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Ius soli e diritto di cittadinanza PDF Stampa E-mail
mercoledì 08 maggio 2019

Ius soli e diritto di cittadinanza:

nessuna risposta dai governi borghesi

 

 

di Daniele Cofani (*)

 

Come già ho avuto modo di sostenere in un altro articolo, il concetto di cittadinanza è ben utilizzato dalla borghesia per tentare di mettere in secondo piano le reali esigenze del proletariato, come se un qualsiasi cittadino italiano, sia che fosse un imprenditore o un operaio, avesse le stesse condizioni materiali e sociali da dover difendere o rivendicare. La vulgata «prima gli Italiani» è lo slogan che la borghesia utilizza per mantenere inalterati i propri privilegi da «bravi italiani» e, parallelamente, viene impiegato per tenere separati gli strati più bassi del proletariato anche mediante l’oppressione razzista e xenofoba che, infierendo sulle già precarie condizioni dei migranti, li esclude perfino dai basilari diritti sociali concessi attraverso la cittadinanza.


Dibattito Ius soli: ipocrisia a buon mercato!

Queste ultime settimane, in Italia, si è riaperto il dibattito sullo Ius soli a latere dell’evento di cronaca avvenuto a San Donato Milanese in cui, un autista italiano (Osseynou Sy) di origine senegalese, ha tentato di dare alle fiamme lo scuolabus di cui era alla guida con dentro 51 giovani studenti. Motivo del folle gesto sarebbe la vendetta per i profughi morti nel Mediterraneo. Tragedia sventata da uno studente di origine egiziana (Ramy) che, a bordo del bus, è riuscito a chiamare in tempo i soccorsi con il suo cellulare. Da qui ne è scaturito il solito teatrino ipocrita e strumentale tra chi, a sinistra, rivendica la cittadinanza per il giovane egiziano (senza mai aver approvato una legge in merito) e chi, a destra, vorrebbe revocare la cittadina all’autista di origine senegalese ed eventualmente concedere al giovane studente una «cittadinanza premio», come se i diritti di un essere umano possano essere vinti giocando a qualsivoglia gioco da tavolo.


Cos’è lo Ius soli e cosa prevede la vigente legge italiana

Il riconoscimento dello Ius soli permetterebbe di allargare il diritto di cittadinanza anche a coloro che dovessero nascere in Italia da genitori stranieri, o che arrivassero su territorio italiano da piccoli. In Italia siamo fermi ad una legge del 1992 che riconosce la cittadinanza solo attraverso lo Ius sanguinis (dal latino diritto di sangue) ai bambini che nascono in Italia da almeno un genitore italiano, mentre per coloro che dovessero nascere da entrambi i genitori stranieri la cittadinanza italiana gli sarebbe riconosciuta al solo compimento dei 18 anni e solo nel caso in cui risultassero residenti su territorio italiano «legalmente e ininterrottamente». È evidente che tale legge è assolutamente carente a partire dal fatto che discrimina migliaia di bambini, nati e cresciuti in Italia, escludendoli dai benefici collegati alla cittadinanza e soprattutto legando il loro destino a quello dei genitori per i quali è sempre più difficile ottenere o mantenere il permesso di soggiorno a causa del susseguirsi di leggi infami approvate dai vari governi di destra e sinistra con l’apice repressivo e xenofobo dell’ultimo decreto Salvini.


Il Pd e la mancata approvazione dello Ius soli temperato

Giace in Senato una proposta di legge presentata dal precedente governo del Pd e approvata alla Camera (2015), votarono contro FI, Lega e FdI con il M5s che si astenne. I politici di ogni rango ci hanno ben «insegnato» che per attaccare il proletariato il voto di fiducia è sempre efficace, regola che non vale quando in gioco ci sono diritti da riconoscere o oppressioni da negare. In ogni caso la proposta di legge, arenatasi in Senato, non prevederebbe uno Ius soli puro ma uno cosiddetto temperato, in quanto il riconoscimento della cittadinanza per bambini nati in Italia da genitori stranieri, sarebbe legato a determinati fattori discriminatori. Ad esempio uno dei genitori dovrebbe essere residente legalmente in Italia da almeno 5 anni, inoltre, se il genitore con regolare permesso di soggiorno non dovesse provenire dalla Comunità europea, dovrebbe rispettare altri parametri tra cui: un reddito annuale dichiarato non inferiore all’assegno sociale, risiedere in un alloggio nel rispetto delle leggi vigenti e superare un test di lingua italiana. La proposta di legge prevederebbe il riconoscimento della cittadinanza anche attraverso lo Ius culturae (legato all’istruzione) a quei bambini stranieri, nati o arrivati in Italia entro il compimento del dodicesimo anno, e che abbiano effettuato un ciclo di studi completo (elementari o medie) per la durata di 5 anni, diritto di cittadinanza riconosciuto anche per ragazzi nati all’estero ed arrivati in Italia da almeno 6 anni, con età compresa tra i 12 e 18 anni, e che abbiano svolto un ciclo scolastico completo.


L’indegna propaganda sovranista

Tra le peggiori preoccupazioni ostentate dai «patrioti nostrani», ci sarebbe il rischio che l’Italia possa divenire «la sala da parto del Mediterraneo» in cui probabili mamme incinta accorrerebbero da ogni dove per partorire i propri figli. Secondo Diego Fusaro, esperto di stravolgimento delle teorie marxiste, l’estensione della cittadinanza sarebbe utilizzata dal capitale per mettere tutti sullo stesso piano perdendo il senso stesso di cittadinanza, con l’unico scopo di annientare i diritti che ne conseguono. Quindi secondo il (falso)marxista Fusaro porre tutti allo stesso livello umano e sociale, che siano donne, bambini, immigrati, sarebbe un vantaggio per il capitale, ergo bisogna mantenere in essere ogni forma di oppressione per salvaguardare i diritti. Mi sembra che Marx non dicesse proprio questo!


Italia fanalino di coda europeo con più di un milione di minori senza cittadinanza e diritti

Recenti dati Istat ci dicono che i minori, privi di cittadinanza nati e/o cresciuti in Italia, sono più di un milione, in attesa di una legge che riconosca loro diritti minimi per riuscire ad avere una vita più stabile in una già difficile società capitalistica basata su sfruttamento e precarietà. In questo contesto possiamo dire con certezza che le norme attualmente vigenti in Italia sul diritto di cittadinanza, sono tra le più restrittive in Europa e, in ogni caso, in nessuno Stato europeo è in vigore lo Ius soli puro: unica soluzione che renderebbe giustizia a milioni di ragazzi colpevoli solo di essere nati in un continente reazionario in cui, ogni tipo di discriminazione, viene utilizzata dalla borghesia per dividere la classe contrapponendo tra di loro gli strati più deboli colpendo anche donne e bambini soprattutto se immigrate ed immigrati.


(*) operaio Alitalia




 
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