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Brasile: la crisi del governo, l'ascesa delle lotte, il ruolo dei rivoluzionari PDF Stampa E-mail
martedì 05 aprile 2016
Brasile: la crisi del governo, l'ascesa delle lotte,
il ruolo dei rivoluzionari
 

 
 
brasile mobilitaz
 
 
Pubblichiamo un piccolo dossier sugli sviluppi importantissimi del Brasile, su cui perdura, non a caso, il silenzio della sinistra riformista italiana e della sua stampa o, in qualche caso, circola una attenta "disinformazione" con riferimenti a un inesistente "golpe" contro il governo Dilma.
Il primo articolo che pubblichiamo è di Bernardo Cerdeira, dirigente del Pstu, sezione brasiliana della Internazionale di cui il Pdac è sezione italiana, la Lit-Quarta Internazionale.
Il secondo articolo del dossier è una dichiarazione della Direzione del Pstu sul tema dell'"impeachment" di Dilma (presidente del governo di centrosinistra diretto dal Pt, per anni indicato come modello da tutta la sinistra riformista nostrana).
Entrambi gli articoli sono stati scritti alcuni giorni fa, prima delle nuove manifestazioni che il 1 aprile sono state promosse dalla Csp Conlutas (il più grande sindacato di base dell'America Latina, in cui svolge un ruolo dirigente il Pstu), dal Pstu e da altre formazioni. Le manifestazioni si sono tenute in 12 capitali (il Brasile è uno Stato federale) contro il governo Dilma e contro l’opposizione borghese di destra.
Di fronte alla crisi politica che sta attraversando il Paese, nelle scorse settimane vi sono state infatti manifestazioni sia dell’opposizione di destra, a favore dell’impeachment contro Dilma, sia manifestazioni a favore del governo, a cui si è accodata tutta la sinistra riformista e centrista. Nessuno dei due campi in realtà rappresenta gli interessi dei lavoratori, ed è per questo che il Pstu, unica tra le organizzazioni della sinistra brasiliana, sta promuovendo la creazione di un "terzo campo" opposto ad entrambi i campi borghesi che si stanno scontrando.
Le partecipatissime manifestazioni del 1° aprile, dirette dai nostri compagni brasiliani, sono un ulteriore passo nella creazione di questo terzo campo proletario, indipendente dai due campi borghesi e che prepara la lotta per un governo socialista dei lavoratori per i lavoratori.
Trovate qui sotto due link a video girati dal Pstu: il primo offre una panoramica delle manifestazioni del 1 aprile; il secondo riprende l'intervento conclusivo di Zé Maria (presidente del Pstu) alla manifestazione a San Paolo.
Continueremo nelle prossime settimane a tradurre articoli e a informare i nostri lettori sugli sviluppi in Brasile: sicuramente una delle situazioni più avanzate della lotta di classe nel mondo e dove (possiamo dirlo con orgoglio) stanno svolgendo un ruolo di primo piano i rivoluzionari, con alla testa il Pstu, sezione della Lit-Quarta Internazionale.
 
Una sintesi delle manifestazioni del 1 aprile
 
L'intervento di Zé Maria de Almeida, presidente del Pstu.
la redazione web
 

La crisi del governo Dilma e la farsa del "golpe"
 
 
di Bernardo Cerdeira
(Pstu, sezione brasiliana Lit-Quarta Internazionale)

Nelle ultime settimane si sono accelerati tutti gli elementi della crisi politica brasiliana. Questa tensione si esprime nelle strade e nelle istituzioni. Da un lato, manifestazioni di migliaia di persone chiedono l’impeachment o le dimissioni del governo. Questo settore è mobilitato da partiti come Psdb e Dem e dai principali mezzi di comunicazione. Dall’altro lato, altre migliaia, su invito del governo, del Pt e dei movimenti sociali, sono scesi nelle strade in difesa della democrazia contro un presunto golpe che cercherebbe di rovesciare il governo. Ma esiste una minaccia reale di un golpe?
In politica, un golpe si ha quando una disputa tra due settori delle classi dominanti diventa un confronto violento, ossia armato. Può essere un golpe organizzato da un settore delle forze armate, da un movimento fascista con gruppi armati, o da un gruppo civile appoggiato da forze militari. In tutte queste varianti, la differenza politica tra i settori borghesi che si affrontano è, in ultima analisi, sapere come esercitare il proprio dominio sulle classi sfruttate che sono la maggioranza della popolazione. I settori borghesi golpisti pensano che il settore borghese al governo non riesce più a controllare i lavoratori e le classi media attraverso le elezioni e le manovre parlamentari, ossia attraverso il regime democratico-borghese. Per questo decidono di fare appello alla repressione e di eliminare o restringere le libertà democratiche, di organizzazione sindacale e politica, di manifestazione ecc.
Quando c’è una situazione di questo tipo, il dovere di un partito rivoluzionario socialista è di lottare con tutte le forze contro il golpe reazionario, perché questo minaccia le libertà democratiche delle masse popolari, principalmente dei lavoratori. Quando si danno situazioni simili, siamo disposti a unirci con tutte le forze politiche che siano contro il golpe, incluso il governo da questo minacciato, senza però che questo significhi appoggiare politicamente questo governo.

