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1938 - 2018 In difesa della Quarta internazionale (II parte) PDF Stampa E-mail
giovedì 07 giugno 2018
1938 - 2018
In difesa della Quarta internazionale
(II parte)
 
 
 
di Edu Almeida

 
 
 
indifesa_della_4

 
[la I parte di questo articolo è pubblicata sul nostro sito www.alternativacomunista.org]
 
VI- Come ricostruire la IV
Per ricostruire la IV è necessario avere l'ambizione di unire i rivoluzionari. E la realtà è che la dispersione delle correnti rivoluzionarie dura da decenni. Sorge quindi la prima domanda su quale sia il metodo per avanzare in questo raggruppamento.
È corretto adottare il metodo di convocare una conferenza aperta per ricostruire la IV? Cioè raggruppare tutte le organizzazioni che si definiscono rivoluzionarie per iniziare un processo di discussione e confluenza?
Ci sembra che questo metodo sia sbagliato. La stessa esperienza precedente alla fondazione della IV negli anni trenta dimostra la sua inefficacia. Trotsky, nell'analizzare le proposte per costruire la IV Internazionale affermava questo:
 “La proposta di invitare ad una Conferenza tutti i gruppi che si richiamano all'Opposizione di Sinistra [...] riflette il tentativo di fare girare al contrario la ruota della Storia e dimostra la totale mancanza di comprensione delle condizioni e delle leggi dello sviluppo di un'organizzazione rivoluzionaria, e dei metodi di selezione ed educazione dei suoi quadri. Non solo rifiutiamo ma altresì condanniamo tale attitudine perché è in acuta contraddizione con la politica organizzativa del marxismo.
Si tratta dell'elaborazione delle basi fondamentali della politica rivoluzionaria per un lungo periodo. Questo tipo di problemi non sono mai stati risolti da conferenze eterogenee e improvvisate. Al contrario, la mancanza di preparazione politica, la convocazione affrettata in un’atmosfera di disordine, serviranno solo per correre il rischio di aumentare il caos ideologico e la mutua esasperazione dei distinti gruppi.”
La LIT sostiene che i processi di unificazione debbano essere solidi, preparati e discussi con profondità e, se sia necessario, debbano essere lenti. In questo senso, proponiamo criteri chiari. Il primo è che la ricostruzione della IV deve essere basata su un programma. Cioè, nella comprensione comune della realtà e dei compiti che proponiamo al proletariato per l’epoca e la tappa attuali. Come parte di questo proposito, è necessario avere accordi sui fatti fondamentali della lotta di classe e l'azione congiunta in essa.
Questi erano i criteri sostenuti da Trotsky negli anni 30:
 “Sul terreno delle nostre relazioni con il SAP, il problema deve ridursi a programma, tattica e regime del nuovo partito. È ovvio che quello di cui c'è bisogno non sono formule generali astratte, ma la verifica, sul ruolo, di tutte le esperienze degli ultimi anni, in cui hanno partecipato entrambe le organizzazioni. [...] Né tantomeno ai dirigenti diciamo di affrontare meccanicamente i problemi. Diciamo: prima di arrivare ad una decisione definitiva sulla nostra collaborazione, che noi desideriamo la più stretta possibile, è necessario avere piena sicurezza sul fatto che condividiamo una stessa posizione rispetto ai problemi fondamentali della strategia proprietaria. Ecco allora che le nostre posizioni saranno forgiate al calore della lotta di classe nei distinti paesi. Qual è la sua attitudine su questi problemi? Se lei non ha una posizione definitiva al riguardo, cercheremo di studiarlo insieme, cominciando dai problemi politici più immediati e scottanti. Credo che questa maniera di porre la questione non nasconde nemmeno un'ombra di settarismo. In generale, i marxisti non possono posizionarsi in altro modo. È necessario aggiungere che siamo disposti a collaborare nell'azione senza aspettare una risposta definitiva a tutti i problemi in discussione.
D'altra parte, è necessario riaffermare che le relazioni tra organizzazioni rivoluzionarie devono avere come obiettivo un avvicinamento delle posizioni e delle azioni in comune per, nella misura in cui ci siano accordi solidi, avanzare verso una unificazione.
Per questo, è una precondizione che queste relazioni si basino su un metodo comune di onestà, franchezza e lealtà. Cioè, nel quadro di un rispetto mutuo cercare gli accordi che ci uniscono e discutere con precisione totale le differenze che esistono. Se esistono accordi fondamentali, si potrà avanzare verso una unificazione, in caso contrario, sebbene non si giunga all’unificazione, si potranno mantenere relazioni fraterne e accordi di minore livello.
 
