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Sconfiggere Bolsonaro per difendere l'Amazzonia PDF Stampa E-mail
sabato 21 settembre 2019
Sconfiggere Bolsonaro
per difendere l'Amazzonia
 
 
 
 
 
 
di Gilberto Marques
 
 
 
 
amazzonia

 
Una foto ha fatto il giro del Brasile e del mondo negli ultimi giorni: il fotografo brasiliano Araquém Alcântara ha fotografato un tamanduá mirim che lasciava un'area in fiamme nell'Amazzonia brasiliana. L’animaletto aveva una parte del corpo bruciata ed era reso cieco a causa del fuoco. Avvertendo la presenza del fotografo, si alzava immediatamente in piedi e gli apriva le braccia.
Gli incendi sono cresciuti vertiginosamente nel corso del 2019. Questo, insieme alla politica e alle dichiarazioni di Jair Bolsonaro, ha convinto ancora di più i proprietari terrieri, che hanno deciso di preparare la «giornata del fuoco». Indetta per il 10 agosto nell'area del BR-163 (Cuiabá-Santarém) e nella regione, è stato un atto orchestrato per sostenere e attirare ulteriormente l'attenzione di Bolsonaro. Parte della convocazione, sui social network, è stata pubblicata dal quotidiano Folha do Progresso, della città di Novo Progresso, il 5 agosto. Risultato: sono scoppiati vari incendi in molti comuni amazzonici il 10 agosto.
Il 26 agosto, le immagini satellitari analizzate dal National Institute of Space Research (Inpe - agenzia governativa) hanno scoperto ben 26.795 focolai d’incendio in Amazzonia, molto sopra la media storica degli ultimi ventuno anni, tenendo conto che dal 2010 non si sono mai superati 22.000 focolai.