Esempi storici
Nella nostra storia abbiamo avuto vari esempi di situazioni di questo tipo. Abbiamo denunciato il golpe contro Salvador Allende in Chile (1973); abbiamo lottato contro il golpe quando ha tentato di rovesciare Chávez in Venezuela (2002); abbiamo partecipato alle mobilitazioni contro il golpe che ha rovesciato ed espulso Manuel Zelaya in Honduras (2009).
In Brasile, quelli che parlano di minaccia di golpe riconoscono che non c’è un golpe militare in preparazione. Ciononostante affermano che c’è un golpe civile preparato dai partiti di opposizione, la stampa – che definiscono golpista – la polizia federale e settori del potere giudiziario, come il giudice Sérgio Moro. È vero?
Un golpe civile è quello che c’è stato con Zelaya in Honduras, deposto dalla maggioranza dei deputati del Parlamento che lo accusarono di aver violato la Costituzione e dal Supremo tribunale costituzionale, che appoggiò questa decisione. Ciononostante, come in tutti i golpe, si appoggiava sull’azione delle forze armate. Zelaya è stato catturato a notte fonda dai militari, che lo hanno prelevato a forza dalla sua residenza, in pigiama, e lo hanno espulso dal Paese. Dilma si troverebbe in procinto di affrontare una situazione simile?
Niente nella realtà brasiliana indica questo. Il settore borghese di opposizione non vuole, né ha bisogno, di un golpe, perché la maggioranza assoluta della popolazione desidera che il governo Dilma se ne vada, in una maniera o nell’altra (con l’impeachment, con le dimissioni o con nuove elezioni). Un golpe violento smaschererebbe la presunta legittimità politica dell’opposizione, darebbe forza morale al governo per fare appello alla resistenza, e destabilizzerebbe ancora di più il Paese.

In realtà sono due campi borghesi in lotta
Quello che sta accadendo in Brasile è una lotta tra due campi borghesi che utilizzano manovre sporche e antidemocratiche tipiche della democrazia borghese. Per molti anni il Pt, per governare, ha utilizzato la corruzione delle peggiori mafie borghesi del Paese come quelle degli edili, e ha usato i benefici statali per comprarsi alleati come il Pmdb, il Pp, il Psd ecc.
Oggi sono i partiti di opposizione che sono passati all’offensiva, con campagne reazionarie di stampa e con misure giudiziarie arbitrarie, come la detenzione coercitiva di Lula e la divulgazione delle intercettazioni telefoniche tra l’ex-presidente e Dilma. Questo non significa, tuttavia, che si stia preparando un golpe. In realtà, l’opposizione fa uso del potere giudiziario e di campagne sulla stampa già da molto tempo. Ma questo non aveva funzionato nel 2005 con lo scandalo del mensalão.
Per quale motivo, quindi, queste misure dovrebbero funzionaere ora? Non è perché stanno preparando un golpe, ma perché il governo e il Pt hanno perso gran parte della loro base sociale. Questo si deve a tre fattori: in primo luogo alla crisi economica internazionale e nazionale, che ha gettato milioni di lavoratori nella disoccupazione e nella miseria. In secondo luogo la politica del governo, che aveva promesso di non toccare i diritti sociali e ha cominciato il suo nuovo mandato approvando una manovra fiscale che attacca frontalmente questi diritti. E, infine, le accuse e le prove della corruzione dei dirigenti del Pt, che hanno provocato il rifiuto di milioni che vivono ogni giorno le difficoltà della crisi.
Perdendo gran parte del suo appoggio popolare, il governo Dilma, il Pt e lo stesso Lula hanno perso la loro unica utilità per la borghesia: la capacità di controllare i lavoratori e le masse sfruttate e di convincerle a supportare le loro politiche reazionarie in cambio di pochi benefici sociali. Quando erano governi utili, le denunce di corruzione non riuscivano a rovesciare il governo Lula né ad impedire le due vittorie elettorali di Dilma. Ora è diverso.
Perdendo la loro base sociale e vedendosi minacciati dall’impeachment, Dilma e il Pt si sono trovati ad avere disperatamente bisogno di tutto l’appoggio che riuscivano ad ottenere. Per questo fanno appello a tutti i gruppi di sinistra e alle organizzazioni sociali, esercitando un’enorme pressione su di loro. L’argomento non è la difesa politica del governo, ma la campagna disperata contro il presunto golpe.
Il Pstu è contrario all’impeachment perché questo non va al di là di una decisione di un Congresso di corrotti che cambierà un sei con una mezza dozzina, dato che Temer è uguale o peggiore di Dilma. Questo però non significa prendere parte alla campagna contro il presunto golpe che è, in realtà, una campagna perché rimanga Dilma.

