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Cinque anni della rivoluzione ucraina PDF Stampa E-mail
mercoledž 19 dicembre 2018

Cinque anni della rivoluzione ucraina:

sottovalutata, fraintesa e diffamata

 

dal Poi

(sezione russa della Lit-Quarta Internazionale)

La rivoluzione ucraina, nota come Maidan [i], mise fine al governo del corrotto e autoritario Viktor Yanukovich, che si spostò tra la Russia e l'Unione europea (UE), vendendo il suo paese al miglior offerente.

Alla fine del 2013, Yanukovich, che fino ad allora stava negoziando un accordo di collaborazione con l'Unione Europea, sotto pressione per il deterioramento dell'economia ucraina, con una nuova manovra rinunciò all'accordo e passò a discutere di una cooperazione più profonda con la Russia. Ebbero luogo manifestazioni studentesche a Kiev, animate da 5-10 mila partecipanti, contro la rottura dei negoziati con l'UE. Yanukovich represse duramente le manifestazioni, impiegando la Berkut, l'odiata polizia antisommossa. Implementò nuove leggi di ordine pubblico nel Paese, più severe di quelle dei regimi russo e bielorusso [ii], in una evidente escalation bonapartista. Non a caso lo chiamano "Putin in miniatura".

In risposta alla repressione, le manifestazioni inizialmente piccole divennero massicce, con mezzo milione di manifestanti nelle strade della capitale Kiev già alla fine di novembre. I manifestanti si arroccarono in piazza Maidan, innalzando barricate e occupando gli edifici. La situazione divenne insostenibile e Yanukovich si risolse a cercare un sostegno esterno. Ci fu un tentativo di accordo tra Yanukovich, l'opposizione liberale, la Chiesa ortodossa ucraina, l'Unione europea, gli Stati Uniti e la Russia, perché egli potesse restare al potere fino a dicembre 2014, quando si sarebbero tenute nuove elezioni. Ma questo accordo fu respinto dai rivoltosi di piazza Maidan, che chiesero le immediate dimissioni di Yanukovich e si rifiutarono di lasciare le strade. Non c'era più spazio per incertezze. A Yanukovich non restava che fuggire dal paese oppure tentare di soffocare la rivoluzione nel sangue. La Russia pretese il pugno duro da Yanukovich e offrì pieno sostegno, ma egli esitò fino all'ultimo momento. La repressione fu dura, con oltre cento morti e centinaia di feriti ma insufficienti, secondo il primo ministro russo Dmitry Medvedev, che accusò Yanukovich di essere debole e codardo per quello che aveva fatto. Incapace di sconfiggere la rivoluzione con la forza, Yanukovich fuggì in Russia.La Verkhovna Rada (Rada suprema: il Parlamento ucraino -ndt) fu accerchiata e, circondata dai manifestanti, si vide costretta a prendere il potere e convocare elezioni presidenziali immediate. Fu anche costretta ad allontanare le truppe della Berkut dalle strade.

Il contesto della rivoluzione fu la crisi economica irreversibile del paese dopo la restaurazione del capitalismo, con una riduzione di circa il 60% del suo PIL e una crescente dipendenza sia dalla Russia che dall'UE. Fin quando la crescita economica mondiale lo aveva consentito, i diversi governi si mantenevano in equilibrio manovrando tra l'UE e la Russia, vendendo il paese al miglior offerente.Con la crisi mondiale, divenne improrogabile un salto molto più grande nel processo di colonizzazione del paese, rendendo evidente la bancarotta di tutte le frazioni della borghesia ucraina, incapace di rendere il paese indipendente e di svilupparne l’economia. L'Ucraina è il secondo paese più grande d'Europa per superficie, con un'area quasi due volte maggiore di quella della Germania, una popolazione numerosa quanto quella della Spagna, con campagne considerate fra la più fertili del mondo, grandi risorse minerarie, alto indice di istruzione e una forte base industriale ereditata dall'Unione Sovietica, nonostante sia stata profondamente depredata e trascurata dalla mancanza di investimenti dalla restaurazione capitalista. In passato fu molto forte nella produzione metallurgica, in quella elettronica, di locomotive, automobili, aerei, nella tecnologia spaziale e militare, oltre a continuare a essere uno dei maggiori produttori mondiali di minerali, cereali, zucchero, carne, prodotti caseari. La tragedia ucraina è che, in un mondo controllato e conteso da una mezza dozzina di ricchi paesi imperialisti, non c'è spazio per un'Ucraina industrializzata. L'intera politica dell'UE e della Russia è dedicata alla sottomissione dell'Ucraina, allo smantellamento della sua economia, alla sua trasformazione in un mercato per prodotti importati, a un paese esportatore di minerali e materie prime agricole e fornitrice di manodopera a basso costo per altri paesi. L’intera borghesia ucraina nel suo insieme si adatta a questa situazione, approfittando della colonizzazione del proprio paese; e tutta la politica estera ucraina si riassume nella disputa su quale possa essere il padrone a cui consegnare il paese: Russia o UE.

