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Storico sciopero nazionale in Colombia PDF Stampa E-mail
lunedž 25 novembre 2019
Storico sciopero nazionale in Colombia

 

foto_colombia

 

 

Pst
(sezione colombiana della Lit-Quarta Internazionale)

 

 

 

 

Una storica giornata di sciopero è stata vissuta nelle strade della Colombia, con le piazze piene di gente che protestava contro il paquetazo di Ivan Duque, che consiste in contro-riforme pensionistiche, del lavoro e fiscali che rafforzano la flessibilità del lavoro, ponendo fine al regime pensionistico, per consentire tagli alla spesa e una serie di misure per ridurre le tasse agli imprenditori e aumentare quelle dei salariati.
In città come Bogotá e Cali, Ibagué, Medellín e Popayán, le massicce mobilitazioni non sono finite durante il giorno, ma di notte vi sono stati cacerolazos (proteste ottenute facendo risuonare le pentole, ndt), con mobilitazioni che hanno sfidato le misure di coprifuoco decretate a Cali, Pasto e nel centro di Popayán, e che per venerdì 22 hanno condotto alla chiusura delle scuole a Cali.
Il governo ha creato un clima di paura attraverso i mezzi di comunicazione, annunciando "infiltrazioni terroristiche" e interferenze da parte dei governi latinoamericani nello sciopero, militarizzando Bogotá e facendo irruzioni in organizzazioni sindacali, sociali e culturali.
Da parte sua, la dirigenza sindacale ha cercato di trasformare lo sciopero nazionale in una semplice giornata di protesta per rafforzare la sua posizione ai tavoli di negoziazione con il governo: ma lo sciopero nazionale è sfuggito sia dalle mani del governo che della burocrazia sindacale.
Le direzioni dei sindacati non erano d'accordo a proclamare lo sciopero nazionale, hanno dovuto accettarlo e assumersi una parte dei compiti di organizzazione. Dopo l'annuncio delle riforme del lavoro e delle pensioni, diverse organizzazioni sociali e politiche hanno infatti chiesto ai sindacati un incontro di urgenza che ha portato alla convocazione di uno sciopero nazionale per il 21 novembre, nonostante l'opposizione delle loro direzioni, che avrebbero preferito rinviare lo sciopero al 2020.
Ma oltre alle contro-riforme, è stato annunciato che il governo Duque aveva bombardato un campo di dissidenti delle Farc, uccidendo 18 bambini che erano stati reclutati forzatamente, il che ha sollevato un'ondata di indignazione che - aggiunta alla grave situazione economica che vive la classe lavoratrice - oltre a provocare le dimissioni del ministro della Difesa ha rafforzato l'appello allo sciopero nazionale.
Ma la cosa più importante è stata l'ondata di ribellione sviluppatasi in America Latina e nei Caraibi; le rivolte in Ecuador, Haiti, Portorico, Cile e Bolivia hanno costituito il principale impulso al risveglio delle masse in Colombia, che per diversi decenni non avevano fatto un vero sciopero nazionale. Importanti scioperi settoriali e territoriali erano stati fatti, ma non uno sciopero di tale portata e con questo carattere.
Ancor prima che finisse lo sciopero nazionale, la burocrazia sindacale aveva già invitato il governo a un dialogo per negoziare accordi, ma questa mobilitazione ha lasciato un messaggio chiaro tanto al governo come alle burocrazie: che le persone sono disposte a combattere e che la loro lotta non dipende dalla burocrazia sindacale, che le masse possono fermare i piani di Duke e fare molto di più.
Come Partito Socialista dei Lavoratori abbiamo chiesto alla dirigenza sindacale di ritirarsi dai tavoli dei negoziati e di porsi alla testa delle lotte, ma se ciò non accadrà le masse le scavalcheranno, come è successo in questo giorno storico.

(traduzione dallo spagnolo di Salvo De Lorenzo)
 
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