VII- Con chi ricostruire la IV?
Pensiamo che la ricostruzione della IV sia compito per rivoluzionari, non solo quelli che provengono dal trotskismo. Una IV ricostruita dovrà raggruppare i rivoluzionari che vengono da diverse tradizioni del marxismo, sulla base dell'accordo circa un programma rivoluzionario.
Come dicevamo nel documento approvato nel Congresso della LIT del 1997: “la ricostruzione della IV, e della LIT-CI per affrontare questo compito, si darà sulla base della confluenza con individui, gruppi e partiti che non solo non vengono dal trotskismo ma tanto meno dal marxismo”.
In secondo luogo, questo compito può essere realizzato solamente con le organizzazioni che vogliono costruire oggi un partito mondiale della rivoluzione socialista. Evidentemente, non possiamo raggrupparci con organizzazioni che siano contrarie a questo obiettivo. In questo documento del 1997, dicevamo: “Le correnti che vengono dal marxismo rivoluzionario, ma che rinunciano oggi alla lotta per la costruzione di un partito mondiale della rivoluzione socialista, possono intraprendere tutti i percorsi che vogliono, meno quello della ricostruzione della IV Internazionale”. In questo sono incluse le correnti nazional-trotskiste, che sono contrarie alla ricostruzione della IV Internazionale.
Tantomeno possiamo ricostruire la IV con chi ha lasciato da parte l'obiettivo di costruire partiti rivoluzionari e si dedica alla costruzione di “partiti anticapitalisti”, ossia, partiti riformisti elettoralisti.
Ne possiamo tantomeno ricostruire la IV con quelli che, anche se si rivendicano trotskisti, hanno abbandonato i princìpi del trotskismo, con chi ha passato la frontiera di classe verso la collaborazione e la capitolazione ai governi borghesi. Tra queste correnti vi sono quelle che appoggiano governi borghesi come quello di Nicolás Maduro in Venezuela, il governo del Ps portoghese, la dittatura genocida di Assad in Siria, e quelle che hanno appoggiato i governi del Pt in Brasile.
Questa attitudine non rappresenta alcun tipo di autoproclamazione. Noi non siamo né pensiamo di essere la IV ricostruita. Questo è un compito che è da realizzare e speriamo di poterlo realizzare insieme ai rivoluzionari disposti ad affrontarlo. Vogliamo solo farlo in maniera seria, intorno al programma e alla concezione di partito ed internazionale, con i quali l’internazionale stessa deve essere ricostruita.
Gran parte dei principi e delle strategie rivoluzionarie per la nostra epoca sono condensati in quelle che consideriamo le nostre “basi programmatiche”: il Manifesto Comunista, le risoluzioni dei primi quattro congressi della III Internazionale, e il Programma di Transizione, votato nella conferenza di fondazione della IV Internazionale.
Inoltre, dovremo affrontare il compito di attualizzare il Programma di Transizione, specialmente a partire dagli avvenimenti dell'Est europeo, segnati dalla complessa combinazione tra processi rivoluzionari di massa, da un lato, e restaurazione capitalista, dall'altro.
Questo importantissimo fatto storico ha generato un'enorme confusione ideologica e una riorganizzazione in tutta la sinistra rivoluzionaria mondiale, provocando crisi e scissioni. Quando Trotsky scrisse Il Programma di Transizione doveva sistematizzare gli insegnamenti del marxismo accumulati, ma anche spiegare che cosa era successo con la burocratizzazione dell'Urss. Ora si impone l'attualizzazione del Programma di Transizione in funzione della restaurazione del capitalismo e della caduta delle dittature staliniste nell'Est europeo.
La LIT ha cominciato a prendere in mano questo compito. Già abbiamo avuto un congresso destinato agli obiettivi programmatici, ne terremo un altro nel luglio di quest'anno, e continueremo ad elaborare il programma fino a che avremo le condizioni per attualizzarlo; vogliamo proporre questa sfida alle correnti e ai gruppi che si propongono realmente di ricostruire la IV per rispondere allo sviluppo della lotta di classe. Questa è la nostra proposta per stabilire un dialogo con altre organizzazioni, nella prospettiva di questa ricostruzione.
 
