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LA GENERAZIONE CHE FARA' LA RIVOLUZIONE PDF Stampa E-mail
giovedì 31 gennaio 2013
LA GENERAZIONE
CHE FARA' LA RIVOLUZIONE
Intervista ad Adriano Lotito, 20 anni, il candidato premier trotskista

 
 
a cura della redazione web
adry700
 

Incontriamo Adriano Lotito, candidato premier di Alternativa Comunista, vent'anni, studente universitario a Bologna, protagonista delle lotte studentesche, la punta più avanzata (per ora) delle lotte nel nostro Paese. Adriano, la tua è una candidatura rivoluzionaria, controcorrente e dal forte valore simbolico, che rompe gli schemi ingessati di questa campagna elettorale. E' una candidatura che vuole rappresentare le nuove generazioni che sono scese in lotta in questi anni, dando vita a importanti e radicali momenti di lotta. Cosa dici ai giovani studenti che guardano al programma del nostro partito?
Come hai già detto, gli studenti e le studentesse che sono scese in piazza in questi mesi e in questi anni hanno rappresentato l’avanguardia più combattiva del conflitto sociale nel nostro Paese. In Italia purtroppo viviamo ancora una situazione piuttosto arretrata dal punto di vista della lotta di classe, sicuramente non paragonabile a quanto sta accadendo in Grecia o in Spagna. Ma le masse studentesche, che abbiamo visto lottare contro il governo Monti e le imposizioni della Troika lo scorso autunno, indicano indubbiamente che siamo in presenza di una prima radicalizzazione del conflitto. Decine di migliaia di studenti hanno occupato centinaia di scuole in tutto il Paese, hanno organizzato assemblee, coordinamenti, comitati di lotta, hanno elaborato idee e programmi su scuola e università, e più in generale, sull’organizzazione della società, alternativi alle politiche di austerità che ci ha imposto l’Europa dei banchieri, e che saranno continuate dal prossimo governo, probabilmente di centrosinistra.
L’appello che rivolgo a questi studenti è di non lasciarsi illudere dalle vie pacifiche e parlamentari, dal dialogo con le istituzioni e con i partiti tradizionali, ma di proseguire nel loro percorso di lotta. Gli studenti in lotta devono essere consapevoli che un altro mondo possibile esiste, ma non potrà mai nascere nei palazzi del potere, ma solo a partire dalle piazze, dalle scuole, dalle fabbriche in mobilitazione. E anche che queste lotte, per non rimanere isolate e perdenti sul nascere, devono coordinarsi e unirsi su un programma di classe, di rottura con il capitalismo e le sue istituzioni. Per realizzare tutto questo, bisogna che gli studenti e le studentesse abbandonino le pulsioni anarcoidi e il pregiudizio antipartitico che è stato una caratteristica delle passate mobilitazioni, e facciano una distinzione tra i partiti istituzionali e compatibili con questo sistema, e i partiti realmente rivoluzionari e antisistema. Alternativa Comunista è un partito di quest’ultimo tipo, un partito completamente disinteressato rispetto a poltrone in parlamento e opportunismi di varia specie, un partito che si pone il problema di unire le lotte e di abbattere il sistema. Noi non chiediamo il voto per andare a governare, ma facciamo appello a unire le lotte sotto una direzione rivoluzionaria. Una differenza di classe!
Qual è il programma del Pdac che rappresenti a queste elezioni? Pensi sia centrale l'unità di lotta tra lavoratori e studenti?
Le lotte che vediamo svilupparsi tutti i giorni per poter vincere devono unirsi e coordinarsi. Studenti-operai uniti nella lotta, per noi non è un vecchio slogan sessantottino, ma un’indicazione pratica fondamentale, la via maestra per rovesciare un sistema che scarica i costi della sua crisi principalmente sulle spalle di giovani e lavoratori, nativi e immigrati. Unirsi ai lavoratori per noi significa anche denunciare gli opportunismi delle direzioni sindacali, che cercano di dividere e frammentare il conflitto per gestirlo negli interessi del padronato. L’unità va creata sul terreno delle lotte, nelle piazze, nelle assemblee autoconvocate, non invitando i burocrati sindacali a parlare davanti agli studenti.
Detto questo, è chiaro che l’unità deve crearsi non sulla base di un programma qualsiasi, ma con una precisa caratterizzazione di classe. Per questo i nostri punti programmatici fondamentali sono: la nazionalizzazione senza indennizzo e la gestione operaia per le fabbriche che chiudono e licenziano; la nazionalizzazione delle banche; il rifiuto del pagamento del debito e l’uscita dalla Ue; l’abrogazione di tutte le controriforme di scuola e lavoro portate avanti in questi anni da centrodestra e centrosinistra; la scala mobile dei salari e dell’orario di lavoro; un reddito sociale per i disoccupati e un reddito studentesco per gli studenti e le studentesse che non possono permettersi di accedere all’istruzione (con mense, libri, trasporti e alloggi gratuiti); ma anche un grande piano di edilizia popolare e scolastica, perché non si può continuare a morire andando al lavoro o a scuola!
E’ evidente che tutte queste misure di emergenza nell’interesse di giovani e lavoratori potranno essere finanziate solo con la requisizione forzata dei grandi capitali in mano a banchieri e supermanager (si pensi che la metà della ricchezza complessiva italiana è in mano al 10% della popolazione!). Un programma rivoluzionario, insomma! Che prevede anche la cessazione delle missioni di guerra, l’uscita dalla Nato, la requisizione delle proprietà della Chiesa, la chiusura dei lager per gli immigrati (Cie) e la libera cittadinanza per tutti, l’estensione di servizi sociali pubblici, la desionizzazione del Paese mediante la rottura di ogni rapporto commerciale, diplomatico e culturale con lo Stato di Israele che è uno Stato fantoccio dell'imperialismo che occupa la terra di Palestina. Questi solo per citare i punti principali.