La politica di Bolsonaro della terra bruciata
L’incendio è la conseguenza di una serie di politiche che sono state attuate dai governi precedenti, compresi quelli petisti (del Partido dos Trabalhadores, quello di Lula e Dilma, ndt), ma che si sono intensificate in modo criminale con l'attuale governo. La legalizzazione delle terre estorte (con titoli di proprietà falsi) e la costruzione di mega-aziende (come le centrali idroelettriche) sono state imposte alla regione da molto tempo, ma in particolare fin dal 2000.
Con Jair Bolsonaro, il Ministero del Lavoro è stato chiuso (doveva contrastare il lavoro di tipo schiavile, tra gli altri), è stata confermata l’abolizione del Ministero dello Sviluppo Agrario (in teoria responsabile delle politiche di riforma agraria) e si è provato ad abolire il Ministero dell'Ambiente. Poiché l'ultimo tentativo non ha raggiunto lo scopo, il presidente predone ha tagliato il bilancio, distrutto e svuotato il Ministero dell'Ambiente; e ha nominato persino il Ministro Ricardo Salles, una figura patetica, per attuare la politica della terra bruciata, cioè della motosega.
Delle 27 sovrintendenze dell'Ibama (Istituto Brasiliano per l'Ambiente e le Risorse naturali rinnovabili), 19 sono rimaste prive di nomina. Nell'Amazzonia amministrativa, solo Mato Grosso ha ricevuto una nomina direttiva. Le iniziative di controllo dell’Ibama sono diminuite del 58% tra gennaio e aprile di quest'anno, nell'Amazzonia amministrativa la caduta è stata del 69%.
Altamira, nel Pará, il municipio più esteso del Brasile (e del mondo) e uno dei più smantellati, ha un solo procuratore di Ibama.
Come se ciò non bastasse, Bolsonaro ha attaccato la Funai [Fondazione Nazionale per gli Indios] con l'intenzione di ritirarla dal Ministero della Giustizia e trasferirla al Ministero dell'Agricoltura, dominato dall'agroindustria e dal suo ministro Tereza Cristina, conosciuta come la «regina dei pesticidi». Fino a giugno 2019, il governo ha autorizzato l'uso di oltre 262 pesticidi in Brasile, alcuni dei quali sono vietati nella maggior parte dei Paesi. Oltre a provocare il cancro e altre malattie, alcuni di essi sono mortali per le api, insetti fondamentali nell'impollinazione delle foreste.
L'obiettivo è di espandere il dominio della proprietà terriera sull'Amazzonia e impedire nuove delimitazioni di terre indigene, riforme agrarie e tutela dell'ambiente. In realtà, è più di questo: cerca di invertire le dinamiche dei confini, riducendo le aree e imponendo la presenza di aziende agroalimentari e minerarie su quelle terre.
Di fronte alle negative ripercussioni degli incendi in Amazzonia, Bolsonaro ha cercato di incolpare le Ong, accusandole di aver appiccato il fuoco nella regione. È stato molto controproducente per lui, subissato da violente critiche e reazioni, in Brasile e all'estero, contrarie alla sua politica; quindi ha dovuto annunciare azioni di contrasto agli incendi. La dichiarazione a reti unificate è stata accompagnata da «cacerolazos» contro il presidente in varie città del Paese.
Anche così, la politica del governo generale rimane la stessa, ed è assecondata dai suoi alleati. In un incontro con i governatori dell'Amazzonia amministrativa (che coinvolge gli Stati della regione del Nord, oltre al Mato Grosso e al Maranhão), Bolsonaro ha messo in dubbio la politica delle riserve ambientali e delle aree indigene, affermando che bloccano il Paese. In risposta a una dichiarazione del suo alleato il Governatore del Mato Grosso, Mauro Mendes (DEM), il presidente ha dichiarato: «Molte riserve hanno un aspetto strategico. Qualcuno l'ha programmato. L'indio non fa lobby, non parla la nostra lingua e oggi abita il 14% del territorio nazionale. Una delle intenzioni è di ostacolarci». Da parte sua, il governatore, pur non ammettendo l'intenzione di requisire i territori indigeni, ha reso chiara l'intenzione di saccheggiare le ricchezze ivi esistenti: «Non vogliamole terre degli indios, vogliamo le ricchezze che stanno lì». Ciò è coinciso con l'intervento espresso pochi giorni prima da Alexandre Vidigal, Sottosegretario di Geologia, Estrazione mineraria e trasformazione mineraria del Ministero delle Miniere e dell'Energia, che ha affermato che la questione deve essere affrontata senza «ideologia sul tavolo»: «La domanda non deve essere se la terra è indigena o no, ma di quale minerale bisogna approvvigionarsi per soddisfare la domanda globale».