VIII- Una nuova epoca che ha cambiato tutto?
Concepiamo la ricostruzione della IV a partire dalla rivendicazione della visione del mondo e dei compiti dei rivoluzionari contenuti nel Programma di Transizione. La polarizzazione e l’instabilità crescenti nella situazione mondiale, gli scontri sempre più duri tra rivoluzione e controrivoluzione, con maggiori spazi per l’ultra-destra e per la sinistra, rendono solo più attuale questa concezione.
La crisi dell’umanità continua ad essere conseguenza della crisi di direzione rivoluzionaria, per l’azione degli apparati riformisti che interrompono o impediscono la continuità dei processi rivoluzionari. La caduta dell’apparato stalinista mondiale libera forze di riorganizzazione del movimento di massa. Ma l’opera di costruzione dei partiti rivoluzionari che dovranno dirigere il proletariato è stata appena iniziata.
Purtroppo la concezione di buona parte del cosiddetto movimento trotskista è opposta a questa. Il cosiddetto “Segretariato Unificato” continua per inerzia a chiamarsi “IV Internazionale”, nonostante non abbia più niente che nemmeno somigli alla IV fondata da Trotsky. Le correnti che la dirigono sono la continuità di quelle che portarono la IV alla distruzione nel dopoguerra, e che non sono mai riuscite a ricostruirla.
Inoltre con gli avvenimenti dell’Est europeo il SU ha avuto un cambiamento qualitativo. Con la restaurazione del capitalismo nell’Urss e la globalizzazione neoliberista, la direzione del SU ha ritenuto che si fosse verificato un “cambio d’epoca”, che necessitasse “un nuovo programma” e “un nuovo tipo di partito”. Il cambio d’epoca, secondo loro, avrebbe posto il movimento operaio sulla difensiva per decenni e avrebbe reso impossibile, di fatto, una rivoluzione socialista. Le caratteristiche della “nuova epoca” sarebbero “l’indebolimento sociale dei lavoratori” e la “crisi del progetto socialista”. Questi sfavorevoli “rapporti di forza mondiali” non sarebbero dovuti a fattori oggettivi bensì ad elementi soggettivi, come l’arretramento ideologico del movimento operaio, causato dagli “effetti profondi” della crisi del “socialismo realmente esistente”.
Si imporrebbe dunque secondo loro, la necessità di un programma differente, che non potrebbe essere incentrato sulla rivoluzione socialista e sulla costruzione della dittatura del proletariato, bensì su riforme del capitalismo. E, come conseguenza di ciò, si mette da parte la strategia della costruzione di partiti rivoluzionari per costruire partiti anticapitalisti. Non sussistendo più le motivazioni, secondo il SU, di costruire partiti separati dai riformisti, sarebbe necessario realizzare partiti unificati, con programmi riformisti.
In questo modo si rinnova, in forma diversa, lo stesso rifiuto dell’antica direzione pablista, nel secondo dopoguerra, di costruire partiti rivoluzionari.
Questo accade in una situazione ben distinta da quella affrontata dal pablismo dopo la Seconda guerra mondiale. Al posto del rafforzamento dello stalinismo, abbiamo la crisi brutale dello stalinismo per la scomparsa degli Stati da esso diretti.
Ed ora questa politica ha conseguenze ancora peggiori, per la dissoluzione diretta dei partiti precedentemente trotskisti in partiti riformisti. È per questo che il partito del SU più grande e con maggiore tradizione, la Lcr francese, che ebbe un ruolo importante nel Maggio del ’68, si è sciolta nel Npa (Nuovo Partito Anticapitalista). L’esempio è stato seguito a livello internazionale: in Portogallo si sono dissolti nel Bloco de Esquerda, in Spagna in Podemos, in Brasile nel Pt e nel Psol.
I “limiti” di queste direzioni, secondo il SU, si dovrebbero all’arretramento della coscienza di massa, causato dalla “sconfitta storica occorsa con la restaurazione” e, pertanto, l’unica alternativa sarebbe appoggiarle o essere parte di esse.
Come conseguenza lo stesso Segretariato ha cessato di essere una corrente revisionista, per trasformarsi in un fronte internazionale di partiti riformisti.
È da poco terminato il XVII congresso del SU, nel marzo 2018, che ha riaffermato queste stesse tesi. Non hanno tratto nessun bilancio dal disastro del Npa, che vive una profonda crisi, con poco più di 1.200 militanti, molti meno di quello che era la Lega Comunista Rivoluzionaria (il partito trotskista che si è dissolto nel Npa) in passato; o dalla crisi generata da Syriza (che è stata appoggiata acriticamente dalla direzione del SU) con il suo governo neoliberista in Grecia. Il partito oggi più importante che ha partecipato al congresso del SU è il Bloco de Esquerda portoghese (diretto da quadri provenienti dal SU), che è parte del governo borghese del PS portoghese.
Questo “congresso” in realtà è stato una riunione di partiti riformisti, una specie di Foro Riformista Mondiale, ma con meno peso nella realtà. Hanno fatto sapere di avere 6000 militanti in tutto il mondo, contandone 3000 di un’organizzazione guerrigliera delle Filippine (che non ha niente a che vedere con il trotskismo) e 1000 di un partito anticapitalista in Pakistan. Questi dati su Filippine e Pakistan sono solo delle coperture che non hanno niente a che vedere con la realtà, per nascondere la decadenza mondiale di questa corrente.
Per fortuna è sorta un’opposizione di sinistra dentro il SU, che riafferma la concezione del mondo di oggi come parte della medesima epoca imperialista, e sostiene la necessità di costruire partiti rivoluzionari.
 