Polemica: il governo Dilma è parte di un campo “progressista”?
Tra le organizzazioni che si mobilitano in “difesa della democrazia” e contro questo golpe, ci sono due correnti principali. La prima afferma che il governo Dilma, con tutti i suoi possibili errori, rappresenta un campo progressista che ha favorito i più poveri, ha tolto milioni di persone dalla miseria e ha portato benefici sociali. Questo campo difenderebbe la popolazione da un arretramento delle libertà democratiche. Si pensa che in questo campo progressista starebbero partiti di destra come il Pmdb, Pp, Psb e i loro dirigenti Temer, Renan Calheiros, Kassab, Kátia Abreu, Collor, Maluf ecc. È difficile da digerire, no?
Un altro settore muove critiche al governo, denuncia la sua politica economica e la manovra fiscale. Un esempio di questo settore è il Frente del Pueblo Sin Miedo, guidato dal Mtst e dal Psol. Nonostante le critiche, affermano che è necessario difendere il governo contro un golpe perché, se fosse rovesciato, l’alternativa sarebbe molto peggiore per i lavoratori. Il governo sarebbe il male minore.
In realtà, questo campo borghese presuntamente progressista, guidato da Dilma, Lula e il Pt, è un completo inganno. I governi del Pt sono stati governi capitalisti come gli altri. Basta vedere come hanno favorito le banche e le multinazionali con guadagni multimilionari. Come ha affermato Lula varie volte: “Mai nella storia di questo Paese gli imprenditori hanno guadagnato tanto denaro”. Hanno anche applicato una politica neoliberista di privatizzazioni, attacchi alla previdenza sociale, congelamento della riforma agraria, criminalizzazione dei movimenti sociali, hanno represso gli sciopero e hanno patrocinato la legge antiterrorismo.
Oggi, il governo del Pt applica la manovra fiscale, aumenta le tasse e le tariffe, e progetta di realizzare attacchi al salario minimo, alla previdenza sociale e alle imprese statali. Lungi dall’essere un male minore, è nemico della classe lavoratrice.

La teoria dei campi applicata al Brasile
Il Pt e tutte le organizzazioni di sinistra che fanno appello alle buone intenzioni dei lavoratori utilizzano una vecchia teoria opportunista, creata dallo stalinismo negli anni Trenta: la teoria dei campi. Secondo questa tesi, gli scontri politici in tutto il mondo si avrebbero tra un campo reazionario e un campo progressista, nel quale starebbero i lavoratori, i contadini, gli indigeni, gli studenti e, anche, la borghesia democratica. Questa teoria, in verità, è un’arma politica per subordinare i lavoratori a un settore borghese. Serve come giustificazione per le alleanze più vergognose dei partiti riformisti con i partiti borghesi.

