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Verona, una candidatura controcorrente - Intervista a Ibrahima Barry PDF Stampa E-mail
giovedì 12 aprile 2012
Verona, una candidatura controcorrente - Intervista a Ibrahima Barry
Contro le politiche anti-operaie e razziste
di tutti gli schieramenti borghesi
E sabato 14 tutti in piazza a Verona con Ibrahima!
 
 
 
 
a cura di Patrizia Cammarata
ibrahima

Lunedì 2 aprile, a Verona, sono state depositate più di 400 firme, di cittadini residenti, a sostegno della lista del Partito di Alternativa Comunista per la presentazione alle elezioni amministrative del 6-7 maggio 2012.
La presenza di un partito con un programma comunista e rivoluzionario rappresenta già una novità e un fatto politico importante, per una città come Verona, situata nel cuore del ricco Nord Est sul quale sta avanzando, inesorabile, la crisi economica internazionale. Una crisi che a poco a poco strappa il velo, anche qui,  alla demagogia e alla falsità tanto acclamata nel passato e ancora nel presente sulle "meravigliose sorti progressive" del capitalismo.
Alla novità della presenza di Alternativa Comunista nella competizione elettorale veronese se n’aggiunge un’altra: il partito presenta, come candidato sindaco, Ibrahima Barry, immigrato, operaio. Proprio a Verona, la città amministrata da Flavio Tosi, il sindaco che ha fatto della "caccia all'immigrato” uno dei motivi di vanto della sua amministrazione.
A Verona la percentuale dei cosiddetti stranieri residenti è di circa il 13,84 %. Al 1 gennaio 2011 il dato era di  36.666 (dal 2004 al 2010 la presenza è aumentata, in sei anni,  di oltre il 70%). Questi dati sono al ribasso perché non tengono conto della presenza dei clandestini.
Sono moltissimi gli immigrati che  non hanno la cittadinanza, e quindi nemmeno l’iscrizione alle liste elettorali nel proprio Comune di residenza,  anche se lavorano e pagano le tasse. Moltissimi immigrati, quindi, anche se lo volessero, non potranno votare per Ibraima, e non lo potranno fare nemmeno  i loro figli, nemmeno quelli nati in Italia, nemmeno quelli nati a Verona.
 
Cosa risponde Ibrahima Barry a chi gli chiede la sua storia, il perché della sua candidatura, i punti del programma, le sue aspettative?
Sono nato  a Bantignel (Pita) nel centro della Repubblica di Guinea. La Guinea è un Paese in cui  la mortalità infantile è molto alta, la situazione sanitaria è drammatica. Nonostante  la Guinea sia un Paese il cui sottosuolo è ricchissimo di risorse come il ferro, i diamanti, la bauxite, ricordo che la Guinea produce circa la metà delle riserve mondiali di bauxite e n’è uno dei primi produttori al mondo, la popolazione è poverissima e di questa ricchezza del Paese non ne usufruisce. Mio padre era magazziniere e mia madre casalinga. Quando avevo tre anni ci siamo trasferiti a Conakry, la capitale del Paese dove ho vissuto fino ad ottobre1985, anno in cui ho preso il diploma e con una borsa di studio sono andato in Tunisia dove ho frequentato l’Università che ho interrotto nel 1988, anno in cui sono arrivato in Italia. Pensavo di poter migliorare la mia situazione economica e poter ritornare a casa in poco tempo ma purtroppo non è stato cosi.
 
Hai conosciuto altre città italiane, oltre Verona...
Quando sono arrivato in Italia, sono arrivato a Palermo ma purtroppo non ho trovato lavoro. Sono andato a Milano dove ho lavorato come Ponyexpress. A Verona  c’era un mio connazionale, un caro amico, ora defunto, che lavorava in un’azienda dove avevano bisogno di operai. Così sono partito per lavorare come operaio.
 
L'esperienza del lavoro in fabbrica è stata importante per la tua formazione politica, credo...
Sicuramente! Ho sempre lavorato come operaio ma  conseguentemente alla crisi economica e ai contratti a termine, ho perso il lavoro. Mentre lavoravo sono sempre stato all'interno dei sindacati: prima la Cisl, poi la Cgil e ora la Cub. In questo periodo, in cui sono disoccupato,  faccio militanza volontaria  presso il Coordinamento Migranti di Verona, aiutando nelle pratiche sindacali e di assistenza fiscale, organizzando insieme agli altri compagni le manifestazioni, manifestazioni necessarie soprattutto in una città come Verona nella quale la vita degli immigrati è oltremodo dura.
Ho sempre partecipato e organizzato gli scioperi, le lotte, ed ho sempre pensato che un sindacato non sia sufficiente. Oltre al sindacato, il cui ruolo è di difesa degli interessi immediati, i lavoratori hanno bisogno di un partito che abbia un programma completo di cambiamento della società. Solo i padroni ora hanno i partiti, hanno quelli di destra, di centrodestra e quelli di centrosinistra. Loro vanno bene. Siamo noi che stiamo male, abbiamo bisogno di costruire un partito nostro, un partito forte, che abbia un programma alternativo a quello dei padroni.
 
