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Vicenza, cresce la lotta dei lavoratori comunali PDF Stampa E-mail
venerdì 28 febbraio 2014
Vicenza, cresce la lotta dei lavoratori comunali
"Tremate, tremate,
le lotte son tornate!"
21 febbraio, una manifestazione unitaria e determinata
 
vicenza 21 febbraio 
a cura della sezione PdAC Vicenza
 
Nella testa di qualche burocrate sindacale (come Ruggero Bellotto della Cisl che pochi giorni dopo ha scaricato i lavoratori prendendo le distanze pubblicamente dalle frasi gridate in piazza, con una lettera al sindaco) la manifestazione dei dipendenti comunali di Vicenza, che si è svolta venerdì 21 febbraio scorso contro il taglio degli stipendi, avrebbe dovuto essere il solito innocuo presidio, disorganizzato e timido.
Invece, centinaia di dipendenti del Comune di Vicenza hanno fatto sentire tutta la loro rabbia al sindaco Achille Variati e alla sua giunta nonché ai padroni e alle loro "autorità" (fra cui i vertici di Confindustria regionale e provinciale Roberto Zuccato e Giuseppe Zigliotto, il sindaco di Padova Ivo Rossi, il comandante della caserma Ederle Robert Meinst Jr.) invitate al vernissage della mostra “Verso Monet” in Basilica palladiana.
La festa dei ricchi, dei rappresentanti o degli amici di quei partiti di governo che hanno approvato, e si accingono ad approvare nuovamente, provvedimenti che peggiorano in modo grave le condizioni di vita dei lavoratori, è stata pesantemente disturbata.
E’ da più di un mese che i lavoratori del Comune di Vicenza sono in mobilitazione con assemblee, blocco degli straordinari, occupazione del Consiglio Comunale, dopo le ispezioni ministeriali del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze) che hanno contestato moltissime voci del loro salario accessorio percepite negli ultimi anni, chiedendone la restituzione. Quest’attacco ai salari, con lo strumento delle Ispezioni Ministeriali, sta avvenendo in decine d’Enti Locali grandi e piccoli del Paese: Firenze, Siena, Reggio Calabria, Martina Franca, Statte, Vicenza e tanti altri ancora e fa parte di un attacco più generalizzato al lavoro pubblico.
Com’è stato rilevato durante gli interventi alla partecipata assemblea del 8 febbraio scorso (organizzata da Cub Vicenza e dal Coordinamento No Austerity) non è stata, al momento, intrapresa la strada del taglio sostanzioso e uguale per tutti dei salari dei dipendenti pubblici come accaduto, ad esempio, in Grecia, ma è delegato, per questo sporco lavoro, il Mef, a macchia di leopardo, e in una cornice di “ripristino della legalità e di corretta interpretazione dei contratti” che è funzionale a confondere le acque e a distogliere l’attenzione da quello che sta accadendo, cioè la guerra di classe contro i lavoratori, su indicazione della Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Commissione Europea).
La manifestazione di venerdì 21 febbraio è avvenuta all’indomani della notizia che al Senato era stato bocciato il decreto “Salva-stipendi”. A dire il vero il contenuto di questo decreto, pur sanando una buona parte delle contestazioni (facendo, quindi, tirare un respiro di sollievo ai lavoratori comunali in grave crisi a causa dei salari già molto bassi) non le avrebbe sanate tutte. Sarebbe rimasta, comunque, una cifra di circa € 1.600.000 (un milione e seicentomila euro) che avrebbe dovuto essere recuperata dal Fondo del personale nei prossimi sei anni, oppure sul complessivo bilancio del Comune tramite la "riorganizzazione dei servizi o taglio delle spese". Quindi, ancora comunque un taglio nei salari oppure, in alternativa, tagli negli uffici e nei servizi. A pagare, quindi, sempre i lavoratori.
 