IX- Contro le sette
Trotsky era contrario alle sette. Come afferma il Programma di Transizione:
“Incapaci di trovare accesso alle masse le accusano di incapacità di elevarsi alle idee rivoluzionarie. Questi profeti sterili non vedono la necessità di protendere il ponte delle rivendicazioni transitorie perché non hanno alcuna intenzione di raggiungere l’altra sponda. Come muli di noria, ripetono, costantemente le stesse vuote astrazioni. Gli eventi politici non sono per loro occasioni per lanciarsi all’azione ma per fare commenti. I settari, allo stesso modo degli illusionisti e dei maghi, poiché costantemente smentiti dalla realtà, vivono in uno stato di continua irritazione, si lamentano incessantemente del “regime” e dei “metodi”, e si dedicano a meschini intrighi. All’interno dei loro circoli, questi signori comunemente esercitano un regime dispotico. La prostrazione politica del settarismo non fa che seguire come un’ombra la prostrazione dell’opportunismo, senza aprire prospettive rivoluzionarie. Nella pratica politica i settari vanno di pari passo agli opportunisti, soprattutto ai centristi, per lottare contro il marxismo” (grassetto nostro).
Rifiutiamo le sette. Cerchiamo in modo permanente e ossessivo modi di collegarci al movimenti di massa. Rivendichiamo le concezioni della III Internazionale in relazione ai metodi di fronte unico di intervento nei movimenti di massa, il che è negato dalle sette.
Non per nulla i partiti legati alla LIT rappresentano la corrente trotskista con maggior peso nei movimenti sindacali e sociali. Siamo nella direzione della CSP-Conlutas in Brasile, nella Coordinadora in El Salvador, No Austerity in Italia, Cobas-Madrid nello Stato spagnolo, così come in importanti sindacati come Sitrasep in Costa Rica e molti altri.
Questa discussione è interessante perché le correnti riformiste e centriste ci accusano di essere “settari”. Non siamo settari. Settari sono quelli che negano la tattica del fronte unico e dell’unità d’azione. Settari sono quelli che non tentano di aprire una via al movimento di massa. Però ci accusano di essere “settari” perché lottiamo contro i riformisti.
Non era questa la posizione della III Internazionale, che combinò sempre la politica del fronte unico con la lotta aperta contro le direzioni riformiste. Nel suo III Congresso, quando i giovani Partiti Comunisti continuavano a essere minoritari ed dovevano affrontare la sfida per le masse in Europa contro le direzioni borghesi e i partiti riformisti di massa, la III discusse la necessità del fronte unico.
Le raccomandazioni dell'Internazionale avevano essenzialmente un doppio significato: da una parte la difesa delle azioni comuni nella lotta di classe, insieme alla classe operaia, indirizzando le sue lotte per rivendicazioni minime per metterle in movimento nelle lotte, attraverso i sindacati o fuori di essi. In questo lavoro pratico per portare le masse all’azione, le tattiche di fronte unico e di unità d’azione sono imprescindibili. Come diceva Trotsky: “I riformisti temono il potente spirito rivoluzionario delle masse; le arene che più apprezzano sono la tribuna parlamentare; gli uffici dei sindacati, le aule di giustizia, le anticamere dei ministeri. Al contrario, quello che a noi interessa, a prescindere da ogni altra considerazione, è strappare i riformisti dal loro paradiso e metterli al nostro fianco dinanzi alle masse. Usando una tattica corretta, possiamo solo vincere”.
In questo senso tutto l’arsenale di tattiche utilizzate dal movimento operaio, come l’unità di azione e il fronte unico, è sempre valido per sostenere da una parte le azioni dirette delle masse e dall’altra per smascherare le direzioni riformiste. L'uso di tattiche di rivendicazioni e denunce rimane fondamentale per far progredire l'esperienza delle masse di fronte a quelle direzioni.
Secondo la concezione della III Internazionale i due indirizzi (unità e scontro) devono essere adottati congiuntamente. “L’esperienza di questi due anni di lotta dei Partiti Comunisti ha confermato in tutti i punti la correttezza della visione dell’Internazionale Comunista. Questa, per la sua politica, ha portato gli operai rivoluzionari a separarsi non solo dai riformisti ma anche dai centristi " (“Tesi sulla tattica”).
Se abbiamo come obiettivo la distruzione del riformismo, questo deve essere chiaro in ogni momento. Se entriamo in una lotta, anche con una tattica unitaria, è un obbligo dei rivoluzionari delimitarsi dal riformismo e cercare di far sì che le masse facciano la loro esperienza con queste direzioni. È per questo che questa tattica si chiama unità-scontro e si avvale di rivendicazioni e denunce.
Essere settario non è combattere implacabilmente il riformismo, è non utilizzare correttamente le tattiche di fronte unico e unità d’azione. Noi combattiamo le sette… e il riformismo.
Altra caratteristica delle sette, che rifiutiamo, è che i settari non sviluppano relazioni leali e fraterne con altre organizzazioni rivoluzionarie. Essi hanno intenzione di parassitare le organizzazioni trotskiste più importanti e guadagnare qualche militante. Si costruiscono così, in una sorta di “cannibalismo politico” e slealtà permanente, e non per un dibattito programmatico profondo e leale né per un intervento comune nella lotta di classe.
In particolare, rifiutiamo il metodo usato frequentemente da queste organizzazioni di praticare l’entrismo (e il lavoro segreto di frazione) dentro le organizzazioni alle quali dicono di volersi avvicinare. L’entrismo è una tattica che si può ammettere solo all’interno di organizzazioni nemiche e opportuniste, non dentro organizzazioni rivoluzionarie. Perciò non ci sono possibilità di ricostruire la IV con queste sette.
 
