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Brasile: unità nella lotta per affrontare gli attacchi che verranno PDF Stampa E-mail
domenica 28 ottobre 2018
Brasile: unità nella lotta

per affrontare gli attacchi che verranno

 

 

 

Zé Maria

(presidente del Pstu,

sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale)

Siamo a pochi giorni dal secondo turno delle elezioni che eleggeranno il prossimo presidente della Repubblica. E la stessa ondata, che spinge Bolsonaro alla posizione di favorito in questa contesa, provoca perplessità e confusione all'interno delle organizzazioni della classe operaia e tra gli attivisti di avanguardia in tutto il Paese.

Come può essere che una candidatura così nefasta, in tutti i sensi del termine, attiri il voto di una parte così grande di lavoratori e di poveri? E, oltre che cercare di capire cosa succede, sorge la domanda: come affrontare questa situazione e, soprattutto, gli attacchi ai diritti dei lavoratori in questo scenario politico?

In questo articolo voglio occuparmi di queste due domande, ma invertirò quello che sarebbe l'ordine  normale della discussione. Comincerò col trattare la prospettiva con cui dobbiamo affrontare lo scenario politico che si sta avvicinando, cioè che cosa fare di fronte a questo quadro. Solo successivamente, cercherò di fornire una spiegazione su come siamo arrivati a questa situazione.

Questa decisione obbedisce a una motivazione precisa, e non perché non sia importante un bilancio che spieghi come siamo arrivati a questo punto. Anzi abbiamo bisogno e dobbiamo fare questa discussione tra noi stessi e con i lavoratori.

La ragione di questa decisione è quella di affermare che, nonostante le differenze che esistono tra le nostre organizzazioni e all'interno della classe operaia stessa, è essenziale che lavoriamo per unire la nostra classe e prepararla per la lotta in difesa dei diritti e degli interessi, che sono minacciati.

 

Lo scenario politico che si profila

Qualunque sia l'esito del voto nel secondo turno delle elezioni, sappiamo che sarà immensa la pressione da parte delle banche e delle grandi imprese affinché il prossimo governo prosegua e  approfondisca il risanamento dei conti pubblici in corso nel Paese e l'attacco ai diritti della classe lavoratrice. Questa non è un'opinione, ma un'informazione ampiamente diffusa sui grandi mezzi di informazione dai più noti portavoce dei grandi gruppi economici che controllano l'economia qui e all'estero.

Ciò significa che gli attacchi che abbiamo già subito con la riforma del lavoro, la legge sulle esternalizzazioni, il Pec [Progetto di modifica costituzionale, ndt] del massimale di spesa, non è ancora il fondo del pozzo per questi signori. Vogliono di più: attaccare il diritto alle pensioni con la riforma previdenziale, vogliono ampliare e approfondire la riforma del lavoro attaccando le liquidazioni e le ferie, per appropriarsi di tutto ciò che è pubblico mediante le privatizzazioni, e tanto altro ancora.

Senza contare che, in un possibile governo Bolsonaro, anche le poche e limitate libertà democratiche che abbiamo ancora saranno a rischio, sia che si tratti del diritto di sciopero, dell'organizzazione dei lavoratori nelle lotte per i loro diritti, o del diritto dei neri, delle donne e degli Lgbt di organizzarsi per lottare contro la discriminazione e la violenza che subiscono in questa società.

È a questa situazione che dobbiamo prepararci. E, nonostante le differenze politiche esistenti all'interno delle organizzazioni e della classe operaia stessa, sappiamo dalla nostra esperienza che il modo migliore per difenderci da una situazione del genere è unire e mobilitare la classe operaia. Unita e in lotta, essa è più forte di coloro che vogliono attaccare i suoi diritti e può sconfiggerli tutti.

 

Costruire un fronte unico per la lotta in difesa dei nostri diritti

L'anno scorso, nei mesi di marzo e soprattutto di aprile, con lo sciopero generale la classe operaia è entrata impetuosamente sulla scena politica e ha impedito l'approvazione della riforma delle pensioni, pretesa dal governo Temer in quel momento. Affinché quella mobilitazione risultasse possibile, era fondamentale l'unità di tutte le centrali sindacali, dei sindacati e dei movimenti popolari, chiamando unitariamente alla lotta intorno ad un obiettivo ben definito che fu abbracciato dagli operai: impedire l'adozione della riforma previdenziale e in difesa dei diritti della classe operaia.