La rivoluzione ucraina fu il culmine della grande ascesa e della polarizzazione sociale vigente nel Vecchio Continente, che ebbe inizio con la "Generazione Difficile" portoghese e gli "Indignados" spagnoli e che prosegue, nel momento in cui scriviamo questo articolo, con la lotta dei "giubbotti gialli" in Francia. Scese direttamente nelle strade contro un governo bonapartista e filo-imperialista, sgretolando la sua polizia antisommossa e facendo crollare il tentativo di accordo politico che coinvolgeva tutte le correnti politiche del potere ucraino e di quello internazionale. Impose la prima seria sconfitta a Putin.Mentre è stata la più grande rivoluzione in Europa negli ultimi tempi, è stata anche la più sottovalutata, fraintesa e calunniata. Giunse a essere chiamata dalla sinistra ucraina “La rivoluzione sbagliata”. La Rivoluzione ucraina fu accusata di essere filo-UE, finanziata da George Soros, di aver attuato un golpe per togliere di mezzo un governo "legittimamente eletto", di essere anti-comunista, di essere organizzata da gruppi fascisti, di quelli che collaborarono con Hitler nella Seconda Guerra Mondiale, fra le altre accuse [iii].

No, la rivoluzione ucraina non fu favorevole all'UE. Le manifestazioni di massa che rovesciarono Yanukovich furono una reazione alla grave crisi economica dovuta alla colonizzazione del paese, alla sfrenata corruzione del governo e alla repressione violenta contro le manifestazioni. Durante la Rivoluzione ucraina, le inchieste condotte da istituti europei hanno rivelato che la percentuale di ucraini che ritenevano che l'adesione all'UE sarebbe stata vantaggiosa per il paese non raggiungeva il 30%. Neanche fu un "golpe contro un governo legittimo". Ogni rivoluzione vittoriosa, per definizione, rovescia il governo del momento, indipendentemente dal fatto che sia arrivato al potere con il voto o meno. Un tale argomento non è contro la rivoluzione ucraina, ma contro le rivoluzioni in generale, perché queste passano sempre sopra le "regole del gioco". Fu una rivoluzione popolare legittima, nella quale la caduta del presidente manovriero, corrotto e autoritario fu decisa dalle masse nelle strade, non in salotti segreti.

La violenta repressione ha portato i manifestanti a organizzare comitati di autodifesa per i sostenitori di Maidan, che hanno riunito la gioventù insieme ai veterani di guerra con esperienza di combattimento. Arrivarono a possedere qualche migliaio di membri, in buona parte armati. Oltre a difendere piazza Maidan, i comitati di autodifesa occuparono e presero il controllo degli edifici dell'Amministrazione Presidenziale, della Rada Suprema (il Parlamento), della Presidenza dei ministri ucraina e del Ministero degli Esteri, tra gli altri. Non è un caso che la richiesta fondamentale dell'ipotesi di accordo tra i partiti liberali di opposizione, Yanukovich, l'Unione europea e la Russia di convocare nuove elezioni per il dicembre 2014, mantenendo Yanukovich alla presidenza, sia stata lo scioglimento dei comitati di autodifesa e che questi consegnassero le armi. In difesa di Maidan si videro obbligate a convergere tutte le correnti di opposizione al governo Yanukovich, passando per diverse tendenze liberali filo-UE, settori che in precedenza avevano sostenuto Yanukovych, la Chiesa ortodossa ucraina, nazionalisti ucraini e settori dell'estrema destra. Ma la stragrande maggioranza era composta da giovani senza affiliazione di partito. I nazionalisti di destra richiamarono l'attenzione della stampa per azioni provocatorie e prive di senso lontano da Maidan, contro le forze della Berkut, il che ha portato molti a sovrastimare la loro vera forza. Però nelle successive elezioni, questi quasi non raggiunsero l'1% dei voti, dimostrando che le masse per le strade non avevano nulla di fascista, come propagandava menzognera la stampa di Putin (e come fu infelicemente ripreso da buona parte della sinistra mondiale…). I Comitati erano un embrione di doppio potere, parzialmente armati e con crescente autorevolezza.

