggio - ancora di più - dei trafficanti di esseri umani. Tra queste strade alternative sembra si stia sviluppando un sistema di cosiddetti “sbarchi fantasma”. Si tratta della rotta tunisina, alternativa a quella libica blindatissima, dalla quale... “stanno partendo ragazzi molto giovani”. “Poveri, se non disperati. Molti di loro riprovano la traversata di continuo mettendo a rischio la loro vita, convinti che sia l'unica possibilità per avere un futuro”, ha dichiarato l'attivista tunisino Mounib Baccari dell'associazione Alarmphone di Watch the Med. Su Tunisi sono puntati i riflettori dei Paesi occidentali, per il timore che una volta rallentati i flussi dalla Libia, possa nascere una nuova rotta dalla Tunisia, e ciò spiega l'incrementarsi di visite di rappresentanti dell'Unione europea e di organizzazioni internazionali nella capitale del Paese nordafricano, al fine di ridefinire una politica migratoria globale che sia in grado di gestire efficacemente i flussi nel rispetto, di solito a parole e non nei fatti, dei diritti umani. (1)

 

Il Trust Fund

A latere dell'accordo Italia-Libia dello scorso febbraio si pone anche il Trust Fund “EU Emergency Trust Fund for Africa”, strumento complementare alla politica UE di cooperazione (attivo dalla fine del 2015), dal cui 11° Fondo Europeo per lo Sviluppo provengono i 2,4 miliardi di euro che sono la dotazione iniziale del EU Trust Fund e che si rivolge ai Paesi ACP, gruppo degli Stati dell'Africa (il Sahel e la regione del Lago Ciad, il Corno d’Africa e l’Africa Settentrionale), dei Caraibi e del Pacifico. Il 57% delle risorse rivolte all'Africa sono destinate verso il Sahel e la regione del Lago Ciad, mentre il 39% è dedicato al Corno d’Africa. Solo il 4% dei fondi è invece utilizzato in Africa Settentrionale. Al momento, i principali beneficiari sono Senegal (161 milioni di euro) e Mali (151 milioni di euro), seguiti da Niger (140 milioni) ed Etiopia (120 milioni). Nato per “contrastare la povertà” e agevolare lo “sviluppo sostenibile”, termini cari al capitale per mascherare i veri intenti che sono quelli di creare le condizioni politico/economiche di sfruttamento autorizzato in questi Paesi, di fatto i ” buoni propositi” posti alla base della creazione di tale fondo sono stati puntualmente e prevedibilmente disattesi visto che, ad oggi, gli investimenti  sono orientati verso misure di controllo e di rafforzamento della sicurezza dei confini degli Stati africani di origine e transito dei migranti. Questo rafforzamento in alcuni casi avviene anche a discapito della volontà dei Paesi africani stessi, inasprendo le loro difficoltà e creando, in alcuni casi, “bacini di protezione” – campi profughi  - con standard molto bassi: in una parola creando lager sul modello di quelli libici. Ad esempio, a maggio 2017 il Ministro degli Interni Marco Minniti ha siglato con Niger e Ciad (che oltretutto non è neppure firmatario della Convenzione di Ginevra) un accordo per l’apertura di campi profughi nei due Paesi, ma non si hanno notizie sulle garanzie del rispetto dei diritti umani richieste, né se e quanto tali richieste siano state stringenti. Eppure, fra i requisiti per usufruire del Fondo era previsto come imprescindibile il rispetto dei diritti umani. Allora come mai, di fatto, si sono create queste pericolosissime collusioni tra gli aiuti allo sviluppo ai Paesi terzi e l’esternalizzazione, in questi Paesi, della gestione dei flussi migratori? Perché l'obiettivo dichiarato di apertura di vie legali è completamente trascurato?

