Attaccato nuovamente il diritto di sciopero in Alitalia
luned́ 25 novembre 2019
Attaccato nuovamente il diritto di sciopero in Alitalia
Non sarà la repressione
a fermare la lotta!
Intervista a Daniele Cofani
 
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La lotta in Alitalia non si è mai fermata, e ora, mentre stava per riprendere il volo con uno sciopero di 24 ore, previsto per il 25 novembre, il governo Pd-M5s (sostenuto anche da Leu e Sinistra italiana) è intervenuto a gamba tesa imponendone la riduzione a sole 4 ore. Lo sciopero in questione era stato promosso dal sindacalismo di base, a cui avevano aderito anche associazioni del personale di volo e dei piloti. Ne parliamo con Daniele Cofani, operaio Alitalia, militante della Cub Trasporti e del Partito di Alternativa Comunista.
Daniele, riassumici brevemente lo stato dell’arte in Alitalia, dal punto di vista di voi lavoratori, a due anni e mezzo dallo storico referendum che aveva visto vincere il NO proprio su proposta della Cub Trasporti e AirCrew Committee. Sono cambiati i governi, ma per i lavoratori di Alitalia nulla è cambiato, giusto?
Sì, dici bene: il cambio di colore dei vari governi non ha portato nulla di buono per i lavoratori Alitalia, per giunta proprio le elezioni del marzo 2018 misero un freno alla lotta, a causa dell’enorme fiducia che molti colleghi avevano riposto nei riguardi del M5s. Dopo la grande vittoria nel referendum del 2017, ci siamo dovuti subire prima il livore della sconfitta del Ministro Pd Calenda, subito seguito dal pentastellato Di Maio, il quale, tra la propaganda pre-elettorale e quella governativa, ha fatto indigestione di promesse puntualmente evase o da lui stesso smentite. Oggi ci troviamo un’amministrazione straordinaria ereditata dai precedenti governi Pd e giallo-verde, alla quale non è mai stato dato il mandato per rilanciare Alitalia: il suo unico scopo continua ad essere la vendita della compagnia al primo offerente; motivo per cui non è stata adottata, da parte dei commissari, nessuna politica di ristrutturazione dei sovraccosti operativi (trovandoci, ancora oggi, a macinare perdite operative milionarie con il conseguente prosciugamento della cassa.) Ora, superata la settima proroga, utile per presentare un’offerta di acquisto di Alitalia, ci troviamo con il governo totalmente in balia dei ricatti dalle varie compagini private che, totalmente disinteressate al futuro di Alitalia, vorrebbero utilizzare l’eventuale salvataggio della compagnia di bandiera per assicurarsi partite di giro. Parliamo di Delta e Lufthansa, che vorrebbero accaparrarsi la gestione del ricco mercato del trasporto aereo italiano in cambio di eventuali accordi commerciali o qualche misero investimento, e di Atlantia, che vorrebbe mantenere i lauti guadagni delle concessioni autostradali ed aeroportuali in cambio di una momentanea partecipazione azionaria nella nuova Alitalia. Inoltre, nulla è cambiato neanche nei metodi di attacco al diritto di sciopero che continuiamo a subire, con lineare continuità, a ogni cambio di governo.   
 
Esatto! Spiegaci infatti cosa è accaduto con il governo in relazione allo sciopero del 25 novembre e raccontaci come era nata questa giornata di mobilitazione e quali sindacati e associazioni lo stavano sostenendo ed organizzando.
Di fatto con lo sciopero del 25 novembre si stava cercando di dare seguito a quel percorso di lotta con cui alcune delle organizzazioni sindacali che avevano sostenuto il No al referendum stanno tentando di organizzare iniziative comuni su parole d’ordine essenziali come: no al ridimensionamento della flotta, no allo “spezzatino”, no ad esuberi e tagli ecc, rivendicando la nazionalizzazione come unica alternativa e soluzione alla vendita di Alitalia. Tale percorso è iniziato con la condivisione da parte della Cub Trasporti, AirCrew Committee ed Usb, di date comuni di sciopero: la prima il 25 ottobre e di seguito il 25 novembre (a cui aveva aderito anche una nuova associazione di piloti, NavAid, fatto di grande importanza anche per il proseguo della lotta nei prossimi mesi) per tentare di ridare voce alle migliaia di lavoratori Alitalia ammutoliti dall’immobilismo sindacale di fronte agli evidenti piani di smantellamento che si prospettano all’orizzonte. Entrambi gli scioperi sono stati anticipati da assemblee e, per lo sciopero di ottobre, da un cospicuo volantinaggio in tutti i settori dell’aeroporto.
La scorsa settimana ci siamo di nuovo ritrovati a subire un pesante attacco al diritto di sciopero. Dico ritrovati perché è la terza volta, dal 2017, che ci viene impedito di scioperare all’interno delle già limitative regole della legge 146, che regolamenta gli scioperi nei servizi essenziali. Il primo attacco lo subimmo dal Ministro Pd Del Rio proprio a cavallo delle giornate del referendum del 2017, in cui ci ordinò la revoca di uno sciopero di 24 ore; poi fu la volta del Ministro M5s Toninelli che ci ridusse, nell’estate del 2019, uno sciopero da 24 a 4 ore; per arrivare a oggi, con la Ministra Pd De Micheli, che, nel raccontarci che in Italia, in autunno, ci sono disagi a causa della pioggia (!), ci ha ridotto lo sciopero del 25 novembre da 24 a 4 ore.
Anche oggi, come facemmo con Toninelli, non abbiamo accettato l’imposizione del Mit e dopo esserci confrontati con la nostra base e le altre organizzazioni, abbiamo deciso di revocare e posticipare lo sciopero di 24 ore più avanti. Chiaramente, sia revocare che accettare la riduzione delle ore di sciopero vanno considerate come delle momentanee sconfitte per noi lavoratori; ma la cosa importante è stata condividere la scelta con la propria base a cui poi si chiede sostegno e partecipazione, nell’attesa che si creino le giuste condizioni per riuscire ad abbattere i recinti della legge antisciopero: nel momento in cui avverrà, gli irresponsabili non saranno i lavoratori ma solo coloro che continuano a restringere gli spazi di libertà e democrazia. Per parlare meglio della legge antisciopero (legge 146) sarà necessaria un’altra intervista...
 