Ovviamente, il grande sconfitto fino ad allora era stato Vladimir Putin, che perdeva terreno nelle decisioni sul futuro dell'Ucraina e aveva dinanzi agli occhi lo sviluppo di una rivoluzione vicina ai confini russi. Putin stava vivendo un momento delicato, con grandi manifestazioni contro di lui a Mosca l'anno precedente, con la rivoluzione ucraina che stava attirando l'attenzione dei russi. Percependo il pericolo, decise di attaccare con forza per fermare la Rivoluzione Ucraina mentre ancora non si era diffusa nella parte orientale del paese. Prima delle elezioni, Putin occupa militarmente la penisola di Crimea, base della sua flotta del Mar Nero, e invia mercenari per occupare le regioni dell'Ucraina orientale. Annette la Crimea alla Russia e crea due regioni nell'Ucraina orientale fuori dal controllo di Kiev: Donetsk e Lugansk, con propri governi filo-Putin. Prova lo stesso a Odessa e Kharkov, senza successo.Con l'annessione della Crimea e una gigantesca campagna di propaganda sciovinista (e il silenzio della sinistra russa), Putin nasconde l'opposizione interna contro di lui e cambia l'opinione pubblica dei russi contro i loro fratelli ucraini, presentati da allora in poi come fascisti. I conflitti nella regione orientale dell'Ucraina continuano fino ad oggi, con oltre diecimila morti e un milione e seicentomila profughi, fuggiti da Donetsk e Lugansk verso altre regioni del paese. Di questi, un milione dipende dagli aiuti del governo per sopravvivere.

L'assoluta assenza di un'alternativa politica nel campo dei lavoratori ha portato a far si che l'opposizione liberale filo-UE fosse l’unica in grado di prendere il potere dopo la caduta di Yanukovich, benché non fosse ben vista dalle masse [iv]. Il nuovo governo di Petro Poroshenko si affrettò a rafforzare i legami con gli imperialismi europeo e americano e con il FMI, aggravando la colonizzazione del paese. Per convincere la popolazione a tali misure, ha utilizzato fino alla noia l’argomento di dover fronteggiare l’aggressione russa. Così, il regime di Putin ha avuto un ruolo doppiamente contro-rivoluzionario: cercare di sconfiggere o almeno interrompere la Rivoluzione Ucraina, utilizzando la forza bruta nella parte orientale e dare un pretesto a Poroshenko per attuare le sue politiche filo-imperialiste nel resto del paese.