X- Costruire la IV Internazionale o cadere nel nazional-trotskismo?
L'internazionalismo era uno dei principi ampiamente diffusi nel movimento operaio. È una conseguenza della comprensione che la rivoluzione socialista deve estendersi a livello internazionale o alla fine sarà sconfitta. Fa parte della comprensione che, senza costruire una direzione internazionale, i partiti nazionali finiscono per capitolare alle inevitabili pressioni nazionali.
È per questo che Marx, Engels, Lenin e Trotsky, ognuno nella propria epoca, hanno sempre considerato la costruzione delle internazionali come indissociabile dalla costruzione dei partiti nazionali.
Senza alcuna autoproclamazione, affermiamo che siamo l’unica corrente internazionale del trotskismo che preserva l’internazionalismo come base della propria esistenza e funzionamento.
Non diciamo ciò allegramente, ma osservando freddamente la regressione ideologica e programmatica presente nel movimento trotskista. Sfortunatamente, non esiste altra corrente internazionale che funzioni con i criteri di una vera internazionale, un partito mondiale della rivoluzione.
La LIT funziona sulla base di congressi regolari, di norma ogni due anni, che dibattono e decidono democraticamente la politica e il programma dell’Internazionale. Questo dibattito coinvolge l'intero corpo militante di tutti i partiti (con la traduzione dei documenti in almeno tre lingue: inglese, spagnolo e portoghese), questi congressi sono momenti ricchissimi di dibattiti e polemiche. Se necessario, è possibile organizzare tendenze o frazioni in questi congressi, con parità di diritti rispetto alla direzione dell’internazionale. Dopo la discussione, i documenti vengono votati nel congresso, e vengono lì assunti come posizione internazionale da tutti i partiti. Inoltre, nel congresso viene eletta una direzione internazionale per implementare queste politiche.
Le politiche nazionali sono definite dai partiti nazionali, anche qui con congressi democratici. Siccome la direzione della LIT non ha l’autorità che avevano la III e la IV (che diressero rivoluzioni), l’Internazionale non ha il potere di cambiare la politica di una sua sezione nazionale. Però può mettere in discussione la politica di quei partiti, e questo è fondamentale per combattere le inevitabili pressioni nazionali che questi subiscono. Dopo la discussione, chi decide la politica nazionale è la sezione nazionale (al contrario delle posizioni internazionali, definite nel congresso della LIT). Nella storia della LIT ci furono innumerevoli crisi politiche dei partiti nazionali in cui la discussione politica internazionale fu decisiva per correggerne il corso.
Il Segretariato Unificato ha avuto un percorso opposto al nostro. La vecchia direzione di Mandel e Pablo impresse un corso federalista, senza una reale centralizzazione al SU. Riconoscevano formalmente la necessità di un internazionale centralizzata, ma costruivano una federazione lassa di sezioni nazionali, con tendenze e frazioni permanenti internazionali, ognuna con un proprio programma e senza alcuna disciplina.
Il federalismo è l’opposto del centralismo democratico internazionale. Non esiste una discussione democratica seguita da una decisioni collettiva, che sia applicata da tutti. Ogni settore fa quello che vuole. Questa concezione non ha nulla a che vedere con una internazionale centralista democratica, come era la tradizione della III e della IV. Questo lasciò senza freni il corso opportunista dei partiti nazionali, non avendo contrappeso ideologico e programmatico internazionale. Questo tipo di organizzazione internazionale era legato alla politica della stessa direzione internazionale, la quale da par suo capitolava ad ogni tipo di direzione riformista.
