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La salute del proletariato in Italia. PDF Stampa E-mail
giovedì 14 febbraio 2019

La salute del proletariato in Italia.

Un ponte Morandi al giorno

La vita e la salute del proletariato sono ostaggi del profitto

 

 

a cura della redazione web

A novembre 2018 i morti sul lavoro ammontavano a 1.046 (+0.5% rispetto all’anno precedente): tre morti al giorno; fra questi contiamo i 43 decessi del ponte Morandi e il massacro di 16 braccianti stipati in mortali trabiccoli in Puglia. Gli infortuni sul lavoro sono circa 641.000 (solo i casi di cui l’Inail è giunto a conoscenza). A questo dobbiamo aggiungere i morti per malattia professionale. L’Inail le dichiara in aumento ma non si evince il numero dei morti.(1)(2)

Ogni anno si registrano circa 120 omicidi misogini; percosse e minacce a donne e lgbt sono fuori controllo.(3)

Gli incidenti stradali nel 2017 hanno causato 3.378 morti (10 morti al giorno), con 246.750 feriti (di cui gravi oltre 17.000, non si sa quanti poi deceduti a distanza di tempo per complicanze), i giovani tra 20 e 29 anni ammontano al 19,3%.(4)

Ogni anno in Italia si contano 4.000 suicidi; 7,3 casi ogni 100.000 abitanti.(5)

Cancri: 373.000 nuovi casi all’anno, prognosi di vita poco più della metà a 5 anni. I morti per cancro nel 2014 erano 177.301. Nella popolazione italiana nel 2018 erano presenti oltre 3.400.000 persone (il 5,6 per cento della popolazione) che hanno una diagnosi di tumore.(6)

I terremoti 2016/17 dell’appennino centrale hanno causato 303 morti. Da molti anni si sa che la penisola è un’area fortemente sismica, ma nulla è stato fatto per adeguare l’edilizia alle sue caratteristiche geologiche.(7)

I decessi traumatici per incidenti stradali, terremoti, alluvioni non sono mere fatalità ma il portato della struttura irrazionale del sistema dei trasporti di merci e persone, della cementificazione e sfruttamento del territorio, di un’edilizia dissennata che non tiene conto della natura sismica del Paese.

Sommiamo 185.845 morti/anno per cause direttamente o indirettamente imputabili per la massima parte alla struttura capitalistica della società. 509 morti al giorno; ma anche escludendo i decessi per malattie neoplastiche, comprese quelle contratte per lavoro, i decessi per alluvioni, frane e terremoti, il triste computo raggiunge gli 8.544 morti all’anno, cioè 23 morti al giorno. Quasi un ponte Morandi al giorno; senza destare scandalo, indignazione né preoccupazione fra la stampa borghese. Questa valutazione è condotta su dati ufficiali ed è probabilmente sottostimata.

Questa macabra contabilità non ha uno scopo retorico né la pia intenzione di commiserare le condizioni di vita del proletariato, vuole piuttosto indicare i responsabili di un massacro evitabile. Il capitalismo si regge su fondamenta di per sé violente e ingiuste: lo sfruttamento del lavoro delle persone con l’appropriazione di plusvalore, ottenuti con la forza e con l’inganno; e da tali radici il capitalismo non può che erigere una società violenta, aggressiva, rapace e ingiusta in cui il dominio delle classi al potere si esercita sotto forma di una guerra quotidiana e planetaria condotta da un pugno di ricchi contro miliardi di poveri.

 

All’Inps dicono che si sia allungata l’aspettativa di vita

Nel 2016 le statistiche ufficiali riportavano l’evidenza che fosse diminuita l’aspettativa di durata della vita media in Italia.(8)(9)

Tuttavia, l’anno successivo gli esperti statistici hanno pensato bene di apportare una provvidenziale rettifica, dichiarando un aumento dell’aspettativa di vita in Italia.(10)

Questa piroetta resta poco convincente perché poggia su numeri che non tengono conto della divisione in classi sociali della popolazione e sul dato dell’invecchiamento generale della popolazione autoctona, che fornisce il pretesto matematico per una statistica compiacente. Non abbiamo rintracciato nessun dato Istat sul rapporto speranza di vita/classe sociale; né su quello relativo ai lavoratori immigrati.(11)

L’Inps -retto da Tito Boeri, scuola neoliberista, Bocconi- nega che sia in corso una riduzione dell’attesa di vita; perciò sospinge più in là l’età di quiescenza dei lavoratori pretendendo che si stia allungando.

La sinistra contabilità che abbiamo esposto induce a pensare che il carico di sofferenza e morte si stia abbattendo in pieno sulle classi subalterne, lasciando indenni i ceti più abbienti.

