Nuovo sciopero generale a Hong Kong
sabato 14 settembre 2019
Nuovo sciopero generale a Hong Kong
 
di Alejandro Iturbe


Dopo tre mesi di lotta continua dei giovani, dei lavoratori e del popolo di Hong Kong, un nuovo sciopero generale è stato realizzato sul territorio, questa volta di 48 ore.

Lo sciopero è stato convocato dalla Hkctu (Confederazione sindacale di Hong Kong)(1) e dalle organizzazioni studentesche e giovanili che avanzano le rivendicazioni democratiche che hanno generato questo processo di lotta.(2)

Sono stati giorni intensi che hanno riproposto le caratteristiche combattive e attive dello sciopero precedente del 5 agosto. È stato preceduto da azioni di blocco dell'aeroporto della città che, insieme all'adesione del personale del trasporto aereo, hanno causato la cancellazione di un gran numero di voli.(3)

C'erano anche picchetti sull'Mtr (metropolitana) che hanno ostacolato i servizi che circolavano con pochi passeggeri rispetto alle solite folle che li usano.(4) La linea per l'aeroporto è stata cancellata durante gran parte dello sciopero. L'adesione dei lavoratori del settore bancario è stata consistente, con picchetti che attraversavano gli edifici.

Ancora una volta, gli studenti delle scuole secondarie e universitarie (nonostante il fatto che le università siano chiuse per vacanza) che hanno compiuto atti e manifestazioni di massa e hanno invocato uno sciopero generale nel settore dell'istruzione dalla data di riavvio delle lezioni,(5) hanno avuto un ruolo di primo piano. La polizia di Hong Kong ha represso duramente alcune di queste manifestazioni, addirittura è entrata in diverse università e ha compiuto decine di arresti.

Le nuove giornate di lotta dimostrano che, così come abbiamo segnalato nel nostro precedente articolo, la minaccia intimidatoria del regime di Pechino attraverso l’insediamento di truppe e armamenti nell'area di confine con il territorio non ha spaventato il popolo di Hong Kong. Al contrario, lo hanno portato a rafforzare la sua lotta.(6)

Questo processo ha logorato a fondo la governatrice Carrie Lam, le cui dimissioni sono state richieste da gran parte dei manifestanti, poiché non riesce a sconfiggere o controllare il processo di lotta. In effetti, ha perso il controllo del territorio. Questa situazione l'ha portata ad affermare che «è scoraggiata e disposta a rinunciare» ma non lo fa perché «non c'è nessun successore in vista».(7)

Come abbiamo già sottolineato in altri articoli, come riflesso della crisi politica, questa «mancanza di controllo» ha prodotto un forte danno alle imprese locali e anche della Cina continentale, come notato dal giornale specializzato Wall Street Journal.(8) In questo contesto, i settori più concentrati della borghesia di Hong Kong, come Li Ka-shing, l'uomo d'affari più ricco del territorio, chiedono «la fine delle proteste perché i profitti iniziano a calare».(9)

I media imperialisti dedicano molto spazio alla situazione e riportano la posizione dei loro governi (fanno finta di sostenere le rivendicazioni democratiche e, allo stesso tempo, impediscono lo straripamento della lotta) chiedono disperatamente la «nonviolenza» e il non intervento militare dell’esercito cinese nel territorio.(10)

Da parte sua, il regime di Pechino sta affrontando una contraddizione sempre più acuta. Prosegue ancora sul terreno della minaccia e dell'intimidazione, come espresso dalle dichiarazioni dei suoi funzionari e ambasciatori all'estero.(11) Tuttavia, è chiaro che dubita molto di compiere il passo dell'intervento militare diretto, a causa delle conseguenze imprevedibili che potrebbe avere in campo politico ed economico a livello nazionale e internazionale.

Ma se rimane solo nella minaccia e nell'intimidazione e, come finora, senza risultati, trasmette un'immagine di debolezza che, da Hong Kong, potrebbe iniziare a diffondersi nella Cina continentale e «accendere altri fuochi» sui lavoratori e sulle masse cinesi insieme. Ciò è ancor più intollerabile per un regime dittatoriale.

Pertanto, ribadiamo ciò che abbiamo sottolineato nel nostro ultimo articolo: «Entrambi i processi (l'avanzamento della lotta democratica a Hong Kong e le sue conseguenze nel campo economico locale e in quello della Cina continentale) possono agire come una «morsa» che si chiude e spinge [il regime] a decidere per una repressione diretta. Data la sua natura dittatoriale e repressiva, l'ingresso delle truppe cinesi è una possibilità reale e praticabile.

