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Venezuela: le elezioni non sono la via d’uscita dalla crisi PDF Stampa E-mail
luned 02 aprile 2018

Venezuela:

le elezioni non sono la via d’uscita dalla crisi

 

 

di Ust, sezione della Lit-Qi in Venezuela *

 

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Stiamo vivendo una situazione insostenibile: di fatto nessun lavoratore riesce a vivere col salario che guadagna, nemmeno aggiungendo i buoni alimentari, i bonus bebè e i vari bonus previsti dal calendario delle festività venezuelane. Gli alimenti forniti dai CLAP [comitati locali di produzione; ndt], quando arrivano, non sono sufficienti nemmeno a coprire per i primi quindici giorni del mese le necessità primarie, così come promesso dal programma sociale tanto propagandato dai media. Ciò costringe i lavoratori a vagare incessantemente alla ricerca di quei prodotti essenziali che non vengono garantiti.
I prezzi aumentano di giorno in giorno e i prodotti di prima necessità continuano a scarseggiare. Siamo sottoposti a un calvario quotidiano per raccogliere il denaro necessario per il biglietto del bus o per comprare caffè o sacchetti di zucchero, che è tutto ciò che possiamo permetterci. Esiste una scala dei prezzi che non obbedisce ad alcuna logica. I prezzi oggi non dipendono nemmeno dal dollaro, ci sono prezzi per pagare in contanti vecchie fatture, altri prezzi se si paga in banconote nuove, altri ancora se si effettua un pagamento elettronico (quando la rete di comunicazione consente trasferimenti, pagamenti mobili o pagamenti con carte), è proprio un calvario! E la crisi va avanti. Mentre il governo ostenta presunti “aumenti” di stipendi inesistenti o così bassi da venire assorbiti dall’iperinflazione.

 

A 29 anni dal Caracazo

 

Le masse popolari ricordano ancora le esplosioni sociali del 27 e 28 febbraio del 1989, perché si trattò di un'insurrezione avvenuta in condizioni molto simili a quelle attuali, che appaiono forse anche più gravi. Se un'esplosione analoga non si è ancora verificata è perché il governo mantiene il controllo sociale attraverso le crescenti minacce sui luoghi di lavoro, la militarizzazione della società (ad esempio, la presenza della guardia nazionale a sorveglianza degli stabilimenti di produzione alimentare per intimidire la popolazione, ricordandole che ci sono le forze armate per mantenere la “pace sociale”) e il ricatto degli aiuti alimentari e dei buoni, sebbene del tutto insufficienti, che nel 1989 non esistevano. Come se ciò non bastasse, va aggiunta l’assenza di una direzione rivoluzionaria che mobiliti la classe operaia per far fronte alla crisi.
La presunta “guerra economica” di cui dice di essere vittima il governo Maduro viene agitata quotidianamente dai militari, dagli alti funzionari governativi e dagli imprenditori “patrioti”, oltre che dagli imprenditori “traditori”, i quali nella pratica sostengono il governo nell'attacco permanente alle condizioni di vita dei lavoratori e alle scarse risorse. Una guerra nella quale i morti sono da una sola parte: i figli dei lavoratori e della popolazione povera che muoiono per malnutrizione, le donne che vanno a partorire negli ospedali dove perdono la vita a causa della mancanza di cure adeguate e di igiene, gli anziani che muoiono di malaria e malattie renali perché mancano le medicine. Vogliono farci credere che il governo non è responsabile di questa situazione e che perciò dovremmo votarli di nuovo affinché la situazione migliori. Niente di più falso di questo!
Come se non bastasse il fatto che utilizziamo più del 70% del nostro tempo quotidiano alla ricerca di denaro, cibo o medicine, cosa che ostacola la nostra capacità di organizzarci per risolvere questa situazione insopportabile, il governo Maduro tenta di distrarci da tale obiettivo inscenando uno spettacolo dopo l’altro: ci allerta di un'imminente invasione, ma poi organizza i “migliori carnevali degli ultimi anni”; accusa Lorenzo Mendoza di appropriazione indebita di milioni di dollari e poi gli concede ancora più fondi; accusa destra e sinistra di cospirazione, sabotaggi, golpe e tutto ciò di cui si può accusare, ma non apre alcun processo; denuncia la presenza di interferenze statunitensi, colombiane, spagnole, ecc., ma non ne dimostra alcuna. Tutta una manovra per influenzare i suoi sostenitori, sempre più scarsi, e distogliere la popolazione dalla vera questione su cui è necessario concentrarsi, cioè come uscire dalla crisi: perché il governo sa che sarà a rischio il suo controllo sullo Stato quando i lavoratori giungeranno alla conclusione che non c'è soluzione alla crisi finché Maduro continua a detenere il potere.