E abbraccia fasce giovani: eccezion fatta per una gran parte dei tumori, la massima parte delle circa 185.845 vittime/anno sopra enumerate appartiene a fasce d’età giovane e adulta, comunque in età riproduttiva. I dati dell’Inps appaiono inverosimili. Se così fosse, saremmo di fronte ad un’altra truffa a danno dei lavoratori.

Come se non bastasse, recenti dati Istat, ripresi in questi giorni dalla radio di Confindustria, riportano anche una grave denatalità nel Sud, la peggiore d’Europa.(12)(13)

 

Cosa sta succedendo alle condizioni di salute del proletariato?

Larghi strati di proletariato vedono abbreviarsi le prospettive di vita e peggiorarne la qualità.

Identifichiamo tre principali condizioni di rischio: 1) aumento di malattia (oncologica, cardiovascolare e degenerativa, malattie del lavoro); 2) aumento dei traumi (sul lavoro o accidentali), per ragioni direttamente connesse all’ambito lavorativo, come accade all’Ilva di Taranto(14), nell’edilizia, nell’agroalimentare, sfruttamento ossessivo, riduzione o assenza di misure di sicurezza; oppure indirettamente, operate dalle scelte dissennate del capitale: inquinamento dilagante, trasporti individuali e non collettivi, stipendi miseri, precarietà, difficoltà di avere una casa, difficile accesso alle cure. Non tutti possono permettersi ticket esosi, cure private, sbarramenti burocratici ostili; molti farmaci utili sono inseriti in fascia C; 3) impoverimento generale delle classi subalterne, con aumento della miseria e della povertà, assoluta e relativa.

Non sono i ceti più abbienti quelli che patiscono malattie professionali o traumi sul lavoro; corrono meno rischi anche nell’ambito dell’infortunistica civile, perché hanno un tenore di vita che li pone al riparo da sorprese e si giovano di mezzi di trasporto dedicati. Sono anche meno esposti ai cancerogeni ambientali, perché di solito si tengono lontani da siti insalubri. Sappiamo che nascere in contesti ricchi aumenta l’aspettativa di vita di 14 anni per gli uomini e di 10 per le donne.(15)

Il declino della salute, dell’attesa di vita e della sua qualità, sono per intero a carico dei ceti subalterni, delle classi oppresse. Non si comprende come l’Inps di Tito Boeri possa proclamare l’aumento della attesa media di vita dei lavoratori e di conseguenza il differimento dell’età pensionistica.

 

Strangolare il SSN

Di fronte a ciò, le scelte del capitale non si propongono di porre rimedio alle conseguenze di quanto sta commettendo ai danni delle classi subalterne. Al contrario, prosegue il definanziamento della sanità pubblica: 1) con i nuovi LEA, strumenti operativi di taglio, 2) con la continua riduzione dei posti letto, 3) con la scelta di puntare su maxi ospedali, congestionati, anziché moltiplicare i presidi minori di territorio che, invece, vengono implacabilmente chiusi; 4) il blocco delle assunzioni: si calcola il 30 % circa in meno dei dipendenti necessari, 5) il blocco del turn-over (ricambio generazionale); e quei pochi neo assunti restano precari, 6) blocco degli stipendi dei dipendenti, fermi da dieci anni; 7) arresto delle carriere professionali: due terzi delle posizioni dirigenziali cliniche sono «facenti funzioni», cioè pagati con il livello inferiore per svolgere mansioni superiori; gli infermieri si accollano mansioni inferiori per la mancata assunzione di figure ausiliarie; 8) la carenza di posti letto comporta l’intasamento e la paralisi dei pronto soccorso che diventano «ambulatori del popolo» nei quali i codici rossi e gialli coesistono con una pletora di pazienti ambulatoriali che non sanno dove rivolgersi per una prestazione verde o bianca.

 

Il pubblico al verde, i privati scialano

Mentre la Sanità pubblica è in ginocchio, specialmente al Sud, dove la situazione -già grave- peggiora inesorabilmente, i privati scialano.

È in corso un processo di privatizzazione a tappeto: senza freno e senza alcun controllo, i vertici del SSN assegnano appalti esterni, limitati solo dalla fantasia dei direttori generali e dei responsabili regionali della sanità: manutenzioni elettromedicali, impiantistica e sistemi, pulizie, divise da lavoro, lavanderia e biancheria, mense e punti ristoro, parcheggi, informatica e videosorveglianza, telecomunicazioni, copie delle cartelle cliniche; ultimamente abbiamo assistito alla retribuzione di giornalisti e preti. Fioriscono nel frattempo strutture grandi e piccole di sanità neo-convenzionata: luccicanti istituzioni e cliniche private e confessionali (che configurano circuiti di affari con allettanti profitti, come in Lombardia); privatizzazione dei medici di base - che non sono dipendenti del SSN ma privati convenzionati, retribuiti con denaro pubblico.

