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Dal disastro di Pioltello al Buran la Caporetto del trasporto ferroviario PDF Stampa E-mail
giovedì 01 marzo 2018

 

Dal disastro di Pioltello al Buran

 

la Caporetto del trasporto ferroviario



di Alberto Madoglio

E’ bastata un’ondata di maltempo, freddo e neve, certamente eccezionale per il perodo ma non in termini assoluti, per mettere il ginocchio il trasporto pubblico in gran parte del Paese, in particolare per quanto riguarda il trasporto ferroviario.
Tra lunedì 26 e martedì 27 febbraio decine di treni su diverse tratte sono stati cancellati, altri, in numero maggiore, hanno accumulato ritardi biblici: cinque, sei e più ore di ritardo, fino ad arrivare al caso di un treno partito da Reggio Calabria diretto al Nord che ha impiegato circa 29 ore per arrivare a destinazione.
Particolarmente colpito è stato lo snodo ferroviaria di Roma, il più importante d’Italia e uno dei più importanti d’Europa: centinaia di migliaia di passeggeri, per la maggior parte lavoratori e studenti pendolari lasciati in totale balia degli eventi atmosferici.
E’ evidente che il clima avverso non basta a spiegare un disastro simile. Pochi centimetri di neve caduti sullo Stivale non possono sicuramente giustificare disservizi di tali dimensioni. Così come non è stato il destino cinico e baro a causare settimane fa le tragedia ferroviaria a Pioltello, costata la vita a tre persone e un centinaio di feriti.
Quello che accade è colpa dell’azione dell’uomo, delle scelte dei vari governi che negli anni hanno via via impoverito il sistema ferroviario pubblico.
Mentre negli ultimi decenni si sono spesi decine di miliardi di euro per costruire una rete ad alta velocità, quando si scopre, proprio in queste ore, che le previsioni circa l’aumento del traffico portate come giustificazione per la costruzione della Tav Lione Torino si sono rivelate errate, rendendo quel progetto un inutile spreco di denaro pubblico, come era evidente fin dall’inizio, veniamo a sapere che solo un terzo dei deviatoi dei binari su tutta la tratta ferroviaria sono in grado di sciogliere automaticamente una quantità di neve come quella caduta in queste ore. In tutti gli altri casi è necessario l’intervento di operai. I quali però sono in numero sempre ridotto a causa dei tagli del personale e agli investimenti per la manutenzione.
Così come per quanto capitato a Pioltello si viene a sapere che la causa è stata la presenza di una toppa di legno che era stata messa come "sistemazione d’emergenza" per un tratto di binario che doveva essere sostituito.
La privatizzazione del patrimonio pubblico, o la sua “aziendalizzazione” quando rimane comunque di proprietà statale, con la ricerca disperata del profitto, porta a questi disastri. Il mercato fallisce, sia che lo gestiscano i privati sia che lo faccia lo Stato. Per il trasporto ferroviario lo soluzione è molto semplice. La gestione deve essere fatta dai lavoratori stessi, e deve avere come obiettivo non l’efficienza capitalista ma il vero interesse collettivo, cioè in primo luogo di studenti e lavoratori. Vanno immediatamente interrotti i progetti faraonici legati alla Tav mentre vanno potenziati treni e linee dei pendolari. Il trasporto così riorganizzato deve essere gratuito: le risorse vanno recuperate espropriando senza indennizzo quei capitalisti privati (imprese, banche, assicurazioni) che negli anni hanno speculato sulla distruzione del trasporto pubblico.
Nessuno dei partiti che si candidano a governare dal 5 marzo ha questo obiettivo nei loro programmi. E’ una dimostrazione, l’ennesima, che i lavoratori non devono aspettarsi nulla di buono da chi li governerà nei prossimi anni. Un governo operaio, nei fatti e non nelle parole, è l’unica vera alternativa realmente progressiva e realista se non vogliamo più che quello che è capitato nell’ultimo mese si possa ripetere in futuro.

 
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