Nonostante avesse rovesciato un governo bonapartista e infido nel cuore dell'Europa, sciolto la sua polizia antisommossa e organizzato comitati di autodifesa che controllavano la maggior parte del centro di Kiev, la rivoluzione ucraina ha patito grandi limiti che spiegano la difficile situazione attuale del paese. In primo luogo, l'assenza di un potere alternativo che rappresentasse i lavoratori.La già minuscola sinistra ucraina è cascata nello schema "campista" stalinista, che vedeva tutto come una partita a scacchi tra la Russia e l'Unione europea, scegliendo il "campo russo" restando paralizzata in questo processo, se non appoggiando direttamente il candidato dittatore Yanukovich. Il risultato è stata la scomparsa della sinistra ucraina dalla mappa. Questa politica criminale della sinistra fu la base per i nazionalisti di destra che cercavano di identificare Yanukovich e Putin con Lenin, abbattendo le sue statue. Alla fine, il partito comunista ucraino è stato l'unico partito politico nel paese che ha avuto la faccia tosta di andare in piazza per difendere Yanukovich... A differenza delle leggende staliniste, non è per l'anticomunismo che il PCU è odiato dal popolo ucraino, ma per il suo sostegno a un governo canaglia, corrotto, infido e repressivo. Per inciso, ci sono diversi video che mostrano che coloro che abbattevano le statue di Lenin erano piccoli gruppi isolati dalle masse. Quando passavano le immagini delle statue che giacevano sulla Maidan, venivano accolte freddamente dalla massa, senza entusiasmo. I nazionalisti di destra ovviamente facevano leva sui sentimenti contro i simboli dell’oppressione russa durante l’Impero Zarista, continuata dallo stalinismo e più recentemente da Putin, così come le continue minacce di interrompere le forniture di gas in pieno inverno, nel caso che il suo governo "non si fosse comportato bene". Ma nonostante l'odio contro lo sciovinismo russo, il sentimento anti-russo di Maidan era secondario, essendo molto più un sentimento "anti-Putin e anti oppressione". I cittadini russi che hanno sostenuto la rivoluzione (purtroppo pochi) sono stati accolti molto bene a Maidan e hanno ricevuto la parola.

La seconda grande debolezza della rivoluzione ucraina è che non coinvolse l'intero paese. L'est ucraino, la parte più industrializzata, con le miniere più importanti e con la maggiore concentrazione operaia non era parte attiva della rivoluzione. Sebbene ci fossero state manifestazioni e scioperi nella parte orientale del paese, questi furono sconfitti prime che riuscissero a essere generalizzati a causa della mancanza di un'alternativa politica e a causa dei mercenari filo-russi, che stavano conquistando la regione. Questo ritardo della regione orientale dell'Oriente nell’immettersi nell’ondata rivoluzionaria fu ciò che servì da base per la politica criminale di Putin di dividere il paese.

E la terza grande debolezza ha a che fare con il programma per il paese. La borghesia ucraina nel suo complesso vuole  mantenere/ espandere i suoi affari, esportando commodities (materie prime – ndt) e minerali ovunque, senza dare importanza al fatto che si smantelli l'industria ucraina e si sacrifichi qualsiasi indipendenza politica. Sia i nazionalisti di destra che la sinistra capitolano alla “loro propria” borghesia: gli uni filo-UE, gli altri filo-Russia. Non c'è alcuna corrente politica che difenda un'Ucraina indipendente, sia dall'UE che dagli Stati Uniti e dalla Russia. I lavoratori sono stati lasciati senza scelta, il che spiega la loro paralisi sin dal 2014.

Il governo Poroshenko, vile, traditore e difensore degli interessi degli oligarchi ucraini, resta incapace di difendere il paese, rifiutando perfino di espropriare aziende e capitali degli aggressori russi che continuano a sfruttare le ricchezze dell'Ucraina.Come legittimo rappresentante degli interessi della borghesia ucraina, Poroshenko vuole mantenere buone relazioni con la Russia, anche sotto l'aggressione militare. Allo stesso tempo, non può avere alcuna fiducia negli imperialismi dell'UE e degli Stati Uniti. L’unico loro interesse è quello di sconfiggere/deviare il processo rivoluzionario attraverso le elezioni, mettendo al potere qualche burattino come Poroshenko, per continuare a colonizzare il paese. L'imperialismo è scontento dell'occupazione russa nell'est del paese, ma non a causa di preoccupazioni umanitarie o considerazioni democratiche, alla fine ha fatto buoni affari con Yanukovich e ha cercato di tenerlo in carica fino all'ultimo momento. La loro preoccupazione è che la politica della “mano dura" di Putin stia provocando maggiori crisi e tensioni sempre più profonde all'interno del paese, rischiando di far sorgere una nuova Maidan. Per questo motivo hanno messo in atto una serie di sanzioni economiche contro la Russia per costringere Putin ad avviare una soluzione negoziata.