 

Nelle grinfie delle assicurazioni private

Questo avrà l’effetto di procacciare clienti per gli affari delle compagnie assicurative private che sostituiranno la sanità pubblica e collettiva con polizze assicurative individuali: una distorsione abominevole e inumana, cui adesso si stanno associando i vertici burocratici delle centrali sindacali maggiori. Le compagnie assicurative non hanno lo scopo di sostenere la salute dei singoli ma quello di generare utili. La malattia altrui come fonte di lucro. Di conseguenza, di fronte al peggiorare dello stato di salute di una persona, specialmente avanti negli anni e/o con un lavoro usurante, le compagnie aumenteranno gradualmente il premio fino a farlo diventare insostenibile per il reddito dell’assicurato; infine non avranno più interesse a coprire il rischio e giungeranno a negare la polizza. La salute è fonte di lucro anche per ampi settori forensi e assicurativi già adesso, che scommettono sul moltiplicarsi dei contenziosi contro il SSN, leciti o pretestuosi; e questo spiega le incessanti campagne giornalistiche di denigrazione del SSN con titoli a effetto, spesso ricorrendo a sottili manipolazioni dei fatti.

 

La salute non può essere merce di scambio

Occorre ribadire rivendicazioni di transizione, che sono state accantonate nei programmi dei sindacati maggiori e che non sono presenti in quelli dei partiti borghesi. La salute delle persone è una condizione umana che configura un bene indisponibile, intorno al quale non c’è nessuna trattativa da fare. Occorre assicurare un servizio sanitario pubblico universale, gratuito, efficiente e di qualità: 1) redistribuire l’offerta sanitaria ripristinando i piccoli ospedali di distretto; 2) aumentare i posti letto per acuti; 3) favorire i pronto soccorso, che devono avere alle spalle i necessari posti letto e un organico adeguato; 4) assunzioni per completare la pianta organica di reparti clinici e servizi di diagnostica; 5) a) riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario; b) eliminazione del numero chiuso alle facoltà di medicina; 6) stop finanziamenti pubblici ai privati: cliniche vaticane e holding laiche devono essere nazionalizzati senza indennizzo; 7) favorire la sanità ambulatoriale di zona; 8) no alla convenzione privata dei medici di base con la re-internalizzazione della medicina di base negli organici pubblici; 9) lotta alla sanità autoritaria: abolizione del TSO, dell’obiezione di coscienza e dell’obbligo plurivaccinale comunque mascherato; 10) ricorrere alla prevenzione primaria per le malattie neoplastiche, dal momento che è arcinota l’origine di esse dal sovraccarico di cancerogeni immesso dal capitalismo nell’ambiente; la rincorsa di vari enti privati alla ricerca del miracoloso farmaco contro il cancro si è rivelata una stucchevole illusione e un pozzo senza fondo di finanziamenti che lasciano il tempo che trovano. Ricercare senza trovare: e anche qui dobbiamo chiederci cui prodest?

 

Come si è giunti a questo?

Questo panorama della sanità pubblica è la conseguenza dell’attacco capitalista più generale ai diritti dei lavoratori e delle classi subalterne. In tutti questi anni nessun partito politico borghese, di qualunque orientamento, ha mai mosso un dito per fermare questo scempio. Si sono limitati a dichiarazioni di principio anche i sindacati confederali Cgil Cisl Uil che si sono guardati bene dal proclamare azioni di lotta. Non solo, ma hanno sempre firmato contratti a perdere per tutto il personale dipendente pubblico della sanità, gli stipendi hanno perso potere d’acquisto e sono giunti a livelli irrisori; sono state introdotte, nell’indifferenza dei burocrati sindacali, misure autoritarie e umilianti di rilevazione delle presenze del personale dipendente (impronte digitali e telecamere puntate sui dipendenti).(16)

Così si procede alla criminalizzazione di massa dei dipendenti ospedalieri, come a Salerno dove, nell’indifferenza generale, è stato condotto un esperimento nazionale e sono stati denunciati in massa 850 dipendenti per inezie formali; e i processi sono ancora in corso, con accuse durissime e ricorsi dei pm contro i non luogo a procedere e contro le assoluzioni. Le sigle corporative, come Acoi, Nursind, Fesmed, ecc., operano in una logica settaria e minoritaria che ostacola di fatto ogni possibile conquista temporanea, figurarsi duratura, spaccando l’unità dei lavoratori. Le sigle settarie si prodigano per micronizzare le lotte dei lavoratori e ridurle a uno spray inoffensivo.