Dobbiamo tornare a quella metodologia, ora con ancora più energia. Abbiamo bisogno di costruire un fronte unico che riunisca tutte le organizzazioni dei lavoratori, tutta la nostra classe, per combattere in difesa dei suoi diritti, per resistere contro gli attacchi che arriveranno. Per questo, il primo passo è definire un programma minimo, che raccolga le questioni più sentite dalla nostra classe, i suoi diritti fondamentali che sono minacciati: difesa del pensionamento - contro qualsiasi riforma delle pensioni; difesa dei diritti dei lavoratori - nessun diritto in meno; revoca della riforma del lavoro e della legge delle terziarizzazioni; lavoro dignitoso per tutti - riduzione della giornata lavorativa senza riduzione dei salari; aumento dei salari e delle pensioni - salario minimo calcolato dal Dieese; aumento degli investimenti pubblici in sanità, istruzione, alloggio e trasporti; contro la privatizzazione - in difesa del patrimonio e dei servizi pubblici; diritto di organizzazione e di manifestazione - in difesa delle libertà democratiche.

Questa è l'idea che abbiamo di un programma minimo per la situazione attuale, ma si può anche modificare. Il programma migliore è quello che - rispondendo ai bisogni dei lavoratori - consente quella unità che vogliamo e dobbiamo costruire. E attorno a quel programma dobbiamo costruire un piano d'azione che consenta la mobilitazione e l'organizzazione della nostra classe, preparando le condizioni per un nuovo sciopero generale, ancora più forte dello scorso anno, per sconfiggere gli attacchi che arriveranno.

Le centrali sindacali devono incontrarsi e discutere seriamente la necessità di questo fronte unico. Definire un programma comune e adottare le misure necessarie per la realizzazione e l'organizzazione di un piano d'azione che prepari un nuovo sciopero generale nel Paese. Questo è il piano che deve essere sviluppato mentre gli attacchi che verranno si materializzeranno.

Ed è necessario fare questa discussione approfondita con i lavoratori, che sono anche divisi sul voto in questo momento: una parte vota Haddad, una parte non vota o vota nulla, e una grande parte vota Bolsonaro.

La cosa peggiore che si può fare in questa situazione è insultare quelli che non la pensano come noi. È necessario comprendere e rispettare. Parlare apertamente con i lavoratori, mostrare loro e proporre loro che, indipendentemente dal parere che ciascuno di essi ha sullo scenario politico, indipendentemente da come sarà o è stato il voto di ciascuno di essi, dobbiamo unirci e prepararci per la lotta in difesa dei nostri diritti e interessi più sentiti.

Questo dialogo rispettoso è fondamentale, perché c'è un grande discredito anche verso i sindacati, le centrali sindacali, i movimenti sociali, che sono visti da una grande parte dei lavoratori come parte di "tutto ciò che è lì", come parte di quel "sistema" che essi rifiutano.

Molti lavoratori non crederanno che gli attacchi di cui stiamo parlando saranno portati dal nuovo governo. Abbiamo bisogno di avere pazienza per spiegare che è così, e per accompagnare l'esperienza che i lavoratori stessi faranno, perché gli attacchi sono in arrivo, e a prescindere da come ha votato, il lavoratore reagirà e vorrà lottare per difendersi.

La nostra classe può essere divisa, preda di molta confusione in questo momento, ma non è sconfitta. Essa reagirà quando i suoi diritti saranno attaccati, si disporrà alla lotta. Le organizzazioni sindacali e i movimenti popolari devono porsi all'altezza degli avvenimenti, aiutare la classe a comprendere la situazione e fornire l'organizzazione necessaria per la lotta.

 

La costruzione dell'unità e della lotta dalla base è fondamentale

È necessario portare questa discussione nei luoghi di lavoro e nelle comunità. I sindacati devono tenere assemblee, riunire i lavoratori nei luoghi di lavoro; è necessario organizzare incontri nelle periferie; discutere ovunque il programma comune e la necessità dell'unità e della lotta.

E organizzare assemblee locali e regionali che riuniscano i sindacati, i movimenti popolari, gli attivisti e i militanti di avanguardia del movimento, costruire dalle basi quel sentimento di unità e di lotta. Fino a far pressione sulle dirigenze di quelle centrali sindacali affinché si assumano le loro responsabilità o, in mancanza di esse, cercare di costruire spazi di unità che consentano di unire e mettere il lotta la nostra classe.