 

La Mud non è molto diversa dal governo

 

L'opposizione borghese, raggruppata nella Mud, non è molto diversa dal governo in quanto a  ipocrisia e interessi nascosti. Dopo aver offerto, come soluzione all’uscita dalla crisi, la creazione di un cosiddetto governo parallelo e dopo la mobilitazione, fortemente repressa e con un bilancio di decine di morti, senza obiettivi politici chiari, la Mud ha abbandonato le persone che aveva mobilitato e i suoi morti per andare verso un processo di negoziazione, a porte chiuse e voltando le spalle alle masse popolari, che non ha prodotto nulla. Con un'agenda economica nascosta, uguale o peggiore di quella attuata dal governo, partecipando alla corruzione, rappresentando imprenditori con una tradizione di sfruttamento e legami con l'imperialismo, e con la responsabilità, spesso dimenticata, nel disastro di ciò che significarono la quarta Repubblica e il Carmonazo dell'aprile 2002, la Mud non può offrire un'alternativa credibile e soddisfacente per i lavoratori. Ora vuole lavare la sua faccia sporca con un sedicente Frente Amplio Venezuela Libre (internazionale), che svela ancora una volta il fatto che obbedisce agli interessi della borghesia imperialista.  

 

Il neoliberalismo internazionale: Zamuros spera di arraffare il suo bottino

 

La Mud è un miscuglio di borghesi e dei loro lacchè, il cui unico scopo è di cacciare Maduro per dividersi il bottino della rendita petrolifera, lasciando la fetta migliore ai loro padroni internazionali. Potendo contare sul sostegno dell'Unione europea, con la Spagna in testa, del gruppo di Lima, del segretario generale dell'OAS [Organizzazione degli Stati americani; ndt] Luis Almagro, del governo colombiano di Santos, di quello brasiliano di Temer, di quello argentino di Macri e di quello cileno di Piñera, il tutto sotto la direzione del presidente americano Trump, la borghesia dell'opposizione si sente forte per negoziare la sua fetta di potere. Con il blocco attuato dal governo statunitense ai funzionari e al governo venezuelano, unito al blocco finanziario e commerciale che colpisce ancora di più i lavoratori poveri, sostenuto dall'Unione europea, queste organizzazioni e governi internazionali dimostrano con il loro atteggiamento di non obbedire ai cosiddetti “alti valori morali ed etici” o ai “principi democratici” che dicono di sostenere, ma piuttosto dimostrano di agire come buoni governi e istituzioni borghesi al servizio dell'impero yankee. Si uniscono all'assedio politico ed economico in atto contro il governo di Maduro, partecipando all'attacco contro le masse popolari venezuelane. Non parlano dei brogli elettorali in Honduras e della brutale repressione del governo contro coloro che li hanno denunciati. Per non parlare della crisi politica in Brasile, aperta con l'impeachment contro l'ex presidente Dilma Rousseff e ora aggravata dalle accuse di corruzione contro l'ex presidente Lula, per proseguire con gli scandali di corruzione che coinvolgono gli stessi accusatori di Lula e lo stesso presidente Michel Temer, che ha per questo una popolarità molto bassa. Allo stesso modo non dicono nulla della brutale repressione operata dal governo di Mauricio Macri, contro il quale in Argentina si stanno sviluppando mobilitazioni per il ritiro della riforma del lavoro e della sicurezza sociale. Silenzio totale riguardo la riforma per la rielezione indefinita del presidente della Cina. Niente da dire sulla continua invasione israeliana dei territori palestinesi, nonostante le risoluzioni delle Nazioni unite. La segregazione continua e la subordinazione umiliante delle donne nei Paesi arabi non esistono per loro. Certo, si tratta di Paesi alleati e con un peso nell'economia e con molta importanza negli equilibri di forza a livello mondiale. Il Venezuela, caduto in disgrazia per la cattiva gestione del governo di Nicolás Maduro, presenta alla borghesia imperialista la doppia opportunità di schiacciare ogni esaltazione del socialismo “dimostrando” che questo sistema sociale è fallito (anche se il regime venezuelano è lontano dal poter essere definito socialista), e l'opportunità di fare affari redistribuendo ai privati le compagnie statali, le riserve petrolifere e speculando sui salari più bassi del mondo continuando a sfruttare i nostri lavoratori.