Una manifestazione unitaria e determinata
Erano decenni che a Vicenza non si assisteva ad una manifestazione così determinata da parte dei dipendenti del Comune di Vicenza, lavoratori che hanno subito negli ultimi anni, senza praticamente reagire, un attacco gravissimo con blocco dei contratti, riforma (in realtà scippo) della pensione e un peggioramento continuo delle condizioni di lavoro,
Fischietti e slogan, fra i quali: “Giù le mani dai nostri salari”, “Il nostro salario non si tocca, lo difenderemo con la lotta”, “Tremate, Tremate, le lotte son tornate”, “Topi di fogna, finirete alla gogna”, hanno caratterizzato la giornata. Su un cartellone sono state appese le lettere di messa in mora che i lavoratori hanno ricevuto dall’Amministrazione comunale nei giorni scorsi. Alcuni hanno ribadito in più occasioni di amare l’arte e che per questo ne rivendicavano la gratuità e non il penoso teatro di un gruppo di privilegiati che accedevano all’inaugurazione, altri avevano preparato uno striscione ironico e adatto all’occasione: "Giù le mani dai Monet dei lavoratori".
In piazza sventolavano le bandiere dei sindacati Cub, Usb, Cgil, Cisl, ecc.
Presenti anche altre sigle e organizzazioni della sinistra; sventolavano le bandiere del Partito di Alternativa Comunista e di Rifondazione Comunista. Un grande telo era appeso di fronte alla basilica: “Solidarietà ai lavoratori in lotta. Coordinamento No Austerity”.
Un saluto ai lavoratori in lotta è stato portato anche da Massimo D’Angelo, segretario provinciale della Filt Cgil e del documento congressuale di minoranza di quella organizzazione. La presenza di alcuni lavoratori della scuola e della sanità ha caratterizzato la manifestazione come un passo verso la solidarietà di classe e l’unità delle lotte a prescindere dalle sigle sindacali e dalle categorie.
In mezzo a questo fronte unico di lotta dei sindacati e delle organizzazioni politiche di sinistra è spuntata anche qualche pettorina gialla del movimento 9 dicembre, i "forconi" di Thiene, che erano presenti anche con striscioni di una non richiesta solidarietà, tra loro un provocatore che ha accusato i lavoratori pubblici di essere dei “parassiti” e ha chiesto di togliere le bandiere sindacali, cercando di usare la consueta demagogia qualunquista. In piazza anche  qualche bandiera del reazionario Movimento 5 Stelle; la presenza di questo movimento ha fatto scattare una polemica di comunicati stampa fra Enrico Cappelletti (ex-candidato e attivista a Padova per la Lega Nord, imprenditore, ora senatore del Movimento 5 Stelle) e il sindaco Variati che ha accusato il M5S di essere in piazza nonostante la senatrice Lezzi dei grillini avesse votato il giorno prima, in Senato, proprio contro l’emendamento “Salva-Stipendi”.
A parte queste polemiche fra partiti politici che hanno finto vicinanza ai lavoratori mentre nella pratica difendono gli interessi dei padroni, come il Pd di Variati e il Movimento 5 Stelle di Cappelletti, la “Piazza dei Signori”, a Vicenza, quel venerdì, è stata la “Piazza dei Lavoratori”.
Un momento forte è stato quando il sindaco Variati, abbandonando i suoi illustri ospiti che dentro la Basilica palladiana erano raggiunti e impauriti dalle urla dei lavoratori, è uscito e ha chiesto il megafono alla nostra compagna Patrizia Cammarata, dirigente del Pdac e Rsu al Comune di Vicenza, in prima fila nella contestazione insieme con altri lavoratori dei settore anagrafe, asili nido e scuole d’infanzia. Variati voleva cercare di recuperare la situazione come dieci giorni prima quando, a fronte dell'invasione del Consiglio Comunale da parte dei lavoratori, aveva cercato applausi facendo le solite vuote promesse. Ma in risposta ha ricevuto dai lavoratori solo fischi e grida.
La lotta continua!
 
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