Qual è stato l’atteggiamento delle burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil in relazione a questo sciopero?
Come si suol dire, gli amici si palesano sempre nel momento del bisogno: peccato che gli amici delle burocrazie sindacali non coincidono mai con quelli della classe lavoratrice. Insomma, dopo il cambio di colore del governo, abbiamo assistito a mesi di silenzio ed immobilismo da parte dei grandi apparati confederali, nonostante fosse evidente a tutti il piano inclinato su cui poggiavano la flotta Alitalia e i suoi lavoratori. Immobilismo improvvisamente cessato nel momento in cui i lavoratori Alitalia hanno iniziato di nuovo a rispondere alla chiamata alla mobilitazione da parte di quelle organizzazioni di base, Cub trasporti ed Acc in testa, che nel 2017 diressero i grandi scioperi e il Comitato elettorale del No nel famoso referendum.
È stata proprio la crescente partecipazione dei lavoratori Alitalia nelle varie iniziative, da ottobre ad oggi, a mettere in allarme il governo e le direzioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Obiettivamente una partecipazione ancora insufficiente per ribaltare i rapporti di forza, ma che comunque nella giornata di sciopero del 25 ottobre ha costretto Alitalia a cancellare centinaia di voli con molti disagi e ritardi. Giustamente mi chiedi qual è stato il loro atteggiamento in relazione a questo sciopero. Bene, mentre il 19 novembre eravamo più di 100 operai in un'assemblea indetta da Usb, è arrivata nelle varie chat l’indizione di Cgil, Cisl, Uil, Ugl per uno sciopero di 24 ore per il 13 dicembre, chiaramente in contrapposizione al nostro, con il principale scopo di dividere i lavoratori in un momento cruciale della lotta. Non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima, però vi dico, dal canto nostro, che noi avremmo scioperato anche il 13, con le nostre posizioni, insieme ai colleghi iscritti con i confederali, e lo faremo ancora di più ora dopo l’attacco al nostro sciopero da parte del governo. Vedremo poi se le direzioni di Cgil, Cisl, Uil e Ugl manterranno in piedi la sciopero del 13 dicembre.  
 
Lo slogan della Cub Trasporti è sempre stato “Nazionalizzazione unica soluzione”. Pensate ancora che la nazionalizzazione sia l’unica risposta alla crisi di Alitalia?
Certo, senza dubbio, anzi mentre qualche anno fa eravamo considerati dei folli utopisti, oggi sono in molti in Alitalia - probabilmente la maggioranza tra i lavoratori - a sostenere che l’unica soluzione per salvare e rilanciare Alitalia sia appunto la nazionalizzazione.
Alitalia credo sia l’esempio per eccellenza del fallimento delle privatizzazioni, inoltre la sua storia recente ha messo chiaramente in evidenza la collusione tra governi borghesi e padroni: senza nessuno scrupolo hanno portato per ben due volte in bancarotta la compagnia di bandiera a carico della collettività, infierendo sulla carne viva di migliaia di lavoratori con licenziamenti e tagli draconiani a salari e diritti. Nonostante tutto ciò, ci vorrebbero propinare ancora l’ennesima cordata, con personaggi impresentabili e con compagnie aeree concorrenti che, come successo nelle esperienze precedenti, verrebbero solo a portarsi via gli ultimi gioielli di Alitalia con i suoi 21 milioni di passeggeri.
Oggi, più che mai, per Alitalia la nazionalizzazione è l’unica alternativa possibile alle barbarie a cui abbiamo assistito dalla sua privatizzazione. Ottenerla con la lotta sarebbe una vittoria importante per salvare Alitalia da ulteriori speculazioni private, e i lavoratori da altri licenziamenti. Tutto questo va inserito ovviamente in un percorso di rivendicazioni più generali: sappiamo che ogni conquista è sempre parziale nel capitalismo (cercano di riprendersi sempre quello che ti hanno concesso!). Per questo come partito rivendichiamo la nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori, con l’obiettivo di creare l’unica società possibile senza oppressioni e sfruttamento: una società socialista.