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Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale
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Con i proletari sardi PDF Stampa E-mail
giovedž 20 settembre 2012

Con i proletari sardi

Su patriotu sardu a sos feudatarios

 

 

di Stefano Bonomi

I militanti di Alternativa Comunista, sezione Italiana della Lega Internazionale dei Lavoratori (Quarta Internazionale), esprimono piena ed incondizionata solidarietà ai lavoratori sardi in mobilitazione ad oltranza.

Sul tema abbiamo già scritto vari articoli sul nostro sito e sul giornale. Stavolta vogliamo dedicare ai lavoratori sardi questo canto di lotta scritto nel lontanissimo 1794, ma più che mai attuale: trasmette in pieno la determinazione e la tenacia di un popolo votato a combattere ogni forma di sopruso e prevaricazione.

Dall’Alcoa, passando per i minatori del Sulcis ed i pastori, fino ad arrivare al presidio permanente della Vinils di Porto Torres: uniamo le lotte per abbattere i “tiranni” di oggi che come allora affamano e opprimono sempre più larghe fascie di proletari.

 

Basta ricatti!

Basta sfruttamento!

Lavoratori, disoccupati e studenti uniti per difendere la propria dignità!

Organizziamo una mobilitazione generale  contro il sistema dei padroni, delle banche e dei loro governi amici!

 

 

 

SU PATRIOTU SARDU A SOS FEUDATARIOS

(CANTO DO LOTTA DEL 1794)

 

Procurade e moderare,/ barones, sa tirannia,/ chi si no, pro vida mia,/ torrades a pe in terra./ Declarada es' già sa gherra/ contra de sa prepotenzia/ e cominza sa passienzia, in su pòbulu a faltare.

Mirade chi est azzendende/ contra de 'ois su fogu;/ mirade chi no es' giogu/ chi sa cosa andat 'e veras,/ mirade chi sas aéras/ minettana temporale;/ zente consirzata male,/ iscultade sa 'oghe mia.

No apprettedas s'isprone/ a su poveru runzinu,/ si no in mesu caminu/ s'arrempellat appuradu:/ minzi ch'es' lanzu e cansadu/ e no nde pode' piùsu;/ finalmente a fundu in susu/ s'imbastu nd'hat a bettare.

Su pobulu ch'in profundu/ letargu fì sepultadu,/ finalmente despertadu/ s'abbizza ch'est in cadena,/ ch'ista' suffrende sa pena/ de s'indolenzia antiga:/ feudu, legge inimiga/ a bona filosofia.

Che ch'esseret una 'inza,/ una tanca, unu cunzadu,/ sas biddas hana donadu/ de regalu o bendissione;/ comente unu cumone/ de bestias berveghinas/ sos homines e feminas/ han bendidu cun sa cria.

Pro pagas mizas de liras,/ e tale 'olta pro niente, isclavas eternamente/ tantas pobulassiones,/ e migliares de persones/ servint a unu tiranu,/ Poveru generu humanu,/ povera Sarda zenia!

Deghe o doighi familias/ s'han partidu sa Sardigna,/ de una manera indigna/ si nde sun fattas pobiddas;/ divididu s'han sas biddas/ in sa zega antighidade:/ però sa presente edade/ lu pensa' rimediare.

Nasche' su Sardu soggettu/ a milli cumandamentos:/ tributos e pagamentos/ chi faghet a su segnore/ in bestiames  e laòre/ in dinari e in natura;/ e paga' pro sa pastura,/ e paga' pro laorare.

Meda innantis de sos feudos/ esistiana sas biddas,/ e issas fini pobiddas/ de saltos e bidathònes./ Comente a bois, barones,/ sa cosa anzena es' passada?/ Cuddu chi bo' l'ha dada/ nun bo' la podia' dare.

No es' mai presumibile/ chi voluntariamente/ happa' sa povera zente/ zebidu a tale deruttu;/ su titulu "ergo" est' infettu/ de infeudassione,/ ei sas biddas rejone/ tenen de l'impugnare....

 

 

Cercate di moderare la tirannia, o baroni, perché altrimenti, per la mia vita, rimettete i piedi in terra! Contro la prepotenza è già preparata la guerra e nel popolo comincia a mancare la pazienza.

Badate che il fuoco si sta già accendendo contro di voi, badate che non è un gioco e che le cose si fanno sul serio, badate che le arie minacciano tempesta. Gente malconsigliata ascolta la mia voce.

Non continuate a dar di sprone contro il povero ronzino, perché altrimenti vi s'impunta in mezzo alla strada esausto; badate che è magro e malconcio e non ne può  più e alla fine getterà il basto capovolto.

Il popolo che era sepolto in profondo letargo, finalmente destato destato si accorge di essere in catene e di soffrire la pena dell'antica indolenza. Feudo, istituto avverso ad ogni buona filosofia!

Come si baratta una vigna, un pascolo o un podere, così hanno dato i paesi in regalo o in vendita; come una mandria di bestie pecorine venduto gli uomini e le donne con la figliolanza.

Per poche migliaia di lire, e talvolta per niente, tante popolazioni sono eternamente schiave e migliaia di persone sono asservite a un tiranno! Povero genere umano, povera generazione sarda!

Dieci o dodici famiglie si sono divise la Sardegna, se ne sono fatte padrone in maniera indegna; si sono divisi i paesi nella cieca antichità; però la nostra epoca pensa di rimediare a tutto ciò.

Il Sardo nasce soggetto a mille comandamenti; da al Signore tributi e pagamenti in bestiame e grano, in denaro e in natura; e paga per il pascolo e paga per coltivare.

Molto prima dei feudi esistevano i comuni che erano padroni di pascoli e di campi seminati. Come è passata nelle vostre mani, o baroni, la roba altrui? Colui che ve l'ha data non ve la poteva dare.

Non si potrà mai credere che la povera gente abbia ceduto volontariamente i propri diritti. Dunque i titoli di possesso sono infetti d'infeudazione, e i comuni hanno ragione d'impugnarli.

 

 

 
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