Ecuador Settimo e ottavo giorno di mobilitazione e sciopero nazionale
luned́ 21 ottobre 2019

Ecuador Settimo e ottavo giorno

di mobilitazione e sciopero nazionale

 

 

Mas

(sezione della Lit- Quarta Internazionale in Ecuador)

 

 

 

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In questi giorni abbiamo assistito a grandi mobilitazioni, repressione e lutto nazionale per i combattenti uccisi dal governo Moreno.
I protagonisti, senza dubbio, sono stati le sorelle e i fratelli del movimento indigeno con la sua potente organizzazione Conaie [Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador,
ndt] , ma si sono anche risvegliati i giovani, gli studenti e la generazione del ‘90 di Quito, Cuenca e Guayaquil, che hanno affrontato coraggiosamente la brutale repressione dell'esercito e della polizia.
Il settimo giorno, il 9 ottobre, hanno avuto luogo «lo sciopero, la mobilitazione e la rivolta popolare». Dalle prime ore del mattino la Conaie, insieme alle organizzazioni popolari, ha decretato la zona della Casa della cultura ecuadoriana e il parco El Arbolito come «territori delle comunità indigene». Hanno anche chiesto la libertà per i detenuti e l’allontanamento della ministra di governo, María Paula Romo, e del ministro della difesa, Oswaldo Jarrín, per la brutale violenza esercitata dalla polizia nazionale.
Successivamente, si sono svolte marce di massa nella maggior parte delle città. Decine di migliaia di indigeni hanno occupato le piazze delle città della Regione Sierra e Oriente, compresi i governatorati di Napo, Bolívar, Tungurahua, Chimborazo, Pastaza, Morona Santiago ed El Cañar.
Nel corso degli eventi, sono emersi leader combattivi come Leónidas Iza, presidente del movimento indigeno e contadino di Cotopaxi (Micc), che ritiene responsabili i precedenti governi, di Lenin Moreno e di Rafael Correa, che hanno ripreso il rapporto con il Fmi, di essere la causa della crisi che colpisce i più poveri in Ecuador. Così pure ha risposto alle dichiarazioni razziste del leader della borghesia di Guayaquil, l'ex sindaco Jaime Nebot, dicendo: «Resteremo nelle brughiere, prendendoci cura dell'acqua e dei nostri territori, ma gli diciamo che non sarà mai presidente». Inoltre, Nayra Chalán, vicepresidente di Ecuarunari [Confederazione Kichwa dell’Ecuador,
ndt], ha lanciato un appello per continuare il blocco e per rimanere nelle strade.
La forza che la Conaie ha impresso alla mobilitazione e all’agitazione nazionale è stata decisiva, la produzione di petrolio, secondo
El Universo, è diminuita del 58,8% in otto giorni di mobilitazioni. I prodotti sono sempre più scarsi e i prezzi degli alimenti sono in aumento.
Inoltre, il governo ha imposto in tutto il Paese il decreto dell'aumento di 10 centesimi dei biglietti del trasporto pubblico. Questa situazione sta raccogliendo il malcontento nei quartieri popolari, l'irregolarità del servizio di trasporto rende inoltre difficile lo spostamento dai quartieri periferici alla parte centro-settentrionale della città, epicentro della lotta.
Ecco perché il governo, a causa della sua debolezza e della strategia di logoramento, ha represso duramente i manifestanti, persino uccidendo leader della base indigena come Inocencio Tucumbi che è stato assassinato dai calci del cavallo di un poliziotto, José Chaluisa e Otto Marco, giovani che sono stati gettati dalla polizia da un ponte alto più di 5 metri, Raúl Chilpe che è stato investito durante una giornata di blocco dei mezzi. Come se ciò non bastasse, secondo le istituzioni sanitarie, sono arrestate 1070 persone, 855 ferite e decine di persone scomparse, e il numero di vittime del governo criminale è in aumento.
Il giorno successivo al «mercoledì nero», il 10 ottobre, l'ottavo giorno del blocco, il movimento indigeno riunito nell’Assemblea popolare nel salone della Casa della cultura ecuadoriana ha vegliato i suoi morti, che erano in testa ad una marcia funebre intorno all'Assemblea nazionale, le bare sono state scortate da 6 poliziotti, simbolo dell'apparato statale che uccide gli indigeni che coltivano i prodotti che alimentano la città. Rapidamente, la stampa ha provato a dimostrare che i poliziotti erano stati sequestrati e che anche diversi giornalisti avevano subito lo stesso trattamento, per cui l'Assemblea popolare ha permesso ai presunti «sequestrati» di raccontare la loro situazione molto diversa da ciò che i
media avevano riportato. Dopo questo, i media hanno cercato di incolparli dell’aggressione a Freddy Paredes, giornalista di Teleamazonas, avvenuta durante l’attacco fuori della Casa della cultura.
In breve, la Conaie ha imposto la sua parola d’ordine: «Questo non si ferma fino a quando il Fmi non lascia l'Ecuador».
Da parte loro, i
media, ancora più spudoratamente, ripetono il discorso ingannevole di Moreno, ma soprattutto nascondono la brutale violenza del governo e cercano di confondere l'opinione pubblica, riducendo e squalificando la mobilitazione popolare ad atti di «vandalismo» e di «violenza». Il grado di menzogna è tale che si fa disinformazione in ogni momento, al punto che è stato detto che gli omicidi dei 2 leader del movimento indigeno sono stati incidenti causati da loro stessi. Questo discorso menzognero si è diffuso a livello internazionale attraverso le reti di informazione. Tuttavia, come hanno detto i fratelli indigeni, la vera violenza, quella provocatoria, è quella che vuole imporci la fame attraverso le misure economiche del Fmi che impoveriscono il popolo.
In risposta, i
media alternativi stanno giocando un ruolo importante e coraggioso, molti giornalisti popolari vengono picchiati. Una cosa che dobbiamo sottolineare è la grande solidarietà del popolo di Quito nei confronti dei fratelli indigeni, centinaia di giovani volontari vanno nelle università per consegnare donazioni o collaborare alla distribuzione e preparazione delle stesse [donazioni, ndt], anche i quartieri popolari hanno costituito il loro contingente.
Oggi, più che mai, è necessario rafforzare l'autodifesa nell'assemblea popolare indigena di Quito, ma in più chiedere immediatamente la formazione del Parlamento popolare per coordinare settori più popolari nella lotta per la sconfitta del
paquetazo.

 

(traduzione di Laura Sguazzabia)