Anche se non è ancora forte, se è ancora in costruzione, però il partito l'hai trovato...
Sì, cercavo un partito che mi potesse rappresentare, che rappresentasse l'idea rivoluzionaria che ho in testa fin da giovane. Non mi sono iscritto a Rifondazione Comunista perché i suoi parlamentari hanno votato i Cpt (Centri di permanenza Temporanea per gli immigrati) e hanno appoggiato il governo Prodi, governo che ha aumentato le spese militari e ha detto sì alla nuova base militare Dal Molin nella vicina Vicenza. Il Pdac è l'unico partito che ha un programma internazionale, che fa una battaglia chiara contro le leggi razziste di centrosinistra e centrodestra e che mette al centro i lavoratori, non solo a parole ma anche nei fatti. Ed è l'unico partito nel nostro Paese che è internazionalista non solo a parole ma che impegnato nella costruzione di un'internazionale rivoluzionaria, a partire dalla Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale.
 
E' vero che c'è che dice che ti sei candidato con Alternativa Comunista perché è stato l'unico partito che ha accettato a Verona di candidare un immigrato?
Non sono assolutamente d'accordo con queste parole. E' vero che solo Alternativa Comunista ha messo al centro, con la mia candidatura, i problemi degli immigrati e degli operai. E' vero che gli altri partiti, di solito, candidano gli immigrati fra i vari candidati, in lista. Non credo che nessun partito avrebbe accettato di candidare me come candidato sindaco. Ma non è per questo che ho scelto Alternativa Comunista. E' il programma che fa la differenza. A me non interessano le elezioni in quanto tali, non penso che saranno queste elezioni a cambiare la realtà ma m’interessa rendere visibili gli immigrati e i loro problemi, i precari, i disoccupati e i giovani senza futuro.
Anche a Verona si sente la crisi del capitalismo che sta avanzando e porta alla disperazione tanti lavoratori, sia immigrati sia nativi, e le loro famiglie. Ricordo quanto successo il 29 marzo scorso a Verona: un giovane operaio edile, di origine marocchina, è stato ricoverato con gravi ustioni alla testa e alle gambe all’ospedale Borgo Trento, dopo essersi cosparso di benzina ed essersi dato fuoco davanti a palazzo Barberi, sede del municipio. Ancora una volta un gesto estremo dovuto all’insostenibile situazione economica, dopo quattro mesi di mancato pagamento del salario.
Noi vogliamo mettere al centro la lotta di classe dei poveri contro i ricchi, degli sfruttati contro gli sfruttatori. Perché la lotta di classe contro i lavoratori  i capitalisti la stanno facendo in modo pesante e i lavoratori stanno rispondendo in modo disperato e autolesionista (come il caso del ragazzo marocchino) o disorganizzato, perché le burocrazie sindacali e politiche di sinistra non organizzano i lavoratori, anzi controllano le proteste, alle volte diventano dei veri pompieri delle lotte quando queste lotte sorgono spontanee.
 
