Conte bis: arriva un altro governo anti-operaio
giovedý 29 agosto 2019
Conte bis:
arriva un altro governo anti-operaio
(con la benedizione della grande borghesia, 
della Ue, dei vescovi e... di Rifondazione)
 
 
 
 
di Francesco Ricci
 
 
 
 
 
conte_bis
Nasce il governo Conte bis (salvo sorprese dei prossimi giorni), sostenuto da Pd, Movimento 5 Stelle, Leu di Grasso e Bersani, Si di Fratoianni (e, senza voti in parlamento, da Rifondazione Comunista).
E' un governo che ha l'approvazione dei settori centrali della grande borghesia italiana, con tutti i suoi mezzi di informazione; dell'Unione Europea e dell'imperialismo europeo; e persino di Trump. Un governo che già prima di nascere è stato battezzato dalle borse e benedetto dal Papa, da vescovi e cardinali.
In altre parole non è solo un nuovo governo borghese (come tutti i governi nel capitalismo, a prescindere dai partiti che lo compongono) ma è un governo fortemente voluto dalle classi dominanti.
 
Le cause superficiali della crisi di governo
Tutti i mezzi di informazione borghesi - ma anche le analisi di certi presunti "comunisti" e persino quelle di altrettanto presunti "rivoluzionari" - ci hanno fornito in questi giorni una spiegazione superficiale della crisi del precedente governo Conte-Salvini-Di Maio, ignorando gli aspetti profondi e reali. 
Questi motivi superficiali sono: 1) il tentativo di Salvini (dato a inizi agosto in ulteriore vertiginosa crescita nei sondaggi) di approfittare dei necessariamente brevi tempi della crisi (per la Finanziaria da approvare) per cercare di arrivare rapidamente all'incasso in nuove elezioni, conquistando (in alleanza con altri partiti di destra) una maggioranza assoluta dei seggi; 2) l'assicurazione inizialmente data a Salvini dal segretario del Pd, Zingaretti, di volere nuove elezioni, per riprendere il controllo dei gruppi parlamentari del Pd (ora in mano alla minoranza della direzione guidata dall'ex premier Renzi); 3) la mossa a sorpresa di Renzi che, per non perdere il controllo dei gruppi parlamentari nel pieno della gestazione di un suo nuovo partito, ha aperto a un governo del Pd coi 5 Stelle; 4) l'apertura di Grillo e di altri settori dei 5 Stelle a questa ipotesi di nuovo governo, per non perdere gli attuali numeri parlamentari, destinati secondo i sondaggi a essere più che dimezzati in caso di nuove elezioni; 5) la convenienza, trasversale ai vari partiti, di molti parlamentari che in caso di elezioni avrebbero perso la poltrona; 6) l'interesse convergente dei settori diretti da Renzi (e a questo punto anche da altri settori del Pd, inclusa l'attuale maggioranza) di ritardare la spaccatura del Pd, ciascuno convinto di poter meglio giocarsi le carte se avverrà più in là: in caso di elezioni precipitate, infatti, la rottura sarebbe stata immediata, e il nuovo partito di Renzi è accreditato al momento di numeri molto bassi (6-7%), al contempo il Pd di Zingaretti sarebbe stato ridotto a numeri di poco superiori; 7) l'interesse del Pd a determinare, insieme ai 5 Stelle, l'elezione del prossimo presidente della Repubblica (2022).
 
Le cause profonde della crisi e della nascita del nuovo governo
Tutte le cause superficiali che abbiamo riassunto, nel complicato intreccio degli scontri interni a ciascun partito (e in particolare al Pd e ai 5 Stelle), hanno certamente contribuito a produrre i continui colpi di scena, a distanza di poche ore uno dall'altro, che hanno caratterizzato questa crisi e si sono conclusi con un clamoroso autogol di Salvini (i cui goffi tentativi di retromarcia, con l'offerta a Di Maio della presidenza di un rinnovato governo insieme, sono risultati tardivi). Ma limitarsi a questa analisi superficiale, "politicista", impedisce di capire cosa si muove più in profondità, a livello di classi sociali e cioè a livello di lotta tra le classi e all'interno delle classi (tra settori di classe).
In primo luogo bisogna avere chiaro che i settori principali della grande borghesia italiana, competitore e socio minore delle principali borghesie della Ue (Germania e Francia), hanno come loro principale riferimento politico il Pd (un partito compiutamente borghese che solo chi non usa il metro di classe del marxismo può definire partito "di sinistra"). E' su governi a guida Pd che la grande borghesia ha puntato negli ultimi decenni, mal tollerando le parentesi di governo guidate dal centrodestra (i governi Berlusconi, ora il governo egemonizzato dalla nuova Lega di Salvini). La grande borghesia domina l'economia del Paese ma, specie in una situazione di "democrazia" parlamentare, non sempre è in grado di scegliersi il governo che preferisce. Si trova a volte a dover accettare un governo che, pur tutelando i suoi interessi di fondo, ritiene meno affidabile, meno controllabile in determinate scelte.
Così come Berlusconi era considerato inaffidabile dai settori maggioritari della grande borghesia (che infine è riuscita a liberarsene), perché tutelava in particolare gli interessi del suo gruppo economico invece e talvolta in contrasto con gli interessi dei settori principali rappresentati dalle grandi famiglie del capitalismo italiano; così pure il governo Movimento 5 Stelle e Lega, espressione di un blocco sociale reazionario in costituzione formato da settori di media e piccola-borghesia, è stato fin dall'inizio mal sopportato dalla grande borghesia che non a caso, pur cercando di indirizzarlo (facendo cambiare ad esempio dal "notaio" delle grandi famiglie, Mattarella, il ministro dell'economia con uno più affine), lo ha osteggiato. Le inchieste sul "Russia-gate" e gli altri scandali fatti esplodere dalla stampa borghese avevano il compito di tenere sotto pressione il governo e di preparare un ricambio che includesse quello che, ripetiamolo, continua a essere il principale partito fiduciario della grande borghesia, cioè il Pd.
Per i motivi accidentali e superficiali sopra descritti, il tentativo fallimentare di Salvini ha aperto lo spazio per cambiare il governo e sostituire ai parvenu piccolo-borghesi, alla loro incapacità, al loro tentativo di rappresentare gli interessi della media e piccola-borghesia, un personale politico meglio selezionato che possa affrontare la imminente nuova recessione mondiale meglio garantendo le politiche economiche che la grande borghesia italiana ed europea desidera.
 
