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Brasile La responsabilità del PT nell'ascesa di Bolsonaro PDF Stampa E-mail
domenica 02 dicembre 2018
Brasile
La responsabilità del PT
nell'ascesa di Bolsonaro
 
 
  responsabilita_pt
 
 
 
di Bernardo Cerdeira
(Pstu, sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale)
 
Gran parte del voto per Bolsonaro è stato un voto contro il Partito dei Lavoratori [PT, il partito degli ex presidenti Lula e Dilma Rousseff, ndt].
L'elezione di Jair Bolsonaro, che è passato dall'essere un candidato con circa il 20% nelle intenzioni di voto pochi mesi prima delle elezioni a vincitore al primo turno con il 46% dei voti validi e, infine, presidente eletto, ha sorpreso quasi tutti. Ci sono molti elementi che spiegano l'adesione di milioni di elettori all'"alternativa Bolsonaro".
C'è un nucleo duro, costituito per gran parte da quell'iniziale 20%, che sostiene le sue posizioni ultrareazionarie: difesa della dittatura militare, della tortura, dell’esecuzione di coloro che vengono qualificati come banditi, e la persecuzione dei comunisti e della sinistra in generale, donne, neri, LGBT, insegnanti, eccetera. Ciò, tuttavia, non spiega la grande percentuale di voti ottenuti da Bolsonaro nella classe operaia industriale del Sud-Est e del Sud, che tradizionalmente votavano per il PT. Il PT ha perduto anche nelle sue principali roccaforti, come nell'ABC di San Paolo. E non per poco.
Le ragioni più importanti dell'ascesa del fenomeno Bolsonaro si sono prodotte negli ultimi cinque o sei anni. Hanno avuto inizio con la profonda crisi economica che il Paese sta vivendo, prodotta dalla crisi globale del capitalismo, che si trascina dal 2008 con alti e bassi, ma senza una soluzione duratura. Quella crisi ha generato una delle più grandi masse di disoccupati nella storia, bassi salari, lavori precari e brutale crescita della violenza sociale.
Situazioni critiche come questa esasperano la lotta tra le classi. La borghesia brasiliana e l'imperialismo hanno scaricato il peso della crisi sulle spalle della classe operaia, tagliando la spesa sociale come ha fatto il governo Dilma, restringendo i sussidi di disoccupazione e i pagamenti del Programma di Integrazione Sociale (PIS), sino al governo  Temer, che ha promosso la riforma del lavoro, l’esternalizzazione illimitata e i tagli ai budget per la salute e l'istruzione.
I lavoratori hanno reagito con mobilitazioni, come lo sciopero generale del 28 aprile 2017 contro la riforma della previdenza, la riforma del lavoro e l'esternalizzazione. Con queste risposte, i lavoratori sono riusciti a rimandare l'attacco alle pensioni, ma hanno subito sconfitte ai loro diritti lavorativi.
La crisi economica, insieme alla crisi sociale, ha generato un altro fenomeno in tutto il mondo: una profonda crisi politica del regime democratico-parlamentare borghese. Per aumentare lo sfruttamento dei lavoratori e tenere sotto controllo le lotte che si sviluppavano in reazione alle loro politiche, l'imperialismo e la borghesia hanno fatto ricorso a governi autoritari o populisti di estrema destra: Donald Trump (Stati Uniti), Recep Tayyip Erdogan (Turchia), Rodrigo Duterte (Filippine), Vladimir Putin (Russia) e altri.
Questa crisi politica ha avuto ripercussioni particolarmente intense sul Brasile, con la divisione tra diversi settori borghesi e con le molteplici denunce di corruzione che hanno eroso profondamente le istituzioni statali, principalmente l'Esecutivo, il Congresso e i partiti politici. Le divisioni e gli scontri tra settori borghesi, in combinazione con la perdita della base sociale da parte del PT, hanno portato alla destituzione di Dilma Rousseff nel 2016, e a due anni di disastroso governo di Michel Temer che, lungi dal contenere la crisi, la ha approfondita.
La società vive una situazione di stallo che dura da cinque anni e che è divenuta insopportabile per i settori medi e per la classe operaia. Entrambi i settori chiedevano un governo forte, che prendesse misure contro la disoccupazione e la mancanza di sicurezza, che non avesse legami con il sistema politico e con i vecchi partiti, e che spazzasse via i politici corrotti. Questa è stato lo scenario per l'ascesa di Jair Bolsonaro.
Bolsonaro si è presentato come candidato contro "tutto ciò che è lì". Una completa menzogna, dato che abbiamo a che fare con un politico che è deputato federale da 27 anni, ha attraversato nove partiti ed è anche coinvolto nella corruzione. La prova di ciò è che ha condotto una campagna a base di calunnie e pettegolezzi. Nei primi giorni dopo la sua elezione, ha già confermato i nomi di famigerate persone corrotte che comporranno il suo governo. Tuttavia, la disperazione popolare e una campagna organizzata e altamente finanziata nei media digitali, senza dimenticare il sostegno delle chiese evangeliche, ha facilitato la sua vittoria.
 