I giovani, i lavoratori e l'intera popolazione di Hong Kong hanno mostrato la loro disponibilità a lottare e la loro combattività e, quindi, la loro volontà di esercitare una forte resistenza in questo caso. Ma c'è un rischio che si ripeta (a un livello più ampio) un massacro come quello che il regime ha compiuto nel massacro di Piazza Tiananmen nel 1989.

Riteniamo che sia essenziale prepararsi a tale possibilità. A questo proposito, nell'ambito del nostro pieno sostegno a questa lotta, vogliamo ribadire due considerazioni. La prima è una falsa illusione di pensare che i Paesi imperialisti e i loro governi saranno alleati in questa lotta. Hanno già iniziato a criticare «la violenza» dei manifestanti e, come abbiamo visto, sono solo preoccupati per la prosecuzione dei loro affari. La realtà è che, al di là delle loro dichiarazioni «democratiche», sono stati e sono alleati della dittatura cinese. Non abbiamo neanche fiducia nella borghesia di Hong Kong ...

L'unica vera solidarietà verrà dai lavoratori e dai popoli del mondo. Che tutte le centrali sindacali, le organizzazioni sociali e popolari e le organizzazioni per i diritti umani ripudino questa minaccia del regime di Pechino e, se questa si concretizzerà, nella misura del possibile, adottino misure concrete contro tale regime e le richiedano ai loro governi. Un esempio di questa solidarietà è stata la risoluzione approvata dalla Csp-Conlutas del Brasile. È stato fatto anche dalla centrale francese Solidaires e dalla Rete sindacale di solidarietà e lotta di cui entrambe fanno parte.

La seconda considerazioneè che l'estensione di questa lotta a tutta la Cina e ai lavoratori del continente è diventata un compito importante nello sviluppo dell'eroico combattimento che il popolo di Hong Kong sta affrontando. Il compito unificante è abbattere il regime dittatoriale di Pechino.

Da parte nostra, come Lit-CI ribadiamo il nostro sostegno alla lotta dei giovani, dei lavoratori e di tutto il popolo di Hong Kong, respingiamo le minacce militari del regime di Pechino e chiediamo una grande campagna internazionale di solidarietà e sostegno a quella lotta.


note

(1) http://it.hkctu.org.hk/content/mass-strike-against-tyranny-call-workers-strike-29-39

(2) https://litci.org/es/menu/mundo/asia/hong-kong/hong-kong-proceso-movilizacion-democratica-no-se-detiene/

(3) https://internacional.estadao.com.br/noticias/geral,manifestantes-bloiam-aeroporto-de-hong-kong-neste-domingo-e-quarenta-pessoas-sao-presas.70002991977 e https: / /www.youtube.com/watch?v=v0Zrhfdqvbw

(4) http://www.hurriyetdailynews.com/hong-kong-protesters-target-trains-urge-general-strike-146230

(5) https://www.youtube.com/watch?v=ki6kXkXq4ZA

(6) https://litci.org/es/menu/mundo/asia/hong-kong/pueblo-hong-kong-no-se-intimida-frente-la-amenaza-militar-beijing/

(7) https://www.nytimes.com/2019/09/03/world/asia/hong-kong-protests-carrie-lam.html?te=1&nl=boletin&emc=edit_bn_20190904?campaign_id=42&instance_id=12105&segment_id=16709&user_id = 00d43cf2b74587eee8cd749aa535ec7f & regi_id = 7524510220190904

(8) https://www.wsj.com/video/how-turmoil-in-hong-kong-could-hurt-china/

(9) https://thenewdaily.com.au/news/world/2019/08/20/hong-kong-protests-billionaires/?fbclid=IwAR0yo9s99UjzYZHuNxsgXM8Y-_vebtXAb-mZ0KC6CO9-d7n2RZ

(10) https://elpais.com/elpais/2019/09/01/opinion/1567353564_416830.html

(11) https://www.clarin.com/mundo/embajador-china-situacion-incontrolable-hong-kong-vamos-quedarnos-brazos-cruzados-_0_TReemU558.html


[traduzione dallo spagnolo di Laura Sguazzabia, dal sito della Lit-Quarta Internazionale

www.litci.org]