Di conseguenza, con il passaggio dei partiti del centrismo al riformismo, anche lo stesso Segretariato Unificato cambiò di qualità e finì per trasformarsi in una corrente internazionale riformista, raggruppando una maggioranza di partiti riformisti nazionali senza alcuna centralizzazione internazionale. Non diciamo che sono partiti riformisti come un insulto, non è nostra abitudine. Stiamo parlando di partiti che hanno smesso di avere nel programma la difesa della rivoluzione socialista, la costruzione della dittatura del proletariato e adottano una strategia elettoralistica.
Il Segretariato Unificato tiene alcuni incontri periodici e congressi distanziati l'uno dall'altro. Il XV congresso fu nel 2003, il XVI nel 2010 e l’ultimo nel 2018. Questi congressi sono solo forum di partiti, senza risoluzioni centralizzate valide per tutti. Il nome di IV Internazionale è mantenuto solo per l’attrazione che il trotskismo esercita sulle nuove generazioni di rivoluzionari.
I settori delle minoranze rivoluzionarie che sono stati finora nel SU non sono nella loro vera casa.
Un’altra variante dei giorni nostri è il cosiddetto “nazional-trotskismo”, che è tanto liquidazionista quanto il federalismo. Moreno definiva così questa corrente:
[…] le sue diverse varianti sostengono che la questione della direzione e dell'organizzazione internazionale costituisce una specie di "programma massimo", per un futuro indefinito, che per ora deve essere mantenuto su un piano declamativo, di espressione dei desideri, in attesa che si diano “le condizioni”[1].
Per loro, il compito principale è costruire partiti nazionali e successivamente, in un futuro indefinito, si formerà l’internazionale. Questa ideologia nasconde la pratica di questi partiti di agire come "partiti madre". Costruiscono correnti internazionali che rappresentano appena un’estensione di questi partiti madre e servono affinché la direzione di questi partiti impartisca ordini ai partiti più piccoli, senza che ci siano congressi che definiscano democraticamente la politica di queste correnti. La definizione della politica e del programma di queste correnti è data dalla direzione del "partito madre" e non dal congresso dell’internazionale.
Questo conduce inevitabilmente alla distruzione di queste organizzazioni. Le correnti nazional trotskiste del passato, come la Healy, Lambert, il partito francese Lutte Ouvrière, il SWP degli Stati Uniti già soffrirono brutali conseguenze. La corrente di Healy si distrusse dopo una brutale crisi morale, con lo stesso Healy accusato di violenze sessuali su delle giovani militanti. La corrente lambertista è in completa decadenza, tanto in Francia quanto in Brasile (i suoi gruppi maggiori), sono il pallido ricordo della forza che ebbero in passato. Il partito Lutte Ouvrière ha sempre meno importanza nella Francia odierna. Il SWP è oggi un’organizzazione con meno di 200 militanti, completamente adattata al castrismo, senza un reale intervento nella lotta di classe degli Stati Uniti.
Oggi, altre espressioni del nazional trotskismo sono il Pts e il Po argentini, che non si propongono realmente di costruire la IV bensì i propri partiti nazionali e “correnti internazionali” ma senza congressi né reale funzionamento internazionale, come vedremo nei prossimi articoli. Sono ancora in crescita, ma il nazional-trotskismo finirà per porre fine al proprio futuro, come è successo con altre correnti in passato.
 
