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29 novembre, la lotta per salvare il pianeta PDF Stampa E-mail
giovedž 28 novembre 2019
29 novembre, la lotta per salvare il pianeta
Non buttare il bambino
con l'acqua sporca
(e di seguito il volantino del Pdac)
 
 
 lotta_pianeta
 
 
 
di Giacomo Biancofiore
 
 
 
 
Dopo lo straordinario successo della Climate Action Week, che ha visto circa 8 milioni di persone riempire le strade e le piazze di mezzo mondo in uno sciopero globale che ha raggiunto l’apice il 27 settembre, giorno in cui anche in Italia oltre 1 milione di giovani e meno giovani hanno manifestato in difesa del pianeta, gli attivisti di Fridays For Future si sono dati appuntamento al 29 novembre per celebrare il 4° Global strike.
Nei circa due mesi tra uno sciopero e l’altro non sono mancate azioni, assemblee, discussioni e polemiche che hanno alimentato la popolarità del movimento climatico e le differenze programmatiche tra le organizzazioni politiche e sindacali.
Se da un lato, coerentemente con la teoria marxista, le avanguardie del movimento operaio sono intervenute nel movimento contrastando l’egemonia di posizioni borghesi e riformiste, dall’altro, le organizzazioni settarie o opportuniste hanno badato a svilire il ruolo dei giovani manifestanti sino a mostrarli completamente in balia degli «interessi dei grandi monopoli».
L’imponente movimento di massa che ha dato vita alle mobilitazioni mondiali nella lotta contro i cambiamenti climatici è stato sin dal primo momento oggetto di grande interesse da parte di Alternativa comunista le cui analisi approfondite sono risultate subito stridenti con l’atteggiamento snobistico evidenziato da «proverbiali sentenze» come, per esempio, quelle dei seguaci dello stalinista Rizzo, i quali oltre ad essere puntualmente impegnati a contrastare le lotte per i diritti democratici (da quelle delle donne a quelle antirazziste, ecc.), hanno sin da principio inquadrato le lotte per la salvaguardia del pianeta con affermazioni semplicistiche come questa: «in Italia la primissima questione che tutti abbiamo avuto sotto gli occhi è stata il carattere assolutamente mediatico di questa mobilitazione. E quando diciamo mediatico, intendiamo che l’intera mobilitazione è stata totalmente costruita dai mezzi di comunicazione borghesi, con una campagna a reti unificate».
Ma fortunatamente la storia non è già scritta e nell’affrontare la questione non si può prescindere dal reale motivo per cui gli attivisti si stanno mobilitando, ossia che il capitalismo sta distruggendo il pianeta.
E’ ovvio, altresì, che il movimento sia trasversale e vi siano innumerevoli contraddizioni, come è ovvio che la borghesia tenti di sfruttare un problema reale per creare un sostegno di massa alle forze riformiste, come per esempio i partiti verdi, ma è altrettanto evidente che la borghesia non possa manovrare a tavolino queste mobilitazioni i cui progressi sono ampiamente riconoscibili nelle interazioni tra i giovani studenti e le avanguardie del movimento operaio.
Dopo la risposta concreta all’appello degli studenti con la partecipazione allo sciopero del 27 settembre dei lavoratori e delle lavoratrici con le loro organizzazioni sindacali i momenti di contatto tra queste micce esplosive non sono mancati e significativa è stata la partecipazione a fine ottobre degli studenti del Fff ad uno sciopero degli operai della Cnh (gruppo Fca di Pregnana Milanese) come testimoniato sulla pagina Facebook milanese del movimento: «stamattina eravamo con i 300 operai in sciopero che rischiano il posto di lavoro dell'azienda del gruppo FIAT di Pregnana Milanese. Si tratta di una vertenza esemplare di quanto sta accadendo, soprattutto nel settore dell’automotive, il gruppo Cnh (Fiat) sta dicendo che dovendo investire nella riconversione green e nel motore elettrico, le servono più soldi, e ovviamente non può diminuire i guadagni. Quindi vogliono chiudere lo stabilimento di Pregnana per trasferire tutto a Torino e risparmiare sui costi: in questo modo la riconversione ecologica la pagano solo i lavoratori. Questa non è giustizia climatica. Giustizia climatica è far pagare la riconversione ecologica a chi si è arricchito inquinando il nostro pianeta anche sulla pelle degli stessi lavoratori».