 

Le elezioni sono una soluzione... per loro. Da parte nostra non meritano alcuna fiducia

 

Nonostante questo scenario, stanno cercando di convincerci che la via d’uscita dalla crisi passi dalle elezioni. Con un'incredibile impudenza, il candidato Maduro promette di migliorare l'economia quando sarà eletto presidente, dimenticando che egli è già presidente ed è al potere da 4 anni, inoltre fa parte di un movimento che è alla guida del Paese da 20 anni. D’altra parte, l'opposizione borghese si sta impegnando a discutere su come posticipare la data elettorale perché ciò consente loro una migliore capacità di negoziazione. Ecco perché non dovremo votare né fidarci di queste elezioni.
Il governo si vanta di essere imbattibile alle elezioni ed è sicuro di vincerle. La loro “democrazia” consiste nel fatto che la popolazione ingannata o senza altra opzione credibile, vota per un candidato che non conosce o che non ha fatto nulla di rilevante, estraneo alla realtà quotidiana, alle  lotte, che volta loro spalle e non rende conto di nulla per quanto riguarda la propria azione di governo, sia esso municipale, statale o nazionale. Ben lontani dall'identificarsi nei soggetti che hanno votato, i lavoratori si sentono sempre più frustrati davanti alla mancata soluzione dei loro problemi. Mentre il governante va in giro ad affermare pubblicamente il contrario, sorridendo davanti alla sua cerchia di carrieristi, mentre si riempiono le tasche attraverso contratti fraudolenti e affari loschi con i loro amici imprenditori sfruttatori di lavoratori.
Le elezioni nella società capitalista non sono mai state la soluzione ai problemi dei lavoratori e dei poveri. Il governo si vanta di detenere un record nell'organizzazione delle elezioni. E cosa abbiamo migliorato? Che ogni volta andiamo di male in peggio. Le elezioni sono un imbroglio, perché chi gestisce i media fa la propaganda dei candidati, chi ha risorse può farsi pubblicità, pagare per essere intervistato, spostarsi sul territorio nazionale, avere testimoni nei più importanti seggi elettorali, e per legalizzare un'organizzazione politica serve il supporto degli imprenditori (supporto che non è gratuito visto che dopo rivendicano la loro parte).

Anche se un'organizzazione veramente rivoluzionaria, composta da lavoratori e poveri, fosse riuscita a presentare la candidatura e a vincere un'elezione, le avrebbero bloccato la strada per non lasciarla governare (ammettendo che prima non imprigionino illegalmente i suoi leader accusandoli di essere terroristi). In definitiva, le forze armate nazionali le impedirebbero di attuare misure veramente rivoluzionarie.

Molti dicono che Chavez riuscì a governare in tal senso, nonostante l'opposizione borghese. Quello che non dicono è che l'opposizione era solo di una parte della borghesia, poiché in realtà egli aveva il sostegno di un altro settore che aspirava a dominare lo Stato e a trarne benefici, essendo prima impossibilitati a farlo con la tradizionale borghesia al potere: tra gli altri, Miguel Pérez Abad, Aurelio Concheso, Hiram Gaviria, Marcos Zarikian, Concho Quijada, Francisco Natera, Alberto Vollmer, Melez Millán, Valentino Alterio, Alberto Cudemus, Víctor Vargas Irasquín, Víctor Gil, Luis Van Dam. Se le timide riforme di Chávez si scontrano con la borghesia tradizionale, immaginate un governo rivoluzionario: non potrebbe sopravvivere a lungo nel quadro dello Stato capitalista venezuelano, con le masse popolari indifese davanti alle forze armate borghesi.
Ecco perché diciamo che l'attuale crisi non si risolve con altre elezioni. Siamo stufi di elezioni  fraudolente e promesse non mantenute. Siamo stufi di riporre fiducia in presunti leader saggi, esperti, estranei agli operai e alle nostre lotte. E non si risolverà nulla nemmeno attraverso l'emigrazione, causata dalla disperazione per l'assenza di una soluzione e dalla necessità della sopravvivenza: la via d’uscita non va cercata individualmente ma collettivamente.

