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La risposta di un operaio alla lettera di Friday For Future PDF Stampa E-mail
martedì 10 settembre 2019

La risposta di un operaio

alla lettera di Friday For Future

Care studentesse e cari studenti di Friday For Future Italia,

vi rispondo (1) da operaio, da attivista sindacale e da militante di un partito marxista rivoluzionario; ed è proprio l’essere marxista rivoluzionario che mi spinge adesprimere il mio pensiero, come sempre, con estrema franchezza, senza voli pindarici affinché sia chiara la mia posizione su questo tema di estrema importanza. Io ritengo che la vera causa di questa emergenza sia il capitalismo, un sistema economico iniquo e ingiusto che al profitto di una minoranza dominante di miliardari sacrifica, oltre alla vita e ai diritti di miliardi di persone, le sorti stesse del pianeta; e, in questo quadro drammatico, i governi non sono altro che il braccio armato di questa classe dominante.
A voi va l’incontestabile merito di aver riportato in auge la causa, non più rimandabile, della salvaguardia ecologica, climatica e ambientale: un’emergenza dagli effetti apocalittici.
I rapporti dell’Onu che citate sono allarmanti e indicano, senza margini d’interpretazione, che non c’è più tempo da perdere; al contempo credo di non poter esimermi dal dire che l’Onu rappresenta proprio quei governi borghesi che, per tutelare i profitti dei capitalisti, nulla hanno fatto per arrestare questo processo di distruzione ambientale che sta raggiungendo il punto di non ritorno. Di più: nella cabina di comando delle Nazioni Unite stanno proprio quelle potenze imperialiste i cui governi sono membri permanenti con diritto di veto nel Consiglio di sicurezza e che impediranno qualsiasi risoluzione contraria agli interessi economici, militari e politici delle loro borghesie. Così è sempre stato, del resto.
Sulla base di quanto scritto consegue la mia visione e la mia prospettiva sulle tematiche ambientali ed ecologiche. Un approfondimento sul vostro richiamo alla decarbonizzazione è necessario: l’impiego e l’implementazione delle cosiddette fonti alternative, seppure abbia indiscussi elementi progressivi nel breve-medio termine, nelle quantità necessarie a sostituire il carbone e il petrolio e sotto il regime capitalistico, che deve tradurre ogni cosa in profitto e accumulazione di capitale, non ci eviterebbe, nel lungo termine, di raggiungere i risultati tragici che stiamo vivendo oggi. Per non parlare del nucleare, che viene definita una fonte d’energia «pulita, sicura e a basso costo» e che in realtà, come ampiamente dimostrato, non solo è la più pericolosa e distruttiva, adottata dai governi col solo scopo di coprirne gli studi in campo militare per uso bellico ma, computando i costi collaterali di arginamento dei danni permanenti dovuti a gravi incidenti nucleari, sommati ai costi di stoccaggio dei residui radioattivi, spesso esportati insieme alla «democrazia» dai Paesi imperialisti nelle «loro» colonie, è anche una fonte dai costi elevatissimi.
Fate bene a denunciare aziende e governi che dalla cima della piramide stanno provocando questa crisi globale: individuare e denunciare un problema è la base di partenza per risolverlo; e noi crediamo che per una risoluzione efficace e definitiva si debba mettere in discussione il sistema economico e sociale che questa piramide crea e su questa piramide di disuguaglianze si sorregge.
Nel capitalismo chiedere alla borghesia e ai suoi governi di arrestare o di rallentare significativamente questa marcia verso la distruzione del pianeta è come spiegare al pitone che non è giusto mangiare il topo.
L’interconnessione tra chi sfrutta le risorse del pianeta e quelle dei lavoratori di cui parlate è la stessa che, dalla nostra parte della barricata, collega le lotte contro l’avvelenamento del clima alla lotta per avere un misero salario di sopravvivenza. L’Italia ha il suo esempio più importante nell’Ilva di Taranto, dove lavoratori e abitanti dei quartieri popolari limitrofi all’acciaieria sono schiacciati tra la necessità di lavorare per mantenere le proprie famiglie e un tasso elevatissimo di mortalità per patologie oncologiche e respiratorie causato dallo stesso lavoro che rivendicano.
A Taranto, come nel resto del mondo, esiste una sola via, un solo programma che potrà coniugare le esigenze ambientali a quelle del lavoro: un governo operaio, che, insieme coi comitati e consigli di lavoratori e proletari, avvii una produzione libera dal profitto e attenta alle esigenze ambientali e climatiche come alle condizioni di vita dignitose delle lavoratrici e dei lavoratori. Solo così ambiente e salute potranno diventare obiettivi interconnessi e complementari alla produzione e non intralcio all’unico obiettivo di una minoranza di capitalisti: il profitto.
Nella vostra lettera scrivete: «Siamo certi che i sindacati che vi rappresentano e vi tutelano, i sindacati che già conoscono e in alcune occasioni hanno abbracciato le istanze e le rivendicazioni di Fridays For Future, vorranno farsi parte attiva per tutelarvi in questa vostra decisione, e non si risparmieranno in sforzi per avviare già oggi il cambiamento di paradigma necessario».
Apprezzo con sincerità questa vostra certezza, io credo – e in quel senso è rivolto il vostro invito – che ci siano da tempo le condizioni e l'esigenza, anche in Italia, di proclamare un grande sciopero generale contro le politiche dei governi padronali. E il 27 settembre potrebbe essere un'occasione per unire quelle che giustamente definite lotte inscindibili: alla connessione degli sfruttatori dobbiamo rispondere con la connessione degli sfruttati! Per questo mi attiverò per portare nei sindacati e nei luoghi di lavoro sia la proposta di proclamare azioni di sciopero in occasione della giornata mondiale del 27 settembre sia la richiesta di scendere in piazza al fianco degli studenti.
Purtroppo, dopo decenni di esperienza e attivismo sindacale dentro e fuori dalla fabbrica, posso dirvi che l’unica certezza che ho è che noi di Alternativa comunista, porteremo nei nostri rispettivi contesti sindacali questa istanza di unificazione delle lotte: una soluzione che, per quanto ovvia e banale, è tutt’altro che scontata nel panorama sindacale italiano.
Per concludere, cari studenti di Friday For Future, posso sin da ora dirvi che io, il 27 settembre, sarò al vostro fianco in piazza; ci sarò con il mio partito e con le nostre parole d’ordine anticapitaliste.
Facciamo nostre le vostre parole: il futuro è già nel presente, è qui e ora, è in ogni venerdì di mobilitazione, in ogni piazza in ogni città.

 

Diego Bossi, operaio Pirelli, Milano

militante del Partito di Alternativa Comunista

 

 

 

(1) www.fridaysforfutureitalia.it/lettera-aperta-lavoratori 

 

 
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