Il Pdac ha dedicato gran parte dell’Assemblea nazionale di due giorni svoltasi a metà ottobre ai cambiamenti climatici e tutti gli interventi hanno evidenziato quanto l’attuale modo di produzione capitalistico sia inadeguato a garantire condizioni di vita e di salute dignitose agli abitanti del pianeta così come la rivoluzione socialista mondiale è risultata l’unica inequivocabile alternativa all’estinzione della specie umana.
Nelle settimane successive si sono svolti incontri in cui sono stati messi in evidenza sia i reali colpevoli dell’attuale situazione che le dinamiche criminali attuate in ogni parte del pianeta e gli esempi mostrati, dal Delta del Niger alla Basilicata, dall’Etiopia alla Val Susa passando per Taranto, hanno evidenziato, senza timore di smentita, che la soluzione non può arrivare solamente dalla lotta contro il cambiamento climatico, ma deve necessariamente ampliarsi in una lotta contro il sistema economico capitalista, per sostituirlo con una società socialista.
Lungi dall’esaltarne i risultati è innegabile che anche il mondo della scuola e, sebbene in misura inferiore, quello universitario hanno cominciato a riflettere e confrontarsi su quelle tematiche che attualmente coinvolgono e appassionano milioni e milioni di giovani in tutto il mondo.
Stando a ragionamenti settari e nichilisti sarebbe tutto inutile senza un’immediata elaborazione, da parte dei giovani e dei loro insegnanti, che associ la lotta contro la distruzione della natura e quella per il socialismo. Posizioni assurde che, oltre a non tener conto dell’attuale debolezza del movimento operaio in relazione all’ampiezza del movimento per il clima, non considerano la straordinaria opportunità che può venire dall’intervento e dalla propaganda dei rivoluzionari nel movimento stesso, nonché l’importanza di porre in evidenza tutte le contraddizioni per cercare di costruire nel movimento una direzione classista proponendo misure organizzative e rivendicazioni per guadagnare la fiducia degli attivisti dimostrando che l’interesse dei rivoluzionari è che il movimento in quanto tale si sviluppi e cresca.
Perseverare nella «critica distruttiva» agli attivisti che animano il movimento significa restare fuori dalla mobilitazione, rinunciare a radicalizzare e far crescere la coscienza anticapitalista dei giovani studenti, con le parole d’ordine che sono patrimonio dei rivoluzionari.
Non vedere i progressi che il movimento sta facendo anche grazie anche al lavoro dei militanti rivoluzionari, in Italia e nel mondo, significa essere complici di quelle forze riformiste che stanno provando a controllarlo al fine di farlo rifluire.
In attesa del 4° Global Strike del 29 novembre e soprattutto della maturazione del movimento (possibile solo grazie all’intervento dei rivoluzionari) affinché questo possa dotarsi sia di un netto programma anticapitalista nonché di una struttura basata sul principio della rappresentanza e della delega revocabile dai comitati di lotta che eviti il rischio concreto che le direzioni possano essere calate dall’alto, la condivisione sul sito ufficiale del Fff Italia del testo di Mary Annaïse Heglar (saggista di tematiche di giustizia climatica che dirige le pubblicazioni del Natural Resources Defense Council di New York) dal titolo «Smettila di fissarti sui tuoi "peccati" ambientali. Combatti invece le industrie del petrolio e del gas» non solo lascia ben sperare, ma mostra indubbiamente un primo importante avanzamento nell’analisi degli attivisti rispetto agli slogan iniziali che tanto appassionavano i teorici della decrescita felice con le loro ingannevoli proposte.
Prendendo ulteriore spunto dal film che ha ispirato il titolo di questo articolo (Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino) ci sembra adatta la citazione che il protagonista interpretato da Tony Servillo dedica al direttore della banca «non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato».
 