Lotta di classe: il vero scontro si ha tra le classi
Per i socialisti rivoluzionari, la vera divisione non è tra i campi borghesi. La vera divisione è di classe, ossia tra la borghesia e i lavoratori, e gli alleati di ognuna di queste due classi fondamentali. Da un lato stanno la borghesia, i grandi proprietari terrieri e l’imperialismo. Dall’altro la classe operaia, i salariati poveri delle città, i contadini e gli altri settori sfruttati e oppressi.
Questo campo di classe, dei lavoratori e dei suo alleati, esiste e lotta tutti i giorni: sono gli operai petrolieri, i bancari e i professori con i loro scioperi in difesa dei salari; sono i metalmeccanici di Volkswagen, General Motors, Mercedes Benz che difendono i loro posti di lavoro; sono gli operai della Mabe, fabbricanti delle cucine Dako, che eroicamente hanno occupato le loro fabbriche in difesa dei loro posti di lavoro; sono gli studenti medi di San Paolo, Goiás e Rio de Janeiro che hanno occupato le loro scuole; sono indigeni e i neri che lottano per le loro terre.
Ciononostante, questo campo non ha ancora una forte rappresentanza politica nelle lotte e nelle strade, perché quasi tutta la sinistra è capitolata e difende il governo. Per questo, più che mai, è necessario dare espressione politica e organizzare un terzo campo che lotti per cacciare tutti i politici corrotti e per un governo socialista dei lavoratori basato su consigli popolari.
 
(traduzione di Matteo Bavassano)
 
 

La caduta di Dilma sarebbe un colpo di Stato?
 
 
dichiarazione della Direzione del Pstu
(sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale)
 
Con l'approfondirsi della crisi politica il processo di impeachment presentato in parlamento è avanzato ed ora Dilma è appesa a un filo. Il governo e il Pt denunciano un supposto colpo di Stato nel Paese, come fu nel 1964. Questa versione è appoggiata da ampi settori della sinistra e viene utilizzata per attirare le masse alle manifestazioni in appoggio a Dilma e Lula. Ma siamo di fronte a un colpo di Stato?

Come si definisce un colpo di Stato (golpe)?
Perché si verifichi un colpo di Stato è necessario che l'imperialismo e la borghesia, o buona parte di essa, i cui interessi vengano minacciati dal governo in essere, si adoperino per deporre tale governo con la forza. Questo contro la volontà della classe operaia e della maggioranza della popolazione. Un "golpe" significa la soppressione delle libertà democratiche e l'instaurazione di un diverso regime politico.  Si prevalica la costituzione vigente,  limitando le libertà democratiche e l'indipendenza dei tre poteri della democrazia borghese.
Si può affermare che il governo del Pt abbia attaccato o addirittura minacciato qualche settore della borghesia e dell'imperialismo? O che i banchieri, Obama e la Cia siano favorevoli ad un colpo di Stato che intacchi la democrazia borghese oggi in Brasile? In 14 anni in cui il Pt è stato alla guida del governo federale, praticamente tutti i settori della borghesia hanno guadagnato di più. Lo stesso Lula, nel suo discorso nell'Avenida Paulista lo scorso 18 marzo ha ricordato che le banche, le grandi imprese e le multinazionali, passando per gli edili e i latifondisti, hanno tutti ottenuto enormi profitti col Pt. Non è un caso che tra i suoi ministri Dilma annoveri la proprietaria terriera Kátia Abreu e l'industriale Armando Monteiro.
Ciò che sta accadendo oggi in Brasile, è lo scontro tra due blocchi borghesi: il blocco del governo del Pt e quello della sua opposizione borghese. Una battaglia per stabilire chi deve governare in questo momento di crisi e far applicare con maggiore efficienza il piano di risanamento delle banche. Fino a ieri, la borghesia pensava che nessuno fosse in grado di assolvere questo compito meglio del Pt. Nella misura in cui il governo Pt sta affondando nella paralisi e nella impopolarità, la maggioranza della borghesia tenta di trovare ora una via d'uscita costituzionale all'interno dell'attuale regime statale per risolvere questa crisi di governo.
Un colpo di Stato esigerebbe che il settore golpista della borghesia godesse dell'appoggio delle forze armate.  Il colpo di Stato in Honduras, del 2009, per esempio, ricordato dai più per il suo carattere costituzionalistico e legalistico, poté in quell'occasione contare sulle forze armate, che si adoperarono nel sequestro del presidente Zelaya. Questo non sembra essere il caso attuale del Brasile, dal momento che queste non sono le attuali intenzioni dell'imperialismo, della borghesia né tanto meno delle forze armate.
Da ultimo, un colpo di Stato necessiterebbe di un appoggio significativo delle masse.  Qualcosa che semplicemente non esiste oggi ad eccezione di un settore marginale e insignificante.