 

L'irruzione della classe operaia nella scena politica

 

In questo periodo si sviluppano quotidianamente proteste da parte dei lavoratori del settore pubblico e privato che chiedono salari e condizioni di lavoro migliori. Nonostante il ruolo infido dei dirigenti sindacali filo governativi e l'infiltrazione della milizia e della SEBIN [servizi segreti bolivariani; ndt] nei luoghi di lavoro, la classe lavoratrice comincia a riorganizzarsi per la lotta. Lavoratori della sanità, muratori, addetti al settore petrolifero, tra gli altri, si battono per adeguare i loro stipendi con contratti collettivi o attraverso misure straordinarie, in modo da poter accedere a cibo e mezzi di trasporto e provare a far fronte all'impoverimento inaudito che tutti stiamo subendo. Infatti, i lavoratori sia del pubblico che del privato, appartenenti a diversi settori dell'economia (commercio, industria, agricoltura, ecc.) sono soggetti alle stesse privazioni, però combattono divisi, anche se condividono il dramma di dover sopravvivere con un misero stipendio e di soffrire per la stessa iperinflazione e la stessa carenza di cibo, medicine, denaro, ecc.
Sarebbe molto diverso se ci unissimo in un'unica manifestazione nazionale contro la fame e per rivendicare un piano economico di emergenza che consenta di uscire dall'attuale crisi, ma giunti a questo punto chiedere al governo di fare un passo indietro sarebbe come chiedergli di suicidarsi e sicuramente non lo farà. La crisi che stiamo vivendo in Venezuela ha un volto ed è quello di un governo che oggi sta chiedendo alle masse popolari di votarlo alle prossime elezioni promettendo che “poi” risolverà tutti i problemi.

Questo governo mente e quindi dobbiamo esigere le sue dimissioni: Maduro se ne deve andare, perché ha dimostrato nei fatti la sua incapacità di governare secondo i bisogni della classe lavoratrice.  

Non per lasciare spazio alla Mud, o al suo Frente amplio legato alla borghesia più venduta al capitale internazionale, ma per dare spazio a un governo dei lavoratori e dei poveri, basato sulle organizzazioni sindacali, dei lavoratori, unite, democraticamente costituite e coordinate tra loro a livello nazionale, senza affidarsi ad alcun leader, ma mantenendo il controllo e la vigilanza sull'azione delle nostre forze collettive.
I lavoratori sono i creatori di tutta la ricchezza materiale e intellettuale del Paese. Tutti i prodotti, i servizi, le infrastrutture, l'istruzione e la produzione agricola e industriale sono creati dai lavoratori della campagna e della città, dai lavoratori manuali e intellettuali. Tutti i discorsi sulla necessità di avere degli imprenditori servono solo per tenere i lavoratori sotto il loro dominio. In realtà, il datore di lavoro paga anche per farsi amministrare la società, solo nelle piccole aziende il proprietario è anche l'amministratore.

 

Qual è la soluzione allora?

 

Quello che serve è prendere la decisione più importante della nostra vita, cioè prendere il nostro destino nelle nostre mani, non possiamo più sopportare di essere ingannati da un'altra “brava persona” o da un imprenditore “di successo”. Dobbiamo prendere in mano le redini della giustizia e dell'economia, ma per questo non dobbiamo più fidarci di nessuno. Cacciamoli tutti! Organizziamo il potere partendo dalla base delle nostre organizzazioni democratiche, esercitando il controllo sulle cariche che devono essere revocabili. Bisogna attuare un Piano economico di emergenza e pianificare l'economia in base ai nostri interessi di classe e non agli interessi degli uomini d'affari e dei loro politici corrotti. Non sarà facile, ma nemmeno impossibile, e se non lo facciamo andrà sempre peggio. Dobbiamo mobilitarci ed abbattere questo governo che ci sta facendo morire di fame.
È necessario varare un Piano di lotta nazionale che raggruppi tutte le organizzazioni politiche, sindacali e di movimento che rappresentano veramente gli interessi dei lavoratori e dei poveri, al fine di creare coordinamenti a livello locale, regionale e nazionale che si pongano l’obiettivo di: unificare le lotte dei lavoratori e della popolazione povera, solidarizzando con queste, proponendo incontri e assemblee democratiche che organizzino azioni nelle fabbriche, nei quartieri e nelle strade; incrementare gli sforzi organizzativi che consentano di raggruppare sempre più lavoratori e poveri in modo permanente, per la difesa e la conquista dei diritti e delle rivendicazioni economiche, sociali e politiche; rompere la direzione borghese con la costruzione di un'alternativa operaia e popolare, di un governo dei lavoratori delle campagne, della città e dei poveri, per attuare un piano economico di emergenza e stabilire un sistema economico pianificato dai lavoratori per i lavoratori.