Cosa succederà adesso
Il nuovo governo Conte bis, di provata fedeltà all'Ue e all'euro (fedeltà garantita da Conte nel discorso in aula), di più diretta emanazione borghese, infarcito di un personale politico meno raccogliticcio di quello della Lega, cercherà di imporre a partire dall'autunno nuove politiche di sacrificio che meglio rispondano alle necessità delle classi dominanti. Non è detto che riesca a finire la legislatura, anche se è questa la missione che la borghesia gli affida. A ostacolarlo (in assenza di uno sviluppo della lotta di classe) c'è la crisi economica che trascina con sé inevitabilmente, in tutta questa fase storica, una grande instabilità dei governi e persino dei regimi istituzionali borghesi che, impossibilitati a fare concessioni alle masse (tanto a quelle proletarie come a quelle piccolo-borghesi), durano poco, quale che ne sia il colore politico.
 
Gli interessi inconciliabili dei lavoratori
La sconfitta momentanea di Salvini, nemico giurato della classe operaia e delle lotte, aspirante Bonaparte in sedicesimo, e la caduta del governo giallo-verde, non sono certo un fatto negativo: al contrario, la turbolenza che imprimono al regime borghese e alla sua stabilità sono fatti positivi. Ma il nuovo governo che arriva non è certo un governo amico dei lavoratori: è anzi, come abbiamo visto, quanto di meglio possa oggi, nella situazione di difficoltà, desiderare e ottenere la grande borghesia. Si passa cioè da un governo reazionario a un altro, da un bandito a un altro, forse meglio mascherato. Un governo che avrà il sostegno delle grandi burocrazia sindacali, a partire da quella della Cgil (esplicito è stato il sostegno offerto da Landini) e che per questo potrà cercare di contenere l'opposizione dei lavoratori non solo con il bastone della repressione (che pure impiegherà all'evenienza) ma anche con la carota della "concertazione" con le burocrazie sindacali e politiche. 
Non a caso quanto resta del riformismo o semi-riformismo (da Fratoianni, di Sinistra Italiana, a Ferrero di Rifondazione) si è subito accodato al nuovo carrozzone: sperando in un cambio della legge elettorale che riapra le porte (oggi chiuse, almeno per Rifondazione) del parlamento per poi poter usare (come è già stato in passato) quelle postazioni per sfamare gli appetiti di piccole burocrazie in cambio di un sostegno alle politiche padronali; e sperando anche di riuscire a intessere alleanze per le imminenti elezioni regionali e locali, dove pure c'è una ricca torta da spartirsi.
L'idea che possa essere un fronte con la grande borghesia a frenare la destra reazionaria piccolo-borghese, fermare l'aspirante Bonaparte Salvini in un fronte con Prodi, il Papa, i grandi gruppi finanziari, i banchieri, i vescovi e i cardinali, è un'idea che i riformisti (Rifondazione in testa) cercano ancora una volta di spacciare ai lavoratori: come se le esperienze non solo di tutta la storia del Novecento (i disastri provocati dai "fronti popolari") ma anche le esperienze più recenti (i governi Prodi, col sostegno di Rifondazione) non avessero già dimostrato definitivamente che la grande borghesia non ha nessun interesse a eliminare le destre perché preferisce tenerle di riserva per quando non può usare altri mezzi. Nel frattempo, con l'aiuto delle burocrazie "di sinistra", la borghesia usa governi che hanno il sostegno dei sindacati e dei riformisti per attuare le peggiori politiche anti-operaie (furono governi di centrosinistra a fare il record di privatizzazioni, a varare le leggi di precarizzazione selvaggia del lavoro, ad abolire l'art. 18, ad aprire i primi lager per gli immigrati, ecc.)
Quanto a Salvini, è possibile che l'esito non voluto della crisi e la ricollocazione forzata all'opposizione, oscurando un po' la visibilità mediatica su cui ha costruito principalmente le sue fortune, possano farlo momentaneamente indietreggiare; è possibile pure che anche nella Lega (già si vedono alcuni segnali) emergano scontri interni. Ma è possibile anche, al contrario, che possa demagogicamente accusare le politiche anti-popolari che farà il governo Conte bis per avanzare ulteriormente nella costruzione di quel blocco sociale di piccola e media borghesia su cui vuole edificare le sue mire di bonapartista da spiaggia.
Se c'è un insegnamento che ci viene da tutta la storia è che solo il fronte di lotta del proletariato e dei giovani, guidato dalla classe operaia organizzata con un proprio partito rivoluzionario, può arrestare la destra, combattendo frontalmente le politiche borghesi, aprendo la strada all'unica vera alternativa: quella di un governo degli operai per gli operai, un governo che può nascere solo sulle macerie della società borghese, conquistato con le lotte nelle fabbriche e nelle piazze.
E' in questa prospettiva che è necessario muoversi, sviluppando in questa direzione nei prossimi mesi ogni lotta dei lavoratori e dei giovani.
 

(29 agosto 2019)