Golpe o crisi? Lo stato democratico di diritto è minacciato?
Le metodologie con cui sono stati attaccati i diritti individuali di Lula, da parte del giudice Sergio Moro, come l'abuso di linee coercitive, le registrazioni senza l'autorizzazione della corte federale suprema (Stf) e la divulgazione delle stesse, devono essere denunciate e contrastate. Il ruolo di selezione avuto da Rete Globo di trasmettere alcune cose ed ometterne altre è scandaloso, anche se non nuovo. Detto di passaggio comunque, il Pt ha sempre avuto ottime relazioni con questa ed altre emittenti durante i 14 anni al potere.
Esiste una tendenza mondiale, e nondimeno in Brasile, a considerare le democrazie borghesi meno democratiche, caratterizzandole come bonapartiste in quanto colme di leggi e misure autoritarie. Le misure illegali adottate dal giudice Sergio Moro, come la legge antiterrorismo varata dal governo del Pt, testimoniano questo restringimento alle libertà democratiche.
Bisogna dirlo, perché per la ampia maggioranza della popolazione non esiste uno "stato democratico di diritto". Nelle periferie povere, i diritti e le garanzie individuali e non solo, non sono mai garantiti.
Pur essendo la democrazia borghese un regime poco democratico, è chiaro che prima di un colpo di Stato che minacci queste libertà democratiche, la difenderemmo con le unghie e coi denti. E contro tale minaccia saremmo al fianco di chi avesse la volontà di impedirlo. Se ci accorgessimo che il Paese fosse sull'orlo di un colpo di Stato, saremo i primi a difendere la libertà per le strade, arrivando anche all'uso delle armi. Non siamo incoerenti, né critici della realtà.
In conclusione, si sostiene che attraverso un processo di impeachment sarebbe in corso un colpo di Stato nel Paese; questo è totalmente falso. Non stiamo vivendo nulla di uguale o simile al 1964.
Viviamo, questo sì una tremenda crisi del governo con elementi di crisi di regime. La maggioranza della borghesia ha provato fino a un mese fa a non intaccare il calendario elettorale (Dilma fino al 2018), ma con l'aggravarsi della crisi, sta cercando di "resettare il fusibile" provando a cambiarlo con un altro. "Cambiarne sei per una mezza dozzina". Alla classe operaia e alla popolazione povera questo non interessa. Lavoriamo per  modificare tutto il cablaggio.
Il governo è completamente indebolito, ha perso la sua base sociale d'appoggio e un 9% di popolarità. La maggioranza della classe operaia, i lavoratori e la periferia hanno rotto col governo e ne chiedono la caduta. I loro motivi non sono formali o giuridici, ma concreti e giusti. La maggioranza della popolazione e della classe operaia è furiosa nei confronti del governo filo imperialista del Pt. Per i medesimi motivi è contraria anche a Temer, Cunha, Aécio, el Psdb e la maggioranza del parlamento: tutti loro hanno tradito gli elettori e le masse, scaricando la crisi sulle spalle dei lavoratori a difesa dei ricchi.
Il parlamento nazionale deve scegliere se proseguire con Dilma o sostituirla con Temer. La classe operaia, la maggioranza della popolazione, tuttavia, non chiede né l'una né l'altra cosa e ne ha tutte le ragioni.