 

Quale dev'essere il piano economico di emergenza?

 

Indubbiamente, la situazione critica e mutevole ci costringe a riconsiderare costantemente il modo in cui possiamo uscire dall'attuale crisi economica. Tuttavia, ci sono punti che riteniamo urgenti e necessari per iniziare la ripresa economica dei lavoratori e della base popolare:

 

CESSARE IL PAGAMENTO DEL DEBITO ESTERO

 

Il governo di Maduro ha smesso di importare tra il 40 e il 60% del cibo per poter utilizzare quei dollari così risparmiati per pagare il debito estero, lo stesso debito utilizzato nella corruzione di CADIVI e PDVSA, tra gli altri. Dobbiamo sospendere il pagamento di un debito rispetto al quale il denaro ricevuto non è stato di beneficio per la popolazione e destinare tali fondi per importare cibo e attuare il piano economico di emergenza.

 

MONOPOLIO DEL COMMERCIO ESTERO

 

Le esportazioni e le importazioni incontrollate consentono ogni tipo di evasione, contrabbando, sovrapprezzo e fuga di capitali. Lo Stato, sotto forma di governo dei lavoratori e della popolazione povera, deve assumersi la responsabilità e il controllo di ogni commercializzazione internazionale, dirigendo gli sforzi per l'acquisizione e la vendita di beni strategici, in base ai reali bisogni della popolazione, determinati attraverso l'azione coordinata delle nostre organizzazioni sindacali, consigli comunali, ecc.

 

NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE

 

La banca privata è una delle istituzioni che, indipendentemente dalla gravità della crisi, realizza sempre profitti. Le sue attività sono sempre finalizzate a finanziare il business dei grandi imprenditori, totalmente avulsi dai reali bisogni della popolazione. D'altra parte, la gestione di denaro e crediti è lungi dal soddisfare le esigenze della popolazione. Ecco perché questo settore strategico deve passare nelle mani di uno Stato guidato dai lavoratori e dalla popolazione povera, attraverso le nostre organizzazioni democraticamente costituite.

 

NAZIONALIZZAZIONE DELL'INDUSTRIA ALIMENTARE E DEGLI ARTICOLI DI IGIENE PERSONALE

 

Sono numerose le denunce di produzione selettiva, di deviazione della produzione verso il mercato nero dei bachaqueros [da bachaco, un tipo di grossa formica sud americana, nomignolo dato ai contrabbandieri; ndt], di mascheramento di prodotti essenziali per eludere i controlli, ecc. Le multinazionali e le grandi aziende che trattano prodotti alimentari e articoli per la casa o l’igiene personale devono essere nazionalizzate sotto il controllo degli stessi lavoratori, per poter mettere la produzione al servizio dei bisogni della popolazione e non dei proprietari.

 

NAZIONALIZZAZIONE DEL TRASPORTO MERCI E DEL TRASPORTO PUBBLICO

 

La crisi del trasporto pubblico, dovuta alla mancanza di pezzi di ricambio e di forniture, nonché alla forte dipendenza dal trasporto privato per la distribuzione di prodotti essenziali, che specula e nasconde i prodotti, rende necessario nazionalizzare questo settore strategico, che deve individuare percorsi e aree d’azione prioritarie secondo le reali esigenze della popolazione, attraverso un Piano concordato a livello nazionale dalle organizzazioni dei lavoratori e della popolazione povera

 

INVESTIMENTI SPECIALI PER IL SETTORE AGRICOLO

 

Non possiamo dipendere eternamente dall'importazione di cibo. Anche se ci sono alcuni alimenti che non possono essere prodotti nel Paese per motivi climatici, dobbiamo fare un investimento speciale, intensivo, fortemente controllato e supportato tecnicamente, negli alimenti più importanti quali cereali, legumi, semi oleosi e carne. Questo investimento deve tenere conto delle attrezzature necessarie, come le macchine (trattori, aratri e mietitrici), degli strumenti e degli impianti per la lavorazione (silos), nonché di fertilizzanti, antiparassitari ecc.