La responsabilità del PT
Ciò nonostante, gran parte del sorprendente voto a Bolsonaro è un voto contro il PT, non solo da parte della classe media conservatrice, ma principalmente tra i lavoratori che avevano precedentemente votato quel partito. Chi è responsabile di questo sentimento? Secondo noi, il PT stesso.
La rottura dei settori della classe operaia con questo partito è iniziata nelle manifestazioni del 2013. In esse emergeva una rivolta non solo contro l'aumento delle tariffe dei trasporti ma anche contro la brutale repressione poliziesca, contro le spese nelle opere di eventi sportivi e contro le promesse non soddisfatte in relazione ai servizi pubblici come la salute e l'istruzione, che è rimasta precaria. Non invano, lo slogan principale delle manifestazioni era: "Non è solo per 20 centesimi, è per i diritti".
Quella rottura si è approfondita durante la fase elettorale del secondo governo di Dilma Rousseff, che durante la campagna prometteva di non toccare i diritti degli operai. Tuttavia, dopo le elezioni, ha nominato Joaquim Levy, un rappresentante del settore finanziario, per applicare una dura manovra di tagli contro i lavoratori. Contrariamente a quanto promesso, la prima azione di Dilma nel suo secondo mandato è stata quella di rendere pubbliche le misure provvisorie 664 e 665, che limitavano gli assegni contro la disoccupazione e il pagamento della PIS. Allo stesso tempo, ha aumentato le aliquote di energia elettrica del 40%; ha aumentato il prezzo della benzina e dei prodotti petroliferi; ha fatto tagli alle spese per la salute, per l'educazione e per i lavori nell'ambito del Programma di Accelerazione della Crescita (PAC)

Corruzione
Un altro elemento fondamentale è stato il problema della corruzione. Nei suoi 13 anni di governo, il PT ha stretto alleanze con partiti corrotti e di destra, come PMDB, PDT e PP, collaborando affinché questi continuassero a restare al potere. Gli alleati del PT erano e sono tuttora noti personaggi corrotti, come Renan Calheiros, Eunício de Oliveira, Sérgio Cabral e José Sarney. A partire da queste alleanze, il PT è stato profondamente coinvolto negli schemi di corruzione che esistono nello Stato brasiliano da decenni e si è totalmente screditato quando tali schemi sono venuti alla luce con l'operazione di Lava Jato.
Questo coinvolgimento ha a che fare con la strategia del PT in rapporto allo Stato brasiliano e al suo regime politico. Il PT vuole governare lo Stato borghese così com'è. Difende lo Stato, la Costituzione e le sue istituzioni, come il Congresso nazionale, il potere giudiziario e anche i poteri più repressivi: le forze armate e la polizia.