Impeachment e democrazia borghese
Un'altra versione della teoria del supposto golpe afferma che stiamo sull'orlo di un colpo di Stato contro il governo e non contro il regime. Questa teoria afferma che il parlamento nazionale e il potere giudiziario stanno scavalcando le regole della costituzione per deporre Dilma attraverso l'impeachment. Essi sostengono che se Dilma cadesse attraverso un impeachment senza aver prodotto le necessarie prove di colpevolezza, questo rappresenterebbe un colpo di Stato.
È la riprova di cosa fanno sembrare il processo dell'impeachment. E, addirittura, essi dipendono, come ogni cosa nel diritto borghese, dall'interpretazione. A detta del governo, si giunge a conclusione che Collor, all'epoca, sarebbe stato colpito perché la corte suprema lo assolse da ogni accusa. Proprio per essere stato considerato "vittima" che ora Collor è parte della base del governo Dilma. La verità è che tutto il processo di impeachment fu caricato di elementi politici.
Questo parlamento, composto a maggioranza di banditi e corrotti, vota sempre contro le masse, in quella occasione votò contro le direzioni. Tuttavia, è in questo parlamento che oggi Dilma ha le maggiori possibilità di essere sostenuta, ma è anche il luogo dove la borghesia può imporre un presidente non eletto e altrettanto odiato come Temer. Se le masse fossero consultate oggi, il risultato sarebbe quello di spazzar via tutto questo, compresa la maggioranza di questo parlamento corrotto.
Il principale argomento che utilizza la sinistra pro-governo è affermare che Dilma è stata legittimamente eletta e farla fuori prima del 2018 sarebbe un colpo di Stato. Si aggrappano così ad uno degli elementi più antidemocratici di questo regime. Se un presidente è eletto, come mai non è altrettanto legittimo pretenderne le dimissioni? Bene, la costituzione brasiliana afferma, in una tremenda ironia, che tutto il potere deriva dal popolo. Quindi, se lo stesso popolo che ha eletto un governante, dopo aver subito un tradimento elettorale, esser stato ingannato ed attaccato, decide di rompere con esso, perché non deve avere il diritto di allontanarlo? Il Pstu pensa debba essere così, ed è per questo che tra le nostre proposte democratiche vi è la revocabilità dei mandati. Qualsiasi politico, non solo il presidente, dovrebbe avere il mandato revocabile in qualsiasi momento su decisione delle masse.
l'impeachment è un meccanismo della democrazia borghese in cui in un momento eccezionale e di crisi diventa possibile rimuovere un presidente in maniera controllata, trasferendo i suoi poteri al vice o al presidente della camera.
Noi non difendiamo l'impeachment, perché è conservatore: non basta cambiare un fusibile con un altro uguale, serve cambiare l'intero impianto. I settori pro-governo, il Psol, il Pcb, e ora pure il Mrt e altre organizzazioni, di fronte alla crisi ed un possibile cambio di fusibile dicono: "Salviamo Dilma!", noi invece: "Via Dilma e via Temer! Elezioni subito! Cambiamo tutto!". Chiamiamo la classe operaia a porsi al fronte di questa lotta, perché solo così è possibile ottenere questo risultato.
I settori pro-Dilma chiedono alla classe lavoratrice, che ha rotto col governo chiedendo le dimissioni di Dilma, che invece la difenda, raccontando loro che stiamo alla vigilia di un colpo di Stato. Vogliono che la classe operaia e i lavoratori facciano un passo indietro e compiano un atto conservatore appoggiando un governo borghese.

