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Parigi brucia! PDF Stampa E-mail
mercoledì 12 dicembre 2018

Parigi brucia!



di Alejandro Iturbe

 

 

 

Sabato 8 dicembre è stata organizzata una nuova giornata di mobilitazione dei "gilet gialli" a Parigi e in altre città francesi. Questa lotta ha già costretto il governo di Emmanuel Macron a fare marcia indietro sull'aumento del carburante (misura che ha innescato il processo), nonostante questi avesse affermato che non avrebbe fatto marcia indietro e che avrebbe tentato di sconfiggere la lotta con la repressione.
Dopo questo primo successo, il processo di lotta continua: questo sabato duri scontri si sono verificati con l'imponente apparato repressivo dispiegato da Macron in tutto il paese: 90.000 poliziotti, carri armati e precedenti operazioni di intimidazioni, come irruzioni alle scuole superiori secondarie occupate dagli studenti. Le informazioni su questa giornata di sabato indicano un numero di gilet gialli tra 40.000 e 120.000 in tutto il paese, con epicentro a Parigi. Il bilancio della repressione e degli scontri è di 130 feriti e più di 1.000 arresti.

La sconfitta che è condensata nel ritiro dell'aumento dei prezzi del combustibile produce un grande indebolimento di Macron che, un anno e mezzo fa aveva assunto il potere con un numero elevato di voti e un grande sostegno popolare. Per questo motivo, egli ha cercato di mostrarsi duro per arrestare questa emorragia e la possibile dinamica del processo verso un abbandono anticipato.

È molto difficile prevedere l'evoluzione immediata della situazione in Francia perché ci sono diverse alternative possibili. Ancor più quando questa analisi viene fatta in un altro paese, sulla base di informazioni giornalistiche e di alcuni rapporti provenienti "dal campo". Sicuramente, questa analisi contiene imprecisioni che dovranno essere corrette nelle prossime settimane, così come lo sviluppo degli elementi che si combinano nella situazione e che, in questo articolo, ci limiteremo ad esporre.


I gilet gialli

Questo processo e la velocità con cui ha assunto dimensioni di massa ha sorpreso non solo il paese ma il mondo. La realtà è che esso si stava diffondendo sui social network da diversi mesi, come conseguenza dell'aumento dei carburanti: il 18% quest'anno (l'inflazione annuale è appena superiore al 2%). Il contesto fondamentale è rappresentato dal lento ma permanente impoverimento di settori sempre più grandi della società francese.
L'ultimo aumento annunciato dal governo (difeso da "motivazioni ecologiche") è stato il fattore scatenante: "La benzina è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso", dice un agricoltore che vive a Craponne-Sur-Arzon, un comune nel Sud della Francia [1]. Nelle piccole città dell'interno, i commercianti, i camionisti e settori di lavoratori si sono uniti ai contadini. Hanno iniziato a bloccare le strade.
La protesta si è diffusa sino a Parigi e in altre grandi città, dove è stata sviluppata anche da piccoli proprietari (come i tassisti) e, soprattutto, da giovani lavoratori "precari". “Qui c'è di tutto, è gente come noi: lavoratori e liberi professionisti e persone con piccole imprese”, racconta Justine, una militante di sinistra di 69 anni in pensione [2]. Alcune giornate di mobilitazioni hanno raccolto 300.000 persone (un terzo a Parigi).
Possiamo definirla dunque come una mobilitazione di carattere popolare-plebeo in cui si sono unificati, senza differenziazioni, diversi settori impoveriti dal capitalismo-imperialista francese. È un processo tremendamente progressivo, attorno a un programma di base: bassi prezzi del carburante, aumento dei salari e fine dei licenziamenti, imposte sui ricchi, azione sociale dello Stato, ecc. C'è stata anche una chiara sfida al governo Macron e, più in generale, al regime politico della cosiddetta quinta Repubblica, che alcuni settori hanno reso espliciti nei loro slogan e richieste.
È un tipo di mobilitazione che si sta sviluppando in modo sempre più crescente in diversi paesi in tutto il mondo. Con alcune caratteristiche comuni e altre specifiche, si possono citare le Assemblee Popolari in Argentina (2001/2002), gli Indignados in Spagna (2010), Occupy Wall Street (2011), Geração à Rasca in Portogallo (2011), le mobilitazioni del giugno 2013 e lo sciopero dei camionisti (2018) in Brasile, ecc. Con tutte le loro contraddizioni, sono mobilitazioni molto progressive, che spesso hanno (o possono avere) un grande impatto sull'indebolimento dei governi e dei regimi democratici borghesi e una dinamica positiva della lotta di classe.
Uno degli elementi più importanti è che tali mobilitazioni esprimono una radicalizzazione dei metodi di azione dei settori medi impoveriti verso una dinamica anticapitalista e, di conseguenza, minano la base sociale tradizionale di questi regimi. Ad esempio, sull'Assemblea nazionale [parlamento francese ndt] sono stati lanciati degli escrementi ed è stata tirata fuori una ghigliottina , ricordando la rivoluzione francese del 1789.
Per questo motivo, noi rivoluzionari non dobbiamo solo sostenerle ma anche promuoverle e intervenire attivamente in esse per proporre un arricchimento del programma e l'incorporazione della classe lavoratrice organizzata con i suoi metodi di lotta. È l'unico modo per contestare la direzione e le dinamiche del processo non solo con i settori riformisti che vogliono limitare la loro portata, ma anche con le correnti di destra che vogliono cavalcare quel processo.