La chiave per la continuità della rivoluzione ucraina per una nuova Maidan, che possa di fatto rendere indipendente questo grande paese, passa in primo luogo per la sconfitta dell'aggressione russa nell’Est ucraino. Per questo, ha bisogno di smascherare il governo filo-imperialista e codardo di Poroshenko, incapace di fronteggiarla. Una sollevazione unitaria di lavoratori di Kiev e di Donetsk può sconfiggere l'aggressione russa, con una Maidan che possa impadronirsi dell'intero paese. Occupando l'est del paese nella sua aggressione controrivoluzionaria, Putin ha legato in modo indissolubile il destino dell'Ucraina al suo. Una sconfitta di Putin in Ucraina sarebbe l'inizio della fine del suo governo.

Una nuova vittoria della rivoluzione ucraina potrebbe così sostenere la lotta dei lavoratori russi e di altri popoli oppressi contro Putin. Insieme, i lavoratori ucraini e russi sono in grado di sconfiggere il carnefice delle rivoluzioni ucraina e siriana, il maggior responsabile della colonizzazione Russa, il difensore dei regimi più odiosi del pianeta, alleato dell'imperialismo e che ha sotto il suo controllo il secondo esercito del mondo. La sconfitta di Putin avrebbe ripercussioni globali, dato il suo ruolo controrivoluzionario internazionale. Significherebbe la fine quasi immediata del governo di Assad in Siria e l'indebolimento della dittatura in Egitto, fatto che favorirebbe una nuova ondata della primavera araba. Avrebbe un profondo impatto sul popolo del Caucaso nella sua lotta per l'indipendenza. Sconfiggere Putin è un compito internazionale della classe operaia. Allo stesso tempo, la sua sconfitta sarebbe anche la sconfitta degli ultimi resti putrefatti dello stalinismo mondiale e dei suoi satelliti, che fanno coro alla campagna anti-Ucraina.

I lavoratori ucraini hanno urgente bisogno di un partito operaio indipendente in grado di estendere il processo rivoluzionario ai lavoratori dell’est, sollevando tutto il popolo ucraino contro l'aggressione di Putin e contro le frazioni della vile e venduta borghesia del paese, per un’Ucraina unita, indipendente, libera, democratica e dei lavoratori. Un partito che difenda la riorganizzazione dei comitati di difesa dei sostenitori di Maidan, perché si moltiplichino in tutto il paese e prendano il potere, come veri e propri organi di un nuovo tipo di governo. Un governo dei lavoratori e del popolo ucraino, in forma embrionale, hanno iniziato a farlo cinque anni fa. Questo partito non esiste oggi, cosa che rappresenta la principale debolezza del processo rivoluzionario ucraino.

 

L'incidente di Kerch - Una nuova aggressione russa in corso

Esattamente dopo cinque anni dalla rivoluzione ucraina, è in corso una nuova aggressione russa contro il paese. La marina russa ha attaccato e catturato tre navi ucraine insieme ai loro equipaggi. Sono stati accusati di aver invaso le acque territoriali russe nello stretto di Kerch, che collega il Mar Nero al Mar d'Azov, esattamente al confine tra il territorio russo e il territorio della Crimea, annessa militarmente alla Russia. L'Ucraina, che ovviamente non riconosce l'annessione russa della Crimea, considera lo Stretto come uno specchio d’acqua condiviso tra i due paesi, e non ha quindi bisogno di alcuna autorizzazione per attraversarlo. Basta guardare una mappa per comprendere l'importanza per l'Ucraina di poter usare liberamente lo Stretto, poiché è l'unico passaggio per i porti della sua regione orientale, tra cui Mariupol, seconda per importanza nel Paese. Ed è anche l’unico collegamento via mare fra l’est e l’ovest dell’Ucraina.