XIII- La LIT-CI si mette a disposizione dei rivoluzionari come uno strumento per ricostruire la IV
Fin qui, abbiamo segnalato i lineamenti programmatici, il metodo e gli attori con cui ci proponiamo di ricostruire la IV Internazionale. Tuttavia, rimane un punto centrale da discutere: Qual è il quadro organizzativo nel quale la si può ricostruire?
Di fronte a questa questione, la LIT si pone a disposizione delle organizzazioni rivoluzionarie e dei militanti rivoluzionari di tutto il mondo come uno strumento per la ricostruzione della IV.
Non ci siamo mai definiti né abbiamo mai creduto di essere "l'unica corrente internazionale rivoluzionaria nel mondo". È molto probabile che appaiano altre correnti si rendano disponibili a costruire una Internazionale rivoluzionaria seguendo il modello della III e della IV, nel quadro di fattori quali l'acutizzazione della lotta di classe, le crisi degli apparati e della grande maggioranza delle correnti internazionali del trotskismo.
Quest'ultimo fattore riveste una particolare importanza. Il "movimento trotskista", considerato come un insieme di organizzazioni e correnti che, al di là delle loro differenze, mantenevano la loro indipendenza dagli apparati socialdemocratici, stalinisti, nazionalisti borghesi o piccoli-borghesi, sebbene in vari casi capitolassero politicamente ad essi, è finito, non esiste già più. Alcune delle sue organizzazioni, sebbene continuino ad esistere, già non sono indipendenti ma appendici del castro-chavismo, della socialdemocrazia o degli apparati nazionali.
Nel quadro di questa svolta maggioritaria a destra, la LIT-CI, insieme ad altre organizzazioni, si è mantenuta come un'organizzazione internazionale di principio. Siamo coinvolti in una rielaborazione del programma, che per noi è un compito centrale per la ricostruzione della IV.
Siamo aperti a unificazioni con altre correnti rivoluzionarie, nella misura in cui dovessimo avere accordi programmatici e metodologici.
Mettiamo la nostra Internazionale a disposizione di tutte le correnti internazionali e/o delle organizzazioni rivoluzionarie nazionali, in modo che possano utilizzarla come strumento per costruire questa Internazionale, cioè per ricostruire la IV.
 
Note
[1] MORENO, Nahuel. Nuestra experiencia con el lambertismo. http://litci.org/es/teoria/historia/nahuel-moreno-nuestra-experiencia-con-el-lambertismo/
 
(traduzione a cura del Gruppo traduttori del Pdac)
 
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