 

Gli “sforzi diplomatici” del governo italiano e dei suoi complici

I governi non sono i soli a fare da complici al sistema. Sono magnificamente collaborati nei loro piani criminali dai telegiornali e dagli articoli spazzatura dei media borghesi dai quali veniamo informati premurosamente di quanto sensibilmente sia diminuito quest'estate il flusso degli sbarchi attestandosi a un incoraggiante meno 81,6 % rispetto all'agosto 2016. Il Viminale ringrazia per questo il prezioso premier Gentiloni e gli sforzi diplomatici compiuti dallo stesso in collaborazione con alcuni Paesi europei come la Spagna, la Francia e la Germania (2) . Governo Gentiloni che, alla faccia del rispetto dei diritti umani, ha cristallizzato, nel marzo di quest'anno, l'obiettivo del suo premierato nel decreto Minniti/Orlando (ministri rispettivamente dell'Interno e della Giustizia) recante  “disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto della immigrazione illegale”, su cui mi sono soffermata a scrivere nel mese di giugno.(3) Dicevo già nel succitato articolo che, nonostante il governo italiano conosca bene la situazione drammatica in Libia e nonostante sia verosimile pensare che la guardia costiera libica sia in odore di collusione con i trafficanti (4), Roma sembrava determinata a perseguire il suo progetto di cooperazione con Tripoli per fermare le partenze dalla Libia. Ed è ancora determinata a farlo, anzi di più, visti i rassicuranti dati sul calo degli sbarchi. E ciò nonostante da più parti, compreso l'osservatorio delle Nazioni Unite, si continui a denunciare l'orrore dei campi di detenzione libici e la situazione ai limiti dell'umanamente accettabile (5), nonostante interi barconi pieni zeppi di disperati rimangano alla deriva nelle acque del Mediterraneo, senza aiuti, anche per oltre una settimana, (6) grazie alla geniale strategia messa a punto dai governi europei in questi ultimi mesi. Il commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avrampoulos applaude, a sua volta, ritenendo il calo dei flussi sulla rotta del Mediterraneo centrale “frutto di una cooperazione ben coordinata con i Paesi della regione, e del ruolo di pioniere dell’Italia, col ministro Minniti”. “Tutto - ha aggiunto - è stato fatto nella chiarezza e nella trasparenza, non ci sono stati canali nascosti o negoziati dietro le quinte (7). Ora occorrono i contributi al Fondo per l’Africa (Il Trust Fund di cui sopra). Il 4 settembre scorso, la Presidenza estone (che insieme a quelle bulgara ed austriaca forma il trio di presidenza UE attuale), la Commissione UE e l'Italia hanno rivolto un appello agli Stati membri perché versino maggiori contributi al Fondo per l’Africa sottolineando anche la necessità di un maggiore ruolo di Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati - United Nations High Commissioner for Refugees -, che  è l'Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati) e di Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) in Libia per migliorare capacità e condizioni di accoglienza, anche attraverso il coinvolgimento delle Ong. Quanto ai “contributi” degli Stati membri è interessante sottolineare come si stanno muovendo in tal senso Paesi in prima linea come per esempio Spagna e Francia i quali, nonostante gli impegni presi nei mesi scorsi, hanno versato, rispettivamente, solo tre milioni di euro al Fondo per l’Africa. La Germania è al secondo posto tra i Paesi che contribuiscono al finanziamento, con 13 milioni. L’Italia è il Paese che ha versato di più: 82 milioni. Per non dimenticare, ricordo che il 19 marzo scorso Al Sarraj era stato a Roma per chiedere un'erogazione di fondi per il controllo delle coste pari a circa 800 milioni di euro dei quali circa 50 avrebbero dovuto essere stanziati dall'Italia ed i rimanenti dalla Comunità europea. Quindi, se la matematica non è un'opinione, siamo ben lontani dall'avere soddisfatto le richieste di Al Sarraj.