 

Invece occorre opporsi, aprirsi all’unità e a nuove forme di lotta

Occorre lottare per le rivendicazioni che abbiamo esposto. Ma di quali mezzi di lotta dispongono i lavoratori della sanità? Lo sciopero è possibile ma limitato per comprensibili ragioni etiche, però si possono inviare delegazioni nelle lotte e nelle piazze; occorre far nascere comitati o nuclei d’ospedale che possano poi formare rete. Occorre reintrodurre l’alleanza fra il proletariato e i lavoratori della sanità perché hanno lo stesso obiettivo, quello di una sanità efficace: il proletariato ha il vantaggio di poter rivolgersi a lavoratori della sanità motivati e non umiliati né fiaccati dal sovraccarico di mansioni o distolti in medicina difensiva per la preoccupazione di finire in tribunale; il paziente insoddisfatto non è in grado di apprendere che la causa maggiore delle falle è dovuta alla gestione di rapina e alla cattiva organizzazione sanitaria che scarica sulle spalle dei singoli lavoratori ogni responsabilità, anche quelle non di sua pertinenza. Più importante di tutto è aderire alle piattaforme di lotta in comune con la classe operaia e degli altri lavoratori, questo indipendentemente dalla sigla sindacale di appartenenza, perché il fronte comune di lotta possa permettere di colpire uniti pur nel rispetto delle diverse collocazioni sindacali. Per questo è fondamentale convogliare i comitati dei lavoratori nell’unico strumento di fronte che attualmente abbiamo a disposizione, il Fronte di Lotta No Austerity che, per quanto piccolo, è utile e suscita irritazione nel padronato, che ne diffida per le potenzialità di lotta di classe di cui è carico.

Riappropriarsi di una sanità universale pubblica, gratuita e di qualità è un obiettivo realizzabile attraverso le lotte dei lavoratori: questi ne strappano la conquista al capitale e alle classi dominanti. Sappiamo che i ceti borghesi al potere, alla prima buona occasione, si rimangeranno tutto quanto possibile di quello che hanno concesso, come in questi anni sta accadendo. Solo nel socialismo la conquista di una sanità universale si potrà ritenere acquisita una volta e per sempre, perché la gestione dell’assistenza sanitaria sarà svincolata da logiche di profitto, liberamente accessibile a tutti e non più asservita agli interessi di industriali e banchieri.

 

Note

1)     https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/sala-stampa/comunicati-stampa/com-stampa-open-data-ottobre-2018.html

2)     Osservatorio indipendente morti per infortunio sul lavoro

3)     https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/24/femminicidio-perche-le-donne-continuano-a-morire-dati-falsati-si-sottovaluta-la-violenza-degli-uomini/4787723/

4)     https://www.lastampa.it/2018/07/23/societa/istat-diminuisco-gli-incidenti-ma-aumentano-i-morti-la-distrazione-fra-le-prime-tre-cause-lxHjT1mxXnoqrVI1jFiATO/pagina.html

5)     https://www.repubblica.it/salute/2018/09/10/news/in_italia_4000_suicidi_l_anno_la_meta_evitabili-206050272/

6)     https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/cose-il-cancro/numeri-del-cancro

7)     https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Centro_Italia_del_2016_e_del_2017

8)     Osservasalute su dati 2015, pubblicati nel 2016

9)     Dati Eurostat - https://www.truenumbers.it/eta-pensionabile/

10)  https://www.repubblica.it/economia/2017/10/24/news/l_istat_conferma_cresce_l_aspettativa_di_vita_dal_2019_in_pensione_a_67_anni-179191547/

11)  https://www.istat.it/it/archivio/212512

12)  https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-01-02/piu-ottantenni-che-neonati-caporetto-demografica-dell-italia-102324.shtml?uuid=AEqU187G

13)  http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2018-11-28/italia-senza-figli-report-istat-15mila-nati-meno-2017-21percento-125140.php?uuid=AEeGksoG

14)  https://www.alternativacomunista.it/politica/ilva-produrre-e-morire-un-accordo-truffa-una-fabbrica-di-morte

15)  http://www.popsci.it/ricchezza-elisir-di-lunga-vita.html

16)  All’AOU di Salerno San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona sono attive più di cento telecamere puntate sui lavoratori (quelle note), in una sorta di panopticon che richiama gli argomenti di “Sorvegliare e punire” di Foucault; sono state rilevate le impronte digitali dei dipendenti (trattate dal Centro Elaborazione Dati, parzialmente privatizzato) che sono pretese per la rilevazione della presenza in servizio. Cub Sanità Salerno è stata l’unica sigla sindacale ad opporsi.

 

 
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