I dati della deforestazione
L’Istituto per l’Uomo e l’Ambiente d’Amazzonia (Imazon) ha riscontrato tra agosto 2018 e luglio 2019 una crescita esponenziale della deforestazione della regione amazzonica (la linea rossa nel grafico consultabile al seguente link https://litci.org/es/menu/mundo/latinoamerica/brasil/derrotar-bolsonaro-defender-la-amazonia/), un periodo che coincide con la candidatura di Bolsonaro nella campagna elettorale presidenziale dell'anno scorso, la sua elezione e i primi sette mesi del suo governo.
Lo stesso Imazon ha esaminato i comuni con il maggior numero di aree distrutte. Identificando questi comuni sulla mappa della regione, sono chiare le dinamiche di espansione della proprietà terriera e dell'agroindustria nella foresta. La parte di sgombero delle aree già consolidate con queste attività (Mato Grosso, Rondônia, Tocantins, South Maranhão e Southeast Pará) e s’intensifica nelle aree di espansione (evidenziate nella figura seguente). La deforestazione inizia dalle aree in cui queste attività si sono già consolidate (Mato Grosso, Rondônia, Tocantins, Sud del Maranhão e Sudest del Pará) e va intensificandosi nelle aree di espansione (evidenziate nella seconda figura consultabile al link su indicato).
Confrontando con questa le immagini satellitari, Imazon ha posizionato i dati sulla mappa (terza figura consultabile collegandosi al link su indicato) che mostra i punti di deforestazione e degrado in Amazzonia, a luglio 2019. È spaventoso. Molti diranno che gli incendi e gli abbattimenti di alberi non sono delle novità nella regione. È vero. Ma il grado in cui si è intensificato negli ultimi mesi deve suscitare la nostra indignazione e reazione.
Ma Imazon è un’Ong e il presidente ha aperto le ostilità contro le Ong. E che dire delle immagini satellitari, anche quelle della Nasa (Agenzia spaziale degli Stati Uniti)? Di cosa dubitare circa l’Inpe, l'agenzia di ricerca statale brasiliana? Se i dati non sono quelli che l'apprendista dittatore avrebbe piacere di vedere, egli cerca di screditarli e di fabbricarne altri favorevoli alla sua politica.
Per questo motivo Bolsonaro ha sostituito il presidente dell'Inpe (Ricardo Galvão) e sta macchinando un nuovo sistema di monitoraggio della deforestazione della regione, questa volta attraverso una società privata, benché questo monitoraggio fosse già stato fatto dall'istituto governativo.
L’Inpe funziona con due sistemi di monitoraggio basati sull'analisi delle immagini satellitari. Il Prodes analizza la deforestazione a medio e lungo termine, misurando i tassi annuali di deforestazione. Il Deter lavora con immagini in tempo reale, a breve termine, emettendo allarmi di deforestazione, tra le altre cose, per fornire informazioni per le attività delle agenzie che si oppongono alla deforestazione. Rappresenta le dinamiche della deforestazione, mentre il Prodes organizza le percentuali, i valori della deforestazione.
Vedendo i dati più recenti, il Prodes / Inpe, come Imazon, rileva un ritorno all’aumento della deforestazione dal 2013-2014, momento d’intensificazione della crisi politica in Brasile, il cui esito recente è stato l’ascesa al potere di Bolsonaro. La linea di tendenza sulla mappa (quarta figura consultabile al link di cui sopra) dimostra quest’affermazione.
Le informazioni forniscono un resoconto dei progressi della deforestazione. Tra il 22 agosto 2010 e la stessa data del 2018, l'Amazzonia Amministrativa ha registrato un totale di 17.822,04 km2 di foresta distrutta. Si distinguono negativamente Mato Grosso e Pará, seguiti da Roraima, Rondônia e Amazonas.
Attira l'attenzione il fatto che il disastro si concentra in un tipo di deforestazione con suoli allo scoperto e incendi della foresta, il che aggrava ulteriormente il problema, poiché sono estremamente aggressivi rispetto ad altri e potrebbero essere veramente definiti terra bruciata.
Nello stesso intervallo di tempo, sono i comuni del settore agroalimentare consolidato o le vie di espansione che concentrano l'entità della distruzione. È il caso di Altamira e São Félix do Xingu a Pará e di altri comuni o Stati amazzonici. Grosso modo, è anche in quei comuni o nelle loro vicinanze che le aree di protezione ambientale sono maggiormente attaccate dai «grileiros» di terre [coloro che cercano di ottenere terreni con documenti falsi] che li invadono appiccando il fuoco e/o trafugandone il legno. La foresta nazionale di Jamanxi-Pará, la foresta nazionale di Roraima e la foresta nazionale di Altamira-Pará sono quelle con la più alta concentrazione di deforestazione.