Un campo progressista?
Quello che sta succedendo, in realtà, è l'espressione dell'enorme pressione che la sovrastruttura del governo esercita sulle organizzazioni della sinistra, per  attirarle dalla parte di un governo borghese e filo imperialista come quello del Pt  e, in questo modo contro i lavoratori e la maggioranza della popolazione.
Per farsene un'idea, basta pensare a come una corrente, l'Mrt [legata alla FT-Pts dell'Argentina], un tempo nota per la sua politica ultra-sinistra abbia capitolato ad essa. In una sua recente nota, l'Mrt accusa il Pstu di aiutare le destre, perché favorendo l'impeachment avrebbe incoraggiando una crescita reazionaria. Per l'Mrt “Salviamo Dilma” sarebbe un'alternativa progressista o almeno il "male minore". Identico ragionamento utilizzato dalla maggioranza del Psol come indicazione di voto per Dilma contro Aécio al secondo turno delle elezioni del 2014, anziché dare indicazione di voto nullo come fece il Pstu.
Quello che in realtà sta dietro l'agitazione del colpo di Stato, che comprende oggi buona parte delle organizzazioni della sinistra, è il carattere progressivo che viene riconosciuto al governo del Pt, seppur tra mille critiche, in relazione all'altro campo della rappresentanza borghese. Vi è la convinzione che il governo che prenderà il posto di Dilma, sarà un governo più a destra e rispetto al Pt, attaccherà sicuramente in forma più violenta la classe lavoratrice. Questi settori pensano che la classe operaia sarebbe più fragile nell'affrontarlo.
Ma in realtà chi sostiene "Via Dilma" è una parte ampiamente maggioritaria della classe operaia, della classe lavoratrice, e l'impressionante maggioranza della popolazione. Anche se nelle strade contro o a favore del governo erano principalmente settori della classe media (gli eventi organizzati dal Mbl e Vem Pra Rua come settori del Pt) non lasciamoci ingannare: la classe operaia ha rotto col governo e col Pt, ed è furiosa e pronta a mobilitarsi.
Così come dimostrato dagli operai della General Motors, della Embraer e dagli innumerevoli altri scioperi in corso contro il governo.
“Via tutti e elezioni generali subito”, questa è la proposta della Csp-Conlutas (il più grande sindacato di base del Brasile): il Paese sarebbe paralizzato da uno sciopero generale se non fosse per il supporto delle burocrazie sindacali al Pt, e se non fosse per settori della sinistra come il Psol e l'Mtst che chiamano a partecipare ad atti come "Salviamo Dilma", dicendo che far cadere questo governo prima del 2018 sarebbe un colpo di Stato.
Il Pstu, gridando “Via tutti”, si basa sulla necessità della classe operaia di rompere con questo governo di collaborazione di classe, e allo stesso modo di rompere con le altre alternative borghesi come Aécio, Temer, Cunha e questo parlamento. Questa parola d'ordine è espressione della coscienza della classe lavoratrice e della maggioranza della popolazione, che ormai da molti anni, mira a raggiungere tale scopo e questo si scontra con la politica di quasi tutte le organizzazioni della sinistra.
Questa è l'unica politica per combattere l'imperialismo e la borghesia, rappresentati dai due blocchi in parlamento: il governo e il Psdb-Pmdb. La classe operaia oggi è contro entrambi.
Alcuni settori della sinistra sostengono che, fintanto che non ci sarà una alternativa di massa a sinistra, o soviet, in grado di sostituire questo governo, non si può proporre un suo rovesciamento, anche se la stragrande maggioranza della classe operaia e del proletariato sono invece favorevoli in tal senso. Per queste organizzazioni, il compito dei rivoluzionari, sarebbe quello di mantenere un governo borghese di collaborazione di classe, contro la maggioranza della classe operaia.
Questo modo di vedere è senza dubbio profondamente controrivoluzionario.
Prima di tutto perché implica tenere una politica di paralisi della classe in lotta contro il governo e in seconda battuta significa infondere una ingiustificata paura dicendo alle masse che il loro compito è quello di difendersi da un colpo di Stato inesistente. Significa non soltanto capitolare a uno dei due schieramenti borghesi, il governo filo imperialista e pro banchieri del Pt, ma agire per far arretrare la coscienza e la disponibilità alla lotta della classe operaia, ostacolando la costruzione di un'alternativa di sinistra che può essere realizzata solamente all'interno delle mobilitazioni e sulla base delle esigenze percepite dalle masse.
Porsi alla coda del blocco borghese al potere è, agli occhi delle masse, come confondersi con un governo che ha compiuto un tremendo inganno elettorale, un governo corrotto, odiato e che attacca i diritti dei lavoratori per difendere speculatori, banchieri e proprietari terrieri.
Il Pstu non difende l'impeachment come mezzo per rimuovere Dilma perché sarebbe una misura inutile, dal momento che il parlamento passando di mano a Temer, cambierebbe "sei per mezza dozzina", cioè non cambierebbe nulla. Inoltre,questo parlamento nazionale non è assolutamente legittimato a nominare  un presidente non eletto e ripudiato quanto Dilma. Ma, in nessun modo difenderemo la parola d'ordine"Salviamo Dilma". Noi riaffermiamo “Via Dilma e Temer, Elezioni generali subito!”. Per un governo socialista dei lavoratori, costituito da consigli popolari! Riaffermiamo la necessità di uno sciopero generale!
La classe lavoratrice non si trova di fronte all'imminenza di una sconfitta o di una svolta a destra. La classe sta avanzando contro il governo e le altre alternative borghesi.
Il Brasile può intraprendere la stessa strada dell'Argentina nel 2001. Il compito della sinistra vera, è quello di sviluppare una politica di classe, di mobilitazione contro i due campi della borghesia e smetterla di diffondere analisi sbagliate e una politica ingannatrice.
 
(traduzione di Max Dancelli)
 
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