In questa campagna elettorale sono in molti a chiederti i punti programmatici per Verona, come rispondi?
Dal tipo di domande che mi fanno capisco che si aspettano risposte compatibili con il sistema. Io invece parlo di quello che per noi è centrale: l’unità di classe fra lavoratori nativi ed immigrati. E poi il diritto alla casa  per tutte le famiglie sfrattate: ci sono edifici di proprietà ecclesiastica, di enti pubblici o di società private chiusi e che possono essere requisiti e assegnati, sotto controllo di comitati popolari, ai lavoratori, ai disoccupati o ai pensionati poveri. Parlo della necessità di un'edilizia  pubblica per i lavoratori, di un piano di gestione operaia delle fabbriche e del taglio di tutti i finanziamenti pubblici alle imprese: le fabbriche che chiudono o che licenziano vanno poste sotto la gestione dei lavoratori stessi, a partire da quelle in crisi. I giovani hanno bisogno di spazi sociali gratuiti, c'è la necessità di un reddito sociale per i disoccupati e i precari. Verona è una città molto inquinata: lotta all’inquinamento e difesa dell’ambiente con  piste ciclabili, trasporti pubblici gratuiti e a corse continue, raccolta differenziata "a porta a porta", no agli inceneritori.
La nostra solidarietà attiva va alla lotta dei No Tav in Val di Susa e per Verona diciamo: No al Passante Nord - traforo delle Torricelle. Come diciamo no alla chiusura degli ospedali, per una sanità pubblica, efficiente e gratuita. Vogliamo garantite le pari opportunità per i cittadini disabili, vogliamo asili e scuole pubbliche di qualità con l’azzeramento di tutti i finanziamenti alle scuole private.
Un dramma su quale vogliamo intervenire è quello dell’allontanamento dei figli dai genitori poveri e in difficoltà. Sono numerosi i casi di genitori, soprattutto immigrati, che si rivolgono disperati al Coordinamento Migranti di Verona per questo motivo. La nostra è una battaglia frontale contro il razzismo: siamo impegnati nel sostenere i lavoratori, sia quelli nati a Verona sia quelli che sono arrivati da lontano per cercare una vita migliore. Diciamo no al razzismo proprio a Verona, la città   dove la Lega Nord ha sempre avuto il massimo consenso.
E' necessario però essere chiari: nessuna battaglia in favore dell'ambiente o dei diritti dei lavoratori è reale se non mette in discussione il capitalismo. E’ il sistema di produzione del capitalismo, è il sistema di produzione irrazionale basato sui profitti e non sui veri bisogni delle persone che sta provocando continui disastri ambientali. E’ la crisi sistemica del capitalismo che sta spingendo alla disperazione tante persone. Il nostro programma si rivolge alle fasce più deboli che a Verona sono in continuo aumento. Il nostro è un programma autenticamente rivoluzionario, rivolto ai lavoratori, alla classe operaia, e si contrappone agli schieramenti borghesi di Lega, centrodestra e centrosinistra (il cui candidato, qui a Verona, come in gran parte d'Italia, è sostenuto non solo dal Pd ma anche da Sel e Rifondazione). Il nostro è un programma di classe per il socialismo.
 
Non ti ha ancora fatto nessuno una domanda sulla religione, sulla presunta incompatibilità con la falce e il martello?
Nessun giornalista ancora ma alcuni miei fratelli e sorelle immigrati, sì. Confondono lo stalinismo, di cui hanno sentito gli orrori, con l’autentico progetto di una società socialista. Io dico loro che la mia è la bandiera dei trotskisti, che è vero che marxismo e ateismo sono uniti ma che è anche vero che per iscriversi al partito non è richiesta nessuna dichiarazione di ateismo. Dico loro semplicemente che al partito si può iscrivere chiunque, atei, cattolici, musulmani e buddisti. L’importante è condividerne il programma negli assi principali. E aggiungo un’altra cosa che, secondo me, è importante: la lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori vedrà atei e credenti uniti sotto la stessa bandiera.
 
Qual è l'appello che vuoi lanciare attraverso quest’intervista?
Maroni, armato di scopa, promette di fare pulizia nella Lega. Ma una vera pulizia significa ripulire il Paese dalla Lega e da tutte le leggi e norme razziste volute non solo dalla Lega di Bossi e Maroni e dal centrodestra ma anche da governi e giunte di centrosinistra: spesso col voto, com’è accaduto anche nel recente passato, o col silenzio della sinistra cosiddetta radicale.
Sabato 14 aprile alle ore 16 faremo a Verona la presentazione alla stampa della lista e del programma in piazza Toscana (Porta Vescovo). Dalle ore 15 inizierà un presidio, in difesa dell'articolo 18 e anche in ricordo di Samb Modou e Diop Mor, i due lavoratori senegalesi uccisi a Firenze dal fanatismo razzista e in solidarietà all’operaio edile marocchino che si è appiccato il fuoco  perché non riceveva lo stipendio da quattro mesi.
Dicono che sabato, a Verona, pioverà. Non importa, noi ci troveremo lo stesso.
Chiediamo a tutta la sinistra vera, ai lavoratori e ai giovani indignados, di essere con noi sabato ed essere con noi in questi giorni di campagna elettorale, per sostenere e dare voce agli operai, agli immigrati, a tutti coloro che non hanno voce, per fare una reale pulizia, spazzare via la Lega e tutti i razzisti e costruire l'unità dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, di tutti coloro che desiderano fortemente, a Verona come nel resto del mondo, costruire un altro mondo possibile.
 

SABATO 14 TUTTI IN PIAZZA A VERONA
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