 

Il volantino che sarà distribuito dal Pdac alle manifestazioni del 29/11
 
 
PER FERMARE LA DISTRUZIONE DEL PIANETA
BISOGNA LOTTARE CONTRO IL CAPITALISMO
 
Il capitalismo è un sistema marcio alla radice (le tragiche immagini di Venezia ne sono la rappresentazione plastica): i padroni, quell’infima minoranza che concentra nelle sue mani il 99% delle ricchezze, sono anche gli stessi che inquinano molto più del 99% della popolazione mondiale. I dati dimostrano la gravità della crisi ambientale e la necessità di una svolta economica: 100 grandi aziende sono responsabili della produzione del 71% dei gas serra (tra cui il Co2), tra le principali cause dell’aumento della temperatura e degli squilibri climatici.
Il movimento ambientalista ha visto scendere in piazza in tutto il mondo milioni di persone, soprattutto studenti: tantissimi giovani hanno compreso l’importanza di lottare per esprimere il proprio dissenso. Ma l’urgenza della situazione richiede un passo in più: è necessario raggiungere obiettivi concreti senza perdere di vista l’obiettivo generale, cioè l’abbattimento del sistema capitalistico che causa la devastazione ambientale. Per questo riteniamo sbagliato il fatto che il movimento Fridays for future in molte città consideri come suoi «alleati» i governanti locali (sindaci e amministratori), i quali a parole si dicono a difesa dell’ambiente, mentre continuano a difendere e finanziare le imprese che inquinano e cementificano. Lo stesso succede anche sul terreno nazionale: il governo Conte-due ha approvato un vergognoso e ipocrita «decreto sul clima» che introduce una inutile tassa sulla plastica che graverà solo sulle spalle dei lavoratori e delle masse povere, mentre contemporaneamente premia con nuovi finanziamenti indiretti («incentivi») le grandi aziende che in questi anni sono state le principali responsabili dell’inquinamento, Fca (ex Fiat) in testa. Queste aziende non solo sono chiamate a pagare per i loro crimini, ma, col pretesto della «green economy», vengono premiate con nuovi profitti!
È importante che il movimento ambientalista comprenda che i suoi alleati non sono i padroni o le istituzioni, bensì i lavoratori, ossia le persone al centro della produzione capitalista, che devasta contemporaneamente l’ambiente e le loro condizioni di salute e di vita. È necessario unirci a loro per acquisire più forza e per avanzare la nostra alternativa a questa società sull’orlo del baratro.
Il nostro spazio di azione e propagande deve essere quindi anche davanti alle fabbriche: da questo punto di vista, giudichiamo positivamente l’appello a costruire uno sciopero generale in occasione della giornata internazionale a difesa del clima del 27 settembre (appello rimasto disatteso da parte di tante burocrazie sindacali).
Per portare avanti questa lotta è necessario che il movimento si strutturi sulla base di assemblee locali che abbiano una reale influenza sul livello nazionale di Fridays for future, assemblee in cui si discuta degli obiettivi e delle forme della lotta, e in cui si arrivi a decisioni democratiche tramite la partecipazione degli attivisti di base. Ecco il programma che come comunisti proponiamo al movimento: le grandi compagnie, in particolare quelle energetiche e petrolifere, le miniere e le banche, devono essere nazionalizzate e le loro risorse messe sotto il controllo dei lavoratori e della popolazione e al servizio di una promozione delle energie rinnovabili; il sistema dei trasporti va trasformato, sviluppando un'ampia rete pubblica e gratuita che sostituisca il modello basato sull'uso prevalente di auto private; è necessaria un’ampia riforestazione e la protezione della biodiversità. Sono alcune delle prime misure, ma è necessario soprattutto porre fine all’anarchia della produzione capitalista, in cui la produzione è basata solo sulla realizzazione del profitto.
La lotta per salvare il pianeta è appena iniziata, ma il tempo stringe: solo un’economia socialista, pianificata sulla base delle esigenze reali delle masse popolari, può salvarci!
 
ROVESCIAMO IL CAPITALISMO PER SALVARE IL PIANETA!
 
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