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Ecuador Via il governo di Moreno e del Fmi! PDF Stampa E-mail
sabato 12 ottobre 2019

Ecuador

Via il governo di Moreno e del Fmi!

 

 

 

 

dichiarazione del Mas

(sezione della Lit-Quarta Internazionale in Ecuador)

 

 

foto_ecuador

 

Dal 3 ottobre la situazione politica in Ecuador si è imposta all'attenzione a livello internazionale. Quel giorno diede inizio a una forte contrapposizione del movimento sociale, indigeno e popolare, contro una serie di misure liberiste annunciate dal presidente Lenin Moreno, richieste dal Fondo Monetario Internazionale in cambio della concessione di un prestito.

Quel giorno il presidente dell'Ecuador ha firmato il decreto 883 col quale ha tagliato il sussidio a benzina e diesel, il che ha significato il raddoppio del prezzo dei combustibili. Insieme a questo, ha varato un pacchetto di misure economiche da sottoporre al parlamento per l'approvazione. Le ha difese sostenendo che salvaguarderebbero la "dollarizzazione" dell'economia e quindi la sua stabilità.

Questo pacchetto di misure si basa su cinque assi. Primo, la liberalizzazione del prezzo dei combustibili, con ricadute sul costo della vita della popolazione in generale e che colpisce in particolare i piccoli e medi produttori agricoli, così come le comunità indigene. Secondo, l'eliminazione di imposte sulle importazioni, il che comporta un rafforzamento delle importazioni sulla produzione nazionale, incrementando così la dipendenza del Paese e aumentando la disoccupazione. Terzo, una riforma tributaria al servizio delle grandi imprese, che favorisce l'evasione fiscale e la fuga di capitali. Quarto, un attacco al pubblico impiego, con la riduzione del 20% dei salari e tagliando del 50% i giorni di ferie. Quinto, il pacchetto include una controriforma del lavoro che favorisce la precarietà e la flessibilità delle condizioni di lavoro.

In risposta a tutto ciò, il movimento popolare è riuscito a paralizzare il Paese nell'ultima settimana. Il processo è iniziato con uno sciopero del settore dei trasporti di due giorni. Dopo il terzo giorno, l'iniziativa è stata presa dai compagni indigeni della Conaie (Confederazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador).

Si è sviluppato così un movimento che dalle province si è diretto verso la capitale. Le popolazioni indigene hanno bloccato le strade provinciali a Cotopaxi, Azuay, Canar, Chimborazo, Imbabura e El Oro. Migliaia di indigeni sono arrivati a Quito il 7 ottobre dove sono stati accolti in trionfo dagli abitanti della città e ospitati nelle università. Da quel momento, con l'arrivo in città di almeno 20 mila indigeni, ci sono stati scontri durissimi con la polizia e l'esercito e una parte dei manifestanti ha cercato, l'8 ottobre, di occupare il parlamento, suscitando una repressione che ha provocato centinaia di arrestati, torturati, desaparecidos e feriti.

Oggi (9 ottobre), settimo giorno di paralisi, ci sono state immense mobilitazioni durante lo "sciopero con sollevazione popolare" convocato dalla Conaie e da altre organizzazioni come il Fut (Fronte unitario dei lavoratori), il Parlamento del lavoro, il Fronte popolare, La Cutcop (Coordinamento unitario dei lavoratori, contadini e organizzazioni popolari), i collettivi di donne, ecc. Le manifestazioni sono state contro il governo e le sue annunciate misure economiche. Solo a Guayaquil la borghesia è riuscita a organizzare una contro-manifestazione reazionaria, ma anche in quella città ci sono stati cortei contro il governo, scontri con la polizia, una brutale repressione e anche uno scontro tra la polizia e i militari.

In alcune regioni ci sono stati saccheggi. I mezzi di informazione e il governo ne hanno approfittato per giustificare la repressione. In realtà, se è vero che ci sono settori che approfittano della situazione, si tratta in generale di reazioni disperate di un popolo impoverito e affamato. Non si tratta, in maggioranza, di furti per rubare oggetti di lusso ma per procurarsi da mangiare. Così ad esempio è avvenuto con l'assalto alla fabbrica della Parmalat, per procurarsi latte.

Dal 3 ottobre, vedendo la reazione delle masse alle sue misure, il governo di Lenin Moreno ha decretato lo stato di emergenza. Con questo decreto sono state sospese alcune libertà: si è sospeso il diritto di associazione e riunione in tutto il territorio nazionale, limitata la libertà di transito, instaurata la censura preventiva sui mezzi di informazione, stabilita la possibilità per il governo di chiudere porti, aeroporti e frontiere.