Le reazioni di Bolsonaro – il decreto legge e ordine
Accusare le Ong (che avrebbero perso il «cibo» delle risorse pubbliche) come modo per nascondere la loro politica criminale di distruzione dell'ambiente è stato controproducente per Bolsonaro e per il suo ministro Salles. Le iniziative in difesa dell'Amazzonia sono diventate manifestazioni contro il governo, aggravandone il discredito.
Il governo francese e quelli di altri Paesi hanno criticato la posizione del governo di Bolsonaro. Germania e Norvegia hanno sospeso le quote di risorse per il Fondo di protezione della foresta pluviale amazzonica. Il presidente brasiliano voleva usare i soldi per pagare i proprietari terrieri «danneggiati» dalla politica e dalla legislazione ambientale brasiliane.
Di fronte alla resistenza e alle critiche, Bolsonaro ha dovuto fare un passo indietro e annunciare alcune misure per combattere gli incendi in Amazzonia. La principale è stata quella di pubblicare un decreto di mantenimento di legge e ordine, che autorizza l'uso delle forze armate per un mese per combattere gli incendi.
Il problema è che il decreto mira a reprimere i movimenti sociali, per questo si rifà al mantenimento di legge e ordine. A parte ciò, le truppe agiranno su aree di confine, riserve indigene e aree di protezione ambientale. Il fatto è che solo circa il 40% dei disboscamenti e degli incendi avvengono nelle terre indigene e di difesa (approssimativamente, dall'azione di grileiros e taglialegna). Il resto è in terre private e il decreto non prevede interventi su di esse.
Non c’è bisogno di un decreto come questo. C’è bisogno d’investimenti pubblici in difesa dell'Amazzonia e dei suoi popoli. Ibama, ICMbio [Chico Mendes Institute for Biodiversity] e Incra [National Institute for Agrarian Colonization and Reform] non possono continuare a essere neutralizzati. Ad Altamira esiste un solo ispettore dell’Ibama. È urgente riprendere le azioni di controllo e di ostacolo ai disboscamenti e al lavoro schiavile. Devono essere regolarizzate le altre terre indigene e le quilombolas e occorre stanziare fondi per garantire la manutenzione di quelle e delle aree di protezione.
Non possiamo rifiutare l'aiuto di chiunque sia, però non nutriamo alcuna fiducia nei governi imperialisti, che hanno insediato le loro industrie sparse per l’Amazzonia e saccheggiano le sue ricchezze (suolo, minerali e biodiversità).

Azioni di resistenza
L'avanzata del capitale sulla foresta è grande, ma cresce anche la resistenza. Gli indiani Munduruku e altri gruppi etnici fanno l'autodelimitazione dei loro territori. Le quilombolas del Maranhão (di Barcarena-Pará e altri comuni) stanno guidando un forte processo di recupero dei loro territori. I rivieraschi si oppongono alla costruzione di porti e altre industrie. I movimenti in difesa dell'istruzione scolastica nelle campagne, della riforma agraria e dell'agricoltura ecologicamente non aggressiva si stanno disseminando in Amazzonia. Le popolazioni locali si scontrano con i taglialegna. C'è molto di più. Ci sono processi di resistenza. Non sono facili e non sempre sono vittoriosi, ma esistono e crescono.
Non c'è altra strada che l'organizzazione popolare e la lotta. Il formichiere fotografato dopo essere fuggito dall'incendio ha aperto le braccia non per chiedere aiuto o arrendersi, ma per prepararsi alla lotta. Questa è la postura di combattimento di questa specie. Arso e accecato, quando ha percepito la presenza di un pericolo, si è alzato per combattere. Questo è ciò che possiamo fare.

Ambiente, capitalismo e socialismo
La difesa dell'Amazzonia e dell'ambiente deve essere un compito dei lavoratori e dei loro organismi rappresentativi. Implica iniziative per il presente e per il futuro. Il capitalismo è predatore per natura. Non esiste alcuna possibilità di sviluppo sostenibile al suo interno.
Il processo di amplificazione dell'accumulazione di capitale impone un accaparramento sempre più vorace della natura per trasformarla in merce, in profitto. Ciò compromette il nostro futuro.
La difesa coerente dell'ambiente deve essere condotta insieme alla lotta contro lo sfruttamento capitalista e per la realizzazione del socialismo. È un obiettivo di civiltà ed è urgente.

Articolo pubblicato su https://www.pstu.org.br/
Traduzione dal portoghese allo spagnolo: Natalia Estrada.
Traduzione italiana: Mario Avossa
 
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