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Fermare l’inquinamento delle acque potabili in Veneto! PDF Stampa E-mail
sabato 14 ottobre 2017

Fermare l’inquinamento

delle acque potabili in Veneto!

 

 

 

a cura di Pdac Vicenza

In Veneto da diversi anni si sta consumando una catastrofe ambientale: l'acqua potabile e le falde acquifere di molti comuni sono inquinati da PFAS, sostanze chimiche nocive immesse nell’ambiente attraverso gli scarichi di una fabbrica nel comune di Trissino (VI). L’inquinamento da PFAS riguarda le acque di falda, cui attingono anche i pozzi privati delle aziende agricole, quindi ad essere colpito è anche il settore primario, in particolare il comparto zootecnico che utilizza le acque per l’abbeveramento del bestiame. Ormai è indiscutibile e comprovata la gravità della situazione che mette a rischio la salute di quasi mezzo milione di persone.

Nonostante ciò, da mesi si assiste al classico scaricabarile di responsabilità tra la Miteni (azienda fonte dell’inquinamento), la Regione e i Ministeri dell’Ambiente e della Salute.

Il problema è venuto alla luce già nel 2013, quando gli esperti del CNR hanno rilevato la contaminazione da PFAS nelle rogge, nei fiumi, nelle falde e quindi nelle acque potabili di una vasta area compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova, si stima che l’inquinamento riguardi un’area abitata da circa 400 mila persone. L’Agenzia Regionale per l’Ambiente del Veneto individua quindi nel depuratore di Trissino, dove confluiscono gli scarichi dell’azienda chimica Miteni Spa, una delle principali fonti di inquinamento. La Regione avrebbe dovuto agire immediatamente bloccando gli inquinatori e la distribuzione dell’acqua potabile, invece, a suo tempo, alzò i limiti di PFAS ammessi nelle acque potabili: uno schiaffo alla popolazione residente nell’area inquinata, un regalo ai padroni che hanno continuato ad inquinare imperterriti anche in questi ultimi anni.

Nel 2017 è stato avviato lo screening degli abitanti delle aree più colpite dalla contaminazione delle acque, i risultati dei primi esami clinici hanno mostrato risultati agghiaccianti: in alcune zone sono state scoperte persone con valori di PFOA nel sangue (un tipo di PFAS) 20 volte superiori rispetto a popolazioni italiane che vivono in aree non inquinate. Livelli molto alti di PFAS possono essere associati a forti rischi per la salute.

I livelli di PFAS consentiti in Veneto nelle acque potabili sono stati innalzati più volte, tanto da essere stati tra i più alti al mondo fino allo scorso settembre quando la Regione ha emanato, dopo la forte pressione della popolazione, un decreto che fissa i limiti di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in acque potabili tra i più bassi in assoluto. Fino a quel giorno il Veneto poteva essere considerato un vero e proprio paradiso per i padroni della Miteni!

Ora che questo importante obiettivo è stato raggiunto, è necessario fermare definitivamente tutti gli scarichi di PFAS prodotti dalla fabbrica Miteni di Trissino e procedere ad una grande opera di bonifica dell’area.

Intanto in questi mesi è cresciuta la paura tra gli abitanti delle zone contaminate, ormai consapevoli dei rischi per la salute potenzialmente correlati alla presenza di alcuni PFAS nel sangue: forme tumorali, complicazioni in gravidanza e problemi al sistema endocrino. Allo stesso tempo sta crescendo la rabbia popolare che si è manifestata in più occasioni attraverso iniziative di protesta, anche di piazza, fino alla manifestazione dello scorso 8 ottobre che ha visto una grande partecipazione popolare. In queste mobilitazioni è senza dubbio fondamentale affermare il diritto alla salute ma allo stesso tempo vanno salvaguardati e tutelati i posti di lavoro delle decine di operai della Miteni.

Per essere vincente la lotta deve unire le istanze dei lavoratori a quelle degli ambientalisti e delle popolazioni colpite dall’inquinamento: assieme alla richiesta di bonifica dei siti inquinati va avanzata la richiesta di riconversione produttiva del sito industriale che ha prodotto danni ambientali incalcolabili. Nel sistema capitalista il diritto alla salute e il diritto al lavoro sono raramente conciliabili perché l'unico fine del capitalismo è il profitto privato a tutti i costi. È necessario battersi affinché questo sistema sia affossato! Anche la battaglia contro i Pfas è necessario sia inserita e si coordini con le innumerevoli battaglie per il diritto al lavoro, alla salute, contro lo sfruttamento e contro la guerra, battaglie che continuano a nascere in varie parti del Paese e nel mondo e che per essere vincenti in modo definitivo hanno necessità di unirsi fra loro.

Come Pdac sosteniamo che la Miteni debba essere espropriata e nazionalizzata senza indennizzo. È necessario che un'assemblea dei lavoratori si faccia carico della gestione, costituendo un comitato operaio eletto democraticamente che avvii la riconversione e la bonifica ambientale che dovrà essere pagata con l’esproprio dei beni sia degli attuali padroni della Miteni, sia della vecchia proprietà, principale responsabile del disastro ambientale odierno. Questa è l'unica soluzione politica che possa realmente conciliare lavoro ed ambiente. È necessario respingere ogni altra apparente soluzione, soluzioni truccate che servirebbero solo per continuare ad avallare gli interessi padronali e le insufficienti strategie messe in campo dalla Regione Veneto per risolvere il problema ambientale e sanitario.

Alternativa Comunista è al fianco dei lavoratori Miteni e della popolazione colpita dall’inquinamento per:

     FERMARE gli scarichi di PFAS nelle risorse idriche.

     FAR RISPETTARE i limiti di sicurezza per la presenza di PFAS nell’acqua potabile.

     PUNIRE tutti i responsabili dell’inquinamento.

     ESPROPRIARE senza indennizzo sotto il controllo di lavoratrici e lavoratori l’impianto Miteni.

     BONIFICARE immediatamente i siti inquinati da Pfas.

     CONVERTIRE la produzione dell’impianto industriale Miteni.

 

 
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