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17 marzo a Roma contro tutte le guerre PDF Stampa E-mail
lunedì 19 marzo 2007
17 marzo a Roma
UNA GIORNATA DI LOTTA CONTRO LE GUERRE DEL CENTROSINISTRA
 
 
 
di Francesco Fioravanti
Sabato 17 marzo si è svolto a Roma il corteo nazionale contro la guerra e per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan, organizzato da varie sigle dell'arcipelago della sinistra sociale e politica, fra le quali il nostro partito.
 
 
 
 
Lo striscione alla testa del corteo del 17 marzo a Roma
 
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Quest'appuntamento, che ha seguito di solamente un mese l'imponente manifestazione vicentina del 17 febbraio, ha avuto l'indubbio merito di porre nuovamente all' attenzione dell' opinione pubblica la questione del ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra, rilanciando così un movimento, quello genericamente definito "pacifista", che nel nostro Paese è stato in grado di coinvolgere negli anni precedenti milioni di persone intorno ad una parola d'ordine estremamente semplificativa ma dall'indubbio valore politico : "no alla guerra senza se e senza ma".
Il corteo  si è svolto allì interno di un contesto politico sicuramente diverso da quello degli anni precedenti: il governo Berlusconi, giustamente accusato di subalternità rispetto all' amministrazione americana, è stato nel frattempo sostituito da quello dell' Unione guidato da Romano Prodi. Se però sono cambiati i musicanti, lo stesso, purtroppo, non si può dire per la musica: dal berlusconiano "bisogna stare al fianco degli Usa, è in gioco il nostro prestigio nazionale", si è passati al prodiano "l'Italia è un grande Paese, non può tirarsi indietro quando ci sono in ballo gli interessi nazionali".  In sostanza, come era ampiamente preventivabile, della tanto invocata "svolta" non è rimasta traccia.
 
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Lo striscione del PdAC (nelle riprese del Tg1)
 
 
 
 
 
 
 
 
Di fronta questa nuova/vecchia situazione l'imbarazzo della sinistra riformista è apparso evidente: se un partito come il Prc negli anni passati ha avuto tutto l'interesse a partecipare a manifestazioni come quella di sabato, ora che i suoi esponenti siedono sulle poltrone ministeriali ha esattamente l'interesse opposto: non è un caso che Liberazione, il quotidiano di Rifondazione, nei giorni che hanno preceduto l'evento non abbia dedicato una sola riga al corteo. La posizione del Prc rispetto a questa scadenza  si potrebbe riassumere parafrasando un vecchio slogan pacifista: nè una bandiera nè un trafiletto per un corteo che può far male al Governo!
 
 
 
Il PdAC invece ha ritenuto invece giusto impegnarsi nella costruzione di questa manifestazione e prendervi parte. La nostra non è stata una presenza di testimonanzia: lo spezzone, animato da moltissimi giovani, si è rilevato uno dei più consistenti e  gli interventi che si sono succeduti dal furgone che apriva lo stesso sono stati numerosi e combattivi. Significativo è stato in particolare quello del compagno Bachu del Comitato Immigrati in Italia, il quale ci ha ricordato come la situazione che vivono gli immigrati nel nostro Paese presenti caratteristiche drammatiche e che le condizioni di iper-sfruttamento a cui sono sottoposti i migranti impongono a chi ha a cuore le sorti degli sfruttati di attivarsi al loro fianco e lavorare all'unificazione "delle e nelle lotte" fra lavoratori nativi e di altra nazionalità.
Abbiamo approfittato del momento anche per pubblicizzare la "campagna per il ritiro delle truppe dagli scenari di guerra" (sottoscrivibile anche dal sito) che le sezioni europee della Lit - l' organizzazione internazionale del quale il PdAC è parte- hanno lanciato nei mesi scorsi: le centinaia di adesioni che abbiamo raccolto a Piazza Esedra danno l'idea di come ci sia la possibilità di mettere in discussione la leggittimità dell' attuale governo di centrosinistra e di quanta rabbia alberghi in coloro che -in buona fede- speravano che con l'arrivo di Prodi sarebbero cambiati gli assi fondamentali della politica estera italiana.
 
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 Riccardo Bocchese (dirigente della Sezione di Vicenza del PdAC) nell'intervento conclusivo della manifestazione.
 
 
 
 
 
 
Il corteo è terminato nella centralissima Piazza Navona, dove si sono tenuti anche gli interventi conclusivi degli esponenti delle organizzazioni promotrici. Il primo a prendere la parola è stato il compagno Claudio Lupo di Vicenza, esponente di Emergency e impegnato attivamente nella battaglia contro la costruzione della nuova base Usa nella città veneta. A significare l'importanza che il "no alla base"ha per tutto il movimento contro la guerra, sta il fatto che l'intervento conclusivo è stato concesso a Riccardo Bocchese, dirigente, sempre vicentino, del PdAC arrivato a Roma con la delegazione dei Comitati contro la base No Dal Molin. Bocchese nel suo intervento ha rimarcato il fatto che la battaglia contro il Dal Molin non è un qualcosa che riguarda solamente  Vicenza e i suoi abitanti, come i mezzi di informazione nelle mani della borghesia vogliono far crederci, ma è la lotta di tutti coloro che sono stufi delle politiche di aggressione dei governi imperialisti a danno dei popoli oppressi e che credono che un' alternativa di società debba  necessariamente passare per una sconfitta dell'imperialismo stesso, sonfitta le cui basi vanno gettate qui ed ora. A Vicenza non passeranno, la base non si farà: lo sciopero generale per una questione che ha via via assunto un'importanza sempre maggiore deve diventare lo strumento per far saltare i piani degli americani e del Governo italiano che non ha nessuna intenzione di fare retromarcia, ha fatto bene Riccardo Bocchese a ricordarlo ancora una volta.
Gli stessi temi sollevati giovedì scorso, nella trasmissione di Santoro (su raidue) dedicata alla lotta contro la base Dal Molin, da un'altra dirigente delle lotte di Vicenza, la nostra compagna Patrizia Cammarata, che nonostante i pochi minuti che le sono stati concessi ha saputo difendere con grinta le ragioni del movimento in una trasmissione che tentava di minimizzarne la portata (è possibile vedere la puntata della trasmissione sul sito  www.annozero.rai.it/annozero/default.htm ).
 
In questa fase abbiamo il dovere di tenere viva la mobilitazione e programmare le prossime  iniziative di lotta. Il rifinanziamento della missione afghana è un atto scandaloso contro il quale protestare è necessario: il PdAC invita tutti i militanti dei partiti della sinistra a rompere con i partiti che non rompono con i governi di guerra e ad impegnarsi nella costruzione di un' opposizione di massa a Prodi e i suoi accoliti. Anche la manifestazione di sabato dimostra come le le potenzialità per invertire la rotta continuino ad esistere. Tentare di unificare le varie realtà in lotta contro le politiche antipopolari e guerrafondaie dell'Unione è un compito difficile ma che è divenuto ormai improrogabile. Il nostro Partito è nato proprio con questo obiettivo ed è per questo che non abbiamo paura di essere smentiti dai fatti quando affermiamo che in piazza, finché continuerà ad esistere questo sistema economico che produce solo danni, noi ci saremo sempre.
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La testa dello spezzone del PdAC
 
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