Una crisi di governo nel "pollaio della democrazia borghese"
domenica 25 maggio 2008

Aggiornamento

Una crisi di governo nel "pollaio della democrazia borghese"

 

Mentre il giornale stava andando in stampa, le vicende famigliari di Mastella hanno scatenato la crisi di governo. Trovate qui sotto una breve nota di aggiornamento, tratta dalla dichiarazione del Comitato Centrale del PdAC (potete leggere la dichiarazione completa sul sito www.alternativacomunista.org). Ci scusiamo con i lettori per eventuali incongruenze negli articoli, dovute al fatto che la gran parte degli stessi sono stati scritti prima della caduta del governo.

 

La redazione

 

 

Tra sputi, schiaffi e corruzione, il governo Prodi è caduto, in mancanza dei voti di vari gruppi dell'Unione (Mastella, Dini) e col voto contrario del senatore di Sinistra Critica che si è infine deciso, dopo due anni di sostegno altalenante al governo, a non garantire la fiducia: certo stavolta (a differenza di altre), visto lo scarto di voti, la scelta di Turigliatto era ininfluente sulle sorti del governo: ma è stata comunque una scelta giusta e lodevole, anche se tardiva. I partiti borghesi e i quattro partiti socialdemocratici della "cosa rossa", tutti divisi al loro interno e in scontro tra loro, stanno in queste ore cercando una soluzione che faccia ricadere i costi della crisi ancora una volta sui lavoratori.

In prima fila in questo sforzo è il gruppo dirigente di Rifondazione Comunista che, davanti al palese fallimento dei suoi presunti tentativi di "condizionare" il governo della borghesia, non solo non cambia strada ma persiste e rilancia, fino a dichiararsi disponibile a sostenere insieme a Berlusconi un cosiddetto "governo di transizione" che porti a nuove elezioni in cui la socialdemocrazia unita, alleata col Pd di Veltroni, spera di avere qualche possibilità di vincere per tornare al governo insieme alla borghesia e contro i lavoratori. Anche stavolta tutto ciò viene fatto in nome di una "grande svolta riformatrice", come quella finita tra gli sputi dei senatori.

Varie sono le ipotesi in campo: un governo tecnico o istituzionale per formulare una nuova e ancor più truffaldina legge elettorale; nuove elezioni entro pochi mesi. Sicuro è invece che al parlamento si addice oggi più che mai la definizione coniata da Rosa Luxemburg di "pollaio della democrazia borghese".

Nessuna di queste conclusioni è vantaggiosa per i lavoratori. Un governo di transizione proseguirebbe in queste politiche e servirebbe solo per approntare nuovi meccanismi elettorali per garantire al prossimo governo borghese una più solida base parlamentare per evitare incidenti di percorso e potersi concentrare meglio nel suo lavoro anti-operaio. Nuove elezioni porterebbero alla vittoria di uno dei due poli dell'alternanza borghese e alla costituzione di un esecutivo che, a prescindere da chi lo diriga, raccoglierebbe il "testimone" da Prodi e svilupperebbe le politiche richieste dalla Confindustria per far pagare la crisi economica del capitalismo ai lavoratori.

Il baricentro della lotta di classe è fuori dal parlamento e dai suoi scontri interni, è nello sviluppo delle mobilitazioni dei lavoratori. Quanto alle elezioni, quasi sicuramente anticipate (o alla prossima primavera o, nel caso di governi di transizione, a quella successiva), costituiranno, in questo quadro, un momento secondario ma comunque possibile di battaglia dei comunisti. Come PdAC siamo disponibili, nell'autonomia del nostro progetto rivoluzionario complessivo, alla costituzione di blocchi elettorali con tutte le forze che si collocheranno strategicamente fuori dai due poli dell'alternanza borghese e saranno pronte a costruire una ferma e reale opposizione di classe alla borghesia nei luoghi di lavoro, nelle piazze e anche in parlamento.

 

25 gennaio 2008