Qual è la differenza tra la tua candidatura e quella di Ingroia, sostenuta da Rifondazione comunista?
Il progetto ingroiano e la sua rivoluzione cosiddetta “civile” rappresentano il punto più basso e indegno raggiunto dalla sinistra socialdemocratica italiana. Come fa Rifondazione a giustificare il suo sostegno a una lista composta da sbirri, magistrati, avvocati di pentiti di mafia? E soprattutto con un programma colmo di contraddizioni e paradossi: si rifiuta il Fiscal compact senza rompere con l’Ue e la Troika; si parla di giustizia sociale e articolo 18 per poi delirare sul bisogno di "agevolare la libera iniziativa imprenditoriale"; si parla genericamente di “pace e disarmo” senza avanzare nessuna rottura con le istituzioni guerrafondaie di cui l’Italia è membro organico (Nato, Onu e la stessa Ue). Rifondazione si è sciolta in una lista e in un programma che collocano al primo posto la difesa della legalità: la stessa legalità in nome della quale si bastonano operai e studenti, la stessa legalità portata avanti dagli sbirri della Diaz e di Bolzaneto a Genova nel 2001 (e nei confronti dei quali Ingroia ha espresso la sua solidarietà). Il giustizialismo è un’ideologia che ha sempre caratterizzato la destra più reazionaria (non a caso il capolista al senato della lista Ingroia in Sicilia è Luigi Li Gotti, che può vantare una trentennale militanza nel Msi prima e in An dopo). Questa è una vergogna! Per fortuna questa volta Rifondazione ha voluto rinunciare alla falcemartello, così almeno non verrà ulteriormente macchiato il simbolo della lotta decennale del movimento operaio e comunista.
La tua candidatura di giovane studente è anche lontana anni luce da quella del Pcl, che candida a premier ancora una volta l'ormai sessantenne Ferrando. A parte l'evidente differena anagrafica, come spieghi a chi lo chiede le differenze tra il Pdac e il Pcl?
Il Pcl di Ferrando è un partito mediatico e profondamente viziato dall’elettoralismo. Un partito che ruota interamente attorno alla figura del leader guru, all’ennesima presentazione come candidato premier, in cerca unicamente di visibilità mediatica. Un partito che negli ultimi tempi ha visto esplodere le sue contraddizioni interne (federalismo, liderismo, elettoralismo) e che ha portato alla fuoriuscita di parecchi militanti e quadri dirigenti, alcuni dei quali confluiti in Alternativa Comunista. Mentre Ferrando inseguiva le telecamere, ossessionato com’è dal quinto potere, noi abbiamo intessuto relazioni con molte avanguardie di lotta, operaie e studentesche, abbiamo costituito comitati, abbiamo partecipato alla lotta degli immigrati contro l’ultima sanatoria truffa, abbiamo creato i Giovani di Alternativa Comunista, per approfondire il lavoro politico con gli studenti e le studentesse in lotta contro Monti. Per non parlare della lotta nei sindacati: mentre i dirigenti del Pcl chinano la testa davanti ai burocrati per conquistare le poltrone negli organismi dirigenti della Cgil, noi veniamo espulsi per la nostra lotta a favore dell’unità della classe lavoratrice. E ho detto tutto: ormai la differenza tra noi e il Pcl è chiaramente comprensibile anche all’esterno.
Nelle circoscrizioni dove la lista di Alternativa Comunista non è presente che indicazioni di voto dà il Pdac?
L'astensione: perché, come abbiamo detto fin qui, non ci sono altre liste che rappresentino realmente gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari.
Cosa ti auguri da queste elezioni? Pensi che dalle urne possa venire una risposta ai problemi di milioni di giovani, operai, disoccupati?
Riprendendo il discorso iniziale, noi non ci presentiamo con delle promesse elettorali, ma propagandando un programma di lotta, un programma che prevede la rottura dell’attuale assetto istituzionale, un programma che ha come modello le rivoluzioni in Egitto, in Siria e in tutto il mondo arabo. Questo sistema non può essere riformato, ma solamente abbattuto dalle lotte dei lavoratori e degli studenti. Ci presentiamo appunto per dar voce a queste lotte, per avanzare l’unica reale alternativa. Non ci potrà essere nessun cambiamento all’interno dei palazzi del potere; chiunque andrà al governo proseguirà nelle politiche di austerità, nello smantellamento dei diritti dei lavoratori e degli studenti, nelle politiche guerrafondaie, antioperaie e razziste che hanno caratterizzato i governi di tutti i colori, di centrodestra, centrosinistra e tecnici. L’unico cambiamento negli interessi dei lavoratori e delle nuove generazioni potrà partire solamente dalle piazze, dalle scuole e dalle fabbriche in lotta. Mentre tutte le altre forze politiche candidano imprenditori, banchieri, magistrati e sbirri, noi candidiamo nella nostra lista operai, studenti, immigrati, cassintegrati, disoccupati in lotta sulla base di un programma che vuole rovesciare il capitalismo, l’unico autentico responsabile di questa crisi economica e sociale. E’ questo l’appello che facciamo: riprendiamoci le scuole, riprendiamoci le fabbriche, liberiamo il lavoro e il sapere, riprendiamoci il futuro e finiamola con un sistema che offre solamente guerre, miseria e sfruttamento! L’unico governo che vogliamo, è un governo dei lavoratori!
 
 
 
 
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