Indipendentemente dalle possibili motivazioni elettorali di Petro Poroshenko e di dettagli, se la marina russa fosse o meno stata informata in anticipo del passaggio delle navi, l'aggressione russa, arrogandosi il diritto di limitare o controllare l'accesso ucraino dello stretto di Kerch, deve essere respinta. L'aggressione è la continuazione della politica sciovinista e controrivoluzionaria di Putin intesa a sconfiggere la rivoluzione ucraina con la forza, ad annettere parte del suo territorio e sottomettere il paese. In risposta alle aggressioni, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha promulgato la legge marziale in tutte le regioni di confine con la Russia (vietando gli scioperi – ndt); però curiosamente non ha fatto la stessa cosa in Crimea, che è considerata dall’ Ucraina come parte del suo territorio occupato dalla Russia. La spiegazione è semplice: poiché la Russia considera la Crimea parte del suo territorio, una dichiarazione ucraina di legge marziale nella regione sarebbe l'equivalente di una dichiarazione di guerra.E fino a tanto Poroshenko non è disposto a giungere.

Allo stesso tempo, l'incidente di Kerch ha provocato una nuova escalation nelle tensioni tra imperialismi europei e quello americano con Putin. Trump ha annullato l'incontro di vertice con il presidente russo durante la riunione del G20 in Argentina. La tensione attorno al problema dell'Ucraina è un ulteriore riflesso, così come attorno alla guerra in Siria, delle profonde differenze tra imperialismi e Russia in relazione a come affrontare i processi rivoluzionari. I primi desiderano regolare la situazione in Ucraina senza grandi tensioni, scommettendo sulla via della reazione democratica, con nuove elezioni, per placare il processo rivoluzionario. Ma questa soluzione è inaccettabile per Putin, a causa della natura stessa del suo regime, incompatibile con concessioni democratiche. Nonostante tutta la simpatia personale che può esistere tra Trump e Putin, queste tensioni continuano a restare irrisolte e possono aggravarsi con l’approfondirsi della crisi economica e con nuove fiammate rivoluzionarie nella regione.

Per ripristinare il libero accesso allo Stretto di Kerch, riconquistare la sovranità su Lugansk e Donetsk, e anche recuperare la Crimea, è necessaria una nuova Maidan. Un a sollevazione dei lavoratori che si estenda in tutto il territorio ucraino, da est a ovest. Che possa riorganizzare i comitati dei sostenitori di Maidan e estenderli in tutto il paese per imporre il proprio governo, quello dei lavoratori, disposti a combattere contro l'aggressione russa, conquistando con questa lotta la simpatia dei lavoratori russi ancora ingannati dalle promesse scioviniste di Putin. In questa situazione continuano a peggiorare le condizioni di vita, i bassi salari, la riforma della previdenza sociale, i tagli alle spese sociali. Sempre più spesso i lavoratori russi diventano scettici riguardo al suo governo e alle sue aggressioni militari contro altri popoli. Estendendosi da Kiev all'Ucraina orientale, una nuova Maidan non si fermerebbe ai confini russi. Avanzerebbe fino a Mosca e in tutto il territorio russo, risvegliando l'immensa forza rivoluzionaria sopita degli operai russi e del popolo oppresso da Putin. Se questo gigante si alza, non c'è forza al mondo capace di fermarlo.

 

Note

[i] Riferimento alla piazza Maidan Nezalezhnosti (Piazza dell'Indipendenza), nel centro di Kiev, il principale scenario della rivoluzione

[ii] L'Ucraina differisce da questi due paesi avendo molte più libertà democratiche dalla cosiddetta Rivoluzione Arancione nel 2004, contro la frode elettorale dello stesso Yanukovich. La rivoluzione arancione mise fine al regime autoritario, che faceva capo all'ex presidente Leonid Kuchma

[iii] Inoltre, sta diventando una tendenza generale accusare le lotte degli operai e del popolo di essere provocazioni della destra. È stato così con le manifestazioni del 2013 in Brasile, con la rivoluzione ucraina, con lo sciopero dei camionisti in Brasile e con i giubbotti gialli ora in Francia.

[IV] Il loro capo di allora e attuale sindaco di Kiev, l'ex campione di pugilato Klitschko, è giunto a buscarsi una lezione in piena piazza per difendere l'accordo, proponendo di mantenere Yanukovich al potere fino al mese di dicembre e sciogliere i comitati di autodifesa.

 

[Traduzione a cura di Mario Avossa]

 

 
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