Da che parte stai?

Nel caso dei gilet gialli, non vi è stata una direzione centralizzata, ma diversi "coordinamenti" che si sono uniti nelle mobilitazioni. Ciò ha prodotto la grande difficoltà del governo di rendere omogeneo il tavolo dei negoziati al quale cercava di neutralizzare la lotta. Questa diversità si è espressa anche nei metodi di lotta. Alcuni settori hanno proposto di mantenere la protesta "pacifica" (qualcosa di impossibile data l'operazione repressiva del governo) mentre un'avanguardia molto ampia ha affrontato la repressione e, in diversi casi, l'ha costretta a ritirarsi.
Vi è stata anche una chiamata a formare i "gilet verdi" per partecipare alle mobilitazioni contro l'aumento dei carburanti, ma proponendo una "piattaforma ecologica" per combattere l'inquinamento causato dall'uso di combustibili fossili. Non siamo contro questo punto ma, nel contesto di questa lotta, esso apre un fianco agli argomenti del governo e, di fatto, divide le mobilitazioni e il conflitto con Macron. Vi sono stati anche coordinamenti di estrema destra e manifestazioni di xenofobia e maschilismo in alcuni cortei e blocchi. Ma sono stati rapidamente isolati e fermati da tutti i manifestanti.
L'azione di questi settori (come quelli vicini a Marine Le Pen) è stata favorita dalla posizione incerta (o esplicitamente contraria) dei settori che continuano ad essere chiamati di sinistra (un termine che oggi genera più confusione che chiarezza). Il partito socialista dell'ex presidente François Hollande si è diviso e non ha una posizione pubblica. Il Fronte di sinistra di Jean-Luc Mélenchon prima ha guardato in silenzio e poi, dopo diversi giorni (non appena i suoi sostenitori hanno partecipato attivamente alle manifestazioni), è passato a sostenerle [le mobilitazioni ndt]. Il Nuovo Partito Anti-Capitalista (NPA) dapprima ha "esitato" e poi è passato a sostenerle ed intervenire, ma facendolo da una prospettiva essenzialmente "verde". Le grandi centrali sindacali sono state assenti. Perfino la CGT che ha richiesto una mobilitazione solo per gli aumenti salariali, con la chiara intenzione di dividere e indebolire il processo centrale (riducendo il tutto a qualcosa di molto piccolo).

Lo sviluppo dei gilet gialli comincia a replicarsi in modo incipiente in Belgio e in Spagna, e chiamate simili vi sono anche in Portogallo. La storia ci insegna che quando i francesi combattono, quella lotta ha ripercussioni in tutto il mondo.
Ci sono molte cose "in cantiere": il lento declino dell'imperialismo francese che ha prodotto l'impoverimento dei settori che hanno generato questo processo, la necessità di tutti i governi borghesi di effettuare attacchi sempre più duri, la difficoltà dell'imperialismo francese di sconfiggere i suoi lavoratori e le persone (e i processi ricorrenti di lotta che genera), la crisi delle istituzioni borghesi della V Repubblica, il dibattito con la maggior parte della sinistra su come rispondere a questi processi (e più in generale, sulla presunta "onda reazionaria" che caratterizza il mondo) ... Cercheremo di affrontarli in un prossimo articolo.
Vogliamo ribadire che, a fronte di questo tipo di mobilitazione che produce sempre più la realtà della lotta di classe, “i rivoluzionari non devono solo appoggiarle ma spingerle e intervenire attivamente in esse per proporre un arricchimento del programma e l'incorporazione della classe operaia organizzata con i suoi metodi di lotta”. Siamo entusiasti: i lavoratori e il popolo di Francia affrontano la via della lotta a partire dalle loro migliori tradizioni: la rivoluzione francese del 1789, la Comune di Parigi (1871), la sconfitta e la cacciata dei nazisti (1944), il maggio francese (1968) ...
Vogliamo concludere ringraziando i compagni della Tendenza Claire di NPA per i rapporti e le analisi che ci hanno fornito e segnaliamo il nostro accordo generale con loro e con la loro proposta su come intervenire in questo processo [3].


Note

[1] http://agendapublica.elpais.com/hombres-blancos-con-chalecos-amarillos/

[2] ídem.

[3] Ver https://www.youtube.com/watch?v=RQ6Bpfx_I8E y https://litci.org/es/menu/mundo/europa/francia/clima-insurreccional-toda-francia-amplifiquemos-organicemos-la-movilizacion/



(dal sito della Lit-Quarta Internazionale www.litci.org

traduzione dall'originale in spagnolo di Salvo de Lorenzo)

 
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