Preservando l'impunità
I governi del PT non hanno fatto nulla per perseguire le milizie accusate di crimini durante il regime militare e hanno riservato un ruolo puramente decorativo alla Commissione Nazionale per la Verità. Hanno creato la Forza Pubblica per la Sicurezza Nazionale e l'hanno utilizzata per reprimere le ribellioni dei lavoratori idroelettrici di Jirau, Santo Antônio e Belo Monte nel 2011. Dilma ha sancito la "legge antiterrororismo" che ha aperto la strada alla criminalizzazione dei movimenti sociali.
Il problema è che lo Stato e le sue istituzioni difendono gli interessi della borghesia. Sono quelli che approvano le misure che tolgono i diritti ai lavoratori e quelli che li reprimono quando vanno in strada a combattere. Pertanto, nel difendere lo Stato e il sistema politico brasiliano, la direzione del  PT causa enormi danni alla classe operaia, perché si diffonde l'idea che le istituzioni borghesi, vale a dire il nemico di classe, lavorino per il bene di tutti.
Non è stato solo in rapporto allo Stato borghese e alle Forze armate che il PT ha fatto arretrare la coscienza e l'organizzazione indipendente della classe operaia. In primo luogo, il PT ha considerato prioritario il supporto alla borghesia nazionale e internazionale: le grandi banche, gli imprenditori, gli assemblatori di veicoli, dell'agroalimentare, ecc, permettendo che facessero enormi profitti e rafforzando così il principale nemico della classe lavoratrice.

Ideologia dell'imprenditorialità
Allo stesso tempo, i dirigenti del PT hanno rafforzato l'ideologia capitalista del "progresso individuale" nell'istruzione, del "duro lavoro", dell'imprenditorialità e del "merito". Come se ciò fosse possibile in una società in cui meno dell'1% accumula un'enorme ricchezza basata sullo sfruttamento del lavoro del restante 99%, che quindi non ha alcuna condizione o opportunità per progredire per merito.
Ha convinto i lavoratori che la soluzione ai loro problemi fosse attraverso il voto e non attraverso la lotta permanente contro lo sfruttamento. Non sarebbe dunque necessario combattere ma  [sufficiente, ndt] votare per il PT. In tal modo, ha indebolito la consapevolezza dei lavoratori della necessità di organizzarsi e mobilitarsi per difendere i loro diritti e interessi contro coloro che li sfruttano.

Cooptazione
Infine, il PT ha promosso un enorme arretramento nell'organizzazione della nostra classe, legando la CUT, il MST e l'UNE al governo, cooptando i sindacalisti come ministri o attraverso  il clientelismo e le raccomandazioni e destinando parte della tassa sindacale alle centrali sindacali. Il ruolo della maggior parte dei sindacati - con l'eccezione della CSP-Conlutas – è divenuto quello di sindacati gialli che difendono le politiche del governo e non gli interessi della classe operaia.
In breve, la propaganda e l'azione politica del PT hanno condotto alla stessa conclusione: il capitalismo rappresenterebbe un sistema nazionale e internazionale impossibile da superare. Quindi, ai lavoratori non resterebbe che sottomettersi alle sue regole e alle sue leggi.

Voto punitivo
La responsabilità del PT è esplicita: corruzione, tradimento, attacchi alla classe, identificazione con il sistema politico e confusione nella coscienza della classe su chi sia il suo nemico. Non c'è da meravigliarsi se i lavoratori hanno votato con la sensazione di votare "contro tutto ciò che è lì", incluso il PT come parte di tutto ciò, cioè come partito borghese, come gli altri. Il fatto di aver votato Bolsonaro, illudendosi o perché non vedevano alternative, è anche un prodotto del fatto che la maggioranza degli altri partiti della sinistra si è accodata al PT.
Tuttavia, il voto di quei lavoratori a Bolsonaro non è un voto alla dittatura o all'estrema destra. Sarebbe un crimine chiamare quei lavoratori reazionari o, peggio, fascisti. Il cambiamento di posizione di quei milioni di lavoratori dipenderà dall'esperienza concreta futura con il governo Bolsonaro, dall'esito della lotta di classe e, in gran parte dalle condizioni per costruire un'alternativa al PT.
 
(traduzione dallo spagnolo di Salvo de Lorenzo)
 
 
 
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