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Cile: la lotta studentesca cresce PDF Stampa E-mail
venerdž 09 settembre 2011
Cile: la lotta studentesca cresce
UNA NUOVA GENERAZIONE NELLE PIAZZE
Tra la repressione della polizia e le “scorciatoie” della socialdemocrazia

 
di Adriano Lotito (*)

 
 
cile 

In questi mesi di proteste, rivolte e rivoluzioni, dai riots inglesi alla Primavera araba, è passata in un quasi totale silenzio la grandiosa lotta portata avanti dagli studenti universitari in Cile, tra violenze e repressioni di ogni genere. Una lotta la cui analisi può risultare di fondamentale importanza anche in vista di una corretta impostazione dell’autunno caldo che si prospetta quest’anno nel nostro Paese. La protesta studentesca che si vuole qui analizzare, assieme ai movimenti di “indignati” in Europa e alle masse arabe in rivolta, può infatti contribuire ad arricchire la nostra esperienza per portare a buon fine le lotte che sono nate e stanno nascendo in risposta alla “manovra” del governo Berlusconi e soprattutto, per difendersi da sindacati e socialdemocrazia che cercheranno in ogni modo di correre ai ripari e gettare acqua sul fuoco.
 
Università e scuola pubbliche: privatizzazioni e discriminazioni classiste 
Le masse studentesche che si sono sollevate tra giugno e luglio protestavano e protestano contro un sistema universitario, quello cileno, estremamente elitario e classista. I finanziamenti pubblici non superano lo 0,3 del Prodotto Interno Lordo, le tasse universitarie aumentano in modo spropositato a fronte di uno stipendio medio di qualche centinaia di euro e così moltissimi studenti sono costretti a indebitarsi con lo Stato per poter permettersi di continuare gli studi (in una maniera non dissimile da come sarà in Italia con l’introduzione del Prestito d’Onore da parte del ministro Gelmini). A questa situazione devastante si aggiungono le numerose privatizzazioni e le molte concessioni da parte del governo cileno alle istituzioni universitarie private altrimenti chiamate Fondazioni (le stesse introdotte nel 2007 in Italia ad opera di Bersani). Insomma, un sistema universitario rimasto praticamente immutato dalla dittatura del generale fascista Pinochet (mentre noi in Italia siamo costretti a sottostare ugualmente ai retaggi della Riforma del fascista Gentile).
 
Sciopero generale e repressione poliziesca
In risposta a tutto questo nei mesi scorsi gli studenti cileni hanno cominciato a muoversi. In poco tempo è stata organizzata una mobilitazione generale che ha paralizzato l’intero Paese. Decine di cortei, manifestazioni, scioperi, occupazioni che hanno visto scendere nella lotta accanto agli studenti numerosi docenti, presidi, ricercatori e lavoratori della classe media e che hanno raggiunto il picco della partecipazione nei giorni del 30 giugno e del 15 luglio quando più di duecento mila persone hanno bloccato le strade di Santiago, la capitale. Ma le proteste si sono estese in tutte le città, da Valparaiso fino ai più piccoli paesi andini.
Il “maremoto” studentesco ha destato attenzione soprattutto per la creatività e l’irriverenza della gioventù cilena, e per la determinazione nel proseguire la lotta fino al raggiungimento degli obiettivi. Obiettivi che non si fermano al solo miglioramento di scuola e università ma che pongono l’esigenza di un radicale superamento dell’assetto sociale ed economico costituito. Tra le parole d’ordine sulla bocca degli studenti ci sono l’indizione di un’Assemblea Costituente con pieni poteri esecutivi. Naturalmente la repressione da parte del governo conservatore di Pinera non si è fatta attendere: in molti casi le manifestazioni pacifiche sono diventate teatro di battaglia contro le forze dell’ordine che hanno attaccato i cortei studenteschi con manganellate e lanci di lacrimogeni. Ma questo non ha fermato gli studenti che hanno continuato a protestare, sino ai due giorni di sciopero generale a fine agosto duranti i quali ha perso la vita il quattordicenne Manuel Gutiérrez, brutalmente assassinato da un colpo di arma da fuoco al torace esploso da un agente della polizia cilena (i carabineros). La polizia è arrivata addirittura a compiere veri e propri rastrellamenti per strada (cosa che abbiamo visto compiere anche dalla polizia inglese durante le rivolte di qualche settimana fa).
 
PC e sindacato: due agenti della borghesia all’interno delle masse studentesche
Come si comportano in questo contesto le forze che dovrebbero rappresentare il confitto sociale e le istanze delle masse studentesche? In realtà è stato proprio il Partito Comunista cileno, di matrice stalinista, a chiamare gli studenti alla lotta, lo scorso marzo, per un puro fine elettoralistico e di visibilità mediatica. Ma quando il movimento inconsapevolmente scatenato è sfuggito loro di mano si sono subito affrettati a trovare un rimedio consensuale. La prima cosa che ha cercato di fare la direzione stalinista, insieme alla burocrazia del sindacato studentesco, la Confech, è stata quella di trovare un compromesso con il governo, provando ad ottenere dei contentini pronti poi a essere ritirati una volta spentasi l’onda della protesta. Ma il tentativo di smobilitare il movimento studentesco e di trovare accordi parziali con il governo è fallito miserabilmente producendo come unica conseguenza una grande disillusione da parte degli studenti nei confronti del Pc e dello stesso sindacato. Gli studenti sono quanto mai motivati ad ottenere un cambiamento radicale e questo rende loro molto scettici davanti alle proposte del governo e ai tentativi di mediazione sindacale.
La determinazione con la quale sta procedendo la lotta rende molto interessanti le prospettive del movimento: sempre se si rimane nell’ottica dell’indipendenza di classe dal capitale e dalle sue variegate espressioni politiche e sindacali. Staremo a vedere, certo è che gli studenti e le studentesse che in questi giorni stanno arroventando le strade del Cile non saranno disposti così facilmente a svendere le proprie lotte.
 
Vogliamo tutto! Allora serve un partito rivoluzionario alla testa degli studenti
L’unica strada vittoriosa che potranno percorrere le masse studentesche cilene dovrà essere solamente quella di una prospettiva rivoluzionaria, di un reale superamento del sistema attuale. Ma per imboccare questo lungo e impervio percorso, che passa per l'unità tra il movimento degli studenti e quello dei lavoratori, serve un punto di riferimento, una guida, un’organizzazione sinceramente rivoluzionaria e indisposta a qualsiasi compromesso di natura riformista: un partito di stampo bolscevico, cioè l'esatto opposto delle attuali direzioni del movimento operaio cileno.
I militanti cileni della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale (l'organizzazione di cui il Pdac è sezione italiana) affiancano in questo momento gli studenti per le strade di Santiago con queste stesse parole d’ordine. Così anche i Giovani di Alternativa Comunista qui in Italia garantiscono la massima solidarietà alle lotte studentesche, pronti ad imboccare anche loro il sentiero dell’autunno che quest’anno si preannuncia davvero rovente, dalle fabbriche alle università.
 
(*) resp. Giovani di Alternativa Comunista

 
 
 
 
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