Di fronte a tutto ciò le comunità indigene hanno a loro volta decretato lo stato d'emergenza nei loro territori, assumendone il controllo, arrestando militari e poliziotti. Anche nei quartieri popolari di Quito (la capitale, ndt) i manifestanti hanno iniziato a costituire comitati di sicurezza.

Inoltre, da che è iniziata la mobilitazione, il presidente è scappato a Guayaquil che, dal 7 ottobre, ha definito come nuova sede del governo. In questo modo, Moreno e la borghesia hanno assunto tutte le misure necessarie per cercare di evitare che si ripetano esperienze già avutesi nella storia dell'Ecuador, quando con l'arrivo del movimento indigeno nella capitale, la popolazione, rafforzata, ha preso le sedi delle istituzioni dello Stato e imposto le dimissioni di vari presidenti.

In questi processi del passato, purtroppo, le direzioni del movimento hanno infine sempre rimesso il potere nelle mani dei governanti. E' esattamente quanto dobbiamo evitare che accada ora. Tanto più ora che Lenin Moreno è tornato a Quito.

Le dichiarazioni del presidente hanno iniziato a salire di tono, con minacce di intensificare la repressione. Al contempo, l'Onu e la Conferenza episcopale e alcune università cercano di fare da mediatrici con il settore indigeno dei manifestanti. Per quanto Moreno abbia dichiarato che non è disposto a negoziare sui carburanti e la Conaie, a sua volta, si rifiuta a negoziare se non viene revocato il provvedimento. In ogni caso, il governo sta cercando di prendere per stanchezza il movimento e di emarginare la protesta indigena e popolare con atti di brutale repressione durante la notte e imponendo il terrore nelle strade.

Nel fare questo non rispetta nessun criterio e non si ferma di fronte ad anziani, donne e bambini. La notte del 9 ottobre polizia e militari hanno bombardato le università dove sono ospitati gli indigeni. Lo stesso hanno fatto con gli ospedali e i punti di soccorso umanitario che sono stati organizzati per soccorrere i manifestanti. Il risultato, secondo i dati della Conaie, è che ci sono almeno 500 arrestati, decine di feriti e vari morti.

Noi, Mas, sezione della Lit-Quarta Internazionale in Ecuador, stiamo partecipando dall'inizio alle mobilitazioni a Quito, Cuenca e Guayaquil, così come ci stiamo prodigando nell'organizzare la solidarietà con il movimento indigeno. Nella Cutcop e nell'Assemblea dei popoli di Azuay abbiamo fatto appello a tutto il movimento, indigeno e popolare, a partire dalla Conaie, perché continui la mobilitazione contro il pacchetto di misure del governo, rifiutando ogni dialogo con chi attacca le masse popolari.

Pensiamo anche che si debba lottare contro la repressione, contro lo stato di emergenza, rivendicando la liberazione dei manifestanti arrestati e l'annullamento dei procedimenti penali contro di loro. Il movimento deve al contempo continuare a organizzare comitati di auto-difesa per affrontare adeguatamente la repressione. Al contempo facciamo appello alla base della polizia e dell'esercito a non reprimere i manifestanti. Chiamiamo la Conaie a cercare di unificare il movimento. E' fondamentale che il movimento si organizzi in forma unitaria e democratica, come si è fatto con la Assemblea popolare autonoma di Azuay, e che si continui il processo iniziato con l'occupazione dei palazzi di governo a Puyo, Tena e Macas, dove migliaia di persone hanno dato vita ad assemblee popolari.

Dobbiamo costruire una alternativa operaia, contadina e popolare basata sui comitati popolari e affermare: No alle misure del governo! Via il governo di Lenin Moreno e del Fmi!

Infine facciamo un appello al movimento sindacale, sociale e popolare internazionale perché ci aiuti inviando solidarietà alle masse popolari ecuadoriane in questa nostra giusta lotta contro l'offensiva borghese.

 

Via Lenin Moreno e l'Fmi!

Via Nebot, Lasso e Correa!

Abbasso il decreto 883! Abbasso le misure del governo!

Per la difesa dei territori indigeni dallo sfruttamento petrolifero, minerario e idroelettrico!

Abbasso la riforma del lavoro che precarizza il lavoro!

Che la crisi la paghino i padroni!

No alla repressione! Abbasso lo stato d'emergenza! Libertà per i prigionieri politici!

Che si insedi una assemblea con la partecipazione dei comitati, della Conaie, del Fut, dei comitati di quartiere, dei movimenti studenteschi e di tutti i settori di movimento!

Che questa assemblea popolare discuta una piattaforma per un nuovo governo delle masse popolari!

 
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