 

Gli appelli di chi sta a guardare rassegnato e la repressione

Come dicevo sopra, anche con gli attuali scarsi fondi a disposizione, la marina militare libica è già riuscita a fermare centinaia e centinaia di migranti che tentavano di attraversare il Mediterraneo e a riportarli “al sicuro” dentro i campi di detenzione libici dove verranno rinchiusi, torturati, stuprati o, se saranno fortunati, potranno salvare la pelle mettendosi al soldo dei trafficanti di droga e armi.

E così si moltiplicano gli appelli, da quelli di Amnesty International (8) a quelli del Papa. Amnesty International invita a firmare petizioni per “stimolare” la sensibilità di Gentiloni e company a rendersi conto che “nel mondo e in Europa si continua ad affrontare la crisi dei rifugiati in maniera caotica e disumana, costruendo muri, rafforzando posizioni securitarie e facendo accordi scellerati e illegali con Paesi non sicuri, come la Libia e la Turchia, e rimarcando come sia “necessario un nuovo approccio globale fondato sulla protezione delle persone, sulla cooperazione tra Stati e su una più equa ripartizione delle responsabilità”. Le Ong, dal canto loro, con Moas che sospende i soccorsi e con Medici senza frontiere in prima linea, denunciano educatamente, attraverso accorate letterine al Premier Gentiloni, di essere rimaste intrappolate nelle  maglie delle nuove disposizioni in materia di soccorso in mare previste dal nuovo “Codice di condotta” (predisposto dal Ministero dell’Interno in consultazione con la Commissione Europea) che, come scrive il direttore generale italiano di Medici senza frontiere Gabriele Eminente, ”non riafferma con sufficiente chiarezza la priorità del salvataggio in mare, non riconosce il ruolo di supplenza svolto dalle organizzazioni umanitarie e soprattutto non si propone di introdurre misure specifiche orientate in primo luogo a rafforzare il sistema di ricerca e soccorso” (9). Tra uno sbarco e un altro ci si prodiga, intanto, a livello locale per lasciare senza tetto centinaia di persone già presenti sul territorio italiano da anni, sgomberando interi palazzi con la complicità delle leggi in materia di sgomberi previste dal glorioso decreto Minniti - Orlando. A Roma il caso estivo più eclatante svoltosi all'insegna della misericordia e della cooperazione tra banditi del sistema: lo sgombero di centinaia di immigrati a colpi di manganelli e idranti in piazza Indipendenza. La questura ha sottolineato che “l'intervento si è reso urgente e necessario” dopo il rifiuto da parte degli occupanti “della sistemazione alloggiativa offerta dal comune di Roma ma soprattutto per le informazioni di alto rischio pervenute riguardo il possesso da parte degli occupanti di bombole di gas e bottiglie incendiarie". Peccato invece che, secondo altre sottolineature, e cioè le dichiarazioni di chi ha subito la violenza dello sgombero, sia emerso che siano stati “svegliati con l'acqua degli idranti. Hanno preso alcune di noi per i capelli colpendo anche con i manganelli. È assurdo: siamo rifugiati politici, abbiamo i documenti in regola”, racconta una delle donne sgomberate. “Ci hanno preso per i capelli - racconta un'altra - quella donna con il braccio fasciato è stata colpita con un manganello e ora sta andando in ospedale. Anche io ho i segni sul fianco. Non è giusto. Abbiamo dormito per strada per 5 notti. Vogliamo solo una casa. Questo è uno Stato accogliente? No è un paese fascista, disumano”. (10)

Anche il Pontefice ha ritenuto di doversi esprimere sulla questione suggerendo che che la prudenza è la “virtù dei governanti”. Quindi, siccome si sa, la prudenza non è mai troppa, sarà per questo che, per prudenza, a Roma sono state manganellate donne e fatte docce con gli idranti ai bambini e, sempre per prudenza, siano state sgomberate centinaia di famiglie e gettate  per strada.