 

INVESTIMENTI SPECIALI PER IL SETTORE ELETTRICO E PETROLIFERO

Allo stesso modo, è essenziale produrre sufficiente energia elettrica per soddisfare la produzione e le esigenze della popolazione, diversificando le fonti di energia e usando le fonti rinnovabili. La produzione di petrolio continuerà ad essere importante per l'acquisizione di valuta estera, finché l'economia non si sarà diversificata, quindi dobbiamo mirare a recuperare la produzione con un piano massiccio per mantenere e ottimizzare gli impianti petroliferi, il recupero dei pozzi e delle raffinerie già esistenti.

 

SALARIO MINIMO AL LIVELLO DEL FABBISOGNO FAMILIARE

 

Il reddito degli operai deve essere sufficiente per soddisfare i bisogni primari delle famiglie, quindi il salario dovrebbe essere rivisto e aggiustato mensilmente. Questa misura deve andare di pari passo con il congelamento dei prezzi, l'abolizione del segreto commerciale, l'obbligo di pubblicare i bilanci commerciali, il controllo dei lavoratori sulla produzione e sulla distribuzione, ecc.

 

CARCERE PER CORRUTTORI, CONTRABBANDIERI E RESPONSABILI DELLA CRISI

 

L'impunità nei 20 anni del chavismo non è diminuita rispetto a quella della quarta repubblica. Piuttosto, è aumentata a causa della corruzione di quasi tutte le istituzioni statali, in particolare della corte suprema di giustizia, degli organi del fisco e delle forze armate nazionali (FAN). Quindi, il piano implica la totale ristrutturazione di queste istituzioni. Il governo dei lavoratori e delle masse popolari deve attivare meccanismi straordinari per incriminare e incarcerare i corrotti provenienti da organismi pubblici o privati, i contrabbandieri, i membri delle FAN implicati e tutti quei funzionari responsabili, politicamente, intellettualmente e materialmente di aver tolto beni e risorse alla popolazione.

 

DEMOCRATIZZAZIONE DELLA FORZA ARMATA NAZIONALE (FAN)

 

Per proteggerci dai colpi di Stato che potrebbero nascere all'estero o venire promossi da coloro che perderanno i loro privilegi, e per evitare la loro repressione contro i lavoratori, dobbiamo ristrutturare la FAN, democratizzandola. Le truppe devono avere il diritto di organizzarsi sindacalmente, di chiedere la cessazione dei maltrattamenti da parte dei loro superiori, potendo denunciare questi abusi. I vertici militari devono essere eletti e poter essere revocati in qualsiasi momento dalle truppe. La milizia deve essere aperta all'intera popolazione che abbia capacità di portare le armi, e dev'essere al servizio della popolazione secondo gli ordini del governo dei lavoratori e delle masse popolari a livello nazionale, regionale e locale.

 

SOLIDARIETÀ DI CLASSE INTERNAZIONALE

 

L'imperialismo, la borghesia internazionale e la borghesia nazionale tenteranno con ogni mezzo di far fallire questo piano, perché il suo successo potrebbe essere contagioso per i lavoratori di altri Paesi. Per questo motivo dobbiamo chiedere alle organizzazioni dei lavoratori, sociali, sindacali e di movimento degli altri Paesi, specialmente quelli dei Paesi vicini, di fornirci aiuto nella denuncia e nell'azione contro ogni tentativo di blocco economico. Allo stesso tempo, ci impegniamo a portare solidarietà incondizionata alle lotte dei lavoratori e delle popolazioni povere degli altri Paesi. Non saranno i governi borghesi a darci sostegno, ma i lavoratori che vedranno in noi un modo diverso, veramente democratico e equo di prendere in mano le redini del nostro destino.

 

TI INVITIAMO A COSTRUIRE L'OPPOSIZIONE DI SINISTRA E L'UST

 

A tal fine, l'Ust, insieme ad altre organizzazioni politiche e sindacali, attivisti operai e attivisti dei movimenti, fa appello a lavorare alla costruzione dell'OIL (Opposizione di sinistra in lotta), che, sebbene sia ancora in fase embrionale, si propone di essere un'alternativa di lotta contro i piani di austerità del governo che, assieme all'opposizione borghese, è responsabile della più grande crisi mai verificatasi nella storia del nostro Paese.

 

I lavoratori non hanno nulla da perdere e hanno un mondo da guadagnare. Per un governo dei lavoratori e delle masse popolari.

 

 

* Dal sito della Lit-Quarta Internazionale: www.litci.org

(traduzione dallo spagnolo di Massimiliano Dancelli)

 

 
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