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Quale finale per i lavoratori Bekaert? PDF Stampa E-mail
mercoledž 23 ottobre 2019

Quale finale per i lavoratori Bekaert?

 

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato dei lavoratori Bekaert: un esempio di determinazione che richiama i lavoratori e la popolazione territoriale a mobilitarsi senza resa.

 

 

 

La lotta dei lavoratori della Bekaert (ex Pirelli) ci ricorda quali sono gli unici mezzi che servono per risolvere le crisi industriali: la consapevolezza di classe, denunciando il ruolo di sfruttamento di risorse umane e naturali della multinazionale e richiamando i lavoratori a riprendere la lotta; la denuncia alle istituzioni borghesi, smascherando il ruolo di asservimento del governo; il contrasto al ruolo di mitigazione delle lotte (che per noi è un tradimento alla classe) svolto da alcuni dirigenti sindacali; la nazionalizzazione dello stabilimento sotto controllo operaio, che solo un governo degli operai potrà mettere in atto. Il Partito d'Alternativa comunista, sezione italiana della LIT-Quarta internazionale, esprime solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie in questi giorni difficili e sosterrà la loro lotta, che è anche la lotta di tutte le masse popolari del Valdarno.

 

******

 

Oggi siamo al Cinema Nuovo a guardare un film già visto: un’azienda multinazionale come Bekaert che decide di chiudere per andare a sfruttare braccia di più e meglio in Romania. La procedura di licenziamento collettivo non riguarda solo 220 persone, ma un intero territorio, al quale ormai lo stabilimento Pirelli, le sue competenze e il suo indotto appartenevano di diritto.
Ma non siamo qui per lamentarci. La dirigenza di Bekaert, come in tutti i film, fa la sua parte: ricercare il maggior profitto al minor costo.Noi, la nostra parte sembra che ce la siamo dimenticata. Eppure l’anno scorso ce lo ricordiamo tutti: davanti allo stabilimento s’è mangiato, ballato, riso tutti assieme. Ci ricordiamo gli striscioni “I Lavoratori Bekaert Sono Io” fioriti alle finestre e alle porte, il corteo dei 5.000, le trasmissioni televisive, la solidarietà che arrivava anche da chi meno te l’aspettavi, i caroselli dei politici venuti a promettere.
Grazie a quella mobilitazione abbiamo mantenuto i riflettori accesi sulla Bekaert e abbiamo strappato un anno di Cigs – cancellando un pezzo di Jobs Act – e la promessa della reindustrializzazione. Nessuno ci ha regalato niente, a Di Maio il decreto Bekaert glielo hanno praticamente scritto i lavoratori col sindacato.
Perché, adesso, in questo film, abbiamo smesso di fare la nostra parte? Perché abbiamo smesso di scendere per strada, di mobilitarci?
Nessuno verrà a salvarci, se non alziamo la voce, la vicenda dei lavoratori Whirpool lo dimostra! La solidarietà è ancora là, gli striscioni sono pronti per essere srotolati nuovamente, il Valdarno non si farà portare via lo stabilimento tanto facilmente. Non importa se qualche dirigente sindacale non è d’accordo: l’unità vale se serve a remare in avanti, non all’indietro. Il tempo è agli sgoccioli, il momento è ora, chiamiamo nuovamente l’intero territorio a mobilitarsi.

 

LANCIAMO UNA MANIFESTAZIONE SUBITO!

MOBILITIAMOCI CON TUTTI I MEZZI NECESSARI!

C’è poi chi la sua parte, in questo film, non la sta facendo per niente. Il Governo ha sottoscritto un accordo insieme ai sindacati e alla Bekaert. Sapevamo che Bekaert non avrebbe mantenuto le promesse: ma il Governo? Lo stabilimento, i suoi lavoratori, le competenze, non appartengono a Bekaert, ma alla comunità del Valdarno. Lo Stato può e deve mettere in condizione lo stabilimento di ripartire. Se discontinuità è la parola d’ordine, di fronte a una situazione di emergenza servono soluzioni straordinarie:

IL GOVERNO DEVE INTERVENIRE NAZIONALIZZANDO LO STABILIMENTO O METTENDO IN CONDIZIONE GLI OPERAI DI RIPARTIRE ANCHE SENZA UN PADRONE, GARANTENDO IN ENTRAMBI I CASI L’OCCUPAZIONE

Non possiamo accettare altre promesse, altre parole. Non possiamo accettare che la Bekaert abbandoni la fabbrica, lasciando dietro di sé disoccupazione e un ambiente da bonificare.
Non siamo ancora al finale di questo film, e non vogliamo che sia un finale tragico. Se ci mobiliteremo, a partire dall’appuntamento al Mise di giovedì 24, se sapremo tirare fuori l’energia che scorreva in Valdarno appena un anno fa, questo finale lo decideremo noi, e non Bekaert.

IL FUTURO NON E’ SCRITTO! I Lavoratori Bekaert Sono Io

 
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