Questa visione cristiana è piaciuta molto al centrodestra che, come si è premurato di sottolineare gongolante Maurizio Gasparri, presidente del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà, senza timore di ricevere anatemi: “Quanti posti ho? Il numero è questo, più non posso”. D'altronde, riprendeva, da buon discepolo praticante, le parole pronunciate dal  Papa nel viaggio di ritorno in Italia dalla Colombia. Ha poi continuato: “Quelli che ne hanno elogiate altre [parole del Papa; ndr], rifletteranno su queste? Il problema immigrazione è tutto lì: Quanti posti ho? L’Italia ne ha offerti tanti e li ha riempiti tutti. E anche troppi di più. Spese miliardarie, italiani trascurati, stranieri anteposti. Ora - aggiunge Gasparri - non ci sono più posti, dopo arrivi di dimensioni bibliche. Aiutiamoli a casa loro. Il numero è stato ampiamente superato, diciamo insieme: più non posso. Ma gli atei che citano solo certe frasi, tra una adozione gay e una legge per l’eutanasia, non risponderanno”. (11)

 

Il nostro punto di vista

E così, secondo Gasparri, gli atei non risponderanno e probabilmente andranno all'Inferno. Ma mentre gli atei di Gasparri vedranno l'inferno da morti, nel frattempo i disperati che la barbarie capitalista massacra nel nome della “sicurezza”, degli interessi economici, della cooperazione con i trafficanti di esseri umani, droga, armi e risorse, i disperati che fuggono da tutto questo cadranno dalla padella alla brace dell'inferno già da vivi: nei lager!

Ma, ciononostante, il Governo italiano gongola e festeggia con i suoi partner europei, stringe mani, spende sorrisi ed elargisce fondi ad un progetto criminale giocato sulla pelle dei disperati, stranieri o italiani che siano. Certo anche italiani, visto che non ci è chiaro per niente da dove siano stati attinti i fondi finora versati al Trust Fund. Se lo chiedono per esempio le scuole, la sanità, i servizi tagliati, le regioni terremotate o colpite dai disastri idrogeologici e climatici. Se lo chiedono anche gli immigrati restituiti ai lager, quelli  morti nel Mediterraneo, quelli sgomberati a Roma dai populisti a 5 stelle. Infine, se lo chiedono i tanti cittadini europei ai quali nessuno spiega che questi soldi non sono sottratti soltanto a noi, ma a noi tutti, migranti e non, per il profitto del capitale. Per il profitto dei carcerieri e dei loro complici, come per esempio i rappresentanti della Marina militare libica addestrata in Italia a cui regaliamo o restituiamo motovedette costruite in cantieri navali che intanto chiudono e licenziano operai. Carcerieri dei quali i governi europei sono complici e collusi, carcerieri che prima lasciano andare in mare i fuggitivi, per la gioia degli scafisti, e che poi li intercettano e bloccano o li lasciano alla deriva, per poi lasciarli morire in mare, o li riportano indietro dentro lager eufemisticamente definiti “bacini di protezione” (vedi sopra). Così gli immigrati diventano i nemici da combattere perché “ci tolgono i nostri soldi”, laddove è vero esattamente il contrario: essi sono le vittime di questo sistema disumano di sopraffazione che si chiama capitalismo, sono gli sfruttati come lo è la maggior parte dell'umanità, sono quindi i nostri alleati, quelli che stanno male come noi, solo un po' peggio, ai quali unirsi per lottare insieme, per  distruggere insieme i veri nemici e cioè i burattini delle borghesie, i pupazzi agghindati con il vestito buono dell'investitura popolare. Personaggi muniti di un mandato democratico del quale si arrogano il diritto di sovversione legalizzata in nome delle necessità contingenti alla crisi inevitabile e ciclica a cui sono soggetti per la stessa natura del sistema che rappresentano. Sistema che consente loro di mettere “democraticamente “in atto una dittatura di sistema portata avanti in nome  dall'interesse “nazionale”, che consente loro di avvicendarsi nei ruoli istituzionali con estrema facilità, da un giorno all'altro, solo per favorire interessi di partito in termini di consenso alle urne e di alleanze vergognose in nome della governabilità del Paese. Burattini che favoriscono ed incrementano il potere dei loro burattinai, le borghesie, che muovono i fili dall'alto di questi sipari mondiali aperti su scenari dove l'orrore, la fame, la povertà, l'abbrutimento, il razzismo, l'omofobia, il maschilismo, la prepotenza, la violenza, gli stupri, le morti sul lavoro, i licenziamenti, la disoccupazione, le guerre non sono copioni da recitare per riflettere: sono la realtà alla quale è nostro dovere reagire.

