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Francia: sciopero generale contro la riforma delle pensioni PDF Stampa E-mail
venerdì 13 dicembre 2019

Francia: sciopero generale

contro la riforma delle pensioni

 

 

di Massimiliano Dancelli

(metalmeccanico)

Il 5 dicembre è iniziato in Francia uno sciopero generale per protestare contro la riforma delle pensioni voluta dal presidente Macron. Ci sono state 245 manifestazioni in diverse città (a Parigi la principale) e l’altissima partecipazione lo ha reso il maggior sciopero generale negli ultimi vent’anni nel Paese d’oltralpe.

 

L’attacco alle pensioni

In cosa consiste la riforma del sistema pensionistico di Macron e perché ha fatto infuriare così tanto i lavoratori francesi? Innanzitutto diciamo che il governo Macron si trova ai minimi storici per quanto riguarda il suo indice di consenso tra la popolazione e all’interno di oltre un anno di proteste dei Gillet gialli, che si sono trovati sulle barricate per respingere le diverse misure di austerità che fanno parte della politica del presidente francese. Nell’ottica di questi tagli si inserisce anche la riforma delle pensioni, che con la scusa di “semplificare” il sistema normativo presente, che prevede 42 tipologie di pensioni diverse tra le varie categorie lavorative, taglia sul valore dei futuri assegni pensionistici. Per semplificare, è un po' quello che è successo in Italia quando si è passati dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. Di fatto si tratta quindi di un vero e proprio attacco alle pensioni dei lavoratori francesi del pubblico e del privato.

 

La rabbia dei lavoratori francesi

Questo ennesimo attacco ai propri diritti, ha scatenato la rabbia dei lavoratori francesi, in particolar modo degli Cheminot, i ferrovieri, tra i più danneggiati da questo provvedimento, che hanno proclamato subito lo sciopero generale, annunciando che non si sarebbero fermati al 5 dicembre ma che avrebbero proseguito (come sta di fatto avvenendo), bloccando il trasporto pubblico e di conseguenza il Paese fino al ritiro della riforma da parte di Macron. Allo sciopero, proclamato dai sindacati francesi, Cgt e Solidaires in testa, hanno subito aderito tutte le categorie del mondo del lavoro, dagli operai industriali agli insegnanti con una partecipazione di quasi il 90%. I lavoratori francesi, uniti ai Gillet gialli e agli studenti, hanno animato le strade e le piazze del Paese, in particolare quelle della capitale Parigi, gridando a Macron di andarsene e non solo di ritirare la riforma in questione. I lavoratori, anche per effetto dell’esempio delle grandi rivolte dell’America Latina, scendono in campo e si scontrano duramente, contro un sistema che hanno capito non essere più in grado di garantire loro un esistenza dignitosa e un futuro sicuro.

 

Abbattere questo sistema in tutto il mondo

In tutto il mondo sta soffiando un vento nuovo, da Hong Kong al Cile alla Colombia, passando per l’Iraq e il Libano, fino a giungere non ultimo alla Catalogna e ora alla Francia. Un vento che porta con sé tutta la rabbia per i soprusi e lo sfruttamento che i lavoratori, in ogni angolo del pianeta, hanno dovuto subire in maniera sempre più pesante negli ultimi anni, per farsi carico dei costi della crisi di cui loro non hanno colpa e garantire così i profitti di un infima minoranza dell’umanità, la borghesia. Se vogliamo cambiare la nostra condizione e costruire un mondo nuovo non si tratta di cacciare solo il Macron o il Pinhera di turno, ma dobbiamo liberarci di coloro ai quali essi prestano servizio: i banditi capitalisti appunto. Dobbiamo unire tutte le lotte di tutti i lavoratori e le lavoratrici del mondo in un unica grande vertenza. Dobbiamo unire tutti i lavoratori e le lavoratrici, immigrati e nativi, per vincere la battaglia comune. Dobbiamo costruire un partito rivoluzionario e internazionalista, come strumento per incanalare questa giusta rabbia in una grande rivoluzione mondiale che abbatta l’attuale sistema economico obsoleto e ormai in grado di produrre solo miseria e distruzione, e lo sostituisca con un più moderno ed equo sistema di produzione e di vita, il socialismo.

 
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