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Crisi governativa e interessi della classe operaia COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE NELLE PIAZZE! PDF Stampa E-mail
sabato 10 agosto 2019

Crisi governativa e interessi della classe operaia 

COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE NELLE PIAZZE!

  Dichiarazione dell’Esecutivo nazionale del Partito di Alternativa Comunista

Dopo alcuni giorni, a partire dall’approvazione del famigerato decreto «Sicurezza bis» e soprattutto dopo la grottesca discussione parlamentare sul Tav in Val di Susa, le scaramucce tra i due partiti di governo, Lega e Movimento 5 stelle, sono progressivamente cresciute di intensità fino alla richiesta di dimissioni avanzata a Conte da Salvini, a cui è seguita una mozione di sfiducia ufficialmente depositata dalla Lega al Senato. Anche se nulla è ancora deciso, e formalmente la mozione può essere ancora ritirata - il che configurerebbe quanto è successo come una manovra per spostare ulteriormente l’agenda del governo verso i temi e le posizioni cari alla Lega - appare abbastanza difficile una ricomposizione dei conflitti nel governo giallo-verde a guida Conte. La prospettiva delle elezioni sembra invece assicurare una maggioranza a Salvini, che ha già annunciato la sua (scontata) candidatura a premier, da solo o in alleanza con altri partiti di destra, in primis Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. 
La caduta del governo Lega-M5s deve essere analizzata dal punto di vista degli interessi della classe operaia. A differenza di quanto come Partito di Alternativa Comunista avremmo auspicato, questa caduta non avviene sull’onda di lotte operaie o lotte sociali, che pure, siamo certi, non avrebbero tardato ad arrivare. Le politiche del governo Lega-M5s rappresentano, infatti, un proseguimento delle politiche già messe in atto dai governi Renzi e Gentiloni: pensiamo alle tematiche del lavoro, con il mantenimento del Jobs act; alla gestione delle varie crisi aziendali, ad esempio Alitalia e Ilva, che il governo Conte ha trattato esattamente come i suoi predecessori; o ancora pensiamo alle politiche securitarie e anti-immigrazione di Minniti, che rappresentano la base su cui si è mosso (inasprendole) Salvini. Tutto questo ci dimostra che un eventuale governo a guida Pd o una coalizione Pd-M5S (auspicata da ampi settori della borghesia italiana e persino da Rifondazione comunista… sic!) sarebbero dannosi per le masse popolari oppresse e sfruttate tanto quanto il governo M5s-Lega. 
In questa situazione è responsabilità delle direzioni del movimento operaio, in primo luogo delle direzioni dei grandi apparati sindacali (finora totalmente immobili di fronte all’approvazione di decreti razzisti e liberticidi e persino complici nell’approvazione del Tav), ma anche delle direzioni dei sindacati conflittuali e di base, rilanciare la lotta già da ora, senza aspettare le prossime elezioni, contro le principali misure del governo Lega-M5s. L’opposizione di piazza contro il Decreto «sicurezza», che sarà la base della repressione contro le lotte della prossima fase, è centrale anche per costruire un’ampia opposizione sociale alle politiche borghesi che attaccano i lavoratori, le lavoratrici, i giovani, le masse popolari. Probabilmente se una forte opposizione avesse sconfitto nelle piazze il Decreto «sicurezza» si sarebbe posto fine «da sinistra» all’esperienza del governo Conte, così impedendo la formazione di un governo più a destra: un duro colpo per la borghesia, un punto a favore per la nostra classe. Ciò non è avvenuto, e la responsabilità principale è di chi non ha fatto di tutto per unificare le lotte operaie e sociali contro il governo e le sue misure anti-popolari.
È necessario recuperare il tempo perso e organizzare da subito l’opposizione sociale nelle piazze. Una data importante sarà il 27 settembre: sarà importante unire le forze giovanili e studentesche che scenderanno in piazza quel giorno alle forze operaie, con la proclamazione ove possibile di scioperi e blocchi della produzione. Ad oggi il movimento operaio non ha subito delle sconfitte definitive ed ha ancora un potenziale combattivo importante da mettere in campo, ma non possiamo lasciare indefinitamente campo libero alle forze reazionarie senza reagire, o a un certo punto queste vinceranno senza colpo ferire e senza possibilità di risposta da parte della classe operaia. L’energia che le masse popolari, colpite dagli attacchi di questo governo e di quelli precedenti, possono mettere in campo nella lotta è enorme: aspetta solo l’occasione per innescare una mobilitazione in grado di rovesciare, finalmente, i rapporti di forza a vantaggio delle classi oppresse.
 
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