Tutto il sistema capitalista è improntato in nome del loro dio, il denaro, ed essi sono apostoli della barbarie ed apostati di se stessi... Senza ritegno, disattendendo la loro stessa bibbia che si chiama Costituzione, calpestano i comandamenti che ci hanno concesso quando hanno avuto bisogno di fermare la presa di potere del proletariato, hanno stilato un apparentemente credibile elenco di diritti che invece si rivela un clamoroso cumulo di bestemmie sulle quali giurare fedeltà allo Stato complice che li  protegge. Così, tanto i presunti rappresentanti di  sinistra quanto gli apparenti oppositori di destra, insinuano in nome della legalità il sospetto che qualcun altro ci stia rubando “dentro casa”. Così, nelle menti sopraffatte dal consumismo e dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza il distorto messaggio che “tutti insieme, facendo sacrifici, dobbiamo superare la crisi”, appare come l'unica soluzione. Nell'immaginario collettivo, questa è la guerra tra poveri che si combatte ogni giorno. Questo è il gioco malefico del capitalismo, la sua strategia. 

Ma quale crisi? La vostra!? Infatti non è nostra questa crisi.

La vera crisi è la mancanza di una massiccia direzione rivoluzionaria terribilmente temuta dai detrattori della prospettiva socialista che è l'unico obiettivo cui tendere per distruggere questo sistema. Prospettiva che il Pdac, sezione italiana della Lit-Qi, è impegnato quotidianamente a costruire.

Solo la guerra spietata al capitalismo ed alla sua barbarie potrà fermare questi orrori: le crepe che la crisi del sistema non riesce più a nascondere con una passatina di stucco riformista saranno spezzate dalla rivoluzione. Socialismo o barbarie.

In una parola? Rivoluzione.

 

Note

1) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/10/05/ansa-reportage-sbarchi-fantasma-da-tunisia-la-nuova-rotta_45153206-ff17-49fa-9d1b-9b67f391c014.html

2) http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=598ffa7f48aa5

3) http://www.alternativacomunista.it/content/view/2446/1/

4) http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/07/migranti-lanalista-iacovino-guardia-costiera-libica-accusa-le-ong-ha-collusioni-con-i-trafficanti-di-esseri-umani/3566821/

5) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-09-04/migranti-si-accentua-calo-sbarchi-18percento--125455.shtml

6) http://dirittiumani1.blogspot.it/2017/09/tragedia-migranti-7-giorni-alla-deriva.html

7) http://wwwf.ansa.it/europa/notizie/rubriche/giustizia/2017/09/14/migranti-ue-nessun-negoziato-dietro-quinte-in-libia_01668867-d827-4971-8541-a1ad94d4471c.html

8) https://www.amnesty.it/appelli/iwelcome-canali-sicuri-per-i-rifugiati/

9) http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/codice-di-condotta-la-lettera-di-msf-al-ministro-dellinterno

10)http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/08/24/news/sgombero_migranti_in_piazza_indipendenza_tensione_bombole_gas_e_sassi_contro_la_polizia-173746055/

11) http://www.secoloditalia.it/2017/09/migranti-il-papa-a-sorpresa-i-governanti-valutino-quanto-posto-ci-sia/
 
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