 

Questo è l'appello che facciamo

Di nuovo: conosciamo la quantità e l'entità delle divergenze tra le nostre organizzazioni. È lo sviluppo della lotta di classe nel Paese che creerà le condizioni per risolverle in un modo o nell'altro. La nostra responsabilità in questo momento è porre al di sopra delle nostre differenze la costruzione del fronte unico che unisce e prepara la nostra classe per la lotta. Questo è il compito e l'esigenza che si pone in questo momento a tutti i settori del movimento sindacale, delle organizzazioni e dei movimenti popolari, degli studenti.

Questo non è solo il modo migliore per difendere i nostri diritti per le pensioni e i nostri diritti per il lavoro, che sono sotto minaccia. È anche l'unico modo per difendere coerentemente il nostro diritto di organizzazione e di manifestazione, prima di un eventuale governo di Bolsonaro. Nel caso in cui vinca il candidato del Psl e, per sua decisione o per la forza delle circostanze, si incammini nella direzione di stabilire una dittatura nel Paese, l'unica garanzia che avremo per evitare il peggio è la lotta della nostra classe.

 

I precedenti della situazione attuale

Né ridi né piangi, capisci. È necessario cercare una spiegazione per lo spazio che ha conquistato tra gli operai una candidatura come quella di Bolsonaro. Certo, non vale la pena dare la colpa al nemico. Tutte le iniquità che vengono attribuite a questa candidatura sono giuste. Tutte le accuse di contraffazione, di bugie, le fabbriche di fake news, tutto ciò è anche esso vero. Ma loro sono i nemici, svolgevano il loro lavoro.

Il vero problema che dobbiamo affrontare è: perché questa enorme quantità di cose assurde ha trovato così tanto spazio e così tanto ascolto all'interno della nostra classe?

Lungi dall'arrogante atteggiamento di insultare di fascismo o di stupidità le persone che hanno deciso di votare il candidato del Psl, è necessario capire cosa succede. Sono gli stessi lavoratori che, fino a ieri, hanno votato per Lula e per il Pt. Ed è anche assieme a loro che dovremo combattere nel prossimo futuro per difendere la nostra classe dagli attacchi che stanno arrivando. Sapendo che il problema è controverso, presentiamo la nostra opinione.

 

Come siamo arrivati qui

Abbiamo avvertito da tempo che era in corso un profondo processo di rottura tra la classe lavoratrice e il Pt. La stanchezza per le disuguaglianze, le ingiustizie, gli abusi, la corruzione, la violenza che è prodotta dal capitalismo, che trasforma la vita delle persone che lavorano in un vero e proprio inferno, portarono una parte crescente della nostra classe a guardare al Pt con quella speranza che non aveva più nei partiti tradizionali della politica brasiliana. Ciò culminò con l'elezione di Lula nel 2002.

Tredici anni dopo, la delusione accumulata rispetto al "progetto di lavoro" del governo Pt è stata enorme. Le grandi manifestazioni del 2013 hanno aperto una nuova situazione politica nel Paese e sono state un chiaro messaggio per tutti coloro che volevano vedere.

Non è stata solo la corruzione che ha portato alla rottura dei lavoratori con il Pt, anche se questo è stato sì un elemento importante. E' stata anche la percezione che il Pt parlasse di una cosa e ne facesse un'altra. Parlava della difesa dei diritti dei lavoratori, ma ciò che difendeva erano gli interessi dei ricchi. Il risultato è quello che stiamo vedendo oggi.

Fu molto forte il senso di tradimento da parte del Pt che si diffuse tra i lavoratori quando, nel corso degli avvenimenti, si percepì che il Pt governava per i ricchi, per le grandi imprese e le banche che lo finanziavano e non per i poveri, non per quelli che lavorano. Ciò fu evidente nel percorso elettorale seguito da Dilma nel 2014 e nel proliferare di casi di corruzione che hanno coinvolto i governi statali e i dirigenti di questo partito. L'alleanza di classe con i grandi uomini d'affari e banchieri, che Lula e il Pt hanno fatto per le elezioni e per governare, ha quindi fatto pagare loro il prezzo.

È questo processo di rottura che è alla base della crisi politica che ha liquidato il sostegno che Dilma aveva nella popolazione. Ha creato le condizioni che sono state sfruttate dall'appello della destra tradizionale, con il Psdb in prima linea, per eseguire il processo di impeachment che ha rovesciato Dilma nel 2016.

 

La responsabilità della sinistra in tutto questo processo

Il rifiuto dei lavoratori del governo Dilma, in quel momento, non era il segnale di un sostegno per i partiti della destra tradizionale del Paese, come è stato ostentato dal Pt e dai partiti che vi si accodano in modo  opportunista, cercando di sfuggire ad un bilancio onesto dei loro governi.

Oggi si può vedere chiaramente cosa pensa la gente di partiti come il Psdb e l'Mdb, che sono stati distrutti alle elezioni. Il rifiuto riguardava ciò che il Pt stava facendo al governo, che era la stessa cosa che facevano sempre questi partiti tradizionali. Ecco perché è diventato un rifiuto contro tutti loro! Un rifiuto contro l'intero "sistema", perché il Pt non si era comportato in modo diverso.

La stragrande maggioranza delle organizzazioni della sinistra brasiliana, la maggior parte dei sindacati e delle grandi centrali sindacali, invece di abbracciare la rivolta della nostra classe contro "tutto ciò che c'è" e difendere e costruire un'alternativa per i lavoratori per il governo del Paese, ha abbracciato la difesa del Pt.

In primo luogo, nella difesa del governo Dilma, e in seguito, nella campagna fatta dal suo partito per cercare di evitare di fare un bilancio del disastro causato dai loro governi. Quello era l'obiettivo della cantilena del "colpo di Stato", della difesa della "Directas ya" (l'appello a nuove elezioni, ndt) e, infine, della campagna "Lula libero". Alla fine, quelle campagne erano tutte in difesa del Pt, una specie di campagna elettorale anticipata per riportare questo partito al governo.

Non è stata una coincidenza che, non importa quanto duramente ci abbiano provato, il Pt e la Cut non siano mai riusciti a promuovere alcuna seria mobilitazione delle loro basi per difendere il Pt e i suoi dirigenti. Non era quello che volevano i lavoratori.

In questo processo, la stragrande maggioranza della sinistra brasiliana ha disertato nel presentare un'alternativa socialista di classe per i lavoratori del nostro Paese. Si è unita al Pt per cercare di imporre di nuovo agli operai un'alternativa che aveva già sperimentato e, a ragione, respinto. E' così che la sinistra ha lasciato il campo aperto alla crescita, nella nostra classe, di avventurieri come Bolsonaro.

 

L'episodio di smarcamento dallo sciopero generale lo scorso giugno

L'argomento secondo cui "la classe non vuole combattere" non si tiene in piedi. La classe ha bisogno di organizzazioni e di dirigenti per lottare, e necessita di un chiaro motivo per lottare, che, ovviamente, sia l'espressione delle sue necessità o dei suoi desideri. Sa, anche se istintivamente, che la lotta in certi momenti è più politica che economica, è più generale e nazionale che locale, perché non c'è modo di cambiare la sua vita senza cambiare il Paese. E una lotta nazionale richiede l'unità di tutta la classe e di una direzione che la organizza.

La disposizione alla lotta non è mancata. Si è dimostrata incontestabile non solo nelle immense mobilitazioni dell'8 marzo, del 15 marzo, ma soprattutto nello sciopero generale del 28 aprile [2017], il più grande nella storia recente del nostro paese. L'occupazione di Brasilia ha dato il tono della dimensione della rivolta e del malcontento verso le istituzioni che governano il Paese.

Molti dirigenti sindacali hanno criticato la "radicalizzazione" dell'azione dei lavoratori a Brasilia il 24 maggio. Ma se avessero chiesto l'opinione delle loro basi, avrebbero visto che queste si sentivano molto ben rappresentate dalla pressione che la mobilitazione aveva imposto al governo, che ha finito col chiamare l'esercito a scontrarsi con i manifestanti. Anzi volevano che la manifestazione invadesse il Congresso Nazionale per dare una lezione a quella banda di corrotti che vivono in quel posto.

C'erano le condizioni piene - dal punto di vista della disposizione della nostra classe - per continuare quella lotta, per impedire l'approvazione della riforma del lavoro e persino per rovesciare il governo di Temer. Lo sciopero generale indetto per il 30 giugno [2017] avrebbe potuto risultare decisivo per quel fine.

Il Pt e i partiti che gli si accodano agirono in quel processo per interrompere quel processo di mobilitazione, per dirottarlo verso la sua campagna elettorale anticipata (in quel momento la difesa della "Directas ya"). Non volevano sconfiggere "tutto ciò che è lì", come la classe era disposta a fare. Il Pt non voleva sconfiggere il "sistema", perché ne fa parte.

Imballati nei sondaggi che "indicavano" molti voti per Lula, volevano trasformare la lotta degli operai per i loro diritti in una lotta a favore del Pt. E la dirigenza delle grandi centrali sindacali è capitolata al Pt e alle relazioni che intrattiene con il mondo padronale. Ha smantellato lo sciopero di giugno e impedito alla mobilitazione di avanzare.

Non si può pensare che un'azione di questa natura passi inosservata ai lavoratori. I lavoratori, sentendosi traditi dal Pt, ora sentono che le loro organizzazioni sono mancate nel momento in cui ne avevano più bisogno. Tutto ciò ha avuto delle conseguenze. E' stata approvata la riforma del lavoro, che ovviamente avrebbe potuto essere evitata se la lotta fosse continuata. Questa è una sconfitta. E la sconfitta diffonde confusione tra i lavoratori, li disorganizza, divora la fiducia nelle proprie forze. Ciò ha anche conseguenze, e una parte di queste le stiamo vedendo nell'attuale processo elettorale. Ed avrà anche il suo prezzo, ora, nel momento in cui abbiamo bisogno di rimettere la classe in lotta per difendere i suoi diritti.

 

Bolsonaro si nutre di questa situazione

Un'immensa parte della classe operaia dà il suo voto a una candidatura come quella di Bolsonaro perché appare a questi lavoratori come l'unica alternativa contro tutto ciò che ripudia, "contro tutto ciò che c'è", contro il "sistema".

E tutto quello che di nefasto rappresenta questa candidatura le appare un problema minore rispetto al rifiuto che prova per il sistema che vede rappresentato dal Pt, dal Psdb, dal Mdb e da tanti altri.

Questo spiega da solo la dimensione del voto a questo candidato da parte della classe operaia. Gli elettori di destra e di estrema destra che la pensano come Bolsonaro rappresentano solo una minoranza del suo attuale elettorato.

E' in questo senso che "l'ondata Bolsonaro" non cessa di essere, in parte, che frutto del tradimento del Pt e del fatto che le grandi organizzazioni sindacali hanno abbandonato la loro funzione, di essere un'alternativa per la lotta della nostra classe quando ne aveva maggiormente bisogno. Per questo ora, invece che offendere, è necessario capire. È necessario ricostruire la fiducia della classe nelle sue forze e nella lotta come mezzo per migliorare le sue condizioni di vita.

 

Una alternativa di classe e socialista

Il compito è costruire un'alternativa per la nostra classe, che rappresenti efficacemente i suoi interessi e che le serva per la lotta in difesa dei suoi diritti. E questa via di uscita può essere costruita solo nella lotta contro Bolsonaro e tutto ciò che rappresenta, nella lotta contro la destra tradizionale, rappresentata dal Psdb, Den e compagnia, ma anche nella lotta contro il Pt. Questa è la dimensione del lavoro che abbiamo davanti: costruire un'alternativa operaia e socialista per la nostra classe e per il Brasile.

La classe lavoratrice unita e organizzata può prevenire perfettamente gli attacchi ai suoi diritti, da chiunque essi provengano. Può sconfiggere perfettamente, nelle strade, la caricatura di un dittatore nel caso in cui questi venga fuori vittorioso alle urne. E, in quel processo, creare le basi per una trasformazione più profonda nel Paese, liberarlo dalla spoliazione dell'imperialismo, dello sfruttamento e dell'oppressione del capitalismo. È in questo modo che noi del Pstu vediamo il processo.

Le centrali sindacali possono farlo e i sindacati hanno un ruolo fondamentale in questo processo. Possono essere una parte importante di questo processo, o possono diventare un ostacolo contro di esso. In questo caso, sarà compito degli operai, con le risorse e le organizzazioni che hanno a disposizione, avanzare nella costruzione della loro unità e della lotta per sconfiggere i loro nemici di classe.

 

 

(traduzione di Salvo de Lorenzo